postato il 19 agosto 2011
Voglio divertirmi con voi a guardare alcuni spot gai che non vedremo mai sulle televisioni italiane, ma che dimostrano che la civiltà da qualche parte là fuori esiste.
Vi siete mai domandati perché su Rai Uno non fanno le pubblicità dei preservativi? E perché su Canale 5 se c’è uno spot dove compaiono degli omosessuali è solo per dare un’immagine di trasgressione? E Rai Due, Rai Tre, Rete 4, Italia Uno? Tutte le televisioni generaliste italiane lavorano per fissare gay e lesbiche negli stereotipi dell’ambiguo o del ridicolo. Perché? Forse la risposta è quella di sempre: viviamo in un catechismo catodico obbligatorio. O forse la questione è un po’ più complessa di così.
Ma stavolta non voglio mettere l’utile davanti al dilettevole. Con un po’ di suspense rimando l’analisi alla fine del post – lasciando che il filo sia interrotto, per una volta con vero piacere, da ottima e inedita pubblicità.
Il fine ultimo di uno spot è sempre quello di vendere qualcosa, conquistare il pubblico, farci divertire e attirare la nostra attenzione in pochi secondi. Ma come potrete constatare la differenza con la situazione italiana è netta: la maggior parte degli spot di cui i nostri canali vanno ghiotti diffondono il tormentone da bar, il piattume, la banalità, perché aziende e pubblicitari sono convinti di rispecchiare così il loro pubblico. All’estero più spesso ci sono pubblicità che stuzzicano la mente, fanno una battuta ironica e intelligente e, perché no, del buon cinema e un po’ di poesia.
Senza paura di includere l’omosessualità…
La scelta è vasta ma ho fatto una mia piccola selezione.
Cominciamo subito con i nostri amati preservativi. A quasi tutti piace fare sesso, non solo per riprodursi, e non c’è nulla di male. Usando i preservativi non si prendono malattie a trasmissione sessuale, da quelle appena fastidiose a quelle mortali (quindi decisamente fastidiose). Ne deduco che usare il preservativo sia cosa buona e giusta.
Sempre sui preservativi, da guardare fino in fondo perché ci sono gli errori degli “attori”…
Un’altra pubblicità che mi fa impazzire è questa della Hyundai. Che dire, qualcuno si rende conto che a volte le famiglie tradizionali sono tradizionali solo in apparenza.
Poi un’azienda piuttosto gay friendly… l’Ikea.
In Italia con i loro cartelloni sulla famiglia si sono tenuti. Qui molto meno:
Altro commercial aperto al mondo lgbt da parte di Ikea:
L’Egitto e dico l’Egitto, è più spiritoso di noi.
Le patatine Doritos poi sembrano non parlare d’altro.
All’estero si gioca con disinvoltura anche con i ruoli di genere.
Basta con questo mondo maschilista, invertiamo un po’ la situazione.
Ad invertire la situazione la Svizzera ci riesce ancora meglio.
1 2 3 4 5 6 7 8 9… gay! Te gusta?
Posso giocare con quello?… Volgare ma divertente.
Questa pubblicità della bibita Orangina la trovo geniale perché chi l’ha creata l’ha fatto per mandarti in tilt il cervello.
Questa della Levi’s mi ha conquistato: effetti speciali ed eleganza.
In Francia il Mc Donald’s non dà per scontato che tu sia etero.
Dopo questa boccata di creatività, torniamo in Italia e ai gay invisibili. Quindi è tutta colpa della Chiesa? No, il suo potere è grande, ma non abbastanza da intaccare il mondo della pubblicità. Non a caso si possono vedere ovunque spot dissacratori con santi calciatori che fanno miracoli sui palloni. E non solo perché il calcio in Italia è più sacro dei santi: quello di Sky infatti è solo l’ultimo di una serie di irreligiosi “consigli per gli acquisti”, che vantano nel nostro Paese una lunga tradizione di polemiche e vendite. Alcuni di voi ricorderanno i famigerati Jesus Jeans (“Non avrai altro jeans all’infuori di me”), che nel ’73 scomodarono addirittura l’analisi di Pier Paolo Pasolini – una lettura irrinunciabile.
Certo da Pasolini a Tiziano Ferro gli anni sono passati e le cose sono cambiate, anche se piano piano. Ormai i cattolici praticanti in Italia rappresentano una netta minoranza. Questo vuol dire che in massima parte gli italiani sono solo formalmente cattolici, cioè conoscono più o meno alcune cosette raffazzonate del catechismo, riconoscono madonne e arredi sacri, ma non vanno molto oltre. Se scherzate coi santi capiscono la battuta, e quelli che protestano faranno da cassa di risonanza alla vostra campagna – tutta esposizione mediatica gratuita. Lo spot così è trasgressivo, diverte, offende pochi e lo capiscono tutti.
Uno spot con protagonisti dei gay in Italia quanto e come verrebbe capito dal pubblico medio?
Una di queste pubblicità che abbiamo appena visto mandata in onda su Rai Uno alle 20 lascerebbe il suo inebetito pubblico con la forchetta a mezz’aria a chiedersi cosa stia succedendo, neanche un raggio traente alieno avesse trasportato fuori dalla finestra la nonnina con tutta la sedia a dondolo.
Ahimè, nell’anomalia italiana i gay sono associati agli anatemi della Chiesa e ai casi di cronaca nera, e comunque sono persone non tutelate dalla legge. All’estero possono sposarsi, adottare bambini, sono insomma in molti casi entrati a far parte a pieno diritto del tessuto sociale. Quindi con gli omosessuali, diventati una categoria di pari dignità rispetto alle altre, ci si può volendo giocare nelle pubblicità, anche in maniera politicamente non così corretta. Questo perché, laddove la politica nei loro confronti è corretta, una battuta è solo una battuta e non equivale a un attacco che getta ancora più nel buio una minoranza osteggiata. I gay in Italia, al contrario, sono ancora una categoria perdente. Nessuna azienda può essere interessata ad associare ai propri prodotti un testimonial percepito, anche a livello inconscio, come perdente. E anche quando queste vittime (di bullismo, aggressioni, insulti, discriminazioni) diventano invece vincenti (per esempio nella moda, nel mondo dello spettacolo) spesso continuano a suscitare avversione.
È una considerazione triste, lo so, I Will Survive ve la canto un’altra volta. L’italiano è di base omofobo, perché è stato subliminalmente e costantemente educato a esserlo. La maggior parte dei bambini cresce in contesti familiari, sociali e mediatici che, nel migliore dei casi, considerano l’omosessualità qualcosa di imbarazzante da affrontare o un argomento su cui fare battute. Per non parlare poi della confusione tra orientamento sessuale e identità di genere e del machismo imperante. Se escludiamo coloro che hanno una cultura più alta che media, per non essere omofobo nel nostro Paese devi aver fatto un percorso sdrucciolevole, remato contro corrente, che il più delle volte vuol dire aver sbattuto la faccia contro un figlio o un parente o un amico che ha scelto di vivere pienamente e con orgoglio la propria omosessualità.
E a pensarci bene il fatto che l’italiano sia di base omofobo lo sa anche la Chiesa Cattolica, responsabile in parte di questa situazione ma anche capace di sfruttarla come cassa di risonanza: ecco perché rompe tanto con costanti slogan antigay e grida lancinanti di dolore sulla fine della famiglia tradizionale, in qualsiasi occasione pubblica, ma ricorda poco (e solo se interrogata) che la masturbazione è per la loro dottrina un grave peccato, che il sesso prematrimoniale è sempre da condannare, etc. etc. Cardinali e compagnia bella sanno che i messaggi omofobi, a differenza di questi altri, verranno compresi e accettati come giusti, o almeno non così sbagliati. L’omofobia è il loro spot perfetto. E loro di pubblicità se ne intendono: ne fanno da 2000 anni con un discreto successo. Gesù lava più bianco!
E tutto questo non gli fa perdere poi tanto pubblico. Sanno che i cattolici spesso riescono a digerire ogni contraddizione, mettendo da parte tutto quello che non gli piace e prendendo quello che gli interessa. Lo fanno perfino i gay, restano comunque fedeli, semplicemente facendo finta di non ascoltare questi messaggi omofobi, così come già quasi tutti ignorano gli obblighi alla castità prima del matrimonio, a non commettere onanismo, a non usare il preservativo e tanti, tanti, davvero tanti altri.
Per ragioni simili l’attuale classe politica italiana ha imparato a usare la stessa tecnica. Qui l’anatema contro i gay distoglie l’attenzione dalle proprie manovre e dai propri peccati (privati e pubblici) e al contempo fa “branco” con un certo tipo di elettori contro una minoranza non tutelata, quindi attaccabile senza troppe conseguenze e dipinta come avida (di diritti in questo caso) e spesso ricca. I gay sono i nuovi ebrei, per i nuovi fascisti.
Il famoso cartellone dell’Ikea con due uomini semplicemente mano nella mano è risultato così, in questo panorama sconfortante, davvero inaspettato. È stato possibile perché 1) l’Ikea non è un’azienda italiana, 2) le sue campagne sono sempre molto originali, tanto da incorrere spesso in censure (“Portate i bambini all’Ikea. Ce li teniamo tra le palle noi”) e 3) la pubblicità in questione era inclusiva (“Siamo aperti a tutte le famiglie” significa “noi vendiamo con piacere i mobili anche ai gay”), basata su una realtà che i politici non vogliono vedere, ma che dei commercianti non possono ignorare: anche i gay mettono su casa insieme, e Ikea vuole che comprino i mobili da loro. Infine Ikea è un lovemark, cioè quei marchi che ami in ogni caso e che possono permettersi di uscire dai binari cadendo sempre in piedi. Se poi gli viene in mente un’idea così educativa, a noi fa solo che gioco.
Quindi se finora le tante argomentazioni psicologiche e sociologiche che abbiamo usato per spingere i politici a legiferare sui diritti dei gay non hanno avuto successo, provo quest’altra: chiedo per l’Italia il matrimonio tra persone dello stesso sesso e tutti i diritti agli omosessuali per avere finalmente anche da noi delle belle pubblicità.
Voglio divertirmi con voi a guardare alcuni spot gai che non vedremo mai sulle televisioni italiane, ma che dimostrano che la civiltà da qualche parte là fuori esiste.
Vi siete mai domandati perché su Rai Uno non fanno le pubblicità dei preservativi? E perché su Canale 5 se c’è uno spot dove compaiono degli omosessuali è solo per dare un’immagine di trasgressione? E Rai Due, Rai Tre, Rete 4, Italia Uno? Tutte le televisioni generaliste italiane lavorano per fissare gay e lesbiche negli stereotipi dell’ambiguo o del ridicolo. Perché? Forse la risposta è quella di sempre: viviamo in un catechismo catodico obbligatorio. O forse la questione è un po’ più complessa di così.
Ma stavolta non voglio mettere l’utile davanti al dilettevole. Con un po’ di suspense rimando l’analisi alla fine del post – lasciando che il filo sia interrotto, per una volta con vero piacere, da ottima e inedita pubblicità.
Il fine ultimo di uno spot è sempre quello di vendere qualcosa, conquistare il pubblico, farci divertire e attirare la nostra attenzione in pochi secondi. Ma come potrete constatare la differenza con la situazione italiana è netta: la maggior parte degli spot di cui i nostri canali vanno ghiotti diffondono il tormentone da bar, il piattume, la banalità, perché aziende e pubblicitari sono convinti di rispecchiare così il loro pubblico. All’estero più spesso ci sono pubblicità che stuzzicano la mente, fanno una battuta ironica e intelligente e, perché no, del buon cinema e un po’ di poesia. Senza paura di includere l’omosessualità.







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18 commenti
camilla says:
12 febbraio 2013 a 01:13 (UTC 2 )
Detesto IKEA, perché trovo faccia mobili scadenti e squallidi (per non paralre delle accuse di lavoro infantile). Ma non certo per la pubblicità. Comunque, so di andare controcorrente, ma secondo me una pubblicità del genere in tv nell’italiano medio scatenerebbe poco o nulla. Primo, perché messaggi di omosessualità latente ci son più o meno già in giro, e hanno creato una certa assuefazione. Secondo perché sono comunque pubblicità soft, allusive, e dalla televisione l’italiano medio accetta ormai di tutto o quasi. (Questo non vuol dire che nel momento di confrontarsi con un omosessuale in carne e ossa in ufficio, in casa o tra gli amici si manifesterebbe la stessa tranquilla indifferenza.) Chi urlerebbe a più non posso sarebbero la Chiesa e i suoi vari scagnozzi più o meno strumentali, quei politici che vanno al family day come andrebbero al bunga bunga. E da lì tutti a inzupparci il pane. Se invece la cosa passasse tacitamente, verrebbe accettata come tante altre.
Detto ciò, l’Orangina è geniale.
Principe Kamar says:
9 gennaio 2012 a 18:42 (UTC 2 )
Aggiungerei all’elenco l’ultimissima pubblicità francese della Renault Twingo che mi ha fatto scendere la lacrimuccia e il motto “i tempi cambiano.Twingo anche.” è stupendo:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=PMW1jHKgoUY
Comunque la Renault è molto gay friendly nel 2010 strizzò l’occhio alle Drag Queen:
http://www.youtube.com/watch?v=FdpjM3OeLSo&feature=relmfu
Yoghino says:
14 novembre 2011 a 10:47 (UTC 2 )
ricordate la vecchia pubblicità degli assorbenti andata in onda in italia?
c’era un ragazzo e una ragazza che si incontravano per caso per strada e dopo alcune romantiche occhiate arriva il ragazzo di lui e se ne vanno tenendosi per mano… era una bella pubblicità di almeno 10 anni fa… non l’ho trovata su youtube
valentina says:
17 settembre 2011 a 15:07 (UTC 2 )
Finalmente ho potuto vedere gli spot!
Il più bello è l’ultimo, quello del MC, mi ha ricordato uno spaccato del romanzo che ho scritto!
Bellissima anche quella dei Levi’s!
Alcune non le ho capite!
Marco P says:
23 agosto 2011 a 09:58 (UTC 2 )
I thought this was quite good:
http://www.youtube.com/watch?v=bJBLTnXu-iE
Matteo Marino says:
21 agosto 2011 a 13:11 (UTC 2 )
Una triste conferma: i gay sono i nuovi ebrei per i nuovi fascisti
“Via gay e stranieri per la formazione neofascista creata nel 2009 da Gaetano Saya”
http://www.repubblica.it/politica/2011/08/21/news/iscrizioni_partito_nazionalista-20687236/
primariegaye says:
20 agosto 2011 a 17:02 (UTC 2 )
Esistono decine di spot su you tube, abbastanza facili da reperire, sia commerciali, sia “pubblicità progresso” di associazioni glbt.
Due carini sono il marchio di bjorn borg:
http://www.youtube.com/watch?v=OLpfHNuhZbk
e le strepitose vecchiette portoghesi:
http://www.youtube.com/watch?v=5Op7INlzM5M-
Si potrebbe fare un bel concorso…
PS. Il link nell’articolo su Pasolini è attivo?
Matteo Marino says:
21 agosto 2011 a 00:08 (UTC 2 )
Grazie per le segnalazioni (dei video e tecniche!)
Il link dell’articolo di Pasolini aveva smesso di funzionare, l’ho ripristinato.
Comunque eccolo:
http://www.vogliosposaretizianoferro.it/wp-content/uploads/2011/08/pasolini_jeans_jesus.pdf
valentina says:
20 agosto 2011 a 12:34 (UTC 2 )
Purtroppo i video non posso vederli perchè sono al mare con la chiavetta.
Bel post come sempre ma una frase mi è rimasta impressa
“Se escludiamo coloro che hanno una cultura più alta che media, per non essere omofobo nel nostro Paese devi aver fatto un percorso sdrucciolevole, remato contro corrente, che il più delle volte vuol dire aver sbattuto la faccia contro un figlio o un parente o un amico che ha scelto di vivere pienamente e con orgoglio la propria omosessualità”
Io non ho nè amici (quelli di vecchia data) nè parenti orgogliosamente omosessuali. Questo vuol dire che appartengo a coloro che hanno una culura più alta che media? evidentemente si
E di questo ne vado fiera!
Per quanto riguarda gli spot ne so davvero poco, ma ogni volta che guardo la pubblicità di quella maccina dove ci sono i papà che aspettano i figli fuori dalla scuola, mi si apre il cuore, non solo per l’epilogo originale (il protagonista non aspetta il figlio chiavica ma la fidanzata!!!!) ma anche perchè ho la libertà di pensare che lui stia aspettando lui! E li mi scappa un sorriso!
E poi ce n’è un’altra, di un prodotto femminile, credo intimo dove ci sono due ragazze che ridono e si accarezzano. L’ho subito notata questa pubblicità ma non ricordo di cosa sia.
E per finire c’è quella storica dell’amaro averna (credo….!!) dove quel gruppo di amici doveva tirare su la jeep dal dirupo. L’ho sempre apprezzata perchè finalmente non c’era presenza alcuna nè di fimminazze nè di picciriddi chiaviche XD
clockwork says:
20 agosto 2011 a 12:05 (UTC 2 )
da credente non riesco ancora ad accettare che le pubblicità blasfeme sui “santi giocatori di calcio” vengano accettate senza problemi e ci sia ancora gente che discute per il manifesto dell’ikea o simil… perchè in italia non si riesce mai ad indignarsi per i motivi giusti?
Steve says:
20 agosto 2011 a 12:50 (UTC 2 )
perché gli italiani e le italiane non sono cattolici che di facciata. Avvenire ha criticato con un certo ritardo sky, perché sa di non dover stare al gioco, ma non può neppure tacere e basta. Le gerarchie sanno di avere potere politico ed economico, ma non sociale: nessuno le segue più e chi le segue è davvero “inservibile” culturalmente.
E’ un gioco di rendita: così potranno andare avanti altre decine di anni mentre completano il trasferimento al sud del mondo per scontrarsi con l’islam.
Intanto però a nessuno conviene che gli italiani e le italiane facciano progressi culturali, combattendo razzismo omotransfobia e intolleranza: sono argomenti così facili per indurre al voto…
andrea says:
20 agosto 2011 a 05:49 (UTC 2 )
http://www.youtube.com/watch?v=QGJuMBdaqIw&ob=av3e
andrea says:
20 agosto 2011 a 05:35 (UTC 2 )
http://www.youtube.com/watch?v=jydx568sSvU&feature=related
questa anche è adorabile
Andrea Bordoni says:
20 agosto 2011 a 08:21 (UTC 2 )
Ahahaha sì divertente. È la parodia di quella originale della Mc Donald’s.
Steve says:
20 agosto 2011 a 00:34 (UTC 2 )
Un’amica ci segnala questo interessante spot lesbico, trasmesso per pochissimo sui palinsesti Rai e Mediaset … e immediatamente eliminato.
Enjoy!
Andrea Bordoni says:
19 agosto 2011 a 20:45 (UTC 2 )
Un ringraziamento speciale al Perrito che mi ha fatto conoscere gran parte di questi spot. Senza di lui questo post non esisterebbe.
Lui è un segugio di spot gay su internet!
Un bacio.
Steve says:
19 agosto 2011 a 13:59 (UTC 2 )
IMHO, l’immagine media dell’omosessuale in Italia non è tanto perdente, quanto repellente. Le statistiche stanno li a dimostrare che gli italiani e le italiane non hanno nulla contro i gay (e le lesbiche e i trans) finché non “ostentano” – ovvero finché non se li trovano vicini sull’autobus, o al ristorante: lì una carezza o un bacio è ostentazione, quindi da rifiutare.
Per questo la Barilla non fa un scenetta con una coppia gay o lesbica: diventerebbe immediatamente la pasta dei froci e on venderebbe più un rigatone. Stessa cosa per gli ebrei o i neri: vi siete chiesti perché non si vede mai – MAI – in pubblicità una scenetta familiare in cui un membro indossa una kippà o uno degli invitati è un nero? Semplicemente perché gli italiani e le italiane sono di “media” razzisti e antisemiti.
Gigetto says:
19 agosto 2011 a 12:38 (UTC 2 )
Quella della Levi’s è troppo bella. Io voto quella. E seconda la svizzera, wooof!