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Passionale storia delle serie tv – I gay seriali 6

postato il 18 novembre 2013

Si sa, non puoi non amare chi ti fa scoprire le serie che ti cambiano la vita… anche solo l’entertainment life. Perciò spero che Tiziano Ferro legga questa passionale storia delle serie tv con personaggi e tematiche lgbt (con quella di oggi siamo arrivati alla sesta puntata) e trovi ciò che sta cercando, compreso l’amore.

Approfittatene anche voi, mi raccomando… Potete amarmi o farvi amare da qualcuno facendogli conoscere uno di questi telefilm!

Cominciamo con Orange Is The New Black (2013-in corso, 1 stagione, 13 episodi), la nuova straordinaria serie della Netflix, il servizio di streaming tv senza peli sulla lingua che con le sue produzioni originali (House of Cards con Kevin Spacey vi dice niente?) aspira ad essere all’altezza della HBO. Crea serie che ti portano in un mondo che altrimenti sarebbe per te impossibile e ti fa credere, con ottime storie e dialoghi di spessore, che tutto sia fottutamente vero…
Orange Is The New Black è la storia di Piper Chapman, una ragazza bionda, colta e di buona famiglia, che finisce in una prigione federale perché dieci anni prima si era fatta trascinare dalla sua amante Alex in un giro di soldi legato alla droga. Entriamo in questa prigione femminile inconsapevoli come la protagonista che, tra mille difficoltà e disperazione imperante, prova ad ambientarsi per sopravvivere un anno e tre mesi. Cosa assai difficile se c’è una pazza che ti urina vicino al letto perché si è innamorata di te, una matrona di tratte di ragazzini africani, una dolce insegnante di yoga alcolizzata che ha sparato a un bambino credendolo un cerbiatto, una tossica con una famiglia troppo ricca, una fanatica religiosa guidata dalla voce di Dio violentemente suscettibile…
È una serie che ha tutto: la protagonista, Taylor Schilling, è un’attrice carismatica alle prese con un personaggio ricco di valori e pieno di contraddizioni, una persona buona e cattiva, come la vita ci costringe spesso a essere; c’è stile, carattere, morbosità e messaggi potenti su cui ragionare. Un Oz in gonnella, o meglio (ultima vera moda!) in tuta arancione.

Fran è tornata! Chi non ricorda l’eccessiva Tata Francesca Cacace (da noi era diventata italiana, quando in originale era di famiglia ebrea: misteri del doppiaggio nostrano). Fran, dalla voce stridula, il corpo abbondante e prorompente, la battuta pronta, oggi sulla cinquantina, è tornata in una nuova sit-com che si ispira a un evento molto importante e particolare della sua vita. È successo davvero: suo marito un giorno (dopo 18 anni) le ha detto: «Fran, sono gay!». Inizia così l’Happily Divorced (2011-2013, 2 stagioni, 34 episodi), serie prodotta proprio da Fran e dal suo ex marito Peter Marc Jacobson. Costretti a vivere in casa insieme Fran e Peter rimangono una “coppia” inseparabile, si conoscono e si vogliono bene come non mai. Continuano a cacciarsi in (divertenti) guai e per uscirne è indispensabile che si aiutino l’uno con l’altra.
Si potrebbe criticare il fatto che la storia di Peter sia un po’ marginale rispetto a quella della protagonista (vere storie d’amore le vive solo lei) ma, soprattutto nella prima stagione, le battute sul coming out e il mondo gay strappano più di una sonora risata. Con la seconda stagione c’è stato un drastico calo di ascolti che ha portato alla cancellazione della serie. Resta comunque da vedere assolutamente.

Nip/Tuck (2003-2010, 6 stagioni, 100 episodi) è una delle tante serie di successo create dal prolifico e dichiaratamente gay Ryan Murphy (abbiamo già parlato del suo Glee). La storia dei due chirurghi plastici di Miami Sean McNamara e Christian Troy si incrocia con un’infinità di storie lgbt: ci sono gay, trans dichiarati o come colpo di scena, le lesbiche sono ottimamente rappresentate dall’importante personaggio dell’anestesista Liz, c’è una transessuale che si fa operare per tornare al sesso maschile per capire subito dopo di aver sbagliato… e via così.
Nip/Tuck è una buona serie anche se non priva del difetto che più affligge il bravo autore Ryan Murphy: l’eccesso. Personaggi troppo carichi, situazioni che arrivano al limite del credibile. Se andiamo a tirare le somme alla fine ogni personaggio principale e secondario è stato accoltellato, ha ricevuto un colpo di pistola, ha ucciso qualcuno, è stato sfregiato e naturalmente ha subìto consistenti interventi di chirurgia plastica.

È vero che dai tempi della poco conosciuta Popular (1999-2011, 2 stagioni, 43 episodi), la prima serie creata da Murphy – che aveva in nuce molti personaggi e situazioni che avrebbero portato a Glee, compresa una puntata musical – questi eccessi, questi elementi che arrivano al grottesco sono stati limati, dando vita a serie sempre più equilibrate e affascinanti, oppure inseriti in contesti che meglio permettono e anzi richiedono la loro presenza.
È il caso del grande successo di American Horror Story (2011-in corso, 3 stagioni, 38 episodi) che ha l’originalità di reinventarsi ogni stagione. Molti attori protagonisti restano gli stessi ma cambiano personaggi, e ogni anno viene raccontata una diversa storia americana dell’orrore. Da poco è iniziata la terza stagione in cui si parla di streghe, mentre la prima si ambientava in una casa infestata e la seconda in un manicomio gestito da suore. Si parte da uno stereotipo horror che ne contiene altri: la casa? con i fantasmi e i delitti del passato, in soffitta e in cantina e sepolti in giardino; il manicomio? con elettroshock, dottori nazisti, esperimenti, suore, esorcismi, diavoli e poveri diavoli, serial killer e anche se non c’entrano un cazzo pure gli alieni; le streghe? con i roghi, i poteri, il vudù, la scuola che mixa Suspiria e Harry Potter. E questi stereotipi vengono compressi e fatti follemente deflagrare, tra trash e strizzatine d’occhio ironiche allo spettatore, momenti cult e spaventi. Non sempre l’esplosione produce fuochi di artificio (e la regia rotante e l’abuso di inquadrature deformate a volte non rendono un buon servizio alle sceneggiature) ma quando ci riesce è uno spettacolo che rende questa serie antologica una delle più affascinanti e con maggiore potenziale in corso, grazie anche all’attenzione data alle performance degli attori.
In particolare la seconda stagione, American Horror Story – Asylum, è da non perdere e ha personaggi affascinanti serviti da una recitazione straordinaria, su cui spicca una ritrovata e rinata Jessica Lange, che pian piano è passata da non protagonista a prima donna incontrastata, raggiungendo un nuovo status di icona cool grazie alla serie. E al carrozzone si sono aggiunte per la terza stagione (Coven) Kathy Bates e Angela Bassett, e con loro tre è una scena madre (snaturata) dopo l’altra. Ma ci sono anche Zachary Quinto fresco di coming out (prima e seconda stagione), Denis O’Hare (il Russell Edginton di True Blood) fresco di matrimonio con il suo compagno, e molti altri molto bravi. E le tematiche lgbt? Non faccio spoiler per chi non ha ancora visto Asylum, dico solo che una delle protagoniste (una bravissima, eccone un’altra, Sarah Paulson) è un’affascinante giornalista degli anni Sessanta che ha ficcato troppo il naso e viene strappata alla sua vita e rinchiusa in un manicomio con la scusa che è lesbica…

Più sfortunata l’altra serie di Murphy, quella tutta gay fin dalle prime intenzioni. The New Normal (2012-2013, 1 stagione, 22 episodi) è la storia di una coppia di uomini che decide di avere un bambino tramite la gestazione per altri e per questo si rivolge a Goldie, una giovane madre single dalla straordinaria personalità (ma con una nonna cinica, razzista e omofoba). Diciamolo subito: dopo la curiosità iniziale, la serie ha avuto un grosso calo di ascolti ed è stata cancellata alla prima stagione. Mi piacerebbe gridare allo scandalo, ma nonostante le premesse devo ammettere che la serie è inaspettatamente troppo stereotipata. Tanto per dirne una la coppia protagonista è costituita da un uomo eccessivo ed effeminato mentre l’altro è macho e sportivo, e le puntate non riescono sempre a giocare con i luoghi comuni tanto da superarli e reinventarli come dovrebbe fare una serie che vuole comunicare che il concetto di normalità si può rinnovare. Con il progredire degli episodi i protagonisti, troppo ricchi e viziati, diventano vagamente antipatici, ed è sempre più difficile immedesimarsi. Peccato perché uno è Andrew Rannells, astro nascente di Broadway (è stato il protagonista del musical The Book of Mormon, un enorme successo dagli autori di South Park), che in The New Normal mette in ombra tutti e in particolare il suo partner, che risulta quasi totalmente anonimo, e questo non è stato certo un bene per l’equilibrio della serie. Che, pur non essendo riuscita, ha momenti alti ed episodi con battute piuttosto divertenti, quindi un’occhiata la merita.

E quelle di Happily Divorced e The New Normal non sono state purtroppo le uniche cancellazioni di serie con personaggi gay. Oltre a Happy Endings, che come abbiamo visto nella terza parte di questa Passionale storia aveva un originalissimo personaggio gay tra i protagonisti, è stata prematuramente fermata anche la nuova serie di David Kohan e Max Mutchnick, i creatori di Will & Grace. E qui sono davvero incavolato. Perché Partners (2012-2013, 1 stagione, 13 episodi), forse non aveva una gran trama ma era una sit-com davvero divertente che poteva restituirci un po’ di Forza & Grazia perduta. Invece l’annuncio che sarebbe stata troncata è arrivato dopo solo 6 episodi e gli atri, che erano già stati girati, sono stati trasmessi per la prima volta dalla televisione sudafricana! Vi metto un pezzettino in italiano ma, se decidete di vedere tutto il resto, assolutamente con i sottotitoli perché il doppiaggio italiano è brutto a livelli imbarazzanti.

Continuiamo, ahinoi, a camminare nella distesa di croci bianche piantate nel terreno. Smash (2012-2013, 2 stagioni, 32 episodi) è il racconto “in serie” di come nasce un musical di Broadway. In particolare un musical sulla vita di Marilyn Monroe. E se dico Broadway e Marilyn pare che non si possa non dire gay. Autori, attori, ballerini e cantanti, gay, non manca nessuno. E a interpretare la co-autrice del musical c’è Debra Messing, la Grace di Will & Grace. È un peccato che Smash sia stata chiusa e consiglio sicuramente di recuperarla. La confezione era alla Glee, anche se qui ci sono molte più canzoni originali e ci si rivolge a un target più adulto.

Oddio, mi accorgo che forse vi ho messo un po’ di tristezza con questo bagnetto di sangue di serie troncate, quindi chiudo con una buona notizia. È stato confermato che la seconda stagione di Vicious (2013-in corso, 1 stagione, 6 episodi) si farà. Forse non vi è ancora capitato di vederla o di sentirne parlare, e se è così sono lieto di essere io a presentarvela. Perché Vicious  è un’esilarante sit-com inglese con protagonisti due straordinari attori: uno è Sir Derek Jacobi e l’altro nientepopodimenoche Sir Ian McKellen alias Magneto alias Gandalf, gay dichiarato e attivista. Derek e Ian interpretano un’anziana coppia da sempre insieme e ancora innamorata, anche se dopo 48 anni di convivenza sembra che la perfetta conoscenza reciproca serva piuttosto a confezionare sferzanti battute dell’uno contro l’altro. Anche i personaggi di contorno sono interessanti: un’anziana amica rincoglionita e un po’ omofoba, un’anziana amica ancora molto attiva e tendente alla ninfomania, un giovane e affascinante vicino (purtroppo) etero e un cane immobile e perennemente addormentato che i nostri svegliano a turno per assicurarsi che sia ancora vivo. Sì, non è la fiera del politicamente corretto, anzi. E non vedo l’ora che le loro avvelenate, acide, taglienti lingue tornino protagoniste della nuova stagione. E, sorpresa, torneranno anche per una settima puntata fuori corso, uno Speciale Natalizio che andrà in onda il 24 dicembre. Quest’anno ho un mio motivo per aspettare Natale.

Le altre puntate:

Passionale storia delle serie tv – I Gay seriali (parte 1)

Passionale storia delle serie tv – I Gay seriali (parte 2)

Passionale storia delle serie tv – I Gay seriali (parte 3)

Gay nella fantascienza. Passionale storia delle serie tv 4

True Blood e altri coming out. Passionale storia delle serie tv – I gay seriali 5

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1 commento

  1. amadan says:

    ciao, in tutta la tua rassegna di serie televisive con personaggi gay, in tutti e sei i post manca un riferimento a spartacus.
    spartacus è la serie a mio avviso più sottovalutata degli ultimi tempi, etichettata come buzzurra in realtà è una serie costruita benissimo, con personaggi che non si possono non voler bene, storie intriganti, passioni travolgenti, e diversi personaggi gay o ambigui, o bisessuali o allegramente orgiastici.
    è una delle pochissime serie televisive dove ci sono persino delle scene di sesso tra uomini, dove l’omosessualità maschile è trattata con estremo rispetto ed è persino credibile. una delle coppie più belle della serie è proprio una coppia gay.
    non a caso il regista ha precedentemente lavorato a serie quali buffy, angel e dollhouse, quindi sappiamo insomma dove ha imparato il mestiere.
    io vi consiglio con tutto il cuore di dargli un’occhiata, spartacus è una serie che cambia la vita

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