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La prima volta che sono venuto

postato l’11 luglio 2011

Ero un po’ in ritardo con i tempi. I miei amichetti avevano già iniziato l’attività preferita della pubertà, quando io ancora andavo a caccia di farfalle, letteralmente. Poi però, scoperto di cosa si trattasse e imparate le basi, mi sono rimesso in pari velocemente.

No, non c’è nessun simpatico doppio senso in agguato: sto parlando proprio della masturbazione. E della prima volta che sono venuto.
Se cerchiamo un punto di unione tra uomini gay e uomini etero, un minimo comune denominatore, ebbene eccone uno a prova di bomba: aprite questo discorso tra un gruppo di maschi e, a prescindere dal loro orientamento sessuale, ognuno avrà una storia interessante e molto ricca di particolari da raccontare. Non c’è più differenza. Magari cambiavano le fantasie, quello sì, ma la pratica era per tutti la stessa: tu, il tuo pene, la tua mano, una squadra affiatata a cui rimanere fedele per la vita…

Quasi tutti i maschietti hanno il ricordo di giovanili masturbazioni di gruppo. Ti pare che anche Tiziano Ferro non ne abbia? Sarei curioso di conoscere come andò, lì a Latina, probabilmente. Nel frattempo vi racconto la mia esperienza.
La prima volta che sono stato messo di fronte a questa cosa avevo circa undici anni. Stavamo a un campeggio a Ladispoli. Un mio amichetto mi incuriosì tantissimo quando mi disse: «Vieni in questo boschetto, ci sono gli altri che si toccano e possiamo farlo anche noi. C’è pure uno più grande che viene!». Claudio aveva tredici anni, era tronfio e pieno di sé perché era l’unico che veniva. Non usavamo questo termine, naturalmente, ma uno molto più sconcio che lascio alla vostra immaginazione. Tutti gli altri si toccavano, si toccavano convinti che fosse cosa buona e giusta, ma nessuno sapeva dove andare a parare. Il problema è che non potevi stare a guardare Claudio mentre lo faceva perché, cito: «Mi sconcentro». Così dovevamo correre quando ci chiamava contento perché aveva finito e vedevamo solo dell’umido sull’albero e per terra. Mah, non mi era tutto chiaro. Quell’estate la pratica rimaneva per me ambigua e dalle finalità irrisolte. L’unico punto di arrivo, l’unica sicurezza che da lì in poi non sarebbe più traballata era: «Masturbarsi è fantastico».

A settembre, tornato a Roma, mi chiudevo molto spesso in bagno a praticare, con un simpatico libro di barzellette erotiche illustrato. Mi impegnavo a lungo e mi divertivo davvero ma non arrivavo mai a nulla, il finale era sempre lo stesso: mia madre che bussava arrabbiata alla porta del bagno e diceva: «Andrea, è un’ora che stai lì dentro!». Passavano i giorni, le settimane… nulla.
Poi però qualcosa cambiò. Ero solo in casa, e decisi che quel giorno avrei cominciato a masturbarmi… e lo avrei fatto per sempre. Non mi sarei mai più fermato, poteva succedere qualsiasi cosa, genitori che rientravano, un terremoto che buttava giù il palazzo… nulla mi avrebbe interrotto. Fu lì che successe.
Niente di tanto letterario e metaforico, non fu come la descrizione della prima volta di Yukio Mihima, davanti alla riproduzione del San Sebastiano di Guido Reni in un libro d’arte – quattro pagine del suo Confessioni di una maschera, da 38 a 41 –,  e nemmeno una traccia dei suoi sensi di colpa sadomasochistici. No. Per me: l’immagine preferita del mio libro di testo, che consisteva nel disegno (sia lode all’ignoto autore) di un uomo dal pene spropositato all’inseguimento di una donna con le tettone (questa seconda parte per me irrilevante) mista a un flash del bellissimo padre del mio amico del piano terra che mi sorrideva malizioso… e venni! Dappertutto. Naturalmente, non aspettandomi nulla del genere, non avevo puntato da nessuna parte in particolare.
Fu un tripudio con me che sorridevo, con il cuore pieno di gioia. Era quello lo sperma, che bello, avevo voglia di correre e saltare e invece rimanevo là con un sorriso ebete a guardarmi le mani bagnate.
Non avevo voglia di pulire, volevo godermi la vittoria del mio primo godimento.

Nei mesi successivi divenni un professionista, tanto da diventare d’esempio e da sprone anche per cuginetti e amici del catechismo.
A questo proposito, a catechismo un giorno l’insegnante tirò fuori il discorso, preso alla larga e con una terminologia quasi completamente a noi sconosciuta, ma per la prima volta calamitò la mia attenzione. Non mi ricordo bene cosa mi disse, e a dire la verità non mi ricordo neanche se l’insegnante fosse una donna o un uomo (diciamo che ho rimosso quasi tutti quegli insegnamenti minacciosi che mi facevano sentire sbagliato qualsiasi cosa facessi, soprattutto se avevo un pensiero originale… ho rimosso tutto del catechismo come se avessi subito un trauma). L’unica cosa che mi ricordo è che parlò di semini che c’erano nel liquido seminale e che se ci toccavamo questi andavano sprecati ed era peccato, un grosso peccato. Non smisi di masturbarmi, ma per un periodo esaminai in modo compulsivo il prodotto della mia attività alla ricerca di quei semi, nella paura che andassero persi. Mi ero convinto che i semi sarebbero dovuti essere ben visibili perché mi ispiravo alla lezione di scienze in cui avevamo visto un uovo gallato che conteneva un piccolo pallino nero. Così, quando per caso in ciò che avevo prodotto finiva qualcosa, come una micropallina del maglione di lana che indossavo, pensavo: eccolo là, ho sprecato un bambino pure oggi. Una volta mi venne pure il desiderio di conservare il tutto e portarlo all’insegnante di catechismo, magari sapeva come recuperare. Lo pensai seriamente, senza assolutamente la malizia che ci metto oggi per raccontarlo. Ma fortunatamente non lo feci. E nel crescere mi entrò ben in mente il detto che avevo leggermente modificato per l’occasione: «È inutile piangere sullo sperma versato», anzi un bel sorriso.

Concludendo, se questo fosse un post sul gelato italiano finirebbe con me che dico “E ora tutti a mangiare un bel gelato cioccolato e pistacchio!”. Se fosse sui ristoranti cinesi “Vai coi ravioli al vapore e riso alla cantonese!”… ma è un post sulla masturbazione, fate voi.

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20 commenti

  1. Venus says:

    Anche io quando ero “alle prime armi” facevo come David( ma in camera mia, sul letto, e facevo quel movimento mettendo una mano sotto)! E non sapevo nemmeno bene cosa stessi facendo :D Però ricordo che a quei tempi per me la masturbazione era ancora un gesto meccanico, quasi completamente sconnesso dall’immaginazione. Ricordo solo che era verso la terza media, in TV c’erano i Pokemon, ma io stavo pensando a qualche mio amico. E anche io ebbi paura che mia madre si accorgesse delle mutandine sporche :D che ricordi :)

  2. il_picciotto says:

    Non mi ricordo l’età esatta, saranno stati 11 o 12 anni… però ero sicuramente:
    - chiuso nel bagno di casa dei miei nonni
    - con l’ausilio di una foto in bianco e nero di una Sofia Loren giovanissima in topless su una rivista settimanale tipo Oggi o Gente (il Postalmarket l’ho scoperto poco dopo…)
    - e alla fine mi sono pulito con la carta igienica che “offriva la casa”, che era profumata alla camomilla.
    Morale della favola: quando mi è ricapitato di sentire un profumo simile a quello di questa carta igienica ho avuto erezioni istantanee e violentissime. Effetto madeleine. :D
    (…ah, e però adesso se vedo Sofia Loren con le tette al vento non mi fa nessun effetto).

    1. Steve says:

      :) ho sempre saputo che la storia della masturbazione è come la Recherche proustiana: perdersi nel proprio flusso ;) di coscienza e ripescare luoghi esperienze visi. Insomma storie.
      Ci sono delle belle scene di Fellini in Amarcord sulle masturbazioni di gruppo e su “La Gradisca” come eroina del romanzo erotico dei garzoni romagnoli. Poetico e bellissimo.

      Solo una domanda: ma la Loren non ti fa effetto perché ormai ha una certa età? anche se credo che le sue tette rimarranno così fino alla fine dell’universo…;)

  3. Emi says:

    Che dire … il meraviglioso mondo maschile!
    Quasi quasi mi viene l’invidia del pene.
    Se questo post lo avesse scritto una donna forse si sarebbe intitolato “La prima volta che ho finto di venire” sicuramente più facile da ricordare… e Postalmarket solo una rivista in cui scegliere il reggiseno per quando finalmente crescono le tette.

    1. Daniela F. says:

      Il concetto di invidia del pene l’ha inventata un misogino squilibrato con gravi problemi di relazione con la madre, che proiettava sui propri pazienti la stragrande maggioranza delle proprie fissazioni e nevrosi. Parlo ovviamente di Freud…

      Le donne, è dimostrato, hanno orgasmi più complessi, sfaccettati e intensi degli uomini, quindi anche ammesso che si volesse invidiarli per motivi che scavalcano Freud, sarebbe comunque un controsenso. Detto questo, avrei anch’io un’immensa curiosità di essere maschio per un pò, giusto per vedere cosa si prova… ma questo, credo, è diverso. Andrea poi ha scritto un post praticamente poetico, quindi ha creato un dolce alone di mito attorno a un passaggio di crescita tipicamente maschile.

      Perché le donne non parlano altrettanto apertamente di masturbazione? Certamente sono rare le ragazzine che hanno ricordi simili a quelli di Andrea, anche se a me è capitato di condividere esperienze di masturbazione con delle amiche quando a malapena sapevo cosa stessi facendo. Ricordo poi che ne parlai a mia madre (beata innocenza!) e lei quasi svenì dall’imbarazzo. Avrà pensato: “Oddio, ecco… mia figlia è una ninfomane e farà la prostituta!” (eppure sto parlando di un’ex sessantottina!). Per le femminucce la masturbazione rimane sempre un argomento tabù, mi pare. Come mai? Agli uomini, credo, non invidiamo il pene, ma la libertà.

      1. Andrea Bordoni says:

        Bellissimo commento Daniela, davvero lucido.
        E dato che non ne ho parlato ancora mai apertamente ma considero un po’ la lotta (infinita) della donna e del femminismo contro la nostra società machista simile al percorso che gli omosessuali stanno facendo e dovranno fare, il tuo finale mi ha dato un brividino multiplo. Non so, ma forse ho provato qualcosa simile all’orgasmo femminile? hahahaha

        1. Daniela F. says:

          Caspiterina! Onorata di averti dato questo… frisson! :-) Anche tu qualche sensazione “svolazzante” ogni tanto me l’hai data: ti leggo da un paio di mesi (anche senza commentare) e non cessa mai di stupirmi quanto tu riesca sempre a scrivere cose non solo molto incisive, commoventi e simpatiche, ma anche molto generose nei confronti dell’altro.

          Comunque è come dici tu, i percorsi fatti dalle donne e dagli omosessuali sono assolutamente paralleli. Donne e omosessuali hanno anche spessissimo gli stessi nemici (patriarcato, chiesa, conservatorismo, ecc). Contribuire a facilitare le battaglie di entrambe le categorie equivale semplicemente a occuparsi di diritti umani. Non per nulla le ONG che si apprestano ad aiutare i paesi in via di sviluppo, per prima cosa mirano ad occuparsi dell’emancipazione delle sue donne, la cui liberazione va a braccetto con quella degli omosessuali (fateci caso, tutti i paesi più “femministicamente avanzati” sono anche quelli dove i gay hanno più diritti).

  4. lollo says:

    Le prime pugnette credo di averle fatte con un programma che presentava esibizioni di vario genere tipo giochi di prestigio, canzoni ammiccanti e sussurrate tipo “je t’aime moi non plus” e si concludeva con uno striptease integrale (sulla rai ai tempi, era qualcosa di sconvolgente). Era “Il cappello sulle 23″ (il titolo già dice qualcosa). La prima volta che lo vidi, a malapena capivo come funzionava tutta la questione, e ricordo che provai un discreto senso di piacere.
    Dopo alcune puntate (quando riuscivo a rimanere solo) era sempre una attesa abbastanza spasmodica che finisse l’inutile gioco di prestigio, e si arrivasse al sodo…si fa per dire :)

  5. Luko says:

    Io ricordo tutto benissimo, invece! Senza entrare nei particolari ricordo che accadde l’estate dei miei 10 anni! Già prima avevo avuto qualche istinto, spinto anche dai miei compagni di scuola, e poi per caso un giorno mi ritrovai a trastullarmi ahahah. Fu una bella sensazione, devo dire, la ricordo con molta tenerezza!

  6. Marco P says:

    It’s hard to remember the very first time, one thing is for sure, it was probably the most exciting “discovery” of my boyhood…

    http://www.youtube.com/watch?v=U4HpPa8F6Zk

  7. sookie says:

    …”è fare l’amore con qualcuno che amo” citando Woody Allen!

    1. Andrea Bordoni says:

      E anche: “La cosa che amo di più della masturbazione è il dopo: le coccole”.

      1. sookie says:

        Uaaaahhhhhhhh!!!!! Geniale

  8. Purnio90 says:

    Mah io a dire la verità sul tema non ho delle grandi storie da raccontare. Non ricordo né quando né come è stata la prima volta che mi sono masturbato, probabilmente perchè ho iniziato molto presto. Ricordo benissimo la prima volta che ho provato un orgasmo (se così si può chiamare) perchè è stata una cosa assolutamente non voluta e completamente inaspettata. Avevo circa sei anni e ‘il colpevole’ è stato il mio innocente gesto di cavalcare il braccio del divano per giocare. Non ho idea di come ci riuscii, anche perchè ovviamente ero vestito (e anche pesante) ma mi spaventai anche, perchè sentii una sensazione stranissima…e mi misi a piangere. In qualche momento della mia infanzia devo aver iniziato a masturbarmi intenzionalmente e la prima volta che sono ‘venuto’, intorno ai 12 anni, è stata invece più drammatica. Facendo zapping trovai un film a luci rosse su qualche canale del vecchio TELE+, la cosa mi ‘rese felice’ e conoscendo le abitudini dei miei famigliari decisi che potevo ‘peccare’ in santa pace. Il problema è che non mi aspettavo ‘i semi’, cosa che mi obbligò ad andare in bagno. Avete presente come devono fare le spie? Controllare se il campo è libero. Fare due metri e gettarsi dietro al cespuglio. Fare altri due metri e nascondersi dietro la colonna per poi strisciare via a gattoni. Ecco, più o meno. Ma il meglio è stato quando, essendomi dimenticato aperta quella maledetta porta, mia nonna entrò proprio mentre ero al culmine. Entrò dicendo “Ti ho fatto il pani…” e poi “Spurcaciuuuunnnn” e se ne è andata xD

  9. Gigi says:

    Credo che Postalmarket sia un must! Almeno per la generazione nata negli anni 80 con uno sviluppo sessuale che iniziava negli anni 90, quando il web non esisteva ed era impossibile procurarsi giornaletti porno. E’ incredibile poi come la prima sega non si scordi mai, un po’ come il primo bacio. Eppure all’inizio non sei pienamente consapevole di cio’ che stai facendo, cioè, almeno a posteriori questo è quello che ricordo. Scrissi qualcosa anche io tempo fa, qui: http://bloginpillole.blogspot.com/2010/08/piccoli-uomini-crescono.html

    ehhh bei tempi quelli…

  10. Federico says:

    hahahaa :D è stato… strano! :)

  11. Luke says:

    Postalmarket.
    Quanti ricordi!
    Fu così che successe.
    Sezione intimo. Femminile.
    E molti amici mi han detto di aver avuto lo stesso libro di testo, sezione intimo maschile.
    Perciò hai ragione Andrea: la masturbazione ci accomuna tutti!
    E anche un po’ Postalmarket, che sia benedetto.
    Esiste ancora oggi il meraviglioso catalogo che mia nonna lasciava insieme alle altre riviste guardacaso nel bagno? :-)

    1. Steve says:

      Postalmarket era una pubblicazione porno! (sezione intimo maschile! oddio che pacchi da paura!)
      e poi TV Sorrisi e canzoni e l’enciclopedia “Oceani” di Jacq Cousteau con un uomo disegnato ignudo per confrontarlo con il delfino.
      Oddio!!!!!!

    2. paolo says:

      esiste esiste pure on line adesso :D http://www.postalmarket.it/

      obbiettivamente è stato una rivelazione!!! oltre che un aiuto indispensabile :D

  12. David says:

    Io la prima volta che sono venuto non ho usato le mani.
    Già prima che producessi sperma, mi piaceva molto masturbarmi, com’è normale, ma ero un bambino timido, perciò non avevo appreso dai miei amici l’arte della masturbazione.
    Ero un completo autodidatta.
    Mi chiudevo in bagno, mi sdraiavo a terra a pancia in giù, e cominciavo a fare lavoro di bacino, strusciandolo sul pavimento o facendo su e giù come se mi volessi fottere le mattonelle.
    Era straordinariamente piacevole.
    Anche se non venivo, arrivavo all’acme e provavo una sensazione simile al venire; senza polluzione, naturalmente.
    Spesso usavo la mia fantasia (già piena di uomini nudi), alcune volte cercavo su Sorrisi e Canzoni la foto di qualche attore scamiciato o qualche pubblicità eccitante.
    La mettevo di fronte a me, incrociavo le mani sotto il mento, e ci davo dentro.
    PIccolo particolare, non mi toglievo le mutande.
    La prima volta che successe, quindi, sentii che arrivavo all’acme, ma cento volte più intensa del solito, e dentro di me si è aperta come… come dire… come una diga. Fu entusiasmante, e al tempo stesso spaventoso.
    Non sapevo se doveva essere così.
    Scattai in piedi, corsi ad ispezionarmi…
    Le mutande erano ovviamente compromesse.
    Spaventato all’idea che mia madre nel lavarle le esaminasse, mi sgridasse o mi mettesse in imbarazzo chiedendomi spiegazioni, le sciacquai per bene e le infilai di soppiatto in lavatrice.
    Quanto a me, nessuna foto accompagnò la prima volta che sono venuto. Ero completamente concentrato sulle mie fantastiche fantasie, e purtroppo non ricordo più quale fu “the big one” :-)

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