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Gay sensibili? Col cazzo

postato il 28/9/2011

Non c’è luogo comune più utilizzato, spesso con le migliori intenzioni: i gay sono tutti sensibili. Eppure sappiamo che non è mai saggio fare di tutta l’erba un fascio. Oggi molte più tipologie di gay sono sotto gli occhi di tutti (perché molti di più escono allo scoperto) e quindi siamo sempre più abituati all’eterogeneità degli omosessuali. Pensiamo ai bear per esempio, che vanno contro lo stereotipo che ci vuole depilati, tonici e attenti alle ultime mode. Nonostante tutto ciò, non ci togliamo dalla testa questa cosa della sensibilità. Se un omosessuale non rientra in uno stereotipo è una specie di automatismo pensare: “Chi l’avrebbe mai detto!”.

Confesso che anch’io ho avuto la stessa reazione quando ho scoperto che Roland Emmerich è gay. Sì, sto parlando del regista di blockbuster fracassoni, catastrofici e superficiali quali Stargate, Independence Day, Godzilla, The Day After Tomorrow, 2012, film che sono veri e propri concentrati di machismo del tutto alieni alle mezze misure, con un presidente degli Stati Uniti che invece di rifugiarsi sull’Air Force One si mette alla guida di un jet per sparare lui stesso ai dischi volanti e un Will Smith che come primo contatto con un extraterrestre sceglie un bel pugno in faccia e la battuta: “Benvenuto sulla Terra!”. Niente di più lontano da quello a cui ci hanno abituato altri registi gay, sofisticati o attenti ai sottotesti, dediti a tematiche impegnate o a drammi compunti. Basti pensare a Bryan Singer e ai suoi X-Men perseguitati, all’eleganza di Luchino Visconti, a Ozpetek e alle sue fate ignoranti, alla schiettezza provocatoria e fiammeggiante di Almodovar, ai poetici porcili di Pier Paolo Pasolini… Roland Emmerich è gay dichiarato e militante, ma questo al cinema non si vede. Sotto le macerie delle città di cui mostra le devastazioni, non c’è traccia di tematiche gay (a parte la scelta dell’interessante e intersessuale Jaye Davidson in Stargate, fatta con l’intenzione di rappresentare l’altro, l’alieno).
A dire il vero non mi sono fatto domande sulla sessualità di Emmerich fino a che non ho sentito la frase di lancio che aveva scelto per l’uscita di Godzilla: “Le dimensioni contano”.

Emmerich oggi si trova ad essere definito dalla NASA il regista scientificamente più diseducativo del mondo e contemporaneamente a ricevere il Premio Visionary 2010 per la visibilità e il sostegno offerto alla comunità LGBT. La direttrice dell’Outfest, Kirsten Schaffer, ha detto di “essere particolarmente orgogliosa di onorare Roland Emmerich, regista gay dichiarato, autore di opere di grande successo, che ha molto aiutato il Festival negli ultimi cinque anni. Le sue donazioni hanno contribuito alla realizzazione e sviluppo del Legacy Project. Il suo contributo alla causa LGBT non è stato secondo a nessuno.” Il Legacy Project, che il regista di 2012 ha sostenuto con oltre 150.000 dollari, è un istituto nato con lo scopo di preservare e restaurare le opere cinematografiche a tematica gay.

Ma Emmerich non è l’unico a contraddire lo stereotipo della sensibilità gay…

Sicuramente Gareth Thomas, un’autentica leggenda del rugby gallese, non piange distrutto se l’avversario lo placca stendendolo in mezzo al fango. Il suo coming out nel 2009 ha suscitato molto clamore provenendo dal mondo di quello che è considerato il più duro e macho tra gli sport (“Chi l’avrebbe mai detto!”). “Guardando i numeri, non posso essere l’unico. Sarei felicissimo se, nell’arco di 10 anni, questo non fosse più un argomento da nascondere nello sport”.
Per un malriposto senso della virilità e della prestanza fisica, dell’aggressività e della competitività, la presenza di omosessuali nello sport è tanto reale quanto ancora tabù. Scandalosa fu la sentenza del Tribunale di Milano nella causa intentata da Gianluca Vialli contro un giornalista che aveva fatto delle battute sulle sue presunte preferenze sessuali: “Un calciatore è un simbolo per lo sport e per la società (…), pertanto essere tacciato di omosessualità sarebbe un grave pregiudizio sulla sua immagine, poiché essere gay non è consono a un soggetto che viene preso in esempio da migliaia di giovani”. Agghiacciante, no? Certo, dal 1995 molte cose sono cambiate, e la percezione giuridica dell’omosessualità ora è diversa, addirittura in Italia.

Fa specie però che le parole del giudice di allora siano anche l’esatto opposto di quelle di Martina Navratilova, la più famosa sportiva gay del mondo, ex tennista, che ha pubblicamente applaudito il coraggio di John Amaechi, la prima star del basket a rivelare la sua omosessualità (“Chi l’avrebbe mai detto!”).”E’ così importante che i giovani gay e lesbiche non si sentano soli in questo mondo. Noi, campioni dello sport, siamo dei role models e dobbiamo aiutare tutti questi ragazzi ad avere una migliore percezione di loro stessi” ha detto la campionessa, ritenendo i coming out degli sportivi un importante passo anche per arginare i suicidi giovanili tra i gay e lesbiche.

Un altro difficile da definire sensibile, ma che invece è gay, è Shad Smith. Arrestato per furto d’auto nel 2000, appena uscito di prigione è entrato nel mondo delle arti marziali, distinguendosi nelle MMA, Arti Marziali Miste, impropriamente chiamate “Vale Tudo” cioè “Vale tutto”, e diventando il primo lottatore dichiaratamente gay di questa disciplina dalla cruenta tradizione.

Con questo non voglio dire certo che essere gay e insensibili, rudi e volgari, machi e palestrati, è meglio che essere gay e sensibili, sofisticati o beneducati, longilinei piuttosto che panciuti (e viceversa). Voglio solo sottolineare, con l’aiuto di esempi concreti, quello che la psicologia ha accertato con metodi un po’ più rigorosi: che la sensibilità, la rudezza o il grado di “effeminatezza” (qualsiasi cosa significhi) non sono una conseguenza dell’orientamento sessuale, ma una caratteristica indipendente della personalità. Connotare l’effeminatezza come un difetto è proprio di una cultura maschilista che svaluta le caratteristiche femminili, ma questo tratto è presente tanto negli uomini gay quanto negli etero.
Così come la sensibilità. Faccio un esempio preso dal cinema. Come la maggior parte di noi avrà dato per scontata l’eterosessualità di Roland Emmerich, molti avranno dato per quasi certa l’omosessualità di Baz Luhrmann, il regista del musical Moulin Rouge. Baz è felicemente sposato con la costumista di tutti i suoi film, Catherine Martin. E pensare che nel suo Australia, all’ennesima ripresa del tema musicale di “Over the Rainbow”, ho pensato che se avessi sentito la canzone di Judy Garland ancora una volta, io, che sono gay, mi sarei messo a urlare!
Dire che i gay sono sensibili o stupirsi che persone come Roland Emmerich, Gareth Thomas, Shad Smith eccetera siano gay significa aver introiettato un modello di omofobia sociale.

Approfitto di questo ragionamento per chiudere con una risata tombale il discorso sulla Terapia Riparativa (sic!) dell’omosessualità, spacciata per psicologia da Joseph Nicolosi. Secondo costui, ispirato dalla bimillenaria tradizione omofobica del cristianesimo, tutti gli uomini omosessuali avrebbero un “difetto” nella loro identità maschile – siamo gay perché ci sentiamo meno maschi, quindi evitiamo attività e compagnie maschili, siamo più sensibili e non pratichiamo sport di contatto: insomma siamo gay perché volevamo la barbie invece del supersantos. Così, secondo Nicolosi, io, Tiziano Ferro e ogni gay possiamo “guarire” tutti insieme concentrandoci forte forte, battendo tre volte i tacchi delle nostre scarpette rosse e ripetendo: “Non c’è uomo più maschio di me!”. Credete che scherzi? In realtà ho solo aggiunto un tocco di eleganza, forse perché sono molto sensibile.
Insomma, stando così le cose, secondo il nostro Nicolosi,  Mr. Gareth Thomas, il sig. Vampeta, nonché Giulio Cesare e Alessandro Magno e chissà quanti altri generali, soldati, minatori, macellai, muratori, contadini eccetera tutti allegramente gay non dovrebbero esistere. Ma visto che ci sono, ci sono stati e ci saranno, è forse la Terapia Riparativa che non ha le basi per sussistere.

“Ma molti gay che conosco sono davvero sensibili!” qualcuno starà obiettando. A parte il fatto che riconoscere una caratteristica che tutti reputano peculiare di un gruppo è più facile rispetto ad accorgersi delle differenze (se vi concentrate bene, sicuramente vi verranno in mente altrettanti omosessuali stronzi o nichilisti), anche in questo caso la sensibilità non deriva direttamente dall’orientamento sessuale, piuttosto dal modo in cui la presa di coscienza dell’omosessualità è vissuta in una società come la nostra. Per il fatto di essersi dovuto confrontare precocemente con la sua diversità (rispetto al modello eterosessuale dominante) un giovane gay ha maggiori probabilità di farsi qualche domanda su di sé e sulla società rispetto a un coetaneo etero nelle stesse condizioni. Possiamo però riconoscere questa stessa inclinazione, questa stessa “sensibilità” in chiunque abbia dovuto confrontarsi con una sua differenza rispetto alla maggioranza. E allora perché non diventano tutti capaci di calarsi nei panni degli altri e di dare buoni consigli come Rupert Everett in Il matrimonio del mio migliore amico? I gay (come gli etero) sono diversi tra loro. Non sono umpalumpa intercambiabili e carini. Non tutti quando hanno capito di essere gay si sono fatti domande esistenziali. Qualcuno si sarà chiesto semplicemente: “E ora dove si scopa?”

E poi c’è un ultimo punto fondamentale: cosa intendiamo per “sensibili”? Essere buoni ascoltatori con le amiche, conoscerle come le nostre tasche? Essere educati, avere un impeccabile senso estetico, offendersi facilmente, avere la lacrima facile? Avere intuito, capacità empatiche, porgere l’altra guancia, svenire alla vista del sangue, commuoversi guardando un film? Fare un bagno caldo invece che la doccia? Capire quando stare zitti e quando fare un complimento, conoscere la differenza e quindi dire “Come ti sta bene questo maglione!” anziché “Com’è bello questo maglione”? Mi sembra chiaro che quando si dice “i gay sono sensibili” ognuno intende una cosa differente. E lo stereotipo va a farsi benedire. O a farsi fottere. A volte mi sento sensibile. A volte no.

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20 commenti

  1. CT says:

    …e pensare che non è stato nominato Rob Halford, cantante dei Judas Priest e fondatore di fatto dell’Heavy Metal. Gay, e bear. Generazioni di metallari si sono vestite di pelle senza pensare al perché lo facesse lui che ha iniziato tutto.

    1. AceBear says:

      Sottoscrivo…
      e non è l’unico, parola di un metallaro!!! Io personalmente da metallaro che ero, mi sono avvicinato al mondo “leather” perche era il piu similare a quello “Bikers/metal/rock”, poi quando ho “scoperto” alcune le pratiche troppo hard.. sono diventato “Bear” :)

      ^oo^

      Però vorrei correggerti, il metal lo hanno “inventato” i Black Sabbath..

  2. Viandante says:

    Non esiste un rapporto tra muscolatura e orientamento sessuale. Sono altri i processi che fanno si che un maschio si ecciti (sessualmente o emotivamente) per un altro maschio. Entrano in gioco dei delicati equilibri cerebrali. E il cervello non è un muscolo. Ad esempio, solo un particolare … Nel processare gli odori, l’omosessuale maschio processa androstadienone (4,16-androstadien-3-one) – l’odore “maschile” – utilizzando moduli presenti nell’ipotalamo, esattamente come le donne eteresessuali. Nel maschio non-gay questo odore viene invece processato non dall’ipotalamo (che è un modulo cerebrale che gestisce l’eccitazione sessuale) bensì utilizzando il normale canale olfattivo. Quindi, come se vede, la scenario è molto complesso. La “diversità” del mondo gay (sopratutto maschile, perché quello femminile è un mondo più offuscato) è marcata da molte differenze non solo “muscolari”, ma sopratutto neurofisiologiche e neuroanatomiche.

  3. Milady says:

    Ci sono sempre state donne in grado di fare il culo al re di Spagna e pure a quello di Prussia (detto con tanta finezza <3) non dimentichiamole.

    1. Milady says:

      Scusate, volevo rispondere a Emi sotto ma mi è partito il commento °_°

      Sull’articolo non ho niente da aggiungere, ho perso il conte delle volte che ho sbattuto la testa contro il muro all’ennesimo ‘voglio un amico gay!1′

  4. yo says:

    comunque di rugbisti day ne è pieno il mondo
    http://en.wikipedia.org/wiki/International_Gay_Rugby_Association_and_Board

  5. Daniela F. says:

    E’ la stessa cosa quando si afferma che le donne siano più empatiche e quindi, pacifiche. Quando scoppiò “Piombo Fuso” a Gaza e vennero uccisi barbaramente migliaia di civili, fra i quali centinaia di bambini, non si perse occasione per puntare accusatoriamente il dito contro Tzipi Livni, allora Ministro degli Esteri d’Israele, in quanto DONNA guerrafondaia. Fu certamente abominevole ciò che fece, e fece ribollire il sangue quel suo affermare che a Gaza non esisteva alcuna emergenza umanitaria… ma i riferimenti al sesso della Livni da parte di chi condannava i suoi vili atti mi misero a disagio.

    Suppongo succeda qualcosa di simile ai gay, bollati “sensibili” (anche “i gay hanno buon gusto” si sente spesso). E’ una sorta di discriminazione in apparenza positiva, che in realtà è più un’aspettativa. Quindi, quando la si delude, si viene doppiamente puniti. Una donna guerrafondaia quindi porta le persone a dire cose come: “Se vai a guardare, in realtà le donne sono persino peggio degli uomini!” Almeno io la vedo così…

    Dio, quanto non sopporto chi non sa distinguere le sfumature di grigio! Sarà che ho l’ascendente Bilancia, ma mi da davvero fastidio.

  6. velies thyrrens says:

    Emmerich è l’autore di alcuni dei film più brutti mai visti. Sul discorso della sensibilità, mi pare che tu abbia riassunto efficacemente un punto di vista completamente condivisibile!! :)

  7. Alice says:

    So che, vista la maestria con cui l’articolo è stato composto, dovrei scrivere qualcosa di intelligente, ma… La prima volta che ho letto il titolo, i miei occhi hanno saltato il punto interrogativo, e non ho potuto fare a meno di ridere alla frase “Gay sensibili col cazzo”!

    1. Emi says:

      forse che “Le donne sono maliziose!”

    2. Franci.ge says:

      Anch’io ho pensato la stessa cosa. e da Gay forse è peggio! Bello l’articolo!

  8. Guglielmo says:

    Un articolo grandioso

  9. Federico kaletraforever Pinci says:

    Scusatemi ma cosa significa “sensibilità”? Inoltre non riesco a non intristirmi di fronte all’idea immiserita che la sottocultura gay ha di se stessa. A parte Visconti e, in dovuto secondo e terzo piano, almodovar e Pasolini, dalla lista manca qualunque riferimento ad artisti gay davvero rilevanti. Guardate che i grandi, quelli veri, etero o gay, non sono mai in top ten. Trovo che l’assenza di questi nomi mettano a nudo da parte di chi scrive una certa insensibilità. Senza offesa naturalmente.

    1. Matteo Marino says:

      Caro Federico, forse non hai letto il post fino in fondo e ti è sfuggito il senso e il contesto dell’articolo.
      L’ultimo paragrafo parla per esempio proprio di cosa diavolo dovrebbe significare questa “sensibilità”, dell’omofobia sociale che spesso anche i gay hanno introiettato senza saperlo… e dell’insensibilità (a volte) di chi scrive :-)
      Speriamo di avere nuovamente tuoi commenti, a presto!

      1. David says:

        Già, Federico! L’intento dell’articolo, col suo titolo provocatorio, è proprio scardinare gli stereotipi :-)

  10. daniele says:

    ok, che i gay sono sensibili è uno stereotipo….ma che i gay sono in media più intelligenti è assolutamente vero! :)

  11. Danilo Ruocco says:

    Concordo completamente con quanto hai scritto.
    Ciao
    Danilo

  12. Lord says:

    Hai affrontato la questione in modo molto intelligente.
    Il vero problema è che queste cose noi gay le sappiamo benissimo, sono gli etero che se ne devo convincere. Del resto oltre ad essere più sensibili, siamo anche più intelligenti di loro…!

  13. Luca says:

    Beh se i gay fossero tutti così sensibili come si crede non si tradirebbero con così tanta facilità e faccia tosta. fortunatamente, però, annovero comunque tra i miei amici gay un folto gruppo di gay sensibili :-)

  14. Emi says:

    Caro Andrea,
    posso confermarti che da un punto di vista etero femminile è meglio pensare che tutti i gay siano come Maicol del GF (l’ho scritto a posta così) o come Platinette perchè quando l’ennesimo muscoloso uomo truce si rivela non essere interessato alla patonza non reggiamo il colpo!
    Se è vero che al mondo ci sono sette donne per ogni uomo, cacchio allora io, per abbattere la concorrenza dico: “più lesbiche… più lesbiche!!”
    E poi (tanto per generalizzare) alcune prerogative maschili non graziano nemmeno i gay…sapete fare più cose contemporaneamente come noi donne forse?
    A parte gli scherzi, la sensibilità femminile è il risultato di secoli di oppressione e di lotte contro le discriminazione ed ecco che oggi che finalmente cominciamo a vedere la luce alcune femmine diventano delle vere stronze. Il mio augurio è che gli omessessuali non siano più discriminati e considerati dei diversi ma che in questo frattempo non perdano la loro sensibilità presunta o tale!

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