postato il 7 maggio 2012
Quale personaggio di Battlestar Galactica è omosessuale? In quale serie di fantascienza tutti e cinque i protagonisti danno, per un motivo o per un altro, almeno un bacio gay? E in quale famosa saga un episodio a tematica gay è stato rifiutato… salvo poi essere girato dai fan?
Scusate il cliffhanger, ma prima di rispondere a queste domande ci sono altre due curiosità preliminari di cui voglio parlarvi, due espressioni che chi ama le serie tv non può assolutamente ignorare.
La prima è “Il salto dello squalo” (dall’inglese jumping the shark). Quest’espressione viene utilizzata per indicare il momento preciso in cui, in una serie televisiva apprezzabile o addirittura eccellente, c’è una trovata narrativa ridicola o incoerente. Questo ti fa rendere conto che la serie è arrivata a un punto di non ritorno: da quel momento è evidente che il suo livello qualitativo si è abbassato, la verosimiglianza della storia è venuta meno e l’interesse dei fan verso di essa inesorabilmente crolla (anche se può capitare che una serie continui ad andare avanti comunque per anni come uno zombie).
Si usa questa strana espressione, “salto dello squalo”, perché in un episodio del 1977 di Happy Days il mitico Fonzie, in giacca di pelle e costume da bagno, scommette di riuscire a saltare sopra uno squalo praticando sci nautico. La scena è rimasta incisa indelebilmente nella storia della televisione, ma per motivi diametralmente opposti a quelli sperati dai produttori dello show: in quel momento è diventato chiaro che il telefilm era andato a puttane e l’espressione è entrata nel linguaggio comune a significare l’inizio della fine.
Le parole in questo caso sono insufficienti. Soltanto vedendolo con i vostri occhi il “jump the shark” rimarrà indelebile anche nella vostra mente:
Henry Winkler, l’interprete di Fonzie, ha commentato di essere contento della popolarità di tale frase perché spesso è accompagnata da una foto di un periodo della sua vita in cui aveva delle belle gambe. Quello che si dice guardare il bicchiere mezzo pieno.
In definitiva il “jump the shark” è un concetto soggettivo, anche se in alcuni casi i giudizi convergono, per fare un esempio esistono tantissimi fan di Lost (una delle serie più affascinanti di sempre) uniti nel considerare “salto dello squalo” il momento in cui l’isola fa “puff”.
L’altra espressione di cui voglio parlarvi invece è più intuibile, si tratta di “puntata piombo”. Molte serie, anche se ci appassionano, possono avere nel corso di una stagione degli episodi inguardabili, scritti con i piedi, che ti viene voglia di metterti a lavare i piatti mentre li guardi. Riconoscere queste puntate è molto facile: durano 40 minuti come le altre ma ti sembra che ne durino 80. Succede spesso in serie in cui è possibile fare episodi completamente autonomi dalla linea orizzontale. Molte puntate piombo compaiono ad esempio nei 10 anni di storia di X-files o negli Star Trek, ma anche in serie come Buffy – L’ammazzavampiri e tantissime altre. A dire il vero poche ne sono completamente immuni. La puntata piombo si ritrova un po’ dappertutto, te la ritrovi in mezzo come riempitivo, magari scritta da sceneggiatori comparsi dal nulla, di quelli che scrivono in vacanza su una barca a vela come in Boris. Ma noi non ci facciamo prendere in giro, giriamo la testa verso il televisore e con le mani ancora insaponate non ci vergogniamo di esclamare: “Maledetta puntata piombo!”.
Dopo la parte scientifica che ha riguardato la terminologia delle serie tv, passerei ora a quella fantascientifica. Cosa c’è di meglio infatti che parlare di navi spaziali, futuri post-atomici, alieni, e omosessualità?
Cominciamo con una serie televisiva britannica davvero peculiare…
Mi riferisco a Torchwood (2006-2011, 4 stagioni, 41 episodi). Torchwood è un Istituto «indipendente dal governo, esterno alla polizia» i cui membri indagano su avvenimenti di origine extraterrestre e hanno il compito di monitorare una fessura spazio-temporale che attraversa la città gallese di Cardiff.
Si tratta dello spin-off del più noto Doctor Who. Le due serie condividono lo stesso creatore, Russell T. Davies, e le stesse lettere del titolo (Torchwood infatti è l’anagramma di Doctor Who), ma la differenza è netta, perché Torchwood nasce con l’intento di essere rivoluzionario e nuovo, da trasmettere in fascia protetta, e oltre a sangue e violenza il suo tema preferito è la sessualità dei personaggi, decisamente a trecentosessanta gradi. Solo nei primi episodi tutti e cinque i protagonisti per esempio, per un motivo o per un altro, hanno almeno una scena con un bacio omosessuale.
Il personaggio che ci interessa di più è quello del capitano Jack Harkness, affascinante bisessuale innamorato ricambiato del suo bell’assistente tuttofare Ianto. Harkness nella sua lunga vita da immortale ha avuto molti uomini, come si scopre in diversi episodi. In Continuo ad uccidere Suzie (1×08) Jack racconta per esempio della sua relazione con due fratelli gemelli, entrambi acrobati. Ma c’è molto più di questo, tanto che in Italia alcune puntate della quarta stagione hanno subito tagli ad hoc, nonostante siano state trasmesse sul più smaliziato satellite. I soliti puritani. Naturalmente questo mio montaggio video è senza censure… andate fino in fondo.
(Video in italiano)
Torchwood è una serie decisamente cult, ma devo ammettere che è ricchissima di puntate piombo, soprattutto nelle prime due stagioni.
Se con la mia descrizione ho stimolato Tiziano Ferro a vedere questa serie sono contento, ma gli consiglio di saltare almeno l’orrenda Intrappolati in un film (episodio 2×10), e lo consiglio anche a voi! Altro che lavare i piatti della cena, dopo meno di un quarto d’ora ti rendi conto di aver staccato le tende in tutta casa per lavarle in lavatrice.
Imperdibile invece è la terza stagione, una miniserie di sole cinque puntate intitolata Children of Earth. Nel primo episodio tutti i bambini del mondo si immobilizzano e, come posseduti, cominciano ad urlare contemporaneamente: “We are coming” (“Stiamo arrivando”). Cosa che non promette nulla di buono.
Da noi la terza stagione è l’unica a non essere mai andata in onda, ma è reperibile con i sottotitoli in italiano.
Trasferendoci proprio nello spazio, è ora di parlare di Battlestar Galactica (2003 pilot miniserie, 2004-2009, 4 stagioni, 75 episodi), serie cult di fantascienza, colta e drammatica, in cui pochi umani sopravvissuti saltano con le loro navi spaziali alla ricerca di un pianeta sconosciuto, di cui si parla nei loro testi sacri, un pianeta chiamato Terra.
Gli umani fuggono dai Cyloni, macchine che si sono evolute e ribellate ai loro creatori, sterminando quasi tutta la razza umana. La guerra ha anche motivazioni religiose, perché gli umani credono negli déi mentre i Cyloni parlano di un unico dio.
Molti di quelli che l’hanno seguita, nel trovare questa serie in un articolo che parla di gay nella fantascienza, avranno alzato il sopracciglio come Spock.
Apparentemente in Battlestar Galactica non c’è nulla di omosessuale. Ma oltre agli episodi tradizionali sono stati prodotti degli imperdibili web-episode (brevi episodi solo per internet). In The Face of the Enemy, che si situa cronologicamente tra la puntata 4×10 e la 4×11, scopriamo la storia d’amore gay di uno dei personaggi principali. Non vi rivelo chi è, ma se siete curiosi o se, per completare Battlestar Galactica, vi rimane solo questo tassello, guardate qui.
(Video sottotitolato in italiano)
L’inserimento della tematica in questo web-episodio sembra la prova generale dell’atteggiamento sull’omosessualità tenuto nello spin-off che Battlestar Galactica ha generato, Caprica (2010, 1 stagioni, 18 episodi). Si tratta in realtà di un prequel in cui si narra della nascita dei Cyloni. Purtroppo è stata prodotta un’unica stagione.
Qui l’omosessualità è trattata in modo molto evidente. Su Caprica gay e etero sono perfettamente uguali, un altro motivo per cui questa serie
in Italia può dirsi sicuramente fantascientifica. Il personaggio maschile più duro della serie è sposato con un uomo e c’è anche una lesbica sposata.
[SPOILER] Ok, Sorella Clarice Willow è sposata almeno finché non uccide la moglie perché sospetta si opponga al suo piano per far diventare tutta l’umanità monoteista…
Vedere in serie sci-fi coppie gay sposate come se nulla fosse fa un bell’effetto, a dimostrazione che il matrimonio gay è parte del futuro.
C’è un’altra serie che parla di umani persi nello spazio in cui l’omosessualità è contemplata e inserita in un contesto di piena integrazione e pari diritti. Sto parlando di Stargate Universe (2009-2011, 2 stagioni, 40 episodi), la terza serie appartenente al franchise di Stargate, anche questa chiusa, a mio parere avventatamente, dopo solo due stagioni. Qui tra i protagonisti c’è Camile Wray, interpretata da Ming-na, l’attrice cinese che per nove anni è stata Deb in E.R. – Medici in prima linea. Camile sulla nave è la rappresentante del popolo, l’unica che con la sua cultura e preparazione riesce a tenere testa al potere militare. La sua storia d’amore è davvero ben descritta. Tutti vorrebbero tornare sulla Terra dai loro cari, Camile vorrebbe tornare dalla sua amata Sharon.
Nonostante la nave sia persa nello spazio, un filo collega i passeggeri alla Terra. Si tratta delle pietre di comunicazione degli antichi, che consentono di trasferire la propria coscienza in un’altra persona che si presta a fare da tramite anche a milioni di anni luce di distanza. Con questo espediente, pian piano, uno alla volta, i protagonisti di Stargate Universe vanno a trovare la persona più importante della loro vita, e nessuno batte ciglio nel fare l’amore con degli sconosciuti sapendo che lì dentro in realtà c’è il loro partner. Ecco un mio montaggio della toccante visita di Camile a Sharon.
(Video in italiano)
Quando si parla di serie tv di fantascienza la prima cosa che viene in mente è Star Trek. Ma non ho cominciato parlando di Star Trek perché bisogna ammettere che lo straordinario mondo multispecie creato da Gene Roddenberry ha davvero poco di lgbt. Eppure il lungimirante primo bacio interraziale mai apparso in una serie tv (quello tra il Capitano Kirk e Uhura) sembrava promettere bene. Alla nascita della prima serie dopo quella classica, Star Trek – The Next Generation (1987-1994, 7 stagioni, 178 episodi), in molti hanno sperato nell’inserimento di un personaggio gay in plancia.
Lo stesso creatore, per rispondere alle pressioni delle associazioni, promise che questo sarebbe avvenuto.
Non successe e la cosa scatenò qualche polemica. David Gerrold scrisse una puntata che presentava in modo esplicito una coppia gay ma fu rifiutata dalla Paramount. Poi nel 1991 fu introdotta una civiltà chiamata J’naii (episodio 5×17), una specie asessuata che vieta ai suoi membri di avere un genere.
Durante una missione il comandante Riker (Numero Uno) conosce Soren, un J’naii che gli confessa di sentirsi intimamente donna, e i due si innamorano. Del resto Riker è affascinante, a parte la pettinatura da playmobil. Sul suo pianeta però la condizione di Soren viene considerata illegale quindi, scoperta, viene catturata e processata. Nonostante le belle parole di libertà e uguaglianza dette al processo, e il tentativo dell’Enterprise di farla fuggire e darle asilo politico, Soren viene condannata e sottoposta a lavaggio del cervello. Un po’ agghiacciante.
Se il tentativo era quello di parlare dell’omosessualità, allora gli sceneggiatori hanno fatto confusione tra sesso, identità di genere e orientamento sessuale (non bisogna per forza sentirsi “intimamente donna” per innamorarsi di un uomo). Se invece si voleva parlare di transessualismo, allora la puntata ha parecchi spunti interessanti, ma anche punti ambigui, e ingenera confusione nel pubblico.
Potete farvi una vostra idea guardando voi stessi la scena del coming out e quella del processo, in cui Soren fa un monologo d’effetto evidentemente ricalcato su quello celeberrimo dell’ebreo Shylok del Mercante di Venezia di Shakespeare (“Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo? Se ci avvelenate noi non moriamo? E se ci fate un torto, non ci vendicheremo?”).
(Video in italiano)
Già prima di questo episodio e nel successivo Star Trek – Deep Space Nine (1993-1999, 7 stagioni, 176 episodi) si possono trovare delle situazioni lgbt, ma l’omosessualità è trattata indirettamente e sempre presentando un’inversione dei ruoli di genere, giocando sui confini di ciò che è maschile o femminile. Insomma, una visione un po’ limitata e antiquata dell’omosessualità per una serie futuristica. In particolare ci sono dei “vermoni” che vivono in simbiosi con alcuni membri della specie Trill, con i quali condividono anche la loro coscienza. Questi simbionti trasmigrano da ospiti maschi a ospiti femmine portando con loro ricordi ed emozioni passate. Nella puntata 4×23 di The Next Generation intitolata L’ospite (potete vederne un estratto nel video qui sotto) la dottoressa Crusher, pur innamorata del trill Odan, lo respinge quando il suo simbionte (e i suoi ricordi) vengono impiantati in un ospite femminile, affermando di non essere pronta per questo tipo di rapporto. Confessa di amare ancora Odan, ma non è abituata a tali cambiamenti e all’incertezza che ne deriva. Forse è una debolezza umana, dice, ma non riesce a superarla. “Chissà, forse un giorno la capacità umana di amare non sarà così limitata”.
E ancora nella puntata 4×06 di Deep Space Nine il Trill Jadzia (che ospita il simbionte Dax) incontra Lenara (che ospita Kahn). Jadzia prova un certo turbamento: gli ospiti precedenti dei simbionti erano un uomo e una donna sposati. Quelle che ora
sono due donne ricordano perfettamente la storia d’amore vissuta dai due e provano quegli stessi sentimenti, ma la legge vieta ai nuovi ospiti la ripresa di una relazione che appartiene a Trill defunti. Valli a capire. Sempre nel video qui sotto trovate un intenso scambio tra Jadzia e Lenara che si conclude col primo e unico bacio tra due persone dello stesso sesso in Star Trek (chiamarlo bacio lesbico mi sembra inesatto). Anche qui non si riesce a uscire dallo “schema eterosessuale” che sembra all’origine di tutti i rapporti d’amore secondo Star Trek, anche quelli solo all’apparenza lesbici. Nell’ultima parte della clip, sempre da Deep Space Nine, c’è anche un Ferenghi transessuale che fa girare la testa al fratello di Quark (episodio 6×23, Profitti e merletti).
(Video in inglese)
A Brannon Braga, autore e produttore di diverse serie di Star Trek, è stato chiesto come mai non fosse mai apparso un personaggio gay in tutta la saga: “Era una vergogna per molti di noi… Sto parlando di noi di Next Generation, Deep Space Nine. C’era chi pensava che avremmo dovuto mostrarlo casualmente… due ragazzi insieme sullo sfondo del Ten Forward. Al momento decisivo però la scelta è stata di non farlo. Credo che le stesse persone, oggi, prenderebbero una decisione diversa”.
Eppure, come molti sapranno, due membri dell’equipaggio dell’Enterprise hanno già fatto coming out.
La realtà supera la fantascienza.
Nel 2005 George Takei, alias Signor Sulu, il timoniere della serie classica anni Sessanta, in un’intervista ha dichiarato di avere una relazione con il suo compagno Brad Altman da 18 anni (nel 2008 si sono sposati con rito buddhista) e da allora è impegnato attivamente nella lotta per i diritti lgbt.
E recentemente anche Zachary Quinto, il Mr. Spock del bel reboot di Star Trek di J.J. Abrams, ha rivelato di essere gay, suscitando clamore e anche molta ammirazione da parte di fan e colleghi.
Anche J.J. Abrams, che attualmente sta dirigendo il sequel, è tornato su questo argomento “spinoso” per Star Trek e ha dichiarato, proprio a proposito della possibilità di inserire finalmente un personaggio gay: “Direi che è una cosa che mi piacerebbe fare, anche se bisognerebbe prestare moltissima attenzione alla storia del personaggio e alla sua vita personale. Ci vuole molto equilibrio”.
In attesa che si rompa definitivamente questo tabù, ricordate la sceneggiatura che David Gerrold aveva scritto per The Next Generation e che fu rifiutata dalla Paramount perché troppo esplicita? Esiste un’altra serie di Star Trek, chiamata New Voyages, che si propone come diretto seguito della serie classica, prodotta da appassionati e distribuita via internet senza scopo di lucro, ma girata in modo quasi professionale, tanto da aver potuto spesso contare sul contributo gratuito di sceneggiatori e persino di attori delle serie ufficiali. Il produttore esecutivo, James Cawley, ha pensato bene di contattare Gerrold e di proporgli una riscrittura della puntata. Il risultato? Nel doppio episodio intitolato Blood and Fire, il nipote di James Kirk, Peter (che si vede bambino nell’episodio Operation: Annihilate) è innamorato del tenente Alex Freeman e vuole che suo zio li sposi proprio sull’Enterprise.
Una vera rarità. Eccolo qui, integrale, sottotitolato in italiano:
Vorrei infine ricordare l’esperienza televisiva di James Cameron, Dark Angel (2000-2002, 2 stagioni, 42 episodi), serial fantascientifico creato dal re del Titanic e di Avatar in coppia con Charles H. Eglee, davvero interessante, non tanto per il plot – un mix di argomenti già alla moda quali esperimenti genetici, complotti governativi, arti marziali, mutanti, il tutto in un futuro prossimo post-onda elettromagnetica che vuole ricordare la società americana nel periodo della Depressione – quanto per le sceneggiature, ben congegnate e condite con dialoghi brillanti, e per la caratterizzazione dei personaggi, tra i quali Original Cindy, prorompente lesbica di colore, originale, leale, sexysaggia, la cui sessualità non fa alzare neanche un sopracciglio a chicchessia. La “diversa”, infatti, è un’altra: è Max (una giovanissima e allora sconosciuta Jessica Alba, fiero sguardo da fiera, labbra a dir poco carnose), la protagonista transgenica con tanto di codice a barre sulla nuca. È lei a dover fare coming out con Original Cindy, rivelandole la sua vera natura di essere geneticamente programmato. «Avrei voluto dirtelo un milione di volte, ma ho avuto paura. Temevo che se ti avessi detto la verità
sarebbe cambiato tutto e che tu mi avresti guardata come mi guardi adesso. Questo cambierà qualcosa?». «Senza dubbio». Max piange, Original Cindy piange e subito l’abbraccia. Poi sdrammatizza: «Fammi vedere il tuo codice a barre. È eccitante lo sai?», e una risata suggella l’amicizia e rinnova la complicità.
Max è una supereroina disillusa, che non rinuncia però a battersi per quella che considera la sua famiglia: i suoi “fratelli”, addestrati fin da bambini a diventare soldati potenziati, fuggiti insieme a lei dai laboratori della terribile Manticore. Se per salvare loro deve salvare il mondo intero, beh, farà anche questo, quantunque non sia il suo scopo principale. Imperdibile l’ultimo episodio scritto e diretto da James Cameron, in cui il sottotesto della persecuzione e dell’intolleranza la fa da padrone, un po’ alla X-Men.
E ora a voi. Qualcuna delle vostre amate serie ha fatto il salto dello squalo? Conoscete delle puntate piombo e volete metterci in guardia? Avete altri gay nella fantascienza da segnalarci? Scrivetecelo nei commenti.
Le altre puntate:
Passionale storia delle serie tv – I Gay seriali (parte 1)
Passionale storia delle serie tv – I Gay seriali (parte 2)
Passionale storia delle serie tv – I Gay seriali (parte 3)
True Blood e altri coming out. Passionale storia delle serie tv – I gay seriali 5
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16 commenti
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Claudio Amadan says:
10 settembre 2012 a 15:01 (UTC 2 )
Il tema gay nella fantascienza è spinoso in tutti gli ambiti.
Nei videogiochi ad esempio, la stessa casa di produzione (bioware) che da anni inserisce contenuti gay nei suoi giochi (knights of the old republic, jade empire, dragon age ecc ecc) nel suo gioco di fantascienza per eccellenza, mass effect, non aveva inserito nessun contenuto gay a parte uno pseudo contenuto lesbico (puoi creare un protagonista donna che può avere una relazione con una razza aliena monosesso… monosesso femminile sia chiaro, tutte particolarmente femminili e ambigue).
Tuttavia, questa storia ha un lieto fine, dopo aver protestato veementemente la comunità gay a partire dal celeberrimo gaygamer.net. nel secondo capitolo del gioco abbiamo ottenuto più lesbiche e addirittura rapporti interspecie con altre specie oltre le aliene monosesso, asari, di cui prima… e addirittura asari dagli atteggiamenti inequivocabilmente maschili…
ma siccome non è stato sufficiente… la comunità ancora scontenta (inserire lesbiche in un gioco di fantascienza è come inserirle in un porno etero) alla fine nel terzo capitolo della saga abbiamo ottenuto non solo la possibilità di un protagonista gay, nono solo la possibilità di avere una relazione con uno dei comprimari più amati della saga, ma ci sono anche interessantissimi dialoghi gay dove viene fuori che l’omosessualità in quell’universo lì è una cosa ovvia, naturale, scontata… un membro dell’equipaggio della nave spaziale dove si passa parecchio tempo è stato sposato con un uomo ed è vedovo (e disponibile) e soprattutto non corrisponde a nessuno stereotipo…
abbiamo ottenuto i gay nei videogiochi di fantascienza, vuoi che nelle serie televisive non si sia ad un passo dal farcela?
Andrea Bordoni says:
10 settembre 2012 a 23:14 (UTC 2 )
Molto interessante, Claudio.
Un giorno o l’altro ci scappa un post sui videogames!
laura says:
11 agosto 2012 a 11:45 (UTC 2 )
Guarda che la terza stagione di Torchwood è stata regolarmente doppiata e trasmessa in italiano. Concordo sul fatto che sia la migliore, forse proprio perché è così sintetica (solo 5 puntate).
Andrea Bordoni says:
11 agosto 2012 a 19:36 (UTC 2 )
Sì è vero quando ho scritto il post non l’avevano ancora doppiata e trasmessa. Comunque “regolarmente doppiata e trasmessa in italiano” non si può proprio dire, perchè in italia è stata mandata prima la quarta stagione e l’anno dopo la terza.
quid76 says:
20 maggio 2012 a 21:39 (UTC 2 )
dark angel è copiato dal fumetto CYBERSIX.
ciao
q.
Michele says:
11 luglio 2012 a 11:56 (UTC 2 )
Bello vedere che c’è ancora qualcuno che ricorda quel fumetto XD. Oltre al fatto che nella trama stessa di Cybersix non mancano i personaggi omosessuali, o comunque sia ambigui.
teogarno says:
16 maggio 2012 a 18:24 (UTC 2 )
Mi sono messo a guardare Stargate Universe su Netflix dopo aver letto questo articolo. Ho beccato il suo salto dello squalo! (stagione 2). Per il resto, lo consiglio a tutti quanti, bello bello.
Pisellino says:
12 maggio 2012 a 09:14 (UTC 2 )
Il salto dello squalo di Prison Break è quando scappano di prigione e cominciano a correre in tutte le direzioni come i Puffi quando arriva Gargamella nel villaggio.
teogarno says:
8 maggio 2012 a 23:04 (UTC 2 )
Incredibile, l’episodio di Next Generation con i J’naii me lo ricordo! Ma non mi ricordavo di ricordarmelo… non so se mi spiego. Mi ricordo che mi aveva colpito tantissimo. L’avevo interpretato così: “immaginate di vivere in una società che prevede un solo modello di sessualità giusta e che vi fa il lavaggio del cervello se vi innamorate della persona sbagliata: bella merda di società!” Mi era sembrato molto avanzato rispetto al resto di quello che vedevo in TV da ragazzino.
Di Torchwood sono fanatico e non sono d’accordo sulle puntate piombo: è tutto bellissimo. Pure Ianto è bellissimo, Jack è OK. Ecco, l’ho detto.
Teo.
Milady says:
15 maggio 2012 a 16:30 (UTC 2 )
Solo OK?
teogarno says:
16 maggio 2012 a 18:31 (UTC 2 )
Vabbè, dai, più che OK
A me piace lui: http://www.imdb.com/name/nm0935721/ fin da quando l’ho visto in Brothers and Sisters (ora fa GCB). In campo fantascienza (o simile), invece, mi piace lui: http://www.imdb.com/name/nm0272399/
Gaetano says:
8 maggio 2012 a 11:22 (UTC 2 )
Ciao Andrea!
Il gruppo universitario LGBT dell’Università degli studi di Milano, Gay Statale, ha organizzato una mostra sul fumetto gay. Se ti va potresti pubblicizzarci sulla tua pagina? Contattami se hai bisogno di altre informazioni! Approfitto per esprimere tutto il mio apprezzamento per questo blog!
Grazie mille per l’attenzione
Gaetano
PS= Ti allego l’evento su Fb.
https://www.facebook.com/events/372492736121649/
Milady says:
8 maggio 2012 a 00:55 (UTC 2 )
No JJ, hai già fatto abbastanza casini cercando di pararti il culo appaiando Spock con Uhura, vai via D:
(Scusate, ma i pettegolezzi in rete secondo cui Abrams abbia deciso la relazione tra Spock e Uhura a tavolino per evitare ulteriori voci su una delle coppie più famose della storia di Star Trek per me sono più credibili del film del 2009.)
Torchwood è la serie più famosa – le puntate di piombo non le ho trovate particolarmente pesanti nella prima stagione, ma forse è merito di Capitain Jack più di chiunque altro.
Il genere fantascienza, quando fatto bene, ha molti più temi lgbt di quanto uno potrebbe immaginare
Il problema è che un sacco di appassionati di fantascienza la vedono come una cosa da uomini veri – sull’esistenza dell’omosessualità in Star Wars si litiga ancora adesso, perfino se è appurato che esiste e bisogna prenderne atto.
Ottimo articolo, motivi in più per rimettermi in pari con Star Trek e Stargate
nena says:
7 maggio 2012 a 14:26 (UTC 2 )
Russel T. Davies, creatore del remake di Doctor Who e del nuovissimo Torchwood, è anche, guardacaso, il creatore di Queer as Folk …….in pratica sforna capolavori di ogni genere come fosse pane fresco! E’ un grande, ed è gay, non ha proprio difetti, quest’uomo…..
Gloria says:
7 maggio 2012 a 11:24 (UTC 2 )
Che goduria. La mia parte nerd – sì, sono lesbica e nerd, e allora?
– è ancora in sollucchero.
Grazie per aver espresso così chiaramente una cosa che ho sempre sentito guardando le (rare) puntate di Star Trek che toccavano l’omosessualità. C’era sempre qualcosa di “sbagliato” e lievemente imbarazzante.
Detto questo quando vidi il famoso bacio fui contentissima.
Shane says:
7 maggio 2012 a 11:18 (UTC 2 )
Gran pezzo!
Aspettavo Torchwood al varco
E la video antologia che gli avete dedicato mi ha fatto ridere, commuovere… ed eccitare
Cosa leggere nel weekend: Dan Harmon, Louie e il coming out di Jim Parsons says:
26 maggio 2012 a 09:01 (UTC 2 )
[...] quattro puntate e spazia dai vecchi Dawson’s Creek e Will & Grace, fino a un capitolo (il più recente) interamente dedicato alle serie di fantascienza. Nella terza parte si parla [...]