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Fornero: sì alle unioni gay, ma non mi invitate

postato il 21 marzo 2012

La Fornero con accanto una copia di Vanity Fair con l'appello #nocoppiediserieb. Messaggio recapitato

Domenica scorsa a Che tempo che fa Fabio Fazio ha fatto una domanda piuttosto diretta alla sua ospite Elsa Fornero sul tema delle unioni gay. Fazio ha citato la recente sentenza della Corte di Cassazione che ha affermato che le coppie dello stesso sesso pur non essendo sposate devono avere un trattamento omogeneo a quello assicurato ai coniugi. Alla domanda la Fornero, attuale Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, con delega anche alle Pari Opportunità, ha fatto un’espressione desolata come per dire: “Ma perché mi hanno dato pure le Pari Opportunità?”.

La sua risposta poi è stata piuttosto composta, ha affermato di rispettare tutte le sentenze della Cassazione e anche questa, che le pari opportunità non devono dipendere né dal colore della pelle, né dall’orientamento sessuale, né da altre caratteristiche della persona.
È una risposta più che accettabile, anche se ha cominciato il discorso con la frase: “Per la mia formazione io sono un po’ tradizionalista”. Ma perché non superare il tradizionalismo là dove lo ritieni ingiusto? Temo che  i più critici tra di noi abbiano letto tra le righe delle sue parole questo: “Dato che sono Ministro delle Pari Opportunità dico che tutti devono avere gli stessi diritti, anche se non riesco neanche a dire la parola gay e piuttosto che avere in Italia i matrimoni gay preferirei donare un’ovaia per i campionati di ping pong di Osaka”.

Ma forse si sta esagerando, è già importante che un nostro ministro riesca a distinguere tra posizioni personali e responsabilità istituzionali. Ecco il video, così ognuno si può fare la propria idea. La domanda è a 10′ e 40”.

L’importante è che ora questa non rimanga una dichiarazione formale, perché è da lei che dovrebbe partire un impegno concreto.

Molti lo auspicano e non si limitano a questo…

A tal proposito Vanity Fair ha lanciato un appello proprio al ministro del Lavoro a favore dei diritti delle coppie omosessuali, lettera che vede tra i firmatari molti personaggi in vista , a partire da Raoul Bova che lo dice fin dalla copertina del numero in edicola questa settimana.

L’appello, che si può sottoscrivere online e al momento si avvia a superare le 3000 adesioni, è questo:

Spett. ministro Fornero,

ci rivolgiamo a Lei in quanto titolare del dicastero del Lavoro e delle Politiche sociali con delega alle Pari Opportunità. L’Italia, assieme alla Grecia, è l’unico Paese dell’Unione Europea a non offrire alle coppie omosessuali alcuna opzione: né matrimonio né patto civile. Si crea così una palese disparità tra le coppie conviventi a seconda dell’orientamento sessuale. Questa disparità porta a gravi ed evidenti discriminazioni che vanno a toccare diritti fondamentali di ogni cittadino: dalla possibilità di assistere il compagno/la compagna ricoverato/a in ospedale alla presenza nell’asse ereditario. Con l’attuale assetto legislativo, le coppie eterosessuali possono decidere di sposarsi e dunque accedere ai diritti di cui sopra; se scelgono diversamente sanno che non ne godranno. Questa possibilità di scelta è invece preclusa a tutte le coppie omosessuali: a loro l’accesso a quei diritti è sempre e comunque negato.

Vanity Fair e i firmatari di questo appello la invitano quindi a farsi carico del problema, e a portarlo all’attenzione del governo di cui fa parte.

Seguono le firme di Roberto Saviano, Mina, Geppi, Cucciari, La Pina e tanti altri. Firma anche tu!

Per aderire basta una mail con nome e cognome,

età, luogo e data di nascita e occupazione all’indirizzo:

redazioneonline@vanityfair.it

Qui tutti i firmatari: Cara Fornero, #nocoppiediserieB

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2 commenti

  1. Laura says:

    Io trovo apprezzabile il fatto che nel dichiararsi tradizionalista ma sostenendo le pari opportunità, il Ministro Fornero abbia dato un messaggio del tipo…la si può anche pensare in modo diverso, ma in un paese veramente libero e democratico i diritti non si toccano e vanno garantiti a prescindere. In questo credo che il suo ruolo istituzionale sia pienamente rispettato, ora naturalmente bisognerebbe vedere nei fatti come declinerà questo pensiero.

  2. Ba says:

    Firmata la petizione.
    Ancora una volta sono d’accordo con la tua lettura. Ho letto su altri blog (ebbene si, sono fedifrago :-S) parole di condanna su quello che ha detto il ministro: capisco che il riferimento alle “preferenze” sessuali sia fastidioso, ma quello che resta è (e ti cito) ‘la separazione tra posizioni personali e responsabilità istituzionali’. Anzi, credo che se non avesse detto di essere “tradizionalista” avrebbe facilmente prestato il fianco a commenti del tipo “è arrivata l’amica dei gay, la faziosa sovversiva”. In un altro paese quella puntualizzazione sarebbe considerata scorretta e fuori luogo, ma in Italia veicola un messaggio più alto, a mio avviso. (…che poi, fossi stato lì, le avrei chiesto a durissimo muso: “se sei tanto tradizionalista perché hai inseguito una carriera? Non potevi startene a casa a fare il faticoso, dignitoso, TRADIZIONALE lavoro delle donne – sfornare figli, coltivare patate e amministrare casa?)

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