postato il 14 agosto 2012
Spesso mi capita di leggere le affermazioni di qualche politico, religioso, giornalista o improvvisato opinionista dalle aleatorie competenze e di fiondarmi sulla tastiera per scrivere un post che smonti le sue dichiarazioni. A volte però, mentre scrivo, mi passa la voglia, mi rendo conto che non di rado queste signore e signori sono solo in cerca di pubblicità mediatica gratuita (o meglio a nostre spese) o di attenzioni pre-elettorali, secondo la regola “più polemiche fai, più ospitate ottieni”. E mi dico che non ne vale la pena, che userebbero qualsiasi mezzo pur di far parlare di sé. C’è chi lo fa in modo più o meno innocuo (spogliandosi, fidanzandosi con un vip…), chi invece per mettersi in mostra deve attaccare a tutti i costi qualcun altro. Tra rabbia e noia abbandono e quel post non verrà mai pubblicato.
In questi giorni mi sono reso conto di una cosa: mai come nel mese di luglio appena passato ho avuto tanti di questi letterari aborti spontanei. Significavano qualcosa tutte quelle false partenze? Credo di sì. Erano il segno che dovevo metterle tutte insieme e provare a sorvolare a volo d’uccello un mese di ordinaria omofobia per ottenere una nuova prospettiva e, una volta in volo sulle teste di questi signori, perché no, liberarmi di tutto quello che mi ero tenuto dentro…
Del resto non potevo non dire proprio nulla su Bersani, Rosy Bindi, Casini e Imma Battaglia. Come non potevo non commentare la presa di posizione pro gay di Beppe Grillo, quella contro dei 173 parlamentari del Pdl e del pollo Chick-fil-A, e quella delirante di una sedicente associazione gay. E quale momento migliore per farlo se non alla vigilia della preghiera di ferragosto contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso indetta dall’Arcivescovo di Parigi…
A metà luglio, quando sono allegro per il concerto di Tiziano Ferro, durante l’assemblea nazionale del PD, Bersani twitta trionfalmente: “Una coppia omosessuale ha diritto ad una dignità sociale e ad un presidio giuridico“. Subito nei vari social viene fatto nero, e se permettete io qui mi prendo la briga di assegnare al Segretario del PD un primato: essere riuscito a trovare, con “presidio giuridico”, la definizione più anaffettiva possibile di tutti i tempi per un’unione, e ce ne voleva visto che in passato molti si erano già dati da fare. E per di più l’ha fatto pensando di lusingarci!
Questo accadeva nel virtuale. All’assemblea, intanto, le cose non andavano molto meglio: urla di disapprovazione, fischi e coriandoli di tessere di partito per come veniva gestita la questione delle coppie omosessuali e per il documento messo a punto dal Comitato per i diritti, leggi Rosy Bindi (video).
Alla Festa dell’Unità di Roma è proprio Rosy Bindi, attuale presidente del PD, a finire al centro delle contestazioni (video) per la sua posizione contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Aiutata dal microfono che tiene saldamente in mano, è lei però ad alzare la voce e a sbroccare (video).
Il suo tono e le sue parole, sebbene ammantate da un esperto politichese, rivelano molto più di quanto lei vorrebbe:
Capiamoci subito, se qualcuno pensa che ai cattolici nel PD sia riservata solo la libertà di coscienza, se lo scordi. Perché se così fosse questo partito non sarebbe capace di interpretare la realtà italiana nel suo pluralismo e nella sua complessità. Noi ci siamo candidati per governare l’Italia non per interpretare un pezzo della società italiana, vi è chiaro questo o no?
Che tradotto dal politichese significa:
Noi siamo il partito di tutti e nessuno e puntiamo a ottenere la maggioranza dei voti. La maggioranza secondo me vi vuole morti, ma ci si può mettere tutti d’accordo facendovi prendere qualche pistolettata che non colpisce organi vitali.
Pluralismo, poi. Secondo lei significa un partito che metta d’accordo omofobi e omosessuali… un po’ come vagheggiare un partito in cui razzisti e neri trovino un felice compromesso.
Rossa in volto, continua:
I vescovi che non volevano i Dico dicevano che era un matrimonio. Voi non volete le unioni civili dicendo che è un Dico. I vescovi rimpiangono i Dico e voi rimpiangerete le unioni civili se andate avanti con queste posizioni massimaliste!
Che tradotto significa:
Quello che faccio non sta bene a nessuno, non si capisce perché sono il presidente di questo partito. E se continuate così smetto di proporvi cose che non volete!
Rosy Bindi, per dare una parvenza di pragmatismo al suo discorso e per rimandare il matrimonio gay in Italia il più possibile, racconta per l’ennesima volta la favola secondo cui allargare il diritto al matrimonio in Italia (dove tutti sono uguali davanti alla legge) è incostituzionale (falso, come le urlano giustamente i contestatori e come spiegavo dettagliatamente qui). Il suo intervento/minaccia, fastidiosissimo alle mie orecchie, è tutto incentrato su una strategia piuttosto chiara: “Ho fatto tanto per voi, perché non mi capite? Non vi meritate proprio niente!”. Anch’io, come molti italiani, ho una mamma e non ci vuole molto a smascherare questo semplice tentativo di manipolazione emotiva. Quello di Rosy Bindi è il tono risentito e severo tipico di colei che cade nella sindrome della “yiddish mame”, quella madre di famiglia che quando il marito moribondo chiede come ultimo desiderio una fetta di torta di mele il cui profumo l’ha risvegliato, si sente rispondere: “Non se ne parla neanche, questa è per gli ospiti dopo il funerale”.
Se a una mamma si perdona molto, questo comportamento è inaccettabile da parte del Presidente di un Partito che si candida a governare tutta l’Italia, non solo la maggioranza.
Forse a Rosy Bindi sfugge (o fa finta che le sfugga) il fatto che i cattolici del PD, quando negano il matrimonio alle persone omosessuali, non stanno facendo l’interesse del Paese, ma esclusivamente della loro parte religiosa. Forse a Rosy Bindi sfugge (o fa finta che le sfugga) la differenza tra un certo tipo di democrazia (per esempio quella ateniese ai tempi di Aristide “Il Giusto”, quando il voto della maggioranza poteva decidere dell’ostracismo di un cittadino, o, per fare un esempio a noi più vicino, la Repubblica Democratica Cinese) e le democrazie liberali, come l’Italia, in cui i diritti delle minoranze sono garantiti. Altrimenti la democrazia diventa una forma perversa di dittatura della maggioranza e basta. E la maggioranza non ha sempre ragione. I due sbagli più evidenti della storia: quando scelse Barabba al posto di Gesù e quando a X-Factor al posto di Noemi fece vincere Matteo Beccucci.
Intanto si vocifera di un’alleanza PD-UDC. Allora Casini dice la sua per tranquillizzare il proprio elettorato, che nelle ultime notti si sveglia ripetutamente di soprassalto, tutto sudato e chiamando mamma, convinto che ci siano due uomini con il velo da sposa nascosti al buio dentro l’armadio. Casini pensa bene di dire questa frase: “Il matrimonio tra gay è un’idea profondamente incivile, una violenza della natura sulla natura”. Una corbelleria talmente insensata da convincere più di uno stupido. Del resto cosa ha a che fare il matrimonio con la natura? Il matrimonio è stato creato dall’uomo, non esiste in natura. Come d’altronde non esistono molti farmaci che ti salvano la vita. Non è che gli animali per formare una coppia devono stipulare un contratto. Sarebbe pure incostituzionale, naturalmente, visto che il cavallo, ad esempio, con gli zoccoli non può afferrare la penna e non può firmare.
Velo pietoso poi sulle sue personali teorie riguardo le adozioni: ritira fuori demagogiche e vuote frasi di spauracchio che, rifacendomi agli esperti in materia, ho ampiamente smantellato altrove. Una volta insultati tutti i gay e ribadito che dal suo punto di vista il matrimonio tra persone delle stesso sesso è incivile, il fiero ex democristiano dice che però delle “tutele civili” si potrebbero fare, per non allontanarsi più di tanto dall’idea del PD e, hai visto mai, convincere qualche omosessuale masochista e infelice a votare orgogliosamente per lui. Che bella la politica!
Le parole di Casini convincono niente popò di meno che Imma Battaglia, nota attivista che ormai da molti anni combatte per la crescita del suo Gay Village, e magari per trovarsi una seggiola in parlamento. Ecco le sue parole: «Accolgo l’apertura di Casini, nonostante la terminologia poco rispettosa (…) Sui diritti civili non possono valere le imposizioni ma le convergenze e le larghe intese (…) rispetto chi, rappresentando i capisaldi cattolici delle nostre tradizioni, ha il coraggio di essere responsabile e di parlare di diritti civili in maniera dignitosa».
Incommentabile, a partire dal fatto che prima definisce le parole poco rispettose e alla fine dice che ha parlato di diritti civili in maniera dignitosa. La battaglia è nella sua mente. Comunque per fortuna la maggior parte dei gay, ma anche di tutti i cittadini non gay convinti che il matrimonio ugualitario sia il prossimo traguardo per una società più civile, si sono rivoltati contro Casini e contro Imma Battaglia. La credibilità di quest’ultima è ormai sotto un treno, tanto che credo che dovrà fare una promozione al Gay Village: “Cocktail a metà prezzo per chi è disposto a non insultarmi!”.
C’è da dire che i primi anni in cui per tutta Roma comparvero i cartelloni pubblicitari con la scritta GAY bene in evidenza, fu un salutare shock e, come il Muccassassina, il Village era subito diventato un evento inclusivo capace di attirare anche un pubblico eterosessuale. Ultimamente però mi sembra che il messaggio dietro la pubblicità si stia facendo sempre meno azzeccato. Vi racconto una cosa successa a Matteo da McDonald’s l’altro giorno. In un’affollata ora di pranzo, Matteo si è trovato a condividere il tavolo con una famigliola sconosciuta composta da madre, padre e bambino settenne intento ad aprire eccitato il suo Happy Meal con sorpresa. Alla vista di un giocattolino rosa, la sua faccia si fa triste e chiede alla madre: «Mamma, perché mi hanno dato la sorpresa da femmine?». La madre coglie al volo l’occasione per una lezione educativa: «Forse perché ti hanno sentito ieri quando mi hai chiesto che cosa significa Gay Village…». Matteo per poco non si strozza. Il bambino ammutolisce. Deglutito il boccone amaro, Matteo tenta di salvare l’equilibrio psichico del bambino senza esagerare, con un politicamente corretto: «Se non ti piace rosa, basta che lo chiedi al ragazzo in cassa e te lo cambia».
Se la madre è certamente da biasimare, pochi meriti ha il cartellone del GAY VILLAGE di quest’anno. Non certo perché, vorrei ben vedere, espone i bambini alla temuta parola GAY, alta quanto loro (se non sapete cosa rispondere alla domanda “Mamma, perché quei due uomini si baciano?”, leggete qua, è molto più semplice di quello che si crede), piuttosto perché, col suo calciatore in tacchi a spillo, per quelli che sono totalmente digiuni sull’argomento, questo cartellone fa confusione tra orientamento sessuale e identità di genere, alimentando la credenza che per essere gay devi per forza vestirti da donna o sentirti donna… e ricevere nell’Happy Meal sorprese rosa.
(Se volete approfondire la questione identità di genere/orientamento sessuale, ne parlavo qui, commentando la canzone l’Elefante gay.)
Proprio in quei giorni di lotta all’ultima dichiarazione su omosessuali e diritti si fa sentire anche Beppe Grillo. Finalmente! Era da tempo che aspettavamo di conoscere la sua posizione ufficiale. C’era stato da parte sua solo un assordante silenzio dopo che Francesco Perra, del Movimento a 5 Stelle, si era distinto in una trasmissione televisiva sparando in pochi secondi tutti i luoghi comuni (smentiti) sull’argomento e arrivando a equiparare il matrimonio omosessuale al matrimonio con il proprio animaletto d’appartamento. Iniziando tutto il discorso con l’immancabile ed elegante: “Io non sono omofobo però…” (video).
Ma all’indomani delle contestate posizioni Bersani-Bindi, il nostro Giuseppe Grillo sorprende molti pubblicando sul suo blog un post di grande apertura al matrimonio per tutti e ricordando i fallimenti della sinistra nell’ottenere qualcosa per i gay (e come dargli torto!), anche se nello sbrigativo tentativo di cavalcare l’onda delle polemiche si dimentica di far fare a qualcuno che conosce veramente l’argomento un po’ di correzioni di bozza. Infatti per l’ennesima volta ritroviamo il termine “outing” (e scritto in grassetto per sottolinearne l’importanza) al posto di “coming out”. Cosa ormai insopportabile, tanto che se ripetessi su questo blog la differenza, di nuovo, credo che crasherebbe dalla noia! Ma c’è tanto tempo per imparare, e sono contento che si è aggiunta un’altra voce che chiede: “Diritti civili”. Perciò spero di trovare presto inserito nel loro programma il matrimonio egualitaro (e anche le adozioni, su cui Grillo non si è ancora pronunciato), e spero di vedere Grillo e il Movimento 5 stelle al prossimo Pride.
Ero indeciso se parlare anche di Associazione Attivisti Gay Harvey Milk, che scopiazza il nome del più noto Circolo di cultura omosessuale Harvey Milk Milano, col quale non ha nulla a che fare.
La loro delirante lettera al Presidente della Repubblica e a Monti invoca una legge per chiudere i locali gay “promiscui”, anche per prevenire a loro parere pestaggi e pedofilia (?). Lo stile letterario è quello di un bambino straniero da due mesi in Italia, con tutto il rispetto per i bambini stranieri da due mesi in Italia, e la chiarezza dei loro moralistici concetti è pari a quella di un prete in pensione ubriaco di vin santo, con tutto il rispetto per i preti in pensione ubriachi di vin santo.
Le cose che scrivono sul loro sito e sulla loro pagina facebook non sono da meno. Un esempio:
LA NOSTRA ASSOCIAZIONE ATTIVISTI GAY HARVEY MILK
HA ANCHE UNA LINEA DI SUPPORTO DOVE PER PARLARE CHIEDERE CHIARIMENTI O PER FAR LUCE SULLA NOSTRA ASSOCIAZIONE PER CAPIRE COME LAVORIAMO E COME E LA NOSTRA POLITICA LA LINIA LAVOCE DEL TUO AMICO ATTIVISTA GAY E: [numero di cellulare]
Chiaro no? Ma poi, perché scrivono tutto maiuscolo? Due sono le cose: o sono maleducati (perché il maiuscolo nella netiquette equivale ad urlare) o hanno sfiorato per sbaglio il tasto Bloc Maiusc sulla tastiera e non sanno come tornare indietro.
Mentre i personaggi che hanno un potere mediatico arrivano comunque con le loro polemiche a conquistarsi gli spazi che vogliono e quindi rispondergli non alimenta più di tanto la loro strategia per far parlare di sé, con una piccola realtà come quella di questa sedicente associazione si rischia di amplificare il loro messaggio altrimenti destinato a intimi e indulgenti amici. Quindi la finisco qui.
E passo a ricordare invece il documento del Pdl contro matrimoni tra persone dello stesso sesso e unioni civili, documento che non fa altro che ripetere le stesse cose (pure loro, col PD, a citare a sproposito la Costituzione ma, si sa, l’omofobia, l’ignoranza – o, spesso, la malizia – sono trasversali). Quando ho letto dei 173 deputati che l’avevano firmato, quasi tutti del Pdl, che ricordo anche come l’ex Casa delle libertà, mi sono venuti in mente, chissà perché, gli 88 Folli della resa dei conti alla Casa delle foglie blu di Kill Bill… e in quel momento ho capito un po’ di più il comportamento di Uma Thurman.
A questo punto non posso non ricordare il già accennato Arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois che invita tutte le parrocchie, proprio il 15 agosto, giorno dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, a pregare unite contro i matrimoni gay… Beh, se queste preghiere avranno lo stesso effetto di quelle per la pace nel mondo, la fine della povertà e delle malattie, siamo in una botte di ferro. A proposito di ferragosto, non ho mai capito perché è tradizione mangiare pollo con i peperoni. Non mi sembra un piatto molto estivo. Mi domando: è un’usanza solo romana?
L’omofobia invece è internazionale e, oltre a vendere aria fritta, può essere usata anche per tentare di vendere più pollo fritto (ancora il pennuto!), e far parlare di sé. È il caso dei fast food Chick-fil-A che si sono trovati al centro di una bufera di polemiche quando Dan Cathy, capo della catena e nemico giurato dei matrimoni gay, nonché finanziatore, con la sua azienda, di gruppi della destra religiosa, ha ribadito la sua posizione in un’intervista. Molti hanno boicottato l’azienda, ma alcuni conservatori un giorno hanno pensato bene di andare in massa al fast food (l’hanno chiamato “giorno della solidarietà”) per unire l’utile al dilettevole: in una sola volta attaccare i gay e intasarsi le arterie.
Siamo giunti alla fine. Quindi qual è la morale, se c’è, di questa panoramica a volo d’uccello sull’omofobia estiva? Che certe affermazioni dovrebbero far ridere i polli, se non li avessero già fritti tutti.
Andrea Bordoni fotografato da Giulia Manelli
www.giuliamanelli.it









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12 commenti
Milk Milano says:
25 agosto 2012 a 21:15 (UTC 2 )
Ringrazio a nome del Circolo di cultura omosessuale “Harvey Milk” per la chiarezza fatta nel differenziarci dal gruppo di sedicenti analfabeti.
Noi , come unica associazione ufficialmente registrata a nome “Harvey Milk”, non ci sogneremmo mai di intraprendere certe politiche degne della Repubblica di Salò!
Per maggiori informazioni http://www.milkmilano.com
L’articolo è concepito con estrema intelligenza e scritto con scorrevolezza degna di “un’ottima penna”, complimenti.
Leonardo Davide Meda – circolo di cultura omosessuale “Harvey Milk”
alessio says:
20 agosto 2012 a 13:58 (UTC 2 )
Complimenti per la foto………….sexyssima!
Milady says:
17 agosto 2012 a 15:48 (UTC 2 )
Io approvo l’articolo in pieno e ho passato Ferragosto sulla riva di un lago sperduto. Per la felicità dell’arcivescovo, non ho incrociato nessuna bella ragazza. Ma nemmeno nessun bel ragazzo.
E se tra tutte le veglie dovesse funzionare solo quella contro i matrimoni gay, sarebbe una roba molto triste.
Gesualdo says:
17 agosto 2012 a 10:25 (UTC 2 )
hahahaha ogni tanto anch’io sento il desiderio di entrare in Parlamento con la katana di Uma Thurman
mauro merlino says:
16 agosto 2012 a 23:01 (UTC 2 )
Io sono Mauro Merlino Portavoce dell’associazione Attivisti Gay Harvey Milk,la invito a contattarmi per approfondire cio’ che non comprende…lei fa riferimento al modo di scrivere..bene!Il nostro intento sta prendendo piede…Buonaserata per Info 3426250350..ah dimenticavo..niente di cio’ che facciamo e’ a caso..lo dica ai suoi amici..il bello deve ancora arrivare.
gabriele marangon...attivistagay harvey milk says:
16 agosto 2012 a 22:48 (UTC 2 )
in merito alle accuse infamanti e prive di fondamento del sig. bordoni intendo , anche a nome dell’associazione ATTIVISTIGAY HARVEY MILK, difendere il nostro proprio operato affinche’ le nostre proposte non vengano rigettate per gente senza scrupoli, come lei, denigrando il nostro lavoro.
se pero’ lei ci colloca a fianco di personaggi altamente famosi a noi fa solamente una gratuita pubblicita’ perche’ noi non ci fermeremo ai vostri insulsi articoli.
prima di commentare e di scrivere articoli cosi’ di bassofondo e’ pregato di informarsi meglio o del tutto sulla nostra associazione.quindi la invito cortesemente a rettificare il suo articolo.
per qualsiasi confronto al quale lei vorra’ replicare noi saremo qui a sua completa disposizione.
MARANGON GABRIELE
ASSOCIAZIONE ATTIVISTIGAY HARVEY MILK.
Emi says:
14 agosto 2012 a 19:01 (UTC 2 )
A me la pubblicità piace, non mi crea nessuna confusione e mi fa venire voglia di andare al Village.
Keldor says:
14 agosto 2012 a 14:57 (UTC 2 )
Proprio bello vedere come certe persone non perdano mai l’occasione di aprire le proprie bocche e dar loro fiato… Capisco le motivazioni dei tuoi aborti letterari e la voglia di sfogo una volta raggiunto il livello di guardia, il problema è che la misura è colma già da un bel pezzo!
Ancora una volta qui in Italia la legge non è uguale per tutti…
Buon pollo ai peperoni e tanti saluti da un sempre più annoiato e scoraggiato
Keldor.
Gian Mario Felicetti says:
14 agosto 2012 a 14:12 (UTC 2 )
La pubblicità del gay village, quando vista da persone digiune da tutto ció che non rientra nella dicotomia maschio-femmina entrambi etero… Fa confusione perchè mette orientamento sessuale e identità di genere e espressione di genere. Che tradotto In parole povere fa pensare al travestitismo piu che al tra sessualismo.
Alessandro Paesano says:
14 agosto 2012 a 14:36 (UTC 2 )
Quindi tu Gian Mario come l’avresti organizzata la camagna pubblicitaria di quest’anno?
Continuo a dire: siamo sicuri che quelle gambe siano maschili? Cioè siamo sicuri che anche noi che NON siamo figiuni di tutto ciò che non reintra nella dicotomia non cadiamo nello stesso stereotipo di genere?
Guido says:
14 agosto 2012 a 12:37 (UTC 2 )
Brillante, scorrevole, a tratti esilarante e assolutamente condivisibile!
Alessandro Paesano says:
14 agosto 2012 a 12:23 (UTC 2 )
Io credo che il tacco a spillo su quei due polpacci sia così strindete che non si vuole far fare confusione (nè si può) ma si vuole fare ironia…
E poi chi l’a detto che quelli siano polpacci maschili?