postato il 28/10/2011
Negli ultimi vent’anni le serie tv hanno raggiunto una credibilità e un valore artistico in molti casi pari al miglior cinema. Un punto di svolta può essere senz’altro considerato I segreti di Twin Peaks (1990-91) creato da David Lynch e Mark Frost, un successo planetario che ha fatto chiedere per due anni al pubblico di tutto il mondo “Chi ha ucciso Laura Palmer?” e soprattutto “Perché le tende rosse sono così inquietanti?”. Per questo la mia personale e passionale storia delle serie tv comprenderà telefilm dal 1991 a oggi.
So che Tiziano Ferro è un grande appassionato di serie televisive, allora ho deciso di sfoderare la mia conoscenza profonda quasi da nerd in questo campo. Provo questa nuova serenata.
I primi capitoli di questa storia non potevano che riguardare l’argomento omosessualità. Negli ultimi vent’anni la televisione, soprattutto quella americana, ha creato moltissime serie con protagonisti o comprimari gay. Nemmeno i più attenti possono riuscire a scovarli tutti. Li abbiamo visti o viste al liceo di Capeside, gestire una libreria a Los Angeles, aiutare con stregonerie l’amica ammazzavampiri, cantare musical a scuola, torturarsi in prigione, truccare e preparare cadaveri per il funerale, sgomitare nel mondo della moda, succhiare sangue con denti appuntiti, dirigere un pronto soccorso, innamorarsi, sposarsi, fare coming out sul lavoro, allevare un bambino: Dawson’s Creek, Ellen, Buffy, Glee, Oz, Six Feet Under, Ugly Betty, True Blood, E.R. – Medici in prima linea, Will & Grace, Sex and the City, Grey’s Anatomy, Queer As Folk… e sono solo alcuni della lista. Dall’adolescente al genitore, dal dramma alla commedia, dall’east alla west coast, gli omosessuali hanno smesso (quasi sempre) di essere soltanto una battuta, dei piagnoni sessualmente non praticanti o di recitare dietro il famoso velo (che non serviva solo per attenuare le rughe).
Se termini come “coming out”, “gay” o “lesbica” sono entrati nel lessico comune e hanno più o meno smesso di far arrossire le casalinghe, lo dobbiamo anche a quei personaggi lontani dagli stereotipi offensivi o dall’aridità generalista del politically correct, figure che il piccolo schermo ha portato nel salotto di casa la mattina dopo i cartoni animati, il pomeriggio dopo i compiti, nel dopocena quando tutta la famiglia si riunisce davanti alla tv. Almeno in tutti quei casi in cui la tematica è sfuggita alle maglie della censura. Parlo dell’Italia, dove c’è ancora molta strada da fare. Su alcune serie straniere Rai e Mediaset si sono sempre dimostrate sarte esperte, sforbiciando o eliminando le puntate più esplicite. Esemplare fu il caso di Buffy: Italia Uno saltò a piè pari la puntata in cui Willow scopriva di essere strega e lesbica, col risultato di gettare davvero in confusione i fan quando la ragazza si ritrovava nelle puntate successive di punto in bianco fidanzata con Tara. Cose d’altri tempi? Neanche tanto. Recente il caso del matrimonio gay censurato su Rai Uno, che ha fatto a meno di un episodio del telefilm tedesco Un ciclone in convento.. È stata una sorpresa quindi quando l’altra sera, nella ultradecennale soap di RaiTre ambientata a Napoli Un posto al sole, è andato in onda con orgoglio il bacio tra l’ex marito di Silvia e il suo compagno italo-francese. Due tamarri in motorino si fermano a prendere in giro la coppia, ma la novità sta nel fatto che sono questi tamarri ad essere rappresentati come ridicoli e negativi.
Ma dobbiamo lasciare l’Italia per parlare delle serie che più hanno lasciato il segno: non è colpa mia se sono praticamente tutte d’oltreoceano. Partiamo subito con alcuni dei pezzi da novanta per il mondo lgbt…
Dawson’s Creek (1998-2003, 6 stagioni, 128 episodi) è una serie televisiva che si rivolge a un pubblico teen, ma davvero ben scritta, soprattutto nelle prime due stagioni, quando il creatore Kevin Williamson (Scream), gay dichiarato, supervisiona e firma molte puntate. Dopo lo straordinario successo della prima stagione, Williamson può permettersi di inserire un tema che gli sta particolarmente a cuore: il coming out di un adolescente in una piccola città americana. Nella seconda stagione si trasferisce infatti a Capside Jack. Inizia subito una relazione con la protagonista Joey (interpretata da Katie Holmes, attuale moglie di Tom Cruise), che dura finché un professore con l’inganno lo costringe a leggere, davanti a tutta la classe, una poesia che lui ha dedicato a un uomo. Da quel momento Jack comincia il suo percorso di accettazione, molto difficile in una cittadina come quella. Ci riuscirà. La serie prosegue per altri 4 anni tra alti e bassi (e Jack ha il suo bel daffare tra primi amori, prime delusioni ecc.), e ha un’impennata nell’ultima, bellissima puntata, scritta proprio dal creatore, in cui Jack (attenzione la frase finisce con un po’ di SPOILER, come il video) troverà il vero amore in una persona davvero inaspettata e la famiglia non sarà formata solo da loro due.
Dato il seguito della serie, cult anche in Italia, moltissimi adolescenti hanno potuto riconoscersi (o riconoscere il loro compagno di banco) nel quaterback dichiarato del liceo di Dawson’s Creek, nelle sue difficoltà, nella sua forza e nel suo cuore.
Visto il nome di questo personaggio passiamo a parlare subito di Will & Grace (1998-2006, 8 stagioni, 194 episodi) dove compare un altro Jack gay, questo decisamente più eccentrico e sopra le righe. Si tratta della sit-com americana più gay di tutti i tempi, niente veli, niente trucchi, che ha portato in prima serata, perfino qui in Italia (anche se abbiamo dovuto aspettare fino al 2003), temi quali il coming out, relazioni omo, visibilità e lotta ai pregiudizi, con intelligenza e risate assicurate. Scritta da Max Mutchnick e David Kohan, uno gay e l’altro etero, ha per protagonisti l’affascinante Will Truman, avvocato, omosessuale “in giacca e cravatta”, di quelli che non lo diresti mai, ma lui non ha problemi a dirtelo, e Grace Adler, arredatrice ebrea seminevrotica. Alla fine di due lunghi rapporti, capiscono che la loro amicizia è indispensabile per entrambi e decidono di vivere insieme.
Se Will e Grace sono i depositari di una comicità composta da commedia sofisticata, a virare la serie sull’esilarante e l’eccessivo ci pensano l’amico del cuore di lui, Jack McFarland, e l’assistente miliardaria di lei, Karen Walker. Jack è l’opposto del politically correct Will: è un omosessuale esplicito, linguacciuto, vanitoso, ipercinetico, egocentrico, ma scavando sotto le apparenze c’è un’anima affettuosa (consiglio: usare una ruspa). Estremamente sobrio nell’abbigliamento, totalmente estroverso nell’atteggiamento, come se stesse continuamente girando la scena madre di un musical sulla sua vita. E fare l’attore è appunto il suo sogno, ma di sogni ne fa uno nuovo ogni giorno. Karen, dal canto suo, è cinica, acida, alcolizzata, impasticcata, sexy e spendacciona. È sposata coi soldi di suo marito e ha un commento denigratorio per tutto e tutti, tranne che per se stessa e le sue tette. Una Joan Collins del 2000, ma molto più divertente. Naturalmente Jack e Karen non possono non adorarsi, e formano l’altra coppia di questa famiglia sui generis.
Dal giorno in cui ho scoperto Will & Grace ho sempre desiderato possedere, al momento di freddare con una battuta gli avversari più fastidiosi, l’alcolica lucidità di Karen Walker.
Il corrispettivo femminile di Will & Grace è per certi versi Ellen (1994-1998, 5 stagioni), con protagonista Ellen DeGeneres, un simbolo per le lesbiche di tutto il mondo. Negli Usa è stata proprio lei, lesbica anche nella vita, a promuovere i gay da comprimari a protagonisti assoluti. Dopo quattro anni in cui il suo personaggio appare etero, il 30 aprile 1997, alla fine della quarta serie, milioni di americani hanno assistito all’allora rivoluzionaria puntata della presa di coscienza e del coming out. Il coraggio di Ellen, sebbene negli anni se ne siano raccolti i frutti, all’epoca non fu premiato: la Chrysler ritirò alcuni spot e i detrattori affibbiarono ai produttori della Touchstone Television (leggi Disney) l’etichetta di “DeGenerate”. Dopo la chiusura della serie il riscatto è stato immediato con The Ellen DeGeneres Show un talk show seguitissimo. In Italia l’episodio del coming out, The puppy episode (miglior soggetto e regia agli Emmy Awards) è stato atipicamente trasmesso da Rai Due alle 10 di mattina, come tutta la divertente quinta stagione. Ellen fa i conti coi suoi primi passi gay: il gruppo di sostegno per genitori, il primo locale, il licenziamento per colpa di un capo omofobo, il primo amore, la prima volta.
Ogni puntata ha il tono di una spassosa educazione sentimentale e sociale ad uso e consumo degli spettatori, che possono trovare modelli di riferimento o, se etero, avere un approccio genuino con una realtà che forse non conoscevano. Del resto Ellen per quattro anni non ha affrontato tematiche omo, se non di sfuggita attraverso Peter, fidanzato innamorato del suo lui. È giusto quindi che il numeroso ed eterogeneo pubblico, dopo la rivelazione per molti scioccante, non sia stato abbandonato a se stesso. La serie non dà risposte preconfezionate ed è tutta un invito a riflettere da punti di vista differenti. Esemplare l’episodio in cui il cugino di Ellen immagina di vivere in un mondo alla rovescia, dove essere gay è “la norma” ed è lui che, scoprendosi etero, ha una confessione difficile da fare.
A dare man forte a Ellen ci sono state guest stars del calibro di Laura Dern, Helen Hunt, Jennifer Aniston, Sean Penn, Emma Thompson. In un esilarante episodio per il quale ha vinto un Emmy, la Thompson è negli Stati Uniti per ricevere un premio alla carriera. Avendo confessato a Ellen di essere lesbica, questa cerca di convincerla ad annunciarlo in diretta tv. I giornalisti però scaverebbero nel suo passato, e la Thompson ha un segreto ben più esplosivo da nascondere: non è inglese (ha solo imparato l’accento da Julie Andrews in Mary Poppins). Forse la società non è ancora pronta ad accettare la sua vera nazionalità/sessualità.
In un altro episodio, al suo primo party queer, Ellen si sente inadeguata anche in quello che dovrebbe essere “il suo mondo”. È l’occasione per comunicare in modo originale che, se una comunità gay esiste e lotta per i propri diritti, al suo interno si trovano le persone più varie e non ci sono atteggiamenti che è obbligatorio assumere. Peter, l’amico entusiasta che le ha organizzato il party: «Ellen, io volevo solo che sapessi che esiste tutto un sistema di sostegno là fuori, di persone come te. Sei una donna meravigliosa. E la bella notizia è che tu puoi essere gay come ti pare».
Purtroppo oggi reperire questa serie è molto difficile, perché in Italia non è mai uscita in dvd e anche sul web è introvabile. Ma sul nostro nuovo canale Youtube potete vedere interamente proprio l’episodio del coming out (diviso in due parti). Eccole qua sotto!
Le altre puntate:
Passionale storia delle serie tv – I Gay seriali (parte 2)
Passionale storia delle serie tv – I Gay seriali (parte 3)
Gay nella fantascienza. Passionale storia delle serie tv 4
True Blood e altri coming out. Passionale storia delle serie tv – I gay seriali 5
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22 commenti
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giampiero says:
11 gennaio 2012 a 11:30 (UTC 2 )
ciao Andrea, bell’articolo.
Di tf con gay, anche protagonisti, ne ricordo 2 degli anni 80.
Uno era Brothers, che già qualche tuo lettore ha ricordato. 3 fratelli di cui uno gay con tutto il percorso x l’accettazione propria e dei fratelli. Io, allora ancora velata, lo guardavo con stupore.
Un altro che ricordo e che a casa guardavamo tutti assieme era “Bolle di sapone”, andava in onda su Tele MonteCarlo dopo il programma di Joclyn e moglie. La storia di una famiglia borghese americana alquanto sgangherata, con madre flippata, un figlio che parlava attraverso una marionetta e un figlio orgoglioso di essere gay. quest’ultimo era interpretato da Billy Crystal, il protagonista di Harry tui presento Sally. ciao
Matteo Marino says:
10 novembre 2011 a 00:58 (UTC 2 )
Ecco la seconda parte della “Passionale storia delle serie tv – I gay seriali”, dove Andrea sviscera ben 6 telefilm, presenta 8 video (dal nostro nuovo Canale Youtube) e già che c’è analizza anche cosa ci succede quando le nostre serie preferite finiscono… con l’aiuto di Jack e Karen.
http://www.vogliosposaretizianoferro.it/passionale-storia-delle-serie-tv-%E2%80%93-i-gay-seriali-parte-2/
Baci censurati, levate di scudi della Chiesa, amori carcerari, amori stregati, amori inglesi, amori americani, tutto questo e molto altro nel secondo capitolo
Daniela F. says:
4 novembre 2011 a 22:48 (UTC 2 )
Negli anni 90 e oltre (per l’esattezza dal ’92 al 2002) ho vissuto in Gran Bretagna, inizialmente in Scozia, poi a Londra. Ricordo che sin dai primi anni in cui abitavo lì, nelle varie soap britanniche, come ad esempio Brookside e Eastenders, vi fossero protagonisti e personaggi gay come se fosse in effetti praticamente obbligatorio che la sceneggiatura ne includesse. Difficile da spiegare… ma a me veniva trasmesso questo, come se il pragmatismo britannico, meno tinto di puritanesimo e di ingenuità di quello americano, avesse deciso che per modernizzare il paese fosse necessario che un tot di trasmissioni mostrassero esempi positivi di omosessuali, e via discorrendo.
Ad esempio, nel ’93 o ’94 (ora non ricordo bene) l’attrice inglese Anna Friel interpretò una lesbica, Beth. Fece molto parlare di se, ma in realtà con meno sensazionalismo di quanto non suggerisca la pagina wikipedia dell’attrice in lingua italiana (dove si legge: “La sua carriera d’attrice decolla quando interpretò il ruolo di Beth Jordache nella soap opera Brookside andata in onda sul canale inglese Channel 4. Nei suoi panni svecchierà il concetto di televisione con il primo bacio lesbo su teleschermo.”)
In realtà il personaggio lesbo di Anna fece parlare di se non solo perché fosse omosessuale, ma anche (secondo me) perché l’attrice portò un fascino e una carica erotica non indifferente al personaggio, intrigante, che piacque un pò a tutti. Col suo viso da cerbiatta, poi, piaceva molto anche alle donne, che avrebbero voluto somigliarle. E quindi si trascendeva molto il suo essere gay.
Nel post si parla del primo bacio gay nella soap napoletana “Un posto al sole”, dove sono i tamarri ad essere ridicolizzati e non i protagonisti… Senz’altro tutto positivo, ma in questo senso la GB sta avanti di quasi 20 anni rispetto a noi (nulla di strano in questo!). Ma insomma, non ci lamentiamo…
Comunque immagino saprete tutti che la serie “Queer as folk” era in origine britannica – io me la ricordo! Abitavo ancora lì quando la trasmisero per la prima volta, mi pare nel 99. Spiace dirlo, ma riguardo all’introduzione di personaggi di rilievo gay nella TV la GB è avanti persino rispetto all’America (ma poi le serie British perlopiù qui da noi non arrivano quanto quelle americane!).
Milady says:
3 novembre 2011 a 11:19 (UTC 2 )
Sto scoprendo serie nuove!
Ma questo è probabilmente colpa mia, visto che passo la vita guardando i telefilm degli anni ’90 su La7 – dove tra parentesi il tema dell’omosessualità era toccato e anche bene – addirittura, forse in maniera più ottimistica. Ricordo ancora l’episodio del commissario Scali – l’avranno trasmesso dieci volte – in cui uno dei poliziotti fu “costretto” a fare coming-out in quanto al bar gay vicino alla zona del crimine. O il vecchio amico di George, con cui era in marina, diventato donna – e una bella donna – ne “I Jeffersons”.
Forse in uno caso di “J.A.G.” si toccò anche il tasto del “Don’t ask, don’t tell” – credo che riguardasse uno dei soldati che morì “casualmente” durante non so che operazione.
Nessun personaggio fisso, ma mi è sempre piaciuta la naturalezza con cui era stato trattato.
Un po’ come negli episodi di House M.D. – dimenticando Tredici, già nei primi quattro episodi della prima stagione appariva una coppia di donne cinesi con un figlio malato, e qualche episodio più tardi un’altra coppia di donne protagoniste dell’episodio – il giorno in cui Shore si deciderà finalmente per la coppia gay con House in persona, sarò una donna felice.
Tutto questo per ringraziarti, almeno ora potrò vedermi qualche telefilm con protagonisti gay dichiarati, anzichè con sceneggiatori che ti sventolano tutto sotto il naso lasciandoti intuire senza concludere mai XD E magari scoprirò qualche serie non d’amore, non sono mai riuscita a finire la prima stagione di Queer As Folk per mancanza di omicidi, guerre o navicelle spaziali.
E poi i tuoi articoli si leggono che è un piacere.
clockwork says:
1 novembre 2011 a 21:03 (UTC 2 )
bellissima idea, anche se credo riuscirai a finire solo tra 10 anni, anche perchè speriamo tutti che le serie tv a tematica gay aumentino esponenzialmente che c’è proprio bisogno di mostrare questo “mondo nascosto e misterioso”
Chemdevil says:
30 ottobre 2011 a 19:18 (UTC 2 )
Andre’, complimenti, bravissimo come sempre. Mi fai venire voglia di sposare te, anche se sei già promesso! :*
Ashu says:
30 ottobre 2011 a 14:47 (UTC 2 )
Quanto diavolo scrivi bene? *^*
Andrea Bordoni says:
30 ottobre 2011 a 15:02 (UTC 2 )
Grazie davvero, Ashu!
Mary says:
30 ottobre 2011 a 13:18 (UTC 2 )
Bellissimo!!! Da appassionata di serie televisive non vedo l’ora di leggere i prossimi capitoli. Spero che avrà il suo momento anche Desperate Housewives, ma soprattutto Doctor Who e (rullo di tamburi) il MERAVIGLIOSO Torchwood (e qui UK batte USA…non c’è storia!)
Chiara says:
30 ottobre 2011 a 02:34 (UTC 2 )
Cosa fare di meglio alle 2.20, mentre allatti la tua secondogenita e l’altra mamma e la bimba grande dormono? Leggi VSTF! Aggiungo, se per caso non fossero in elenco, xena- principessa guerriera, trasmesso incensurato da italia uno in orario bimbi (come per ellen, penso che semplicemente nessuno li abbia visti prima di mandarli in onda!), e ovviamente the l-word. Ah… C’è anche lip service, versione scottish di the l-word, trasmesso da SKY (devo dire piuttosto inguardabbbboli!). Ah2! Mi raccomando, Grey’s anatomy!
Ora per colpa di questo post così evocativo dovrò rivere tutte le serie…a partire da queer as folk. Categoricamente u.s.a però!
Torno alla mungitura, ciao!
Chiara
Andrea Bordoni says:
30 ottobre 2011 a 10:22 (UTC 2 )
Ciao Chiara, per i figli questo ed altro, no? Comunque sono ben felice di intrattenerti nelle tue notti insonni. E stai sicuro che sono già in lavorazione le serie che più ami… Un bacio.
valentina says:
28 ottobre 2011 a 19:34 (UTC 2 )
Di telefilm americani ne ho visti davvero pochi. Sono passata da Visitors a Miami Vice e poi il buio fino a BH90210 e Melrose Place.
Dopo il bellissimo Sonny Crockett, dopo Dylan McKay, dopp Kelly Taylor, dopo Pacey Witter, Jake è stato uno dei pochi personaggi di cui mi sono innamorata davvero.
Dopo di lui di nuovo il buio fino ad arrivare al RE!
Brian Kinney è tutto quello che il mondo può desiderare, tutto quello di cui il mondo ha bisogno!
E non vedo l’ora di sentir parlare di lui attraverso i vostri occhi.
Per il resto bellissimo post, ben strutturato!
primariegaye says:
28 ottobre 2011 a 17:24 (UTC 2 )
Bello, come sempre.
In attesa della seconda puntata, ho per tutti voi un richiesta:
ho nella mente e negli occhi un telefilm (così si chiamavano le serie ai miei tempi…) di cui non ho mai risentito parlare ma di cui ricordo perfettamente alcuni particolari. A mia memoria è la prima serie con personaggio gay tra i protagonisti mai apparsa in Italia, trasmesso da un canale privato che trasmetteva certamente nella zona di Roma (eravamo in era presatellitare e predigitale), ambientato in un bar/locale, certamente USA, anni 80, il personaggio gay è di mezza età ma sullo stile di Jack in Will e Grace, gli amici sono etero e gestori del locale.
Non ho mai fatto delle ricerche, chissa se qualcuno (anche tra i lettori) se la ricorda o sia in grado di individuarla…
Carmen Cutuli says:
30 ottobre 2011 a 17:00 (UTC 2 )
Ricordo anche io una serie simile che si chiamava Brothers. Fosse quella?
Baci a tutti!
giampiero says:
11 gennaio 2012 a 11:25 (UTC 2 )
Ricordo benissimo la serie Brothers, trasmessa da alcune tv private venete negli anni 80. Erano tre fratelli e gestivano un bar, quello gay era il più giovane.
Vinx Baloo says:
28 ottobre 2011 a 16:58 (UTC 2 )
Non so se Tiziano alla fine si innamorerà di te, ma a furia di leggere i tuoi stupendi articoli mi sto innamorando io di te
da Serial dipendente ti faccio i complimenti… naturalmente visti tutti i serial e aspetto con ansia la seconda parte dell’avvincente storia
Pikkola says:
28 ottobre 2011 a 13:31 (UTC 2 )
ADORO la tua foto
Non vedo l’ora che parlerai di True Blood!
Alessandro says:
28 ottobre 2011 a 14:28 (UTC 2 )
Grazie per l’adorazione della foto!
Steve says:
28 ottobre 2011 a 13:07 (UTC 2 )
Post perfetto, come sempre! Bravi!
Ettore says:
28 ottobre 2011 a 12:33 (UTC 2 )
Da non dimenticare assolutamente anche la divertente coppia gay di “Modern Family” che accudisce amorevolmente una bambina adottata come e, forse, meglio di tante coppie etero.
Matteo Marino says:
28 ottobre 2011 a 13:06 (UTC 2 )
Tranquillo, Ettore, questo è solo il primo capitolo: anche “Modern Family” avrà il suo momento
P.S. Inoltre è spassosissimo
Nino says:
28 ottobre 2011 a 11:44 (UTC 2 )
Favoloso! Da appassionato di serie tv non posso far altro che amare questo tuo articolo, ma quello che mi ha fatto più felice è stato trovare FINALMENTE l’episodio del Coming out di Ellen! *_*
Grazie!!!!!
Cosa leggere nel weekend: Dan Harmon, Louie e il coming out di Jim Parsons says:
26 maggio 2012 a 09:01 (UTC 2 )
[...] delle televisione – i gay seriali conta all’attivo quattro puntate e spazia dai vecchi Dawson’s Creek e Will & Grace, fino a un capitolo (il più recente) interamente dedicato alle serie di fantascienza. [...]