«

»

Passionale storia delle serie tv – I Gay seriali (parte 3)

postato il 16 gennaio 2012

Cynthia Nixon con sua moglie Christine Marinoni e i loro figli

Apriamo la terza parte di questa mia personale e passionale storia delle serie tv parlando non di personaggi gay bensì di attori dichiaratamente gay che interpretano personaggi etero. Vi dico quelli che conosco io poi mi dite voi chi manca.
Voglio cominciare con un’attrice che avrete tutti presente, Cynthia Nixon, la rossa Miranda di Sex and the city. Etero in questa serie cult e gay dichiarata nella vita nonché molto attiva per la lotta dei diritti degli omosessuali negli States.

T.R. Knight (George O'Malley in 'Grey's Anatomy')

In Grey’s Anatomy l’attore gay T.R. Knight interpreta George O’Malley, marito della dottoressa Callie Torres che nella serie si innamorerà… di una donna.
La sexy Portia De Rossi (Ally McBealArrested DevelopmentNip/Tuck) ha interpretato diversi personaggi etero e nella vita è la moglie di Ellen DeGeneres (della cui sit-com spartiacque parlavamo qui).

Portia De Rossi e sua moglie Ellen DeGeneres

Poi c’è Jim Parsons, notoriamente fidanzato con un bel ragazzetto alto e filiforme come lui. Parsons sullo schermo interpreta uno dei più bei personaggi degli ultimi anni: è Sheldon Cooper della sit-com The Big Bang Theory.

Jim Parson e il suo compagno Todd Spiewak

Sheldon è un genio della fisica e ha invece seri problemi ad adattarsi alla vita sociale e a capirne le convenzioni. È in grado di spiegarti perché il 73 è il numero migliore tra tutti i numeri ma ha difficoltà a capire il concetto di sarcasmo e perfino a cosa può servire un abbraccio. A dire il vero non si può tecnicamente definire etero perché rifiuta ogni tipo di rapporto fisico, figuriamoci quello sessuale. Lo definisce solo ed esclusivamente “coito” e la trova una pratica davvero sconveniente. A volte sembra un robot, a volte un alieno, non a caso il suo mito è Spock di Star Trek. Comunque anche i vulcaniani ogni sette anni sentono un’irresistibile spinta all’accoppiamento (il cosiddetto pon farr), e la sit-com è ancora alla quinta stagione. Stiamo a vedere.

Zachary Quinto

Nell’ultimo anno ha fatto coming out anche Zachary Quinto (ne abbiamo parlato qui) che in Heroes interpretava il cattivo e potentissimo Sylar, e che guarda caso interpreta Spock nel nuovo Star Trek di J.J. Abrams. Quanto è piccolo l’universo.
Posso annoverare in quest’elenco anche Eric Millegan, che interpreta Zack Addy nella serie Bones, Alan Cumming (il Nightcrawler di X-Men 2), che interpreta Eli Gold in The Good Wife, la star di Broadway Jonathan Groff in Glee, e soprattutto Neil Patrick Harris, che rende imperdibile How I Met Your Mother – Alla fine arriva mamma, interpretando Barney Stinson.

Neil Patrick Harris e il suo compagno David Burtka

Nella vita Harris è un attivista gay e si presenta a tutte le occasioni ufficiali con il suo compagno al fianco (come possiamo vedere in questo bel montaggio video), ma nella serie è tutto il contrario, uno sciupafemmine pronto a dire ogni bugia e a diventare qualunque persona pur di portarsi a letto l’ennesima ragazza da aggiungere alla sua collezione. Tutti gay che interpretano etero, decisamente una spanna sopra il nostro attore/doppiatore Luca Ward, se è vero che in una recente, famigerata intervista ha dichiarato di essere troppo etero per poter prestare la propria voce a personaggi gay.

 

UPDATE del 27 gennaio 2012: Luca Ward ha smentito le sue dichiarazioni riportate da Panorama quando l’ho intervistato pochi giorni dopo, e me ne ha dette di molto belle: Luca Ward: “Sì ai matrimoni gay e alle adozioni”.

Chi manca?

Torniamo ora ai nostri personaggi. Tra le serie cosiddette colte è il momento di parlare di un telefilm creato da uno sceneggiatore premio Oscar e che ha rotto più di un tabù. Si tratta di…
Six Feet Under (2001-2005, 5 stagioni, 63 episodi).
Ogni episodio di Six Feet Under inizia da una fine, anzi dalla fine: assistiamo alla morte di qualcuno, il suo epitaffio compare su un bianco accecante e subito dopo comincia la giornata lavorativa dei Fisher, impresari funebri. Un padre stravagante che baratta funerali in cambio di favori segreti (Nathaniel) e che è il primo a morire nell’episodio pilota, una madre depressa, ma con tanta voglia di riscatto (Ruth), un figlio idealista in fuga (Nate), un figlio gay represso che si candida a diacono in parrocchia (David), una figlia adolescente con la predilezione per i cattivi ragazzi che gira con un carro funebre dismesso color lime (Claire): sono i Fisher, moderni Addams che vivono nel luogo in cui lavorano. Ma se gli Addams erano una famiglia mostruosa che si scontrava con la mostruosità delle famiglie convenzionali, i Fisher, nonostante siano becchini, sono in tutto e per tutto una classica famiglia borghese americana, con le sue zone d’ombra, le sue insoddisfazioni, le sue incomunicabilità, che si scontra costantemente con l’eccentricità degli altri ed è scandalizzata e imbarazzata dalla propria.
Spesso i morti prendono la parola, ma non sono che proiezioni mentali dei protagonisti. I vivi si raccontano attraverso la morte altrui e, grazie al costante confronto con essa, riescono a far emergere cose che non hanno il coraggio di dire nemmeno a loro stessi. In pratica è la definitività della morte a far scattare in essi la voglia di sbloccarsi e di cambiare. L’autore della serie è Alan Ball, lo sceneggiatore di American Beauty e il futuro creatore di True Blood (di cui avremo modo di parlare per le scene di omosessualità molto esplicita e i sottotesti gay neanche troppo impliciti) e il fratello gay è David, interpretato da Michael C. Hall (oggi ricordato molto di più come sanguinario protagonista di Dexter). Dopo un iniziale periodo, in cui David preferisce nascondersi alla sua famiglia e al mondo, la sua sessualità viene fuori. Al centro delle sue vicende, la storia d’amore con Keith Charles, un poliziotto nero e palestrato, veramente bono (passatemela), che tra alti e bassi sarà sempre il suo fidanzato.

David e gli altri personaggi sono a tutto tondo, perfettamente disegnati psicologicamente ogni episodio. Quest’attenzione ai dettagli e al microcosmo dei personaggi a volte rende la serie molto statica e meditativa, ma proprio per questo diventa talmente credibile da rendere difficile staccarsene. La quinta e ultima stagione è probabilmente la più priva di accadimenti concreti, ma ha un finale di stagione e di serie (senza svelare nulla) tra i più belli ed emozionanti della storia delle serie televisive di tutti i tempi.

Arriviamo ad Ugly Betty (2006-2010, 4 stagioni, 85 episodi), serie che gioca molto con gli stereotipi e i luoghi comuni ma lo fa decisamente con stile. Betty è una messicana con apparecchio blu e frangettone corvino catapultata a Manhattan nel mondo della rivista “Mode”, ovvero nell’universo della moda tout court: esclusiva, snob, e piena di arrivisti. Per la brutta Betty (scelta come segretaria del figlio del capo proprio per la sua poca avvenenza, in modo da evitargli distrazioni…) è difficile sopravvivere in questo ambiente tenendo fede ai tanti e sani principi morali (lealtà, sincerità, eccetera) che la famiglia le ha trasmesso. A “Mode” c’è chi sarebbe pronto ad uccidere per raggiungere la vetta, e c’è chi lo fa, e la parola d’ordine è tenere tutto nascosto: qui la cosa più importante sono le apparenze, essere magri, belli e vincenti. E visto che se dici moda dici gay, in questo ambiente non potevano mancare svariati personaggi omosessuali. C’è Marc, l’effeminato, perfetto assistente della perfida, griffatissima e rifattissima Wilhelmina. Con la sua amica Amanda, Marc ama stuzzicare Betty rendendole la vita dura, soprattutto ridicolizzando la sua dieta e i suoi gusti in fatto di vestiario: effettivamente i burritos sono la cosa più light di cui Betty si nutre e i suoi vestiti hanno sempre tutti i colori dell’arcobaleno contemporaneamente e anche qualcuno in più. Nonostante Marc sia fin dall’inizio totalmente sopra le righe, nel tempo si ritaglia momenti di grande umanità, ed è interessante e originale come gli autori siano riusciti, nel corso delle stagioni, a dare alla sua tanta superficialità tanto spessore!

Nella seconda stagione Marc conosce un ragazzo decisamente fuori dai suoi gusti (solitamente modelli d’intimo dagli addominali perfetti). Cliff è goffo e grassottello, ma con i suoi modi sinceri e schietti riesce a conquistarlo e qualcosa tra i due scocca. Altro personaggio del mondo lgbt è Alex/Alexis Mead. Il fratello di Daniel, caporedattore della testata, si credeva morto, invece era tutta una messinscena per prendere tempo, operarsi, e diventare la bellissima e sexy Alexis. La transessuale Alexis darà agli autori il modo di parlare di un argomento davvero poco trattato nelle serie televisive (se non in modo burlesco e quindi a volte offensivo, o cadendo nel cliché della prostituzione, come in tanti polizieschi non ultimo CSI). Qui non nuotiamo certo nel politically correct, ma il personaggio viene ben sviluppato e la sua condizione indagata in modo sempre interessante. Ricordo un episodio in cui, dopo un incidente stradale, Alexis entra in coma e al risveglio ha dimenticato di aver preso la decisione di diventare una donna…
L’altro personaggio indimenticabile è il piccolo Justin, il nipote di Betty. Nonostante sia cresciuto nel Queens con un padre tutto muscoli e tatuaggi membro di una gang messicana, è estremamente delicato, si identifica in Billy Elliot e adora ogni musical, ogni icona della musica, e naturalmente è espertissimo di moda. All’inizio è solo un bambino, ma col progredire delle stagioni Justin diventa un adolescente e affronta il coming out. Ha tutta la famiglia e molti amici sempre al suo fianco a sostenerlo. A volte ci riescono a volte lo mettono solo in imbarazzo, ma il risultato è davvero commovente ed esemplare.

Passiamo ora a una serie in programmazione di grande successo anche in Italia e a una novità in arrivo da noi che vi consiglio.
Partiamo dalla prima. Nel 2009 scoppia il fenomeno Glee (2009-in produzione, 3 stagioni, 66 episodi), serie musical creata dallo sceneggiatore dichiaratamente gay Ryan Murphy, ambientata in un liceo in cui sembrano tutti degli sfigati, o meglio ci si sentono dato che in realtà si tratta di ragazzi e ragazze quasi sempre bellissimi con voci da dio. Il plot della serie vede questi studenti entrare a far parte del coro della scuola, appunto il Glee club, e diventare sempre più una famiglia, con padre putativo il professor Schuester. A creare clamore: primi amori e prime volte (etero e gay), scambi di coppia, gare regionali e nazionali e soprattutto una miriade di problemi personali. Nel gruppo c’è chi è in sedia a rotelle, chi è sovrappeso, chi è ignorantissimo, chi un teppista… e c’è pure Kurt Hummel, un ragazzetto gay con una voce dai registri alti, la passione per i vestiti eccentrici, i musical e tutte le icone femminili classiche (manca solo Raffaella Carrà!). Nonostante quello che potrebbe sembrare (ed è sempre quello il problema, in un telefilm come nella vita: quello che uno potrebbe sembrare, e non quello che uno è o fa o ha da dare) il personaggio non è una macchietta: è un ragazzo orgoglioso di essere gay, coraggioso e leale. A scuola si scontra con un bullo (gay represso) che lo prende in giro e deride, ma alla fine ne esce, non senza difficoltà, a testa alta. Del resto nella scuola ogni minima diversità è considerata degna di scherno e di una granita sparata in pieno viso.
Kurt ha un padre meccanico e macho che potrebbe essere lo stereotipo del genitore che si imbarazza dell’evidenza queer del figlio, e invece lo difende e lo sostiene in tutte le sue scelte. La puntata in cui fa coming out con il padre dopo essere stato sorpreso a ballare “Single Lady” di Beyoncè è già cult!

Nella stessa puntata Kurt, prima del coming out, non vuole essere una delusione per il padre e contro la sua natura si iscrive alla squadra di rugby, ma a sorpresa il suo tocco sarà essenziale per portare a casa la vittoria, spingendo gli altri durante una partita a ballare la stessa “Single Lady” come tecnica per gasarsi e destabilizzare gli avversari.

Glee è in generale una serie molto friendly, del resto cosa pretendevate da una serie in cui ogni pochi minuti qualcuno comincia a cantare e fa puntate monografiche dedicate, tra l’altro, a Madonna e a Lady Gaga? E io aspetto che prima o poi ne facciano una su Tiziano Ferro. Oltre a Kurt c’è un altro personaggio dichiaratamente gay, Blaine, che fa parte del coro rivale degli Usignoli. Non svelo di più per non farmi linciare da chi non l’ha ancora visto. Proprio Blaine ha dato lo spunto a una madre americana per scrivere sul suo blog un post che ha spopolato sul web: “Mio figlio maggiore ha sei anni e si è innamorato per la prima volta. Si è innamorato di Blaine della serie tv Glee (…)Questa infatuazione non preoccupa né me né suo padre. (…)Solo il tempo dirà se mio figlio è gay e se lo è io sono felice che sia mio figlio. Sono felice che sia nato nella nostra famiglia. Una famiglia piena di persone che lo ameranno e che lo accetteranno. Persone che non vorranno mai farlo cambiare. Con genitori che non vedranno l’ora di ballare al suo matrimonio. E lo devo ammettere: Blaine sarebbe un genero davvero molto carino”. Qui la lettera completa.  Una simile reazione c’è stata anche da parte di una mamma italiana di un quindicenne. Eccola qui.  Non leggetele se non volete spoiler sulla serie, però.
Tornando ai personaggi, la stessa Rachel Berry, la voce più in vista del gruppo, è stata adottata e cresciuta da una coppia gay. I due papà, ripetutamente nominati, per il momento non si sono mai visti. Attendiamo fiduciosi (update del 19 gennaio 2012: i due papà di Rachel rivelati: saranno nella puntata di San Valentino… e canteranno. Se volevete sapere chi sono, cliccate qui).
Non manca poi una storia lesbica… e chi più ne ha più ne metta!

Per concludere felicemente questa puntata, passo a consigliarvi Happy Endings (2011-in produzione, 2 stagioni, 35 episodi), ultimo fenomeno in fatto di serie comiche, in arrivo in Italia. È una sorta di nuovo Friends: sei amici che formano una famiglia alternativa, con due personaggi che sono imparentati. In Friends Ross e Monica erano fratello e sorella, qui ci sono le due bionde sorelle Alex e Jane. Rispetto all’assolutamente gay friendly Friends (che non aveva protagonisti gay anche se i sottotesti erano espliciti e l’ex moglie di Ross era una lesbica che allevava il suo bambino con la sua compagna) in Happy Endings abbiamo un protagonista omosessuale tutto nuovo. La cosa più divertente è che tra i tre maschietti della serie è quello che sembra meno gay! Max è davvero fuori dagli stereotipi, davvero una novità, soprattutto per una serie comica: maleducato, leggermente sovrappeso, cinico, ama il football, beve una birra dopo l’altra, rutta e si sbrodola mentre mangia schifezze, non gli va di lavorare e vive in una topaia davvero poco arredata, ma ha sempre una battuta pronta ed è amato da tutti.
Insomma, per una volta un gay che può avere un carattere nuovo e solo suo, che va al di là del suo orientamento sessuale, un carattere magari discutibile, certo non potrebbe mai partecipare al Grande Fratello in Italia perché non si mette il lucidalabbra e non fa urletti dicendo in continuazione “cara” o “amore”, ma è importante per far capire a chi non è pratico che esistono tante tipologie di gay quante di etero. Una vera ventata di originalità. È proprio il caso di dire: Gay sensibili? Col cazzo.

Per leggere la prima parte della “Passionale storia delle serie tv” clicca qui.
Per leggere la seconda parte della “Passionale storia delle serie tv” clicca
qui.

Per essere avvisato quando verrà pubblicata la PROSSIMA PUNTATA iscriviti alla newsletter! Potrai inoltre essere tra i fortunati invitati al matrimonio del secolo!

Se questo post ti è piaciuto leggi anche:

12 commenti

  1. Ba says:

    Vorrei invitare i fan delle serie ambientate in high schools americane a riscoprire Popular, una serie trasmessa su Rai2 con molti elementi in comune con Glee – a parte il fatto che lì non cantano, se non in un paio di puntate speciali. Popular racconta la storia di due ragazze (la classica cheerleader e la dissidente giornalista in erba) collocate ai poli opposti della scala sociale del liceo. Le protagoniste si vedono costrette a condividere amici e spazio vitale quando i loro rispettivi genitori single si innamorano e decidono di unire le due famiglie. Ogni pagina della sceneggiatura è intrisa del sarcasmo cinico e spietato che in Glee contraddistingue Sue, e nel corso della serie si vede come la sete di celebrità prima o poi contagia ogni personaggio del microcosmo scolastico, dal classico “looser” all’immancabile quarterback della squadra di rugby (spesso esplicitamente ripreso sotto la doccia negli spogliatoi, per la gioia degli amanti dei fulvi puledri californiani), coinvolgendo anche il personale dell’istituto. Popular tocca temi interessanti come la distorta percezione del proprio corpo (considerato troppo grasso o troppo magro, o mai abbastanza bello), la lotta per i diritti civili e anche degli animali (!), la malattia e la morte. Le diverse espressioni della sessualità umana, come del resto gli altri temi già elencati, vengono affrontate in modo mai scontato: un ragazzo creduto gay senza esserlo, un altro riconosciuto come gay ben prima che sia disposto ad ammetterlo, una donna che si scopre lesbica (e il rapporto con suo figlio), una donna eterosessuale ma aggressiva, totalmente priva di femminilità e vessata per il suo nome maschile, un uomo che intraprende il difficile percorso per adeguare il suo corpo alla sua identità di donna. Insomma, chi più ne ha più ne metta, il tutto condito da leggerezza, vicende che hanno del surreale e un sano gusto camp. Se non si è capito, a me piaceva molto ^^

    Dopo questo panegirico, credo che nel post si dovrebbe almeno menzionare Modern family. Io non lo sequo molto, ma la steady cam (si chiama così?) e la presenza di una coppia gay con tanto di figlia adottiva meritano un accenno, credo. Ciao!

  2. Jay says:

    Zachary Quinto ha partecipato di recente ad un paio di episodi di American Horror Story. Segnalo anche un telefilm non male, Torchwood

  3. andrea says:

    Ho scoperto Happy Endings grazie a questo post, il primo episodio mi è piaciuto molto!
    Cercando qualche informazione sulla serie, su Wikipedia ho letto che il titolo italiano dell’episodio 4 (“Mein Coming Out”) sarà “Outing”……. sono perplesso….. -.-

  4. Milady says:

    Avevo bisogno di altre serie televisive, Six Feet Under, Happy Ending e Betty m’ispirano molto :) Sto scoprendo un sacco di serie interessanti – e che fine ha fatto Zachary Quinto.
    Happy Ending sopratutto dovrebbe piacermi, è bello vedere lo stereotipo rivoltato del tutto, di tanto in tanto.

    Faccio finta di ignorare l’accenno al Grande Fratello. Non so se è successo niente di nuovo, ma dopo Maicol-o-come-caspita-si-chiamava mi è toccato litigare per un’ora con mio padre, che si è trovato davanti una scusa gratuita per andare avanti con i suoi pregiudizi. Grazie GF, eh.

    1. Matteo Marino says:

      Organizza la visione delle prime due puntate di happy Endings con tuo padre :-) Soprattutto la seconda, parla proprio di questo argomento dello stereotipo in maniera molto originale! :-)

      1. Milady says:

        Cercherò, sperando che questo telefilm riesca dove anni di chiacchere e film su scrittori e personaggi storici hanno fallito – colpa mia che mi dimentico sempre che secondo lui se riesci a fare sesso con una donna non sei più gay ma bisessuale.

        Sto preparando una sequela di telefilm/film mirati apposta per questo, quando torno a casa, spero Happy Endings funzioni :)

  5. Chiara says:

    Zachary quinto ha interpretato un personaggio gay in american horror story. :) fa paurissimissima, ma è un ottimo telefilm per prendere decisioni importanti sull’arredamento di casa! Infatti è più il tempo che si passa a guardare altrove (mensole, lampadari, librerie, cuccia del cane, tutto pur di non guardare!) che quello in cui si guardano le scene terrificanti alla tv! :D

    …. Ora che rileggo…. Mi sa che “telefilm” ormai lo dico solo io…vabbè, ora vado che è finita la réclame! :P PP

  6. Fab says:

    io aggiungerei anche la serie Shameless, ma il remake americano prodotto l’anno scorso.
    Oltre a essere un telefilm molto divertente e anche originale, c’è il bellissimo Cameron Riley Monaghan che interpreta Ian, un adolescente gay che ha una relazione con il proprietario mussulmano del drugstore dove lavora e che vuole diventare un paracadutista dell’esercito.
    E’ un bel personaggio soprattutto perché tutte le cose un po’ assurde che gli succedono (come essere scoperto dal fratello a fare sesso, essere fidanzato con una ragazza che sa della sua omosessualità e andare perfino al letto con il fratello di lei) finiscono sempre per essere raccontato con la massima tranquillità, in linea con la filosofia di una serie tv dove più i personaggi ne combinano di tutti i colori ai limiti della decenza, più in realtà sembrano profondamente morali e con dei principi molto forti, tra cui prima di tutto la famiglia.

  7. Fabio says:

    …mi catapulto a vedere “Happy Endings”…. grazie per la segnalazione e anche per l’accenno all’ultimo stereotipato gay svolazzante del Grande Fratello :-)
    Quanto a Six Feet Under, ho visto e rivisto tutta la serie, l’ho vista in italiano e in lingua originale e la AMO follemente, come amo David e quel bonone del suo fidanzato Keith. E l’ultima puntata mi ha fatto consumare scatole di Kleenex. Bellissima, emozionante, da brividi.
    Io farei un capitolo anche su attori etero che interpretano gay, tipo Gale Harold, che per anni è stato il bellissimo Brian Kinney in Queer as Folk USA, ma che parrebbe essere etero! :-)

  8. Mary says:

    Non lo sapevo, ma non mi ha stupito scoprire che l’autore di Six Feet Under sia lo sceneggiatore di quel superbo capolavoro che è American Beauty!
    Come nella serie, anche nel film viene “rotto più di un tabù”, ma sempre in modo intelligente, credibile e pure… “pedagogico”, nel senso che vengono forniti numerosi stimoli di riflessione (sia nel film che nella serie), e mica si tratta di noccioline: le tematiche sono forti e decisamente “challenging”. E il modo in cui viene trattata l’omosessualità in entrambe le opere non fa eccezione.

  9. Aya says:

    Amando i telefilm ho adorato questa storia delle serie tv a tematica LGBT e co!
    Un piccolo appunto: Portia de Rossi in Nip/Tuck non interpretava un personaggio etero: aveva una relazione con Julia (Joely Richardson) ;)

  10. pyperita says:

    Six feet under è una delle serie più belle che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni e l’ultima puntata è stata un capolavoro, credo di aver avuto le lacrime agli occhi dall’inizio alla fine.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato!

Puoi usare i seguenti tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.

Puoi aggiungere un'immagine al tuo commento!