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Le nuove scuse di Barilla in video (e le solite scuse di chi ha difeso le sue parole)

postato il 28 settembre 2013

Guido Barilla si è scusato ufficialmente con un video su facebook ammettendo che ha molto da imparare sul concetto di famiglia ed è disposto ad incontrare quelle associazioni che meglio rappresentano la sua evoluzione, comprese quelle che ha offeso.

Bene! Sono contento. Ma non solo perché un industriale ha scoperto che l’omonegatività non aiuta il marketing. Sono contento soprattutto perché c’è stata una forte coalizione tra gay ed etero per far capire che nel 2013 non è più sostenibile una discriminazione che per anni ha avuto carta bianca.
È stato però fondamentale, a mio parere, che le critiche all’imprenditore non siano rimaste confinate in Italia, bensì abbiano fatto il giro del mondo. Hanno fatto irruzione per esempio nella campagna elettorale per la carica di sindaco di New York: Chirlane McCray, moglie del candidato democratico Bill De Blasio, ha twittato la sua adesione al boicottaggio con tanto di foto in cui al supermercato sceglie un’altra marca.

Il fatto che il videomessaggio di Barilla sia stato diffuso subito in inglese mi fa capire come il dietrofront sia stato così repentino e totale anche perché in molti Paesi esteri in cui il marchio è ben presente nel mercato frasi come le sue sono considerate davvero inaccettabili. Così, se le sue prime scuse erano state controproducenti, ora il presidente della multinazionale Barilla, evidentemente meglio consigliato, ha rinunciato a qualsiasi maldestro tentativo di difendere le sue parole originarie, diffondendo un comunicato scritto (lo potete leggere qui sul sito ufficiale del marchio) e questo video…

In Italia invece le prime affermazioni di Guido Barilla sono state difese su blog e giornali in articoli che volevano apparire più “meditati” rispetto alla reazione a caldo dei social. Non sorprende purtroppo in un Paese dove gli avvenimenti più tragicamente comici avvengono spesso in Parlamento, dove non riesce a passare neanche una legge decente contro l’omofobia. La sapete l’ultima? Durante l’intervento del parlamentare dichiaratamente gay Alessandro Zan sul caso Barilla, un altro deputato, Gianluca Buonanno (leghista famigerato per aver soprannominato Sinistra e Libertà come Sodomia e Libertà) ha tirato fuori un finocchio dalla sua 24 ore e l’ha poggiato sul banco. Il gesto è stato inequivocabile e, attaccato da colleghi e da commessi che tentavano di prendere l’ortaggio, Buonanno è scampato alla rissa fuggendo via dall’Aula di corsa. Ora, tutto sarebbe facilmente risolvibile facendo chiamare i genitori di Buonanno e dandogli qualche giorno di sospensione se fosse una storia avvenuta alle scuole elementari come sembra dal racconto, ma invece è successo nel nostro Parlamento e le cose sono quindi un po’ più complicate.

Se dopo le scuse ufficiali (speriamo siano sincere o lo diventino) si intravede un percorso positivo da parte di Guido Barilla, che ha ammesso di essere vittima della sua ignoranza, le argomentazioni di coloro che hanno difeso le sue parole possono farci riflettere.
Si possono riassumere in due filoni: i gay sono stati cattivi e intolleranti a proporre di boicottare Barilla e le vittime del boicottaggio sarebbero i dipendenti della multinazionale; ognuno ha diritto di esprimere le proprie opinioni e di farsi le pubblicità come vuole.

Ognuno ha diritto di farsi le pubblicità come vuole, come ognuno ha il diritto di criticarle. E se ognuno ha il diritto di esprimere le proprie opinioni, è anche responsabile di quanto dice e in che veste lo dice, così come ognuno ha il diritto di criticare queste opinioni anche duramente. Perché c’è differenza tra libertà di esprimere un’idea e la discriminazione bella e buona, anzi brutta e cattiva (consapevole o meno), perché colpisce persone reali, non concetti astratti. Come ci si accorge che è discriminazione? Vi propongo un semplice esperimento: provate a sostituire alla parola gay la parola ebreo o nero, e vedete che effetto vi fanno le dichiarazioni di Guido Barilla. Vengono fuori cose come questa: «Non metterei mai in una nostra pubblicità una famiglia di ebrei». Oppure: «Non metterei mai in una nostra pubblicità una famiglia di neri o una coppia mista. Per noi il concetto di famiglia bianca e pura rimane uno dei valori fondamentali dell’azienda. I neri e le coppie miste hanno diritto a casa loro di fare quello che vogliono senza disturbare quelli che stanno attorno rivendicando più o meno diritti che sono più o meno leciti». Che effetto fa? Non è che negli spot Barilla ci debbano essere per forza ebrei con la kippah, ma se poi ti domandano il motivo penso che la risposta sarebbe molto differente.

Inoltre, a chi dice: “Ognuno ha il diritto di scegliersi la clientela che vuole” vorrei ricordare dove si arriva avallando certi ragionamenti.

Un domani la mia farmacia potrebbe mettere “Vietato l’ingresso a gay e opossum”, o il mio supermercato di fiducia potrebbe mettere: “Vietato l’ingresso ad Andrea Bordoni, a Tiziano Ferro e a tarantole d’Africa”, sarebbe un problema.

Quanto all’altra argomentazione: “Uno dice una cosa neanche tanto cattiva, dài, e i gay inneggiano al boicottaggio! Cattivi!”.

E no.

Con una battuta, potremmo dire che ci siamo limitati a rispondere con entusiasmo all’invito di Guido Barilla!

È lui stesso ad averci detto: ” Se ai gay piace la nostra pasta e la comunicazione che facciamo mangeranno la nostra pasta, se non piace faranno a meno di mangiarla e ne mangeranno un’altra”.

È il presidente della multinazionale Barilla, da una posizione di potere – non i gay, da una posizione di legittima protesta – che ha invitato chi non gradisce le sue parole a fare a meno dei loro prodotti. È il presidente della multinazionale Barilla che ha messo in una posizione davvero difficile i propri dipendenti,  e infatti Barilla scrive adesso: «Mi rammarico dei miei commenti inappropriati e desidero scusarmi con tutti coloro che si sono sentiti offesi, incluse le migliaia di dipendenti e partner che lavorano con Barilla in tutto il mondo». È la riprova che la discriminazione fa male a tutti, non solo ai diretti interessati, mentre politiche inclusive aumenterebbero il benessere e farebbero bene all’economia tutta.

Quanto alle conseguenze economiche del boicottaggio. Davvero riusciamo a coordinarci per smuovere questi grossi numeri e qualcuno se ne accorge? Scusate ma mi scappa di dirlo: Magari! Senz’altro il danno è stato di immagine e stanno tentando di ripararlo: a fronte di un temuto forte calo di vendite, il signor Barilla, da imprenditore, ha (forse) capito che una grossa fetta dei clienti è gay o che una grossa fetta dei clienti è contro la discriminazione e a favore della pluralità e della bellezza di ogni famiglia. Altrimenti i lavoratori che dovranno lasciare la Barilla saranno assunti da Garofalo, che nel frattempo avrà aumentato vertiginosamente i suoi profitti!

Finiamo riportando l’appello che Dario Fo, uno dei primi testimonial del marchio, ha lanciato su Change.org:  «La sua azienda rappresenta l’Italia: nel nostro Paese e in tutto il mondo. Un’Italia che è fatta anche di coppie di fatto, di famiglie allargate, di famiglie con genitori omosessuali e transgender. Ecco perché le chiedo di cogliere questa occasione e di ritornare allo spirito di quegli spot degli anni ’50 dove io stesso interpretavo uno spaccato della società in profondo mutamento.  (…) Oggi il nostro Paese è fatto di tante famiglie unite solo dall’amore delle persone che ne fanno parte. Amore che non è in grado di discriminare, che non ha confini: e l’amore, in tutto il mondo, può nascere tra un uomo e una donna, due donne, due uomini».

Aggiornamento del 30 settembre 2013

Dicono la loro sull’affare Barilla, tra gli altri, anche Mina, Cher, Aldo Busi.

Mina, che è stata voce di alcuni spot Barilla, su Vanity Fair ci tiene a precisare che è anche la nostra voce: «Su questa storiaccia è stato detto tutto. Nella mia mente malata ho fatto un collegamento. Certamente vi ricordate il discorso di Kennedy in Germania. Diceva: “Ich bin ein Berliner”. Bene. Per quanto mi riguarda, l’unico solido commento che posso fare è: “Io sono omosessuale”».

Cher su twitter scrive:

Aldo Busi in un’intervista: “Per il Mulino Bianco il messaggio è devastante. Ma come? La natura, le spighe, l’acqua, la contadinella, la mamma, i bambini, mentre la ruota gira e macina, e poi il suo industriale fa una dichiarazione così ? Ma dentro questo Mulino cosa c’è? La tenebra? Sono veleni antichi, razzisti, xenofobi e sessuofobici, da itagliano con la g. È come se avesse detto: «Non voglio che i negri mangino il mio grano, si facciano bastare il loglio». Parole terrorizzanti da farti passare l’appetito. Almeno per quella certa pasta”.

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10 commenti

  1. Armida says:

    Per amor di completezza copio il link del sito della Barilla dove anniunciano iniziative per la diversità

    http://www.barillagroup.it/corporate/it/home/media/company-news/barilla-annuncia-iniziative-su-diversita-e-inclusione.html

    meglio tardi che mai, ma comunque un bello spot farebbe di piu…..

  2. mamma spettacolare says:

    Ragazzi,
    sono tempi cupi. Io appartengo ad una minoranza, quella che io chiamo delle “famiglie insolite” e posso garantirvi che ne ho sentita di ogni, anche sul nostro conto.
    La realtà, mi sembra, è che l’Italia è un paese nel quale dire ad un uomo “frocio” è offensivo, lo stesso che dire “zoccola” ad una donna e “cornuto” ad un povero cristo che è stato sostituito nel suo ruolo.
    Ve lo dico da mamma, è un paese con poco futuro, perchè ha dimenticato il suo passato.
    Barilla e Banderas andrebbero boicottati a prescindere, per lesa intelligenza.
    Guardiamo avanti, il mondo è bello perchè è vario. Il marketing è orrendo perchè ha leggi finanziarie, non umane.
    E anche voi, non vi fate strumentalizzare. Fatelo per i vostri figli, perchè mi auguro quanto prima che in classe di mia figlia ci siano bambini e bambine con due papà o due mamme. E che di Barilla et simili se ne freghino altamente.

  3. Antonio Coda says:

    Fossi un deputato alla Buonanno – accusabile di millantato credito, se si spaccia per homo sapiens sapiens oltre che per parlamentare della Repubblica Italiana, nonostante formalmente sia entrambe le cose – capace di gesti di teppaglia segnica, cosa dovrei fare durante l’intervento di un Buonanno se non tirarmi giù le brache e depositarne uno fumante sul banco, con la speranza non abbia troppo le sue sembianze per non togliere niente alla metafora?

    Inizialmente ho affrontato il “Caso Barilla” con un candore idealistico da primo collettivo studentesco: mi ero proccupato da subito per i bilanci della Barilla (“Ah, gli operai, chi pensa agli operai?”, con mammismo pseudosindacale di vecchissimo stampo statalistico), ingigantendo la provocazione retorica del boicottaggio e associandola alla immediata istituzione di un embargo da potenza economica-militare contro una isoletta di sprovveduti panettieri nemmeno responsabili delle mattane del loro leader massimo, perdendo il senso delle proporzioni e, diretta conseguenza, dell’umorismo.

    L’economia, per il suo bene, è tempo si aggiorni raggiungendo i livelli di – cinica, evvabbé – consapevolezza dell’industria della comunicazione, che resta con le sue storture e forzature e paraculaggini pur sempre la più sintonizzata coi tempi; infine alla politica non resterà che arrendersi.
    Alla realtà.

    I miei saluti,
    Antonio Coda

  4. pyperita says:

    Un imprenditore accorto non commette un errore così grossolano, non foss’altro per il fatto che il business viene prima di tutto.
    Secondo me avrebbe anche potuto dire che il suo marchio ha come target la famiglia tradizionale (sarebbe poi lungo il discorso su cosa si intenda con questo termine nel 2013) perché ognuno si ritaglia la fetta di mercato che vuole ma quello che è inaccettabile è l’omofobia che emergeva dalla sue parole, ne ha fatto un discorso di valore della persona e non di tipo di consumatore.
    Per questo aderisco al boicottaggio di una pasta che comunque è di molto inferiore in qualità a molti concorrenti più intelligenti e accorti (Garofalo per es.) che si è subito dissociata.

  5. Alessandro says:

    Forse siamo un po ipocriti. A volte ci fa comodo appartenere ad una comunità o a una lobby e a volte le condanniamo se ci attaccano….
    Per essere parte integrante del mondo bisognerebbe che tutti, per primi noi, avessimo menti aperte ad accettare le opinioni degli altri nel rispetto dei nostri diritti.
    Ma questo è ovviamente pura utopia.
    Per cui facciamo bene a combattere le nostre battaglie , ma dobbiamo essere consapevoli che siamo una comunitá che ancora non è pronta a buttare giù le proprie barriere e non lamentarci se ci classificano appartenenti ad altri modi.

    A.

    1. Matteo Marino says:

      Un conto è una lobby di potere che per denaro prevarica gli altri e combatte CONTRO i diritti (faccio un esempio: Comunione e Liberazione), un conto è sperare in una coalizione solidale per necessità che faccia lobby per combattere PER i diritti civili e contro nessuna persona – ma contro le discriminazioni che ancora molte persone vogliono spacciare per opinioni. Non c’è una situazione paritaria per cui uno dice una cosa e l’altro può risponderne un’altra – ma tutti comunque abbiamo gli stessi diritti. Non è così. Viviamo in un Paese in cui alcuni hanno dei diritti e altri no. Anche per questo certe affermazioni dette da chi ha potere e visibilità vanno contestate con forza.

  6. giuseppe says:

    @Yuriy
    perché dovremmo focalizzarci sull’espressione?
    In fin dei conti non ha detto niente di sconosciuto e offensivo.
    Semmai ha inserito nella frase la parola sbagliata, ma il concetto non è offensivo.
    Le minoranze di qualsiasi genere tendono a racchiudersi in “mondi”, diciamo che grammaticalmente non è una frase corretta. Visto che sento sempre “la comunità gay” la comunità ebraica” la comunità afro” ecc ecc.

    Ricostruiamo come nell’articolo
    CONSUMATORI APPARTENENTI AD ALTRE COMUNITA’ ” … per me, personalmente, non suona meglio se voglio vederci l’errore lo vedo.

    Le comunità sono dei micromondi con un andamento diverso da un’altra comunità.

    1. Yuriy Vsevolodovich says:

      Non sono del tutto concorde. In generale le parole di Luca Barilla mi suonano come un maldestro tentativo – dettato da mera logica aziendale – di difendere in modo sotteso l’operato del fratello accusando indirettamente i “giornali” di aver aizzato una polemica superflua.
      Nel particolare, l’espressione “altri mondi” è quantomeno maldestra, tanto più che nell’orbita delle famiglie “non tradizionali” del tipo di quelle di cui il brand ha dichiarato essere rappresentante ideale, ricadono anche categorie di persone non necessariamente parte della comunità LGBT – i single, per esempio. Per di più, non riesco a non notare un certo quale senso di fastidio in quell’”altri mondi” piazzato in un simile contesto comunicativo. E lascia sottindendere che no, questi “alieni” non sono comunque previsti nel novero dei consumatori ideali della pasta Barilla.

      Per il resto, come sempre, opinioni.

      Un saluto

      Y.

  7. Yuriy Vsevolodovich says:

    Riporto per informazione un recente comunicato ANSA

    ”Per noi della Barilla i giorni successivi alle dichiarazioni che mio fratello ha rilasciato al programma di Radio 24 sono stati drammatici”. Cosi’ Luca Barilla, vicepresidente del gruppo alimentare, nel corso del suo intervento di fronte agli studenti delle scuole di Fidenza presenti al teatro Magnani per un incontro sulle infiltrazioni mafiose. ”Le dichiarazioni di mio fratello (Guido Barilla) sono state in poche ore riportate da tutti gli organi di informazione del mondo. I giornali hanno cercato di focalizzare l’attenzione su quei piccoli elementi che avrebbero potuto scatenare la polemica. Cosi’ si e’ creata una situazione drammatica che ha portato decine di nostri clienti in tutto il mondo a chiedere immediatamente quale fosse il pensiero aziendale sulla questione sollevata da mio fratello e quali atteggiamenti avremmo tenuto con i consumatori appartenenti ad ‘altri mondi’. Il rischio per noi e’ stato quello di essere buttati fuori dai loro negozi. Per noi questa situazione avrebbe potuto rappresentare un danno molto grave all’azienda e alle migliaia di suoi dipendenti”. Luca Barilla ha successivamente spiegato che l’azienda non e’ colpevole di alcunche’ ma che, al contrario, le responsabilita’ di cio’ che e’ accaduto sono individuali: cioe’ del fratello che senza ponderare bene le parole ha espresso il suo pensiero su un argomento delicato. (ANSA).

    Ora focalizziamoci tutti insieme sull’espressione “CONSUMATORI APPARTENENTI AD ALTRI MONDI”.

    1. Matteo Marino says:

      Le parole del fratello sono inappropriate, per essere buoni. Ma evidenziano bene come all’estero siamo capaci di lobby (no, non è una parolaccia o per forza una cosa negativa): non solo non comprare più Barilla per la tua famiglia, ma non averla nei ristoranti, nei negozi… Chiedere conto dell’eticità dei prodotti (e delle politiche sociali) che vuoi che io proponga alla mia clientela. Ecco perché, come diciamo nell’articolo, le scuse di Barilla sono state così tempestive e totali… Se il caso fosse rimasto in Italia temo che le cose sarebbero andate diversamente…

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