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L’omosessualità spiegata ai calciatori

postato il 12 luglio 2012

 

L’ultima è di Francesco Totti che intervistato dice: “Io rispetto l’omofobia”. Una gaffe in buona fede, dato che in realtà intendeva il contrario, cioè che rispetta l’omosessualità. Tanto che dopo aggiunge che voleva andare contro Cassano: “Rispetto la gente che vuole fare quella cosa“.

Meglio, ma non certo quello che si dice politicamente corretto. E il Capitano della Roma, come afferma nel video, una domanda sull’argomento se l’aspettava: figuriamoci se lo prendevano di sorpresa!

 

 

Se il video di Totti può anche far ridere, ultimamente vere affermazioni contro i gay da parte di noti calciatori ci sono state e molto pesanti.  Come forse saprete, Cassano ci tiene che ci chiamino “froci” per amore di semplicità (“Parla con parole povere” dice al giornalista in questo video), e spera fortemente che in nazionale non ce ne siano. “Se penso quello che dico…” è l’illuminante lapsus con il quale il calciatore comincia a insultare i gay. “Se penso quello che dico…”. Preambolo sublime che consola ogni gay e ogni persona intelligente riguardo alle sue teorie e ai suoi sproloqui. La cosa più fastidiosa restano le risatine dei giornalisti compiacenti.

UPDATE del 20 luglio 2012: Dopo un’inchiesta disciplinare per dichiarazioni discriminatorie alla stampa durante gli Europei (Art. 11bis del Regolamento disciplinare), la Commissione Disciplinare e di Controllo UEFA ha infilitto a Cassano una sanzione di 15mila euro per questo episodio.

O ancora Mauricio Zarate che ha risposto su twitter a un tifoso, che gli scriveva: “Sei una pippa vattene da Roma”, con un altrettanto elegante: “Con quella foto e normale che sei un froccio!” (proprio così, col verbo essere senza accento e con due “c”). Il tifoso aveva l’immagine di Totti con in mano la coppa del mondo.

E non ci dimentichiamo di Damiano Tommasi, il presidente dell’Associazione Calciatori Italiana, che recentemente consigliò a tutti i calciatori di non fare coming out perché poi ci sarebbero imbarazzi negli spogliatoi, mentre per lui, evidentemente, se sei gay e fai finta di non esserlo il problema non c’è.

C’è chi si indigna perché persone che si esprimono in questo modo rappresentano l’Italia guadagnando milioni e raggiungendo microfoni mentre, ad esempio, agli scienziati italiani che hanno contribuito alla scoperta del bosone di Higgs questo governo ha tagliato i fondi. Ma io voglio andare oltre.

Ammetto di essere uno dei pochi in Italia che quando sente la parola “calcio” pensa come prima cosa all’elemento chimico che fa bene alle ossa. Eppure eccomi qui, mi offro volontario per una lezione base, gratuita, a tutti i calciatori milionari che in Italia hanno bisogno di una scuola serale anti omofobia.
Il corso dovrebbe essere obbligatorio per tutti questi sportivi che hanno passato la vita ad allenarsi a correre veloce, apparentemente lontano dai libri e dalla cultura, ma non si può costringere nessuno, quindi possiamo solo sperare nella loro buona coscienza, e per evitare imbarazzi salto l’appello e vado subito al dunque.

Cassano, Zarate, fate attenzione! No Totti, non puoi andare in bagno, ora cominciamo…

Non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Allo stesso modo in cui NON tutti i gay sono sensibili e colti come vuole il luogo comune, così non tutti i calciatori devono avere per forza pregiudizi omofobi (ad esempio il ct della nazionale Cesare Prandelli che invita i giocatori a fare coming out, Diego Milito che è d’accordo con lui e Claudio Marchisio che è favorevole ai matrimoni gay) e non tutti hanno per forza poca dimestichezza con la lingua italiana, come appare da molte interviste.
Voglio però fare un esperimento. Invece di spiegazioni dettagliate e documentate (che potete trovare in abbondanza su questo blog), indirizzerò a te, calciatore, alcune semplici definizioni da mandare a memoria, per toglierti dall’impaccio se qualche giornalista ti mette in difficoltà, o suggerimenti facili facili. Proverò a esporre alcuni concetti con un linguaggio “da intervista di calciatore”, adatto ad alcuni di voi. Con parole povere, come dice Cassano.

Lezione 1. Le parole sono importanti

GAY: è lo stesso di omosessuale. È un maschio che gli piace di fare sesso con un altro maschio e innamorarsi di un altro maschio. Succede. A te non ti piace, lo sanno tutti. Non lo devi dire in continuazione! Se ti fa un po’ schifo, che vuoi toglierti dalla mente l’immagine di Cecchi Paone che bacia un altro maschio che c’ha il pisello pure lui, puoi dire al limite: “È un fatto privato e tutti hanno diritto di amare chi vogliono”. Se non ti fa schifo e c’hai pure parlato una volta o due con uno che gli piacciono i maschi, allora puoi dire: “Non credo che sia un problema e tutti hanno diritto di vivere la loro vita liberamente”. Se poi sei convinto che tutti gli uomini e le donne dovrebbero avere gli stessi diritti (bravo!), puoi addirittura dire: “Sono favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, è un diritto umano, e l’Italia non può permettersi di perdere questa partita”.

Cose da non dire: “È un problema loro!” oppure “Basta che mi stanno lontani” o “Finché uno fa il maschio allora va pure bene…” o “Basta che non ostentano”. Non usare proprio mai la parola problema. Non dire “Il problema dell’omosessualità”. Significa che l’omosessualità c’ha per te qualcosa che non va. Il problema invece ce l’ha chi c’ha l’omofobia (vedi sotto).

Soprattutto, non dire MAI queste parole: frocio, culattone, busone, invertito, pervertito, piglia in culo, deviato, diverso, pederasta, succhiacazzi, rottinculo, sodomita, depravato, arruso, bardassa, bardascia, buzzarone, buggerone, peppia, ricchione, checca… eccetera. Le prime parole che ti vengono in mente per definire un omosessuale sono tutte sbagliate. Non si dice e basta! Devi usare solo “gay” e “omosessuale”, per le donne se vuoi puoi dire “lesbica” (ma senza storcere la bocca, mi raccomando). Facile no? Devi imparare solo tre parole e puoi liberare la mente da una trentina di termini, così fai lo spazio anche a nuovi concetti.

Lezione 2. Il mondo è bello perché è vario

LESBICA: stessa cosa di omosessuale, ma femmina. È una femmina che gli piace di fare sesso con un’altra femmina e innamorarsi di un’altra femmina. No! Non cercano il maschio per farlo in tre! No,  non dirlo! Non dire che ti piacciono le lesbiche! Ripeti esattamente le stesse cose che ti ho spiegato per i gay. Tranquillo, potrai continuare a guardare i porno. E se ti viene da renderti conto che le lesbiche come nei porno che aspettano solo te che gli salti addosso non esistono in natura e sono solo fantasie per etero, ti sembrerà triste, ma stai facendo progressi.
Come dici tu laggiù? Ma sì, che mi importa, puoi continuare a farlo in tre. Sì, anche pagando. Non è questo il punto!

BISESSUALE: un maschio o una femmina che gli piace di fare sesso anche con altri maschi o altre femmine. Di’ le stesse cose di gay! No, no, qua nessuno è confuso. Esiste una cosa che si chiama scala di Kinsey… no vabbè troppo complicato per le prime lezioni. Basta che sai che i bisessuali ci stanno e possono vivere felici e contenti come tutti innamorandosi di qualcuno del loro stesso sesso o dell’altro. Sì, stai cominciando a capire. Essere gay, lesbiche, bisessuali, ha a che fare tanto col sesso che con l’amore.
Ci sono anche delle teorie che sostengono che di fondo siamo tutti bisessuali.
No, le teorie non dicono: “Tranne i calciatori”. Sì che ne sono sicuro.

Amanda Simpson, dopo aver lavorato nell’industria aeronautica ed essere stata istruttrice di volo, è diventata la prima transessuale a ricoprire l'alta carica di consigliera del Dipartimento del Commercio, per Obama

TRANS, TRANSESSUALE. Chi sa cos’è una transessuale alzi la mano. Accidenti quante mani alzate. Prima di darvi la parola vi dico una cosa. Le transessuali non sono prostitute. Alcune fanno le prostitute, come alcune donne fanno le prostitute, così come alcuni uomini battono. Detto questo, ripeto: chi sa cos’è una transessuale alzi la mano. Nessuno? Ve lo dico io. Sono persone da rispettare come chiunque altro.

Ti basta sapere questo ma se vuoi sapere come comportarti, guarda bene a chi stai parlando. È vestito da donna e dice che è trans? Allora devi parlagli proprio come a una donna. Anzi parlarLE. Proviamo piano piano a usare anche la giusta grammatica. Se è vestito da uomo e dice che è trans devi parlargli come a un uomo. Uguale uguale. Questo è fondamentale!

Una trans è un maschio che vorrebbe essere una femmina, un trans è una femmina che vorrebbe essere un maschio, e se vogliono possono fare un’operazione per diventarlo. No! Non è la stessa cosa di gay o lesbica. Non è che i maschi che gli piacciono i maschi di solito si sentono o vogliono diventare femmine. Gli piace il loro corpo di maschi e gli piace pure quello degli altri. Questo non vuol dire che i maschi che vogliono diventare femmine (o viceversa) meritano meno rispetto. Come dice Agrado di Tutto su mia madre: “Una è più autentica quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa”.

Lezione 3. Sembra uguale ma è diverso

OMOFOBIA, OMOFOBO: Totti, qua ti voglio bello concentrato! L’omofobia è quando a uno gli fanno tanto schifo i gay e le lesbiche, che può addirittura arrivare a menarli se è manesco (si dice transfobia per le persone transessuali). Se uno è omofobo non gli sta proprio bene che ci stanno gay, lesbiche e bisessuali. È contro il matrimonio degli omosessuali e vorrebbe che si nascondono tutti e che si fanno curare, e non gli importa che gli scienziati dicono che non è una malattia. Se tu sei d’accordo con queste cose, allora almeno, santissimo Tiziano Ferro, NON lo devi dire, perché è come se tu sei d’accordo con chi gli stanno antipatici i neri perché sono negri o gli ebrei perché sono ebrei. È brutto. Fidati.

COMING OUT: è quando che uno che è gay o è lesbica o è bisessuale, lo dice a chi non lo sapeva. Può dirlo agli amici, può dirlo a mamma, papà, fratelli e sorelle. Può dirlo anche ai compagni di squadra. Se un compagno di squadra ti dice che è gay, allora sta facendo coming out, che vuol dire “uscire allo scoperto”, dichiararsi. Non devi rispondergli cose tipo: “Basta che non mi tocchi il culo, sono fatti tuoi!”, neppure cose come “Fatti curare, da uno bravo!” oppure: “Te l’organizzo io un appuntamento con una che tira su pure i tubi innocenti”. Basta che dici esattamente queste parole facili da ricordare: “Sono contento che tu me l’abbia detto. Per me non fa differenza. Spero che tu sia felice”.

FARE OUTING:  è quando che tu sai che uno è gay o è lesbica o è bisessuale e lo vai a dire in giro, ché lui non vuole. Non si fa. Tu non farlo. Tutto qui. Come dici? I giornalisti spesso scrivono outing pure quando che è invece coming out? Bravo che te ne sei accorto! Non solo i calciatori a volte sottovalutano l’importanza delle parole.

Quando qualcuno dice o scrive outing al posto di coming out io provo questo:

Lezione 4. Veri maschi

Anche i maschi che gli piacciono altri maschi (i gay) possono essere sportivi e “virili”. Quindi non è detto che un tuo compagno di squadra non è gay solo perché gioca bene. È gay il rubgysta gallese Gareth Thomas, la star del basket John Amaechi, il lottatore Shad Smith, il calciatore Anton Hysén e molti altri.

E adesso ti svelo una cosa sorprendente. Una persona civile si dichiara a favore dei pari diritti per i gay anche se è etero! Come gli uomini civili si sono schierati a favore dei pari diritti per le donne anche se non erano donne, come i bianchi lo fecero per i neri e così via, di capitolo in capitolo di esemplare storia. Dichiararti a favore di gay, lesbiche e trans non ti rende gay, lesbica o trans; ne è fulgido esempio l’ex rugbista inglese Ben Cohen, bello, aitante, etero e attivista a favore dei diritti lgbt, contro la violenza omofobica e il bullismo scolastico. E sai una cosa? Alle donne questo piace. Il fatto che Ben sia clinicamente sordo è poi una riprova, per te, calciatore nostrano, che non c’è peggior sordo di chi certe cose non vuole proprio sentirle.

 

Ben Cohen, ex rugbysta britannico fondatore di StandUp, organizzazione no-profit in supporto alle vittime di bullismo omofobo

Lezione 5. La saponetta che scivola nella doccia

Ironico manifesto per reclutare nuovi giocatori nel Muddy York Rugby Football Club, squadra della comunità gay di Toronto

Se uno è gay non è detto che ti si voglia fare a tutti costi. Non sopravvalutare il tuo appeal. E in ogni caso anche se un uomo ti dovesse fare delle avance puoi dire semplicemente: «Sono lusingato, ma no, grazie, sono etero». Se poi lo dici, che sei etero, ma non lo sei (può darsi che non lo ammetti neanche con te stesso), questo è un altro problema: si chiama imparare a conoscersi. Comincia subito, non è mai troppo tardi.
Se sei etero e hai paura di venire stuprato contro la tua volontà solo perché dai le spalle a un gay, vedi ad esempio la teoria del chinarsi per raccogliere la saponetta che scivola nella doccia, non hai molto chiaro come funziona il sesso anale, oppure sei fidanzato con una pornostar professionista e dalla ricca carriera. Ma poi, dico io, se sei omofobo e credi in certe favole, perché non usi il bagnoschiuma.

Lezione 6. Se sei gay…

A parte i pettegolezzi, è statisticamente certo che ci sono gay nel calcio italiano.
Sei un calciatore e sei gay? Ti arrivano tanti input negativi che ti fanno passare quella poca voglia e forza che hai di fare coming out. Ma se guardi meglio ci sono anche alcuni segnali di apertura. Sia chiaro, ognuno fa coming out quando è pronto, non esiste una regola, giusto o sbagliato. Magari ti mancano le parole. Non ti nascondo che è impegnativo. Ma tu potresti essere il primo calciatore italiano a dire: “Sono gay”.
Pensa se ci fosse stato qualcuno prima di te ad aprirti la strada, a non farti sentire il solo. Non ti sentiresti meglio? Potresti essere tu quel qualcuno così importante per tanti colleghi, per tanti tifosi, per tanti ragazzi.
L’Italia non è pronta solo fino a quando non lo fai succedere.

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20 commenti

  1. velies thyrrens says:

    da dove viene la storia del calciatore? Mi piacerebbe postarla sul blog, ma vorrei almeno chiedere il permesso a qualcuno, se dovuto!

    1. Marco V says:

      Non è necessario che chieda il permesso, la lettera era già pubblica nel forum da cui l’ho presa. E’ assolutamente vera ad eccezione dei nomi citati.

      1. Velies Thyrrens says:

        Ok, meglio così, grazie. A chiedere non si sbaglia mai , no? :)

  2. luca says:

    Bella lezione!
    Chiara e allo stesso tempo molto profonda.
    Hai sottolineato tutti i punti… li hai descritti per bene.
    Ma durante la lezione sono stati attenti i calciatori ( scherzi a parte)?
    Mi auguro che nel calcio in generale, ma essendo italiano nel calcio del nostro Paese non ci sia ignoranza alla Cassano, perchè quello è proprio crudo come persona. Mi auguro come tutti voi che il giocatore gay possa dichiarsi e non avere timori per il suo futuro.
    Certo esistono i gay nel calcio… e secondo me dovrebbero seguire l’ esempio di Tiziano Ferro scrivere un libro e aprirsi al mondo.
    Tiziano Ferro è un buon esempio, lui si è dichiarato, si è aperto facendo semplicemente una chiaccherata con suo padre.
    Lo facciano anche i calciatori che magari soffrono per non potersi dichiarare, e per quanto riguarda i calciatori omofobi continua con le tue lezioni Andrea, agli esami andranno bene si spera!!!
    Siete unici… vi voglio bene

  3. Flavia Sayuri R. says:

    Andrea, seguo da qualche mese il tuo blog, ma ho pensato che fosse il momento di commentare per far sentire il mio sostegno (e anche quello di altre persone ed associazioni nelle quali partecipo). Non ho neanche 18 anni, li compio il mese prossimo per mia fortuna, e ho già le idee ben chiare riguardo il mio orientamento sessuale. Ho una filosofia tutta mia, delle idee e dei valori in cui credo che mi tengono ancorata in questo mondo e la loro realizzazione probabilmente sarà anche la mia realizzazione.

    Trovo i tuoi post sempre molto pertinenti, scritti con un linguaggio semplice, chiaro e vivace. Mi trovo d’accordo spesso con ciò che esprimi e sono sicura che questo blog sarà sempre più seguito, col passare del tempo. Scoprire questo sito è stata una vera fortuna per me, ti seguirò ancora! Complimenti per il post, il tuo humor mi ha fatta sorridere, ma nello stesso tempo anche riflettere.

    Flavia.

    1. Andrea Bordoni says:

      Grazie Flavia,
      sono fiero e lusingato per ogni lettore che ogni giorno passa su questo sito, ma sentire una ragazza non ancora maggiorenne con idee così chiare e al tempo stesso desiderosa di conoscere nuove cose (e questa padronanza di linguaggio) mi dà una vera gioia.

      Grazie per tutti i complimenti, ti aspetto qui quando vuoi, anche con i commenti. Mi fa piacere. Un saluto.

  4. Marco V says:

    Ho trovato su internet questa testimonianza che penso possa interessare, dato l’argomento del post:

    Ciao Marco,
    quanto chiasso si è fatto per le dichiarazioni di Cassano sugli omosessuali! Però quelle dichiarazioni rappresentano la realtà del mondo dello sport molto meglio dei discorsi apertissimi di tanti illustri personaggi gay che parlano di omofobia come di una cosa eccezionale. Ti racconto la mia storia, io sono un calciatore, niente campioni, solo un calciatore non ti dico nemmeno a che livello gioco, non è bassissimo e qualche soddisfazione me la dà anche economica, d’altra parte ho sempre cercato di darmi da fare, anche da dilettante, nella speranza di poter fare il grande salto che è un po’ il sogno di tutti i ragazzi, un saltino l’ho fatto, sono ancora giovane e continuerò a impegnarmi salvo poi a ritrovarmi tra qualche anno con un pugno di mosche ad aver buttato via gli anni migliori della mia vita correndo appresso a un pallone e a tanti sogni. Marco, tanto per farti entrare un po’ in atmosfera, per mandarti questa mail ho creato un indirizzo di posta temporaneo di quelli che dopo l’invio si distruggono, così non lascio tracce di nessun genere. Lo so che tu non metteresti mai in crisi nessuno ma io non tollererei nemmeno l’ombra dell’idea di poter essere messo in mezzo per questa mia mail, non è una mancanza di fiducia ma è che io sono proprio fatto così e mi fido solo di me stesso. Quando andavo ancora a scuola, appena finite le lezioni prendevo il treno e me ne andavo agli allenamenti, mai una pizza con gli amici, ma una vacanza, dieta stretta e esercizio fisico fino a non sentirmi più i piedi. Ero gay anche allora, è ovvio, ma cercavo di non pensarci, non mi vergognavo di essere gay ma percepivo che come gay non avrei fatto un passo avanti. Sono passati alcuni anni, io sono passato a una squadra calcisticamente non male, poco dopo è arrivato in squadra un ragazzo che non conoscevo, non so perché ma mi è stato subito simpatico. Nel nostro ambiente, anche se sembra strano, non si parla quasi mai di ragazze, c’è molto lavoro tecnico e l’ambiente è esclusivamente maschile e non pettegolo, anzi siccome sono tutti ragazzi che sperano di fare strada e di farsi notare sono tutti estremamente controllati e attenti a non dire sciocchezze. L’allenatore ha sempre ragione e la subordinazione è la regola, se non dici sissignore ti steccano, proprio ti tagliano le gambe. Se chiedi a uno di noi che cosa pensa della squadra ti risponde da manuale, ti dice quello che si deve dire e non fa trapelare per nessun motivo quello che pensa veramente, che qui non interessa a nessuno. Abbiamo anche lo psicologo della società la cui unica preoccupazione non è se stiamo bene o male ma solo che sappiamo rispondere in tutte le situazioni secondo il manuale delle giovani marmotte, cioè delle giovani promesse del calcio. Ci ha pure dato una specie di manualetto delle risposte standard da ripetere, possibilmente fingendo la massima spontaneità, in ogni situazione. Proprio la programmazione del robot per evitare che dica scemenze. L’accento è sempre sul fatto che la nostra vita privata deve rimanere fuori dei cancelli della società, perché in squadra conta solo il gioco e solo come salire in classifica. In pratica tra i tanti argomenti dei quali secondo il manuale dello psicologo non si parla, il sesso è il primo della lista, poi c’è la politica. Il ragazzo nuovo arrivato non era molto abituato alle ipocrisie del nostro ambiente di club e si comportava come se stesse in un gruppo di amici, cosa molto pericolosa, cioè rideva, scherzava, tutte cose che ci hanno insegnato essere segno di poca professionalità. Il ragazzo nuovo si trovava molto bene in particolare con uno di noi, ma, ti dico, una semplice simpatia, credo proprio che nessuno ci avesse fatto caso salvo io, perché il ragazzo nuovo mi piaceva parecchio. Tra l’altro era anche bravo a giocare e delle prospettive vere poteva averle. Il mister lo aveva notato e lo teneva sotto pressione. Ho letto spesso della paura che i ragazzi gay possono avere di andare in erezione nello spogliatoio o sotto la doccia ma devo dire che magari una paura del genere ce la può avere un ragazzo che va in palestra o gioca con una squadra di amici, ma per uno che gioca al mio livello queste cose non esistono proprio, noi siamo ossessionati dalla professionalità e stiamo costantemente sotto l’occhio del mister e il condizionamento è così forte che avere reazioni sessuali è assolutamente impossibile anche per un gay. Lo spogliatoio per me, ormai da anni, non ha assolutamente nessuna valenza sessuale, farsi sorprendere poi a osservare un compagno di squadra nello spogliatoio sarebbe un errore imperdonabile. Qui lo psicologo ci dice tutto quello che dobbiamo fare o non fare con le ragazze quando ci sono le partire, e che tutti sono etero è dato assolutamente per scontato, che ci siano ragazzi gay in squadra è pure possibile ma certamente nessuno si metterebbe a rischio di giocarsi la carriera per una cosa del genere. A fine campionato pensavo che il ragazzo nuovo sarebbe rimasto in squadra o che addirittura avrebbe potuto aspirare a qualcosa di meglio, invece lo hanno ceduto ad una società di nessun prestigio. Ho notato che nessuno, dico nessuno, ha fatto commenti, qui, d’altra, parte le decisioni della società sono come la volontà di Dio, si accettano e basta. O meglio se si possono fare pressioni si fanno eccome ma di nascosto e tramite amici potenti e la faccia in pubblico si salva sempre. Francamente c’era qualcosa che non mi tornava nell’allontanamento di quel ragazzo ma secondo le regole non scritte della squadra le consegne erano: zitto e pensa solo ai fatti tuoi! Comunque mi ero messo in mente di capire che cosa ci potesse stare sotto, ai miei compagni non lo potevo chiedere, al mister ancora meno, l’unica strada percorribile era chiederlo direttamente all’interessato. Per telefono no, bisognava parlarci direttamente, e poi quel ragazzo, come ho già detto, non mi era indifferente e il fatto che avesse fatto comunella con quell’altro ragazzo della mia squadra mi aveva dato fastidio anche se mi ero guardato bene dal darne anche il minimo segno. Un giorno, dopo averci pensato mille volte e avere programmato tutto nei minimi dettagli, ho fatto una mossa che poteva essere rischiosissima ma che per fortuna nessuno ha notato. Quando non avevo partita sono andato a vedere giocare il ragazzo che aveva cambiato squadra. Può essere pericoloso perché ci sono anche i fotografi, sono fotografi di giornaletti di provincia ma ci sono e magari c’è il rischio di finire sul giornale e qualcuno che ti conosce pensa: e questo che ci faceva li? Insomma, dopo aver fatto un piano di battaglia degno della FBI, vado a vederlo giocare, lo aspetto dopo la partita, quando mi vede mi sorride e ne resto molto colpito, gli chiedo se gli va una pizza, si vede che è contento. Ce ne andiamo in macchina in un paese vicino, ci mangiamo una pizza e niente birra, come vuole il nostro codice, e poi ce ne andiamo in macchina a parlare, mi chiede perché ero andato a vederlo giocare e gli dico che il fatto che lo avessero ceduto così alla chetichella non mi tornava, qui lui è stato molto in imbarazzo, poi mi ha chiesto se si poteva fidare veramente di me e gli ho risposto che se avevo fatto tanti chilometri per vederlo giocare un motivo serio ci doveva essere, ed è stato lì che mi ha detto che era gay, era talmente in imbarazzo che gli ho dovuto dire subito che ero gay anche io e ha sgranato tanto d’occhi perché proprio non se lo aspettava, poi mi ha raccontato del ragazzo della mia squadra di cui si fidava tanto e in pratica mi ha detto che aveva detto a quel ragazzo che era gay e che lui sospettava che quel ragazzo lo avesse detto al mister. Ha detto che non aveva prove ma che, dopo, il comportamento di quel ragazzo era cambiato, era diventato sfuggente. Io dovevo tornare a casa e stavo a parecchi chilometri di distanza e anche lui doveva tornare nella stanza dove viveva. Ci siamo salutati con un abbraccio strettissimo, poi lui mi ha detto con un certo timore. Ci rivediamo? Gli ho detto: Certamente! E ci siamo scambiati i cellulari ma li abbiamo registrati sotto nomi diversi dai nomi veri. Poi sono tornato a casa. La sera che ci siamo dichiarati non ci siamo nemmeno toccati, nemmeno presi per mano. L’indomani sono tornato in squadra ma per me la vita era cambiata e penso fosse lo stesso anche per lui. Adesso non avevo solo la prospettiva di crescere calcisticamente ma avevo un ragazzo a cui pensare ed era una ragazzo che non solo mi piaceva ma che rispettavo e apprezzavo umanamente moltissimo. Un ragazzo qualsiasi quando ha un ragazzo è libero di vederlo quando vuole, o almeno di vederlo spesso, per me non era così, le possibilità di vederci erano minime, in pratica potevamo vederci solo a natale, a pasqua e nei periodi in cui non c’erano allenamenti né per me né per lui. Già dipendere dal calendario di una società sportiva è difficile ma limitarsi ai tempi liberi comuni a due società sportive era proibitivo. Tra l’altro per i periodi di allenamento in cui si stava insieme con la squadra non potevamo nemmeno sentirci per telefono perché poteva essere rischioso. Ci vedevano molto raramente ma quando succedeva era per due giorni e ci vedevamo, per così dire, in campo neutro, né nella città della mia quadra né nella città della sua, avevamo sempre paura che qualcuno in albergo ci potesse riconoscere e sarebbe stato un disastro, ma non è mai successo, evidentemente siamo giocatori piccoli piccoli! Eravamo felici di stare insieme, soprattutto di poterci abbracciare di poterci addormentare uno nella braccia dell’altro, c’era anche sesso, è ovvio, ma era una cosa molto dolce, molto bella, proprio una forma di intimità, di sentire che anche se avessimo avuto il mondo contro noi saremmo rimasti insieme. Marco, la storia finisce qui, cioè continua, o meglio continuerà, lo spero tanto, sono quasi due anni che stiamo insieme, non lo sa nessuno anche perché sono cose nostre e nessuno ci deve mettere il naso. Ti voglio dire però che da quando sto con questo ragazzo le regole della squadra, il conformismo, l’ipocrisia, non mi pesano più, adesso ho il mio mondo che è quello che conta e anche della carriera calcistica, tutto sommato, non me importa gran che, alla fine un posto per fare l’allenatore di una squadretta e per sbarcare il lunario penso che lo troverei comunque. Io non sono Prandelli, mi basta poco perché adesso la mia vita non è più nel calcio, ma voglio dire un’altra cosa, sia io che lui ci siamo formati nel mondo del calcio e già ad un certo livello, ne abbiamo patite parecchie ma quell’ambiente ci ha anche formato, non solo calcisticamente ma anche moralmente, ci ha insegnato che nessuno ti regala niente e che la tua felicità te la devi costruire lottando giorno per giorno. Io spero che il mio ragazzo abbia la possibilità di farsi notare perché è un bravissimo calciatore, molto migliore di me e sarei felice di fare qualsiasi cosa per favorire il suo sogno.

    1. primariegaye says:

      Mamma mia, Marco, che storia! Spero di cuore sia inventata perchè un’angoscia così non la merita nessuno, manco Cassano.
      Cmq, descrivi un ambiente di merda: a maggior ragione la lezione perfetta descritta nel post andrebbe inclusa pari pari nei corsi per diventare allenatori, educatori, professori, eccetera.

    2. valentina says:

      Ciao Marco,
      voglio solo ringraziarti per questa splendida e sofferta lettera che hai postato.
      Personalmente mi ha toccata tantissimo e non ti nascondo che mi sono commossa.
      Perchè nonostante lo schifo questo amore vive e lotta e spero che loro due continuino a farlo.

      Grazie

    3. Adrienne says:

      Ti ringrazio tantissimo per aver voluto condividere con noi questa splendida lettera, questa storia che ti riguarda così da vicino.

    4. dario says:

      heila che storiona avvincente :-)
      scrivi anche molto bene e con una metrica molto coinvolgente … che invidia !
      mi chiamo dario (davvero) gioco in una squadra di calcio gay a milano ed una a genova, facciamo un sacco di tornei etero e non, e a livello internazionale facciamo un sacco di torneini divertenti di squadre prevalentemente gay,
      con la squadra di milano , i kingkickers, siamo andati a colonia per gli europei di calcio due anni fa ed a manchester lo scorso anno, quest’anno a budapest
      certo il mio aspetto e la mia attitudine assolutamente non gay mi aiutano molto e lungi dal darti consigli, ma non ho mai avuto nessun problema a dichiararmi in qualsiasi ambiente, famigliare, lavorativo e calcistico ..
      gioco anche in campionato con due squarde etero e tra amici a calcetto che sanno tranquillamente la mia storia , e ci si prende in giro su tutto, mi dicono “frocio di merda”, scherzando quando gli faccio un goal in rovesciata o quando gli faccio un’entrata assassina, così come io li insulto se arrivano con un paio di scarpe da tamarro … è l’integrazione al 100%
      c’è ovviamente la battuta della saponetta, e chi si stupisce quando gli dico che mi fanno cagare tutti che sono dei cessi … ( e invece sono bellini) ma ci vogliamo bene, sono affettuosi e adorano il mio compagno
      devo dire che mi sento fortunato davvero, ora l’obiettivo non era vantarmi, ma solo trasmettere che il vero pride lo facciamo noi tutti, ogni sacrosanto giorno, in qualsiasi situazione in cui, non forzatamente si ostenta, ma quando semplicemente non si omette di dire senza gravità o tensione semplicemente che non siamo etero … ormai la gente non si scompone per nulla …
      ti aguro ogni bene … e magari vieni a giocare con noi se sei bravo ;-)
      ciao Dario

      1. Axel says:

        Ciao a tutti, io sono un ragazzo di 25 anni gioco a calcio tra i dilettanti e mi ritengo anche molto bravo. Questa è la mia storia : mi sono scoperto bisessuale da un anno e alcune mie storielle hanno fatto il giro della mia città e la mia squadra di calcio ha fatto di tutto per farmi smettere, alcuni non si facevano la doccia, altri mi facevano battutine sottili, toccatine continue e insulti omofobi. Nonostante questa ostilità ho continuato ad allenarmi anche se psicologicamente ero stato violentato quotidianamente e le mie prestazioni in campo ne risentivano. Essendo uno dei più bravi ero sempre tra i titolari e ciò mi faceva pensare che almeno il mister e la società erano dalla mia parte e quindi avevo ripreso una certa fiducia e in campo si notava, ma alcune settimane dopo l’allenatore è stato sostituito con un altro che alla prima partita (dove stavo giocando alla grande) mi ha sostituito, probabilmente per farmi fuori definitivamente, quindi ho deciso di non giocare più e restare a casa, ogni volta che avvicino al campo si parla sempre di finocchi froci ecc…adesso anche i dirigenti si ci mettono, e ciò è inevitabilmente riferito a me. E’ un peccato che nell’ambiente del calcio ormai la voce si è estesa e quindi non posso nemmeno cambiare società. Adesso il mio sogno è di partire trovare un lavoro e poter giocare con tranquillità, perchè anche se tutto ciò è capitato da poco il calcio mi manca, non posso vivere senza, l’essere stato abbandonato dagli amici e anche da alcuni parenti non mi tocca completamente, ma il calcio è l’unica cosa che mi dà soddisfazione in questa vita Purtroppo la realtà al sud è questa.

  5. Ilvana says:

    un articolo meraviglioso, non ho altre parole…

  6. Jane Pancrazia Cole says:

    “L’Italia non è pronta solo fino a quando non lo fai succedere.”
    Un bel finale per un fantastico post!

  7. francesco says:

    bravo,bella lezione..mi e’ piaciuta!!!

  8. valentina says:

    Bellissimo pezzo e scritto benissimo!!!

  9. Federico says:

    Ottimo articolo (come sempre! ^_^)! Sarebbe un corso da far tenere a molte persone!

  10. Luciana says:

    Andrea, mi hai fatto ammazzare dalle risate e alla fine mi hai fatto venire un brivido e un luccicone. Tu e la tua squadra, siete dei campioni.

    1. Andrea Bordoni says:

      Grazie.
      Ma sei la Littizzetto? :-)

      1. Michael says:

        Hahaha lo spero!! :D Comunque bellissimo post ! (Dovresti fare lo scrittore ;) ) , il tuo linguaggio è semplice, Intuitivo, divertente ed intelligente: un mito!! :D (comunque probabilmente oltre a Tiziano Ferro ci sono persone che ti sposerebbero pure a te!! :) )

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