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Morto un Papa se ne fa sempre una fotocopia

postato il 13 settembre 2013

Finalmente il Papa ha fatto coming out. Ohhhh!

No, non sto parlando di Ratzinger. Mi riferisco al “Papa delle novità” Jose Bergoglio che da quando è stato eletto è diventato (mediaticamente) ogni giorno talmente più buono e più modesto che se continuava così in breve avrebbe fatto passare Gesù per uno stronzetto supponente.

Ma finalmente esce allo scoperto con le sue ultime dichiarazioni su gay e famiglia, dimostrandosi buono soltanto a rinnovare i più triti luoghi comuni, che sono pronto a rispolverare per voi: il lupo perde il pelo ma non il vizio, niente di nuovo sotto il sole, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino, per chiudere con l’ovvio tormentone – morto un Papa se ne fa sempre la fotocopia.

Del resto già nella precedente dichiarazione sui gay (fraintesa da molti) Bergoglio non aveva fatto altro che ribadire quello che dice il catechismo, e cioè che siamo intrinsecamente disordinati ma se ci pentiamo e ci diamo alla castità, sì vivrà tutti (loro) felici e contenti.
Cos’è successo ora? È successo che Papa Francesco, nel suo saluto alla Settimana Sociale dei cattolici italiani, ha pensato bene di ribadire:

La Chiesa offre una concezione della famiglia, che è quella del Libro della Genesi, dell’unità nella differenza tra uomo e donna, e della sua fecondità. In questa realtà riconosciamo un bene per tutti, la prima società naturale, come recepito anche nella Costituzione della Repubblica Italiana.

Che alle mie orecchie è suonato pressappoco così: “Non ho niente di meglio da dire che Dio ha creato i maschietti e le femminucce, che questi devono fare sesso insieme solo per procreare, e che questa è una famiglia. Questa famiglia è un bene per tutti, nessuno escluso, anche se in questo modo escludo molte famiglie, ma la ragione non è mai stata il nostro forte. Non è famiglia, o comunque non è una famiglia buona, quella in cui due peni e due vagine si toccano. Non è famiglia, o comunque non è una famiglia buona, quella in cui i coniugi non possono avere figli. Non è famiglia, o comunque non è una famiglia buona, quella in cui i genitori allevano figli in adozione o in affidamento. Non sono famiglie, o comunque non sono famiglie buone, Paperino con Qui, Quo e Qua o Dorothy con zia Emma e zio Henry. Femminucce dall’ovulazione allegrotta con maschietti dalla miliardaria conta di spermatozoi, e stop. E sapete come lo so? L’ho letto sulla Genesi. Per il popolo ebraico dell’età del ferro o giù di lì era il top del massimo della spiegazione razionale del mondo, perché non dovrebbe funzionare anche per voi italiani del 2013? Tanto posso anche citare a sproposito la vostra Costituzione, che non la conoscete né voi né i vostri politici”.

Se la prima parte del ragionamento ha più a che fare con la veterinaria che con la teologia o la genitorialità (anzi, nemmeno per gli animali il sesso è solo riproduzione) e dimostra una scarsa conoscenza della ricchezza delle famiglie reali, la gravità dell’ultima parte dovrebbe suscitare l’indignazione di tutti: perché un capo di Stato estero ha voluto ricordare all’Italia e al suo sistema giuridico quale sarebbe la “corretta” interpretazione della nostra Costituzione. Senza contare il fatto che questa interpretazione è… platealmente falsa.

E non lo dico mica io, ma giuristi, docenti e costituzionalisti che sono intervenuti ripetutamente a chiarire che queste interpretazioni sono infondate: né la Costituzione né le sentenze dell’Alta Corte contengono limitazioni al pieno accesso all’istituto del matrimonio civile da parte delle coppie formate da persone dello stesso sesso.

Ma allora quella storia della “società naturale”? Innanzitutto sgombriamo il campo da una falsa informazione, come sanno i lettori di vecchia data del blog: nella Costituzione non viene mai stabilito esplicitamente che il matrimonio debba essere eterosessuale, che si basi sulla differenza uomo-donna. Mai. Per eccesso di scrupolosità ci tengo a precisare che non è citata neanche la Genesi. Ecco cosa dice esattamente l’articolo 29 a cui Bergoglio si riferisce: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio”. Cosa intendeva l’Assemblea costituente con questa formulazione? Secondo eminenti giuristi e come si desume dai lavori preparatori dell’Assemblea, con quel “società naturale” non si intendeva affatto l’unione tra uomo e donna, ma la volontà di rifiutare il modello fascista di famiglia, cioè un modello fortemente regolato dallo Stato. Per la Costituzione la famiglia invece preesiste allo Stato e non deve avere connotati ideologici: non è lo Stato, né il diritto, bensì la società a dirci cos’è la famiglia.

L’articolo 29, nato per non cadere nella vecchia ideologia fascista, è oggi paradossalmente usato, per motivi altrettanto ideologici, dai detrattori dei diritti gay, e ora anche dal nuovo Papa. Ma, parafrasando quello che ho avuto modo di scrivere altrove, la Costituzione italiana è contro il matrimonio gay solo se la leggi al contrario come un disco dei Black Sabbath. O, per essere più attuali, come Indietro di Tiziano Ferro.

Non solo. Nel suo sconfinamento nel diritto italiano, Bergoglio (o il suo ghost writer) ignora e contraddice la Cassazione due volte: nella sentenza 4184/12, in cui si sottolinea che anche le coppie gay hanno «diritto alla vita familiare», superando radicalmente la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire naturalistico, della stessa esistenza del matrimonio; e nella sentenza 601/2013, secondo cui, in accordo con tutti gli studi psicologici e pedagogici, un bambino o una bambina possono crescere bene in una famiglia con genitori gay esattamente come in una famiglia con genitori etero. Probabilmente gli brucia ancora quello che ha stabilito il “Rapporto sulla parità dei diritti tra uomo e donna” approvato dal Parlamento europeo, secondo cui i governi dei Paesi membri non devono dare “definizioni restrittive di famiglia” al fine di negare diritti e tutele agli omosessuali e ai loro figli.

Insomma, forse il Papa farebbe meglio a occuparsi di teologia e religione, campo in cui non può essere smentito, per non rischiare di passare come una Rosy Bindi qualunque.  

E su questa vicenda già iniziano a sanguinarmi le tempie dalla noia al solo pensiero di tutti quelli che grideranno contro chi critica le uscite di Francesco: già sento le accuse di cristianofobia, totalitarismo, intolleranza – in una parola l’ennesima frittata rivoltata, la fine strategia del persecutore che vuole passare per perseguitato. Vorrei dire a costoro, e al cardinale Bagnasco che in prima fila chiede di non discriminare chi discrimina i gay (???) alludendo alla legge antiomofobia, che un conto è criticare un’idea, un’ideologia, con cui si può dissentire o meno; un conto è discriminare attivamente persone reali per una condizione naturale (l’omosessualità, il colore della pelle, ecc.) dalla quale sono fatti discendere divieti e anatemi che si fondano su miti (o interpretazioni errate di Costituzioni altrui). Essere contro le leggi egualitarie significa essere contro le persone che non possono usufruirne. Significa essere contro “il bene di tutti”, per usare le parole di Bergoglio, ed essere a favore solo del bene di alcuni. Anche per questo lo Stato è laico – o dovrebbe esserlo Questo sì che è scritto nella Costituzione.

Aggiornamento del 20 settembre 2013

«Ma il Papa ha detto che non giudica i gay, non l’hai letta l’intervista?». Non cascateci. Lasciate perdere i titoli a effetto.

Cos’ha detto davvero Bergoglio nell’intervista a Civiltà Cattolica sui gay, citata da tanti siti e giornali? Le stesse cose di sempre, solo in una nuova confezione mediatica che lo fa apparire aperto: «Ho detto che, se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla. Dicendo questo IO HO DETTO QUEL CHE DICE IL CATECHISMO». Quanti ricordano quel che dice il Catechismo (che coincide con il pensiero del Papa sui gay, a quanto dichiara) o quanti andranno a controllare?

Ecco, le parole del Papa si basano su questo calcolo… e su queste frasi, direttamente tratte dal Catechismo: «Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati. Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, (…) sono chiamate alla castità».  Insomma, ci pensa il Catechismo a giudicarci. “Oggettivamente!”. Quanta apertura.

 

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11 commenti

  1. Yuriy Vsevolodovich says:

    Resto stupito (ma in realtà no…) di come persino alcuni miei conoscenti generalmente lucidi fatichino a comprendere l’entità della finissima operazione mediatica imbastita dal Vaticano dopo il fallimento della linea di Josephine Ratzinger.
    Veniamo giornalmente tartassati di informazioni relative a quanto sia povero, dimesso e comprensivo il nuovo papa, con una regolarità meccanica impressionante. Che i contenuti delle sue affermazioni siano sempre i medesimi sembra non importare a chi si concentra sul fatto che Bergoglio nell’occasione X è salito sulle scale senza appoggiarsi al corrimano. Per di più lo staff di Bergoglio è stato attento a non commettere il madornale errore perpetrato con Ratzinger, cioè quello di lanciarsi senza rete nell’orgia mediatica del web, con twitter e quant’altro. La comunicazione è sempre pesata al milligrammo.

    Identiche cautele anche sulla questione LGBT. Sono stati bravissimi. Hanno inviato un messaggio scindibile su due livelli di lettura: uno, più interno e comprensibile solo da coloro che padroneggiano l’alfabeto (ormai in Italia sono pochissimi), del tutto tradizionale e conservatore. L’altro, di superficiale e simulata “apertura” nei confronti della causa, destinato alle prime pagine dei giornali e ai servizi d’apertura dei TG, e rivolto a tutti i gonzi affitti da papalatria.
    Tra i quali, purtroppo, devo annoverare anche alcuni miei amici.

    Yuriy

    1. Andrea Bordoni says:

      amen, yuriy

  2. Matteo Marino says:

    Vorrei soffermarmi sul titolo che abbiamo scelto per il post.

    Se Ratzinger era la brutta copia del Papa che l’aveva preceduto, la copia carbone, mal riuscita, la fotocopia col toner allo stremo, Bergoglio è invece la fotocopia perfetta e photoshoppata di Wojtyła, poiché usa le stesse, amabili, moderne strategie comunicative per far presa sulle masse (spesso con la complicità della stampa italiana e soprattutto dei tg), pur portando avanti posizioni e concezioni estremamente conservatrici e spesso irrispettose: con abile marketing si presenta come il difensore dei diritti umani (la pace!), facendo enunciazioni di principio (non importa quanto contraddittorie rispetto alla vera condotta delle istituzioni ecclesiastiche e dei poteri connessi) con cui tutti possono anzi devono essere d’accordo (la pace!), distogliendo così l’attenzione dall’applicazione pratica della dottrina e della politica vaticana sulla vita e sui diritti delle persone che, come per Wojtyla, è improntata a un conservatorismo cieco, una lotta contro la modernità e la libertà dei singoli cittadini…

    Insomma, Papa Francesco è la fotocopia di Wojtyla, con il “miglioramento” che Bergoglio è santo prima di subito, immediatamente santo, mediaticamente santo, e non c’è santo che tenga

  3. Alessandro says:

    Vorrei fosse viva mia madre.
    Era una donna speciale con un forte carisma, che dopo aver accettato con sacrificio la mia omosessualità accarezzava un solo sogno , quello di poter parlare al Papa.
    Purtroppo viveva il grosso disagio di amare suo figlio omosessuale e Dio. Questo la dilaniava, non si capacitava del fatto che la sua religione non accettasse suo figlio tra i suoi fedeli. Una donna del ’56 con un educazione elementare che con la sua intelligenza è riuscita a capire e comprendere le difficoltà di suo figlio, cosa che in fondo , secondo il suo punto di vista, doveva fare la chiesa.
    Onestamente però io non seguo le sua ambizione, o meglio non penso si possa fare una battaglia per cambiare le leggi del cattolicesimo, quello che penso sia necessario fare è una battaglia contro l’ingerenza del potere della chiesa sul nostro governo senza spina dorsale.
    Ho iniziato a seguire il vostro blog proprio perchè sono alla ricerca di un modo di fare attivamente qualcosa di utile per la comunità gblt, e perchè vorrei sposare il mio compagno. In fondo credo sia giusto che noi quarantenni risolti e inseriti nella società facciamo qualcosa di tangibile che vada oltre il nostro orticello e che possa essere d’aiuto a quei giovani che ancora oggi non riescono a vivere serenamente la loro omosessualità.

    Comunque mia madre avrebbe scritto a Francesco e lui , come con Scalfari si sarebbe sentito in dovere di risponderlele ,ne sono certo. Purttroppo io non ho ereditato la sua tencia, sarà forse perchè i miei genitori mi hanno sempre troppo amato e fatto sentire fortunato.

    Alessandro

  4. Portinaio says:

    Ma no questo balla la Macarena! :-P

  5. marcostizioli says:

    Continuo a non capire perché accanirsi col papa che fa il suo lavoro.
    L’ideologia della Chiesa cattolica è questa.
    Non la si cambia.
    O almeno non nel breve periodo.

    Il problema non è la Chiesa,
    ma i politici italiani che non fanno leggi laiche.

    1. Matteo Marino says:

      Direi piuttosto che è il contrario: è il Papa, insieme al cardinale Bagnasco e alle gerarchie ecclesiastiche, ad accanirsi contro i gay. Perché il Papa, il cardinale Bagnasco e le gerarchie ecclesiastiche sono in una posizione di potere e visibilità mediatica che va dall’alto all’altissimo. mentre i gay, le loro famiglie e i loro figli sono in una posizione di grande svantaggio, perché privi di diritti. Direi che è questa la giusta prospettiva. Il fatto che “l’ideologia della Chiesa cattolica è quella” non significa che non si possa criticarla, soprattutto quando istiga alla discriminazione e all’odio, direttamente o indirettamente. Perché Bergoglio non si limita a “fare il suo lavoro” (che viene in parte pagato dall’8×1000 che viene estorto con un meccanismo bieco ai cittadini italiani puntando sul fatto che non sono informati su come funziona, quindi del suo lavoro sono doppiamente legittimato a parlare) e non si limita a voler parlare ai suoi fedeli, ma vuole fare pressioni sulla politica italiana – non essendoci riuscito in molta parte d’Europa e del mondo (la citazione – errata – della nostra Costituzione è fatta per questo motivo). Si chiama ingerenza nella politica italiana ed è un fatto molto grave. Io da cittadino sono indignato e schifato. Che poi i politici non riescano a reagire è un altro paio di maniche. Il problema è la Chiesa cattolica E la politica italiana. Il Papa fa “soltanto” il suo lavoro? Beh, o è un brutto lavoro o lo fa male, facendo del male. Ma di certo Bergoglio o Bagnasco hanno dormito bene ieri notte. Qualche adolescente, grazie alle loro parole, probabilmente no.

  6. Giuseppe says:

    Post interessante e molto ben scritto. Logicamente e contenutisticamente inoppugnabile. Bravo!

  7. Antonio Coda says:

    Perché preoccuparsi di cosa dice il reggente di una religione: ma cosa mai potrà dire? A me preoccupa, e tantissimo e da così tanto tempo che ormai non me ne frega quasi neanche più, chi ancora deve ascoltare un papa per sapere cosa dire, o, peggio: cosa “può” dire per non sentirsi il reazionario che è ma: un cattolico, addirittura! Che l’ultimo collante della religione cristiana sia la sua omofobia di precetto? L’omofobia – sottoclasse della umanofobia generale di chiunque è terrorizzato dal numero quattro in quanto in vita sua gli hanno insegnato che esistono solo l’uno e il due e il tre e lui continua a crederci nonostante sappia dare la risposta esatta quando gli chiedono che ore sono e sono le nove e ventisei, per dire – non è un argomento teologico: è una evidenza culturale che provoca una discriminazione giuridica.

    Quando in un individuo si innesca – viene innescato – un conflitto interiore tra il suo essere il fedele di una religione e il suo essere il cittadino di uno stato (fortunatamente!) non confessionale, il conflitto si risolve – pacificamente – solo se si elabora un pensiero terzo: se vince il fedele, il cittadino perde un diritto e subisce il dettato di un credo che non condivide; se vince il cittadino, il fedele non ci perde niente e un diritto in più è garantito per tutti; il fedele potrà non avvalersene e fare come non ci fosse. O la vera ansia del fedele è che se un nuovo diritto viene sancito lui sa già che proprio non resisterà alla tentazione di ricorrerci, diventando (eresia!) un po’ più socialmente libero pure lui?

    I miei saluti!,
    Antonio Coda

    1. Matteo Marino says:

      “Se vince il cittadino, il fedele non ci perde niente e un diritto in più è garantito per tutti; il fedele potrà non avvalersene e fare come non ci fosse…”

      Ottimamente detto! Bentornato a commentare, A., è un piacere leggerti.

    2. Alessandro Melchiorri says:

      Antonio, davvero complimenti per la lucidità di pensiero e per l’esattezza del linguaggio.

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