postato il 12 marzo 2012
“A chiunque nutra delle riserve sul matrimonio gay dico questo: sì, è una questione di uguaglianza, ma anche di qualcos’altro: di impegno”.
No, non è la risposta della sinistra ad Alfano. E’ una dichiarazione del premier britannico di destra Cameron, che prosegue: “I conservatori credono nei legami che ci tengono uniti; credono che la società è più forte quando promettiamo di badare l’un l’altro. Ecco perché non sostengo i matrimoni gay “nonostante” sia conservatore, ma li supporto proprio in quanto conservatore”.
La perfida Albione fa un baffo alla cattolicissima Rosy Bindi, presidente dell’assemblea nazionale del Pd. Intervistata da SkyTg24 ha rassicurato il collega Alfano del Pdl, che aveva detto che in caso di vittoria della sinistra in Italia avremmo avuto il matrimonio gay. A tal proposito, ha replicato la Bindi: “La famiglia fondata sul matrimonio ha la priorità, lo dice la costituzione”. In merito alle unioni gay, “non userei mai la parola matrimonio”. Continua la Bindi: “Il Pd non ignorerà i diritti di tutti. Il matrimonio però è solo eterosessuale, è un punto molto fermo”.
Non si dica matrimonio, dunque. Sottolineare che gli omosessuali non devono avere gli stessi diritti delle coppie eterosessuali è grave, significa dire che non hanno lo stesso valore. Questo è il messaggio che oggi fa passare la sinistra. Alla faccia dell’assenza di discriminazioni fondate sul genere o sull’orientamento sessuale.
Che Alfano avesse torto lo spiegavamo qui. Che Rosy Bindi ha preso una delle sue cantonate, presto detto…
Se l’art. 29 della Costituzione parla di matrimonio, e dice che la famiglia è fondata sul matrimonio, basterebbe allargarlo anche alle coppie dello stesso sesso per non andare contro la Costituzione. Senza contare che la Corte Costituzionale, nella sentenza n. 138 del 15 aprile 2010, ha chiaramente stabilito che il Parlamento deve intervenire con una legge sulle unioni omosessuali.
Non dimentichiamoci che stiamo comunque parlando della donna che presentò un disegno di legge governativo sulle “coppie di fatto”, che non prevedeva neanche l’istituzione di un registro delle unioni civili, ma una semplice certificazione: in pratica, le coppie avrebbero potuto andare in Comune ad autocertificare la propria esistenza, ottenendone in cambio una sorta di attestato che avrebbe permesso di condividere alcuni diritti, come ad esempio la successione nel contratto di locazione. Restava il fatto che, come spiegato dallo stesso ministro Bindi, si trattava “non di un riconoscimento delle coppie, ma di un accertamento”.
Accertamento! Addirittura. Poteva anche dire che le coppie gay andavano in Comune a costituirsi!
La svalutazione delle coppie gay è sistematica, sia da un punto di vista linguistico sia nei fatti, sia da parte del Pdl sia da parte del Pd, che con Rosy Bindi sfoggia tutta la sua tolleranza repressiva per blandire il fantomatico elettorato cattolico. Insomma, l’omofobia in Italia è trasversale, mentre in Europa a esserlo è l’impegno per i diritti civili degli omosessuali, che appartiene al centrosinistra quanto al centrodestra.
Non si tratta di cercare il pelo nell’uovo. Perché dovere per forza far credere che matrimonio non potrebbe mai essere in Italia allargato alle coppie gay? DICO (DIritti e doveri delle persone stabilmente Conviventi), PACS (PAtto Civile di Solidarietà)… Perché dovere per forza assegnare a una coppia dello stesso sesso un istituto diverso (e con tante limitazioni) rispetto a quello che già abbiamo? Non vi sembra… discriminante?
Se i partiti dicessero: l’unione tra un uomo di colore e una donna bianca andrebbe anche bene, ma non chiamiamolo matrimonio, troviamogli un altro nome… Non sarebbe inaccettabile e razzista oggi una frase del genere? Non sarebbe svalutante nei confronti di una coppia mista? L’unione tra un nero e una bianca chiamiamola UMANEDOBI (Unione MAschio NEro E DOnna BIanca). O UFENEUOBI nel caso contrario. E liberando la fantasia si possono creare tutte le altre possibili sigle dell’unione tra: un uomo di destra e una donna di sinistra; una donna con un leggero strabismo di Venere e un uomo rosso di capelli; una donna molto alta con un uomo molto basso; un uomo orgogliosamente sardo e una teutonica bionda; un uomo con una pronunciata fossetta sul mento e una donna con le fossette sulle guance quando sorride… i DIFOSS, DIritti e doveri delle coppie stabili con più di una FOSSetta.
Queste persone di cui stiamo parlando si limitano a ripetere in maniera ipnotica che il matrimonio è solo per eterosessuali, è solo tra uomo e donna… senza alcun ragionamento. Questa malia, questa ipnosi di massa per cui si afferma qualcosa senza argomenti (in sostanza ti chiedono solo di crederci) non affronta mai la domanda: perché?
Il perché va eliminato. Se qualcuno pronunciasse “perché?” l’incantesimo si spezzerebbe e ci sveglieremmo in un paese migliore, dove tutti possono vivere felici e contenti.



1 commento
Xanthe39 says:
14 marzo 2012 a 10:20 (UTC 2)
Premesso che nel complesso non amo affatto David Cameron come politico (ho molti amici britannici, avendo io vissuto un decennio in Perfida Albione – non molti di questi miei amici British sono conservatori!), gli riconosco senza ombra di dubbio merito per queste ultime affermazioni – utilissime anche per smerdare le nostre istituzioni imbalsamate con nozioni culturali ottocentesche. Resto molto delusa da Rosy Bindi, che in passato ho apprezzato per altre sue uscite ed altri gesti, e che ho spesso difeso a spada tratta in quanto donna offesa da quel costante prendere di mira il suo aspetto fisico (come se Giovanardi, Mattioli o Gasparri fossero questi fulgidi esempi di bellezza maschile… ma vabbé, qui esco dai binari dell’argomento originale!).
Voglio ricordare anche che David Cameron, quando era ancora all’opposizione mentre lo scozzese Gordon Brown fungeva da premier, perse un figlio di 6 anni, Ivan, gravemente disabile. Qui riporto un articolo italiano che ne parla:
http://affaritaliani.libero.it/politica/ivan-David-cameron-morto-gb-conservatori250209.html
Prima che vi chiediate perché vi offro i cavoli a merenda, vi descrivo qualche retroscena del triste evento, giusto per fare qualche altro parallelo con la situazione italiana, e ricollegarmi all’argomento di questo post. Quando la moglie dell’attuale premier britannico restò incinta del piccolo Ivan, gli esami medici rivelarono che il bambino sarebbe stato gravemente disabile, sopravvivendo difficilmente ai primi 5-6 anni di vita (come poi effettivamente accadde). Alla signora Cameron fu quindi offerta la possibilità di fare un aborto terapeutico. Ma i coniugi Cameron decisero di accettare questa difficilissima sfida del destino, optando per la nascita del piccolo. Proprio in quel periodo di scelte devastanti Cameron rilasciò delle dichiarazioni in qualità di politico, per giunta conservatore, esprimendo questo concetto: “Proprio perché mia moglie ed io ci siamo passati, e proprio perché sappiamo sulla nostra pelle quanto sia difficile fare una scelta del genere, come politico lavorerò sempre affinché i cittadini, le cittadine in particolare, possano continuare a scegliere liberamente.” In sostanza, Cameron voleva rafforzare le leggi che permettessero a una donna di scegliere se avere un bambino o meno – sano o malato che fosse. Affermò che solo la libera scelta potesse far progredire la società, farla diventare più solidale, civile. Aggiunse che il fatto che sua moglie e lui avessero deciso di tenere un bambino fortemente disabile restasse una scelta assolutamente personale, e proprio per questo ci teneva che chiunque altro potesse scegliere liberamente, anche in modo diverso.
Quando lessi tutto ciò (su giornali anglofoni, se non ricordo male), non potei evitare di fare un parallelo con Berlusconi. Da quello che si racconta, il nostro ex premier condizionò Veronica Lario ad abortire al settimo mese di gravidanza proprio per via della disabilità diagnosticata al nascituro, per poi tenere la questione ipocritamente nascosta mentre lui immancabilmente offriva, attivamente e/o passivamente, il suo supporto a istituzioni religiose medievali, assolutamente contrarie alla libertà di scelta della donna, o a qualsiasi diritto di emancipazione della stessa. Per non tacer delle sue deliranti dichiarazioni su Eluana Englaro, che sarebbe dovuta essere mantenuta in vita per via del fatto che potesse procreare… stendiamo il proverbiale velo…
Ecco, il mio bel paragone fra il premier conservatore di un paese civile e i nostri politici/istituzioni l’ho fatto… Spero che gli amministratori di questo blog mi perdoneranno l’audacia, ma ho sempre fortemente creduto che i diritti degli omosessuali e delle donne vadano di pari passo e a braccetto. In genere più una società è “femministicamente” avanzata, più rispetta i diritti lgbt, e vice versa. In questo senso Cameron, che purtroppo non brilla quando si tratta di difendere i diritti dei ceti bassi e dei lavoratori, su altre questioni ha dimostrato di essere un leader degno. In fondo però, nemmeno lui è così eccezionale: semplicemente, riconosce ciò che in questo secolo spetterebbe di norma, e senza batter ciglio, a omosessuali e donne.