postato il 26 novembre 2012
Sento di voler condividere con voi questa mia recente storia, nelle parti che mi danno orgoglio e anche in quelle più imbarazzanti.
Due brevi premesse. Innanzitutto ho solo trentanove anni, compiuti a luglio. Quindi mancano ancora un’infinità di mesi prima che ne compia quaranta. O almeno io la voglio vedere così.
Secondo, non c’è un’età giusta per il coming out. Alcuni si trovano a farlo da adulti, per i motivi più diversi. C’è chi vorrebbe farlo ma lo rimanda perché pensa sarà una sofferenza per le persone che ama o una grana per se stesso. O perché fino a quel momento non lo sapeva neanche lui (o lei).
Chi fa coming out a quarant’anni, o giù di lì, ha già percorso un bel pezzo di vita, e può capitare che si tratti di dirlo anche alla propria moglie (o marito) e ai propri figli. C’è chi si innamora di una persona del suo stesso sesso e trova una nuova relazione, o chi semplicemente comincia la sua seconda giovinezza da single gay.
Comunque vada non esiste una regola, e non è detto che i propri trascorsi siano degli errori. Si può guardare al passato con rimpianto o con amore, ma è comunque quello che ci rende ciò che siamo oggi.
C’è poi chi ha fatto coming out parziali e si trova a gestire chi lo sa da una parte e chi no dall’altra, e chissà quante altre storie.
Sono convinto che ciascuno di noi ha la facoltà di dirlo o non dirlo a chi vuole e quando si sente pronto. Anche se (me l’ha insegnato proprio questo blog) ogni coming out in più è anche un passo in avanti per tutti. Come sempre, non esistono scelte completamente individuali. Quello che facciamo riguarda sia noi sia gli altri. Persino conoscerci meglio.
Anche per questo oggi ho deciso di condividere con voi la mia esperienza e mi piacerebbe che mi raccontaste la vostra nei commenti. Quello che sto per dirvi è stato per me un passo molto importante, e l’ho appena compiuto…
Mi sono trovato pochi giorni fa a fare coming out con mio padre. Un evento epocale per me, che a mia madre l’ho detto già da un bel po’ di anni (per ben tre volte: l’ho raccontato in E tu, come l’hai detto ai tuoi?), e lo sanno tutti i miei amici, mia sorella, colleghi ed ex colleghi, chiunque abbia letto, almeno una volta o assiduamente, questo blog – e, bontà vostra, non siete pochi! – e naturalmente Tiziano Ferro. Diciamo che con i coming out ci ho dato dentro e ho il proverbiale pelo sullo stomaco. Ma con il cosiddetto capofamiglia (la mia è una famiglia molto tradizionale) l’argomento non si era ancora affrontato e il tutto rimaneva nel mistero. All’epoca del coming out con mia madre, lei era dell’idea che fosse meglio non dirlo a papà: non avrebbe capito. Credo che questa esperienza sia comune a molti gay, smentitemi se sbaglio. Nonostante il cliché, ero incline a pensarla anch’io allo stesso modo: mio padre è in effetti un uomo d’altri tempi, settant’anni suonati, nato e cresciuto nella periferia di Roma, mai studiato, mai letto un libro, a parte Cuore di De Amicis (cosa di cui si vanta spesso), con una classica mentalità da Paese, e di omosessualità non sapeva davvero nulla, né sembrava negli anni aver imparato molto quando, commentando qualche notizia al telegiornale, io e mia sorella cercavamo di piantare qualche seme.
Forse lo sapeva già, di me, ma alcuni genitori hanno una dote innata a non collegare le centinaia di prove che portano a una scoperta che non vogliono fare. Tra noi non è mai stata una questione di mentire: il discorso semplicemente non si
affrontava o si glissava. Mio padre spesso ci provava a consigliarmi qualche ragazza che secondo lui era un ottimo partito: la sua insegnante di ginnastica posturale con le tette rifatte, la postina sempre con la sigaretta in bocca, la salumiera di fiducia che mette ogni volta due fette di prosciutto di troppo e poi ti chiede «Che faccio lascio?» e io che ho da sempre la tentazione di risponderle: «No, toglile, con quelle ti ci fai un panino tu». Ah, e soprattutto Sonia, l’inquilina del piano di sopra nel palazzo in cui sono cresciuto, sono vent’anni che me la consiglia. Ha provato a ripropormela pure pochi giorni fa e io: «Ma papà, se ora è fidanzata e incinta di sette mesi». E lui: «Sì, però è radiosa!». Boh.
Vi chiederete come mai gliene ho voluto parlare proprio ora, dopo tanti anni, sulla soglia dei quaranta. Beh, visto che ho deciso di essere sincero fino in fondo passo a raccontare anche la parte più imbarazzante di questa storia. Alcuni di voi sanno che sono un massaggiatore ayurvedico e anche i miei genitori sono miei pazienti. Hanno iniziato anni fa come cavie quando stavo ancora studiando e ora che pratico il massaggio professionalmente non riesco più a farli smettere, insistono sempre per un nuovo massaggio, e ci mancherebbe altro, ma i genitori, credetemi, sono sempre i pazienti più difficili. Ad esempio durante il trattamento io voglio completo silenzio, cosa che a casa dei miei non sono mai riuscito a ottenere.
Durante l’ultimo massaggio a mio padre, mia madre era nella stanza accanto con la televisione a tutto volume. Rai 1 trasmetteva una puntata di Verdetto finale, l’imbarazzante programma in cui si fanno processi con un rito che ovviamente non esiste in Italia, stile Perry Mason all’amatriciana: il giudice pende dalle labbra degli avvocati che sfoderano colpi di scena e puntano gli indici sugli accusati, e infine si sgolano in arringhe serrate per cercare di convincere una giuria composta di persone il cui più grande desidero è, più che fare la cosa giusta, fare una comparsata televisiva qualunque. Il caso della puntata era quello di un padre che pretendeva un risarcimento dalla moglie perché gli aveva tenuta nascosta l’omosessualità del figlio. A Verdetto finale, anche se alcuni casi si ispirano a fatti vagamente reali, sono tutti attori, e le parti in causa raccontano la storia che hanno imparato a pappardella in modo fastidiosamente anaffettivo, e si nota soprattutto quando trattano casi che hanno a che fare con argomenti emozionali come questi.
Mentre massaggio di solito penso solo alle catene muscolari, ma quella volta non ho potuto fare a meno di ascoltare tutto il dibattito. Mio padre non ha sentito nulla, perché è un po’ sordo e perché è uno che ha sempre ascoltato poco in generale. Non ho capito bene come si sia concluso il caso, ma quando ho finito e sono andato in cucina, mia madre mi ha detto: «Forse una volta di queste dovresti parlare con papà». Bella pulce nell’orecchio.
Nei giorni successivi ho pensato: «Sì, sì, è giunto il momento. Ma no, che è cambiato? Non capiva ieri non capirà oggi. Parlagli uguale. È inutile. È troppo tardi. La sincerità è importante. Sarai più felice tu, sarà più infelice lui, sarai più infelice tu, sarà più felice lui. Fallo. Sì. No. Sì. No. Sì…» Insomma, avevo la testa incasinata in un autoverdettofinale.
Giorni dopo mio padre si presenta alla porta di casa mia senza preavviso, per non ricordo quale motivo, e io colgo la palla al balzo. Gli dico di sedersi che gli devo parlare. Un evergreen. Ho sempre amato gli inizi molto classici.
Poi dico: «Papà, voglio sposare Tiziano Ferro». No, scherzo, l’ho presa più alla larga, in realtà gli ho detto: «Papà, voglio parlarti di questa cosa che sono gay». Lo so, non sono un mago della sintassi quando sono emozionato.
Ero pronto a tutta la casistica di reazioni: pianto, rabbia, nervosismo, silenzio, grida, eccetera. E devo dire che sorprendentemente la cosa è stata presa con estrema calma. Non era contento, ma probabilmente aveva apprezzato la sincerità.
Gli ho spiegato i fondamentali, perché non esageravo quando dicevo che lui di omosessualità non sa davvero nulla, a parte qualche preconcetto cattolico e da bar sport. Gli spiego molto semplicemente che è una cosa del tutto naturale, che gli psicologi (sì, anche qui in Italia) sostengono che è normale (uso questo termine non a caso, perché so che a lui è molto caro) e che, nonostante alcuni gruppi di potere remino contro, le cose semplicemente stanno così e la società ormai se ne sta facendo una ragione ogni giorno di più. Gli dico che, per capire, deve immaginare che sia come è successo per i neri, che per secoli sono stati malvisti, deportati e usati come schiavi, ma poi le cose sono cambiate e ora sembra assurdo che la schiavitù sia potuta succedere. Oppure, per usare un paragone più vicino a lui, gli dico che deve immaginare che sia come per le donne quando era piccolo, che venivano considerate inferiori e non adatte ad alcuni ruoli, non potevano neanche votare. E come sia storia recente la presa di coscienza che uomini e donne debbano avere gli stessi diritti.
Sono usciti alcuni sfondoni. Per esempio – attenzione, qui vi voglio concentrati, perché non è semplice – lui era convinto che i gay si dovessero mettere con “persone normali” (appunto!). Ci siete arrivati? Sì, per lui i gay sono solo quelli che lo prendono nel sedere (scusatemi ma non c’era un modo più elegante per spiegarlo). Come mi ero ripromesso sono rimasto razionale e gli ho spiegato che un uomo gay non è solo chi fa sesso con un altro uomo, ma è un uomo che si innamora di un altro uomo. Poi a letto fanno le combinazioni che credono!
Dopo questi e altri pochi chiarimenti papà ha cominciato a parlare di sé e dei suoi problemi, mi ha tenuto lì per più di un’ora ad ascoltare dei litigi con mamma, di me e mia sorella che non gli diamo abbastanza retta eccetera eccetera, e ho capito che tutto si era sistemato. Eravamo tornati alla… normalità!
Quando ci siamo salutati l’ho rassicurato che se avesse avuto domande o dubbi io sarei stato sempre disponibile a rispondergli con calma e sincerità.
Ci sarà ancora molto da parlarne o forse l’argomento non verrà mai più tirato fuori, questo non è importante. L’importante è che questo gesto di sincerità mi ha riempito nelle ore e nei giorni successivi di una grande serenità, a tratti gioia. Mi ero tolto dalla scarpa quell’ultimo fastidioso sassolino con cui avevo dovuto convivere per tanti anni. Solo oggi mi rendo conto di quanto avessero ragione tutti quegli studi scientifici che sostengono come senza brecciolino nelle scarpe si possa andare molto più speditamente e a testa alta.
Se vuoi raccontare la tua storia di coming out dai quaranta in su fallo qui sotto nei commenti.
Per leggere e scrivere di altri coming out clicca qui: E tu, come l’hai detto ai tuoi?







invio in corso...
21 commenti
francesco says:
24 dicembre 2012 a 17:02 (UTC 2 )
prima o poi saro’ anche io dei vostri.. non trovo ancora il coraggio per poterlo fare.. un abbraccio e quanta invidia!
Andrea Bordoni says:
24 dicembre 2012 a 19:56 (UTC 2 )
Il momento giusto non arriva mai, ma sono sicuro che lo troverai
Quando si fa coming out è quasi sempre più la gioia che si prova e il senso di liberazione che le difficoltà da affrontare dopo. E ci si chiede perché non lo si è fatto prima.
Un abbraccio a te.
mieux tard que... says:
29 novembre 2012 a 16:31 (UTC 2 )
oh che bel post!anche me ho fatto c.o. alla tenera età di 48 anni (2 anni fa),2 figli da 2 padri diversi alle spalle.l’ho fatto con mia sorella di 20 anni più giovane,che s’è smossa apparentemente poco (dopo 1 anno però ha stranito a natale,chissà come mai…),con la madre di mia sorella che è poco più grande di me e non s’è smossa davvero per niente e con mio figlio di 18 anni.che è stato il più difficile e il più bello perchè ha risposto ‘ma’,ma io chi sono per mettere in discussione le tue scelte?’.magari invece in ufficio solo alle 3-4 persone davvero vicine,perchè se vieni da una vita apparentemente etero poi i giudizi sono pesanti.
Claudia says:
29 novembre 2012 a 14:44 (UTC 2 )
Partendo dal fatto che non ho mai incontrato due persone più diverse e più uguali di Andrea e papà e naturalmente non parlo solo dell’aspetto fisico, vorrei che tutti sapessero che loro insieme a Sergio sono gli uomini che amo di più.
Per fare un paragone blasfemo “Padre, figlio e spirito santo”. Ringrazio papà per essere la gioia e il dolore della mia vita (anni di psicoterapia), Andrea perchè in quanto figlio gay ha fatto apparire agli occhi del padre tutti gli eventi nefasti (divorzio compreso) della mia vita un’inezia al confronto espiando per me tutte le colpe e la mia dolce metà perchè mi ha pervaso con la sua gentilezza e amore elevandomi come persona e donna.
Detto ciò, conoscendo la mia famiglia e l’uso inculcato da nonna Lina di ignorare cosa non è stato detto e di dimenticare ciò che è stato detto se non ci piace, presumo che anche quest’anno a Natale non potremo brindare a quel gay di mio fratello ma spero un giorno di poter alzare il calice per brindare al suo matrimonio con Tiziano soprattutto per fare un discorso agli sposi degno di quello che ha fatto Andrea al mio matrimonio.
Gianni R. says:
28 novembre 2012 a 14:10 (UTC 2 )
NON È MAI TROPPO… TARDI, DAVVERO!
Anche io vorrei raccontare il mio coming out, forse tardivo ma decisivo per come mi sono sentito dopo.
18.10.2010
A quel tempo avevo la tenera età di 47 anni, con le illusioni di un adolescente e soprattutto un’idea: quella di dire ai miei che sono gay. La soluzione migliore si allontanava sempre più. Avevo in mente di dirlo nel momento in cui sarei stato felice in coppia, una cosa tipo “non c’è nulla di male, voglio bene ad una persona e questa persona è un uomo” . Un po’ per evitare lo stereotipo: gay = solitudine o altre cose simili, specie legate al passare del tempo. L’ho fatto invece per il motivo opposto.
Da alcuni tempi la frequentazione con una persona che io chiamavo “relazione” non era più quella o meglio, come a volte accade, si è modificata, siamo cambiati noi (tanto che da allora io e lui ci frequentiamo con più “leggerezza”, allegria, senza quella cupezza di una relazione frutto davvero di due che si sono incontrati, avevano dei punti, moltissimi punti in comune e quindi, perché non mettersi insieme?) e io iniziavo a sentirne sempre di più il peso, con il risultato che a casa ero un vegetale: divano, silenzi, pianti soffocati perché non avevo né uno spazio né qualcuno con cui sfogarmi o urlare…
Il mio uscire fuori con il mondo era avvenuto 8 anni prima, il 18 aprile (il 18 torna… cabalisti, dove siete?).
Mamma aveva superato una leucemia iniziata nel 2001, papà nello stesso anno ha avuto un infarto con tanto di elisoccorso. Non ho fratelli, ho tirato per quel periodo (agosto 2001 – aprile 2002), tanto da non sapere che film sono usciti, che libri, che musica (se non Tiziano Ferro, trasmesso dalla radio che mi portava da casa all’ospedale di Parma, tutti i giorni), alla fine mi sono detto: “Beh, ora cerchiamo di “affrontare” ciò che rimando” e così via, a chiamare un Arci (telefono sbattuto in faccia) e poi un altro che invece mi ha accolto.
Lo so, è normale sapere o intuire che i tuoi hanno sempre saputo: mai una ragazza, gli amici e le vacanze solo con maschi (in più il contesto è quello di un paese di 3000 persone dove fino al momento della patente non hai nessun tipo di possibilità di vedere realtà più grandi) ma dirlo è diverso. Non è che poi torni indietro dicendo “Mah, scherzavo”.
Sulla strada sono capitati due film, alla fine due documentari che mi hanno spinto a parlare… Oddio, già “Le fate ignoranti” avevano fatto molto, da li la voglia di dirlo, almeno a qualche amico o amica ma da dire al fare sono passati 3 anni e il 04.04.2004 (Cabalista? Helppppp) sul TGV Milano/Parigi (in viaggio per Parigi, da un amico che compiva 40 anni ed invitava 40 persone…) l’ho detto a Lory, da allora, “la fata”. Vero anche che c’è chi, quando l’ha saputo, si è premurato di sapere che tipo si vita sessuale avessi avuto fino al 2002 e soprattutto un classicone “ma sei attivo o passivo?
Ma “Improvvisamente l’inverno scorso…” (obbligo di proiezione nelle scuole) di Luca Ragazzi e Gustav Hofer e un paio d’anni dopo “Due volte genitori” di Claudio Cipelletti hanno fatto il resto. Il primo per aver dimostrato, semmai ce ne fosse stato bisogno, quanta ignoranza (e quindi paura… o forse il contrario) c’è in giro; il secondo per le parole del regista, incontrato alla presentazione del documentario: “non abbiate il rimorso di non averlo detto! Loro lo sanno, vi vorranno sempre bene, sarete solo più trasparenti e completi”.
E veniamo al 18.10.10, giorno della sagra per il patrono del mio paese.
Fin dalle scuole medie sono sempre tornato a casa a pranzo e quindi ho pensato di dirlo in quell’occasione (un po’ “Mine Vaganti” che poi ho fatto loro vedere). Papà da tempo, al mattino, l’unico momento, verso le 6, in cui potevamo parlare io e lui (abbiamo una situazione difficile a casa) chiedeva cos’avessi, perché ero così, dicendo che “qualsiasi cosa sia, dilla, sei sempre nostro figlio” ed io “non adesso, caso mai oggi!”. E così è stato.
Ricordo tutto: appena a casa in bagno, doccia, musica, non so perché ma un’occhiata alla radio e mi sono detto: “Vai!!”
Dopo il “ricco” pranzo della sagra paesana ho preso la parola iniziando col dire che “…dato che stamattina papà ha chiesto cos’ho in questi giorni, bene… eccomi…”.
Così ho fatto la prima premessa (non sono ammalato e non è una malattia), la seconda (non è una cosa che scegli o meno), la terza (quasi fossi un gremlin con le tre regole), che è stata sul fatto che mi sarebbe piaciuto comunicarlo nella circostanza opposta. Poi sono andato di “non vuol dire che si invecchia da soli, pensate alle coppie che si separano o che semplicemente non si sposato”, che “non avrei voluto che foste venuti a saperlo da altri” e che così eravamo davvero completi.
Mamma ha fatto una domanda classica (perché non l’hai detto prima) aggiungendo che pensava che la casa che stavo costruendo fosse stata per andare ad abitarci insieme al mio “amico”.
Papà, in genere il meno espansivo, si è alzato da tavola, mi ha abbracciato e baciato e detto che “te set semper noster fiol” e la mattina dopo, nel nostro momento “intimo” mi ha di nuovo abbracciato ripetendo che non c’era nulla di cui preoccuparsi e che non era cambiato nulla.
Non so cosa ho pensato dopo, nei giorni successivi o come abbiano vissuto da allora in poi le mie amicizie e i miei viaggi a Parigi o a Roma. Certo so come mi sono sentito io: sereno e leggero. A posto con me stesso e il mondo.
In questi due anni il nostro medico di base mi ha chiesto un paio di dvd di “Due Volte Genitori” per darli a qualcuno che in paese era nella stessa situazione; recentemente ha voluto una copia di “Kiss Face” perché rappresenta bene, con toni leggeri, un percorso di formazione o meglio, dalla paura del “lo verranno a sapere e che diranno?” all’attaccare chi prendeva in giro con battute e luoghi comuni gli omosessuali.
Non so se sia stata fatta molta strada o meno. In questi giorni però ero giù e la prima cosa che papà mi ha chiesto è stata “hai avuto da dire con… “ (il mio “Amico”) per cui credo davvero che qualcosa sia cambiato!
Gianni R.
Martino says:
28 novembre 2012 a 10:41 (UTC 2 )
Ciao! mi piace molto il blog e questo post! a parte questa pretesa vergognosa di sposare Tiziano Ferro… -.- andiamo…lo sappiamo entrambi che preferirà ME a te V.V
Scherzi a parte. Ho scoperto di essere gay innamorandomi di “Tizio del sud” l’anno scorso, a 23 anni, dopo aver avuto diverse esperienze eterosessuali e, circa un anno dopo (tre settimane fa) ho fatto CO con mio fratello. Lo sapeva già, come la mia migliore amica, come un’altra amica. Ma andiamo al fratello. Era importantissimo per me parlargliene, dato il rapporto così aperto e intimo che abbiamo: mi vergognavo da morire per il fatto di tenerlo fuori da una parte così importante della mia vita.
Mi ero ripromesso che non appena avessi trovato una “persona importante” da non voler MAI nascondere, lo avrei fatto. Questa persona (“Tizio mediorientale”) è arrivata, me ne sono innamorato e volevo dire a tutto il mondo (tranne che a Tiziano Ferro, non si sa mai) che ero felice, che ero innamorato. Allora, un po’ litigando, un po’ innervosendomi, un po’ provocandoci alla fine gliel’ho detto: “Un anno fa mi sono innamorato per la prima volta (pausa interminabile) di un ragazzo. E da allora la mia vita è cambiata: sono più felice, tutto per me ha un senso, finalmente riesco a capire chi sono. È stata la cosa più bella che mi sia mai successa e non voglio continuare a tenertene fuori”.
Lui: “Lo immaginavo. Dovrai superare tantissime difficoltà, essere molto forte, ma questa è la tua vita e io ci voglio essere, al tuo fianco. Ci sarò sempre, grazie di avermici fatto finalmente entrare”. Poi ci siamo abbracciati e abbiamo parlato a lungo di noi, della famiglia, con una sincerità che non avevo mai sentito prima. Per la prima volta non avevo più nulla da nascondere. Per la prima volta ho sentito che aveva un istinto protettivo nei miei confronti e che ammirava la vita che c’era in me.
Sono sicuro che l’essere innamorato di questo ragazzo mi abbia dato la forza che cercavo e di questo gli sarò per sempre grato. Poi mi ha mollato una settimana fa, ‘tacci sua! ma questa è un’altra storia!!
Morale della favola il mio consiglio è FATELO, parlatene a tutti (con i vostri tempi, ai miei non l’ho ancora detto ad esempio), di sicuro con gli amici che pensiate “possano capire”…tanto già lo sanno, fidatevi! È vero, sono fortunatissimo ad avere un fratello così meraviglioso ma vi assicuro che non mi aspettavo questa reazione, anzi. Un po’ come tuo padre, mio fratello non si era mai rapportato con questa “dimensione” eppure ha capito. Le persone spesso sanno stupirti! <3
chris says:
28 novembre 2012 a 00:36 (UTC 2 )
Ciao. Sono contenta che tu sia riuscito a spiegare te stesso alle persone che ami. E’ la cosa piu’ difficile e ti auguro tanta felicita’. Noi due abbiamo la stessa eta’ , ma non tiusciro’ mai a spiegare ai miei chi sono veramente anche xche’ io stessa non mi accetto. Sono bisex e al momento sono felicemente sposata con 3 figli, ma nel mio pasato c’e’ anche una fidanzata mai dimenticata. Salutoni e buona nuova vita.
Federico says:
27 novembre 2012 a 16:54 (UTC 2 )
Che post ADORABILE! Mi piace molto il tuo sito, ma questo post mi ha particolarmente conquistato! Sono contento per te e per tuo padre e ti (VI) auguro tantissima serenità!
Ba says:
27 novembre 2012 a 15:02 (UTC 2 )
Nessun ancora ha detto che sei UGUALE a tuo padre, almeno confrontando questa foto con le tue che ho visto sul blog…
Andrea Bordoni says:
26 novembre 2012 a 23:03 (UTC 2 )
Si conclude il primo giorno di vita di questo post con un numero incredibile di letture.
Grazie davvero, per i tanti input e gli infiniti complimenti qui, su facebook e altrove.
Mi avete fatto sentire davvero un calore enorme.
E grazie a chi ha condiviso la sua esperienza con noi. Continuate a farlo.
Pierpaolo says:
26 novembre 2012 a 22:25 (UTC 2 )
Andrea, ero in evidente e curiosa attesa di leggere il nuovo post. Grazie per questa nuova condivisione di cui ci rendi parte. È vero: ogni nuovo coming out è un passo personale che facciamo tutti insieme verso una riconoscibilità e accettazione come esseri umani.
Un grande abbraccio carico di stima.
Dino Cuttitta says:
26 novembre 2012 a 21:12 (UTC 2 )
Oggi..leggendo il post..ho provato una bella sensazione e mi sono detto..però…nn sono l’unico che ha fatto coming out dopo i trenta..anzi..io credo di avere battuto un record..a 41 anni e due mesi..il prossimo 11 dicembre sarà il secondo anniversario della mia nuova vita.
Ma andiamo con ordine…io ho consapevolezza dellamia omosessualità sin da quando avevo 12 anni e mezzo..ero molto attratto dai miei compagni di scuola..dai ragazzi più avvenenti e sostanzialmente nn avevo paura di quanto sentivo.Non voglio fare la mia cronistoria perchè non è mia intenzione annoiare le persone..diciamo che prima dei 41 anni…avevo 25 anni e mezzo..nn potrò dimenticare quel giorno..avevo pianto tutta la notte..era il 2 giugno 1995…dissi ai miei genitori di me..nn vi dico la reazione ….apriti cielo…pianti,lacrime..la classica frase..dove abbiamo sbagliato..e la scelta di mandarmi da uno psicologo dela ASL..il quale..con la delicatezza di un elefante mi disse che dai colloqui che avevo avuto con lui.nn era sicuro della mia omosessualità..e che mi consigliava di leggere le inserzioni tipo AAA massaggiatrice offresi..citofonare Samantha..i miei..contenti e soddisfatti..pensarono che ero “guarito” e hanno letteralmente rimosso..a me gli uomini continuavano a piacere..continuavo a fantasticare (preciso che io…nulla..e ci siamo capiti..a parte le classiche esplorazioni e manovelle con il compagno di classe) ed il mio silenzio è durato altri 15 lunghissimi anni..fin quando..dopo un’infezione che mi stava spedendo al Creatore..io un giorno ho detto tra e me..non sono sbagliato..non ho nulla che va male in me..conoscendo un ragazzo su fb mi convinse a dare una svolta alla mia vita e cominciare a vivere..ecco che attraverso facebook..cominciai ad aprirmi con i miei colleghi..con i pochi amici..i più cari..ho cominciato a sentirmi più sicuro..E i tuoi genitori vi domanderete? Altra data …13 gennaio 2011..la mattina stavo partendo per andare ad un corso di aggiornamento (faccio la guida turistica da 21 anni)..mi chiama al cell un ragazzo di un paese vicino che aveva una situazione più o meno simile alla mia…ecco che vado in soggiorno e capisco dalla faccia che mia madre aveva sentito la conversazione..nn perchè lei avesse origliato.ma perchè parlo a voce molto alta al telefono…potete immaginarvi come mi sentivo..parto..la sera rientro a casa..e lei..perchè? quando lo sei diventato gay? e lo viene a sapere tuo fratello,tua cognata..i nipoti..ed io che cercavo di farle capire che in me nulla era cambiato..che volevo solo vivere la mia vita.Lei..oggi 75enne..mio padre 69enne…la prese male..cadde in una profonda depressione..la notte la sentivo piangere..e questo mi faceva diventare una belva..lunghi silenzi dove lei con la sua faccia triste..mi accusava più di mille parole…lunghi silenzi altrenati a feroci litigate…dove lei mi diceva..io non posso provare gioia…e tuo padre..vi chiederete? ha sempre assistito…facendosi tante domande..ma mai dicendomi qualcosa…cercavo di parlare con lui..ma mia madre..tuo padre è malato..vuoi farlo morire..ancora oggi lei pensa che nn sia necessario che lui lo sappia.Come va adesso con lei? Due mesi fa le ho mostrato la foto del mio ragazzo..mi ha chiesto come si chiamava e che faceva…e devo dire che ora le cose vanno molto meglio..magari delle volte parliamo del mio ragazzo..ma sottovoce perchè papà nn deve sentire..sanno di me mio fratello minore e mio nipote…sostanzialmente bene..Papà? per lui da tempo ho comprato quel libro scritto da Paola e Giovanni Dall’Orto..MAMMA PAPA’ DEVO DIRVI UNA COSA…con lei ..la storia la sapete..con lui..spero di farlo presto.
anellidifum0 says:
26 novembre 2012 a 19:49 (UTC 2 )
Bravo Ciccio. Io l’ho fatto a 19 anni e t’assicuro non fu semplice. Poi magari un giorno ne parliamo davanti a una birra.
Riccardo Paloppi says:
26 novembre 2012 a 19:05 (UTC 2 )
Il tuo ultimo articolo mi ha commosso, nonostante alcune affermazioni di tuo padre che effettivamente…
Io non ho mai avuto la possibilità di fare coming-out con i miei genitori.
Ho dei flashback, ogni tanto, di mia madre che guarda il Tg2 con un servizio su un Pride ed esclama “avere un figlio gay è come averne uno senza un braccio”, per poi ricredersi 2 o 3 anni più tardi, rimanendo indifferente al tema omosessualità. Non se ne è mai parlato.
Se qualche parente mi faceva la domanda “allora Riccardino, la fidanzatina l’abbiamo trovata?” evitavo con molto imbarazzo la questione e cambiavo discorso.
Nel 2009 entrambi i miei genitori si ammalarono gravemente, per poi lasciare me e mia sorella (lei aveva 24 anni, io 19) tra dicembre 2009 e febbraio 2010.
Avvenne però qualcosa di molto particolare ed è ciò che più mi scalda il cuore in tutti i momenti in cui percepisco la loro mancanza. Infatti negli ultimi mesi di vita, in modo totalmente indipendente l’uno dall’altra, mi dissero:
“Riccardo, non importa quali scelte farai, quali percorsi prenderai. L’importante è che tu sia felice. Se tu lo sarai, noi lo saremo con te.”
primariegaye says:
26 novembre 2012 a 18:44 (UTC 2 )
Bravo, bravissimo.
Decenni fa, il mio coming out a 24 anni – a mammà, papà più sorella mooolto omofoba – è stato una favolosa sceneggiata napoletana improvvisata lunga mezza giornata: dalle botte a mia sorella (sono un mostro!) dopo i suoi soliti pesanti insulti, al pianto di mia madre, alla tensione di mio padre, fino alle mie parole sorprendentemente lucide e sicure. Con colpo di scena finale:
“Al posto tuo mi sparerei in fronte”, l’accogliente sentenza della mia sister.
“Vergognati, vai fuori di casa!”, mio padre a lei.
Un coming out che alla fine è risultato l’avvenimento più emozionante che abbia mai creato: in poche ore ho perso 10 chili, ma ho guadagnato la mia liberazione.
Mi dispiace solo che mia nonna ne sia stata esclusa, però sono felice e orgoglioso di averle poi mostrato il legame col mio compagno e che lei lo abbia riconosciuto.
Fatelo, è la cosa più catartica che ci sia…. e non sapete le serate passate a raccontarlo agli amici, con la lacrimuccia lì, piantata nel globo oculare…
Motya says:
26 novembre 2012 a 16:13 (UTC 2 )
Sai che hai avuto una fortuna grandissima, vero?
ros says:
26 novembre 2012 a 15:21 (UTC 2 )
sono felice per te..io ho 22 anni..ma ancora non ho avuto la forza di dirlo ai miei cari..anche se sono sicuro che la prenderebbero bene..spero di trovare la forza, un giorno, per dirlo in modo semplice come hai fatto tu..
Principe Kamar says:
26 novembre 2012 a 13:03 (UTC 2 )
Sono felicissimo per te, spero anch’io di fare presto coming out con la mia famiglia.
Un abbraccio
Francesco
Chagall says:
26 novembre 2012 a 12:55 (UTC 2 )
È una delle più belle cose che abbia letto di recente.
Raccontarlo a qualcuno non è mai facile, auguri per la tua vita.
pyperita says:
26 novembre 2012 a 11:31 (UTC 2 )
Anche se la cosa non mi riguarda personalmente, capisco le tue difficoltà a parlarne con tuo padre, uomo di altra generazione. Anche mio padre è uomo di un altro tempo, e credo che spesso per lui sia difficile adattarsi ad un presente che è tanto diverso rispetto a quello a cui lui era abituato.
Ti dico solo che il figlio dei nostri vicini del mare è gay, e mio padre è convintissimo che sia motivo non solo di preoccupazione per la sua famiglia, ma che si vergognino di lui. Il che non è vero. Oppure ripenso adesso agli altri vicini di casa della piccola città dove abitano loro, che avevano un parente di cui non si parlava mai, che si vedeva solo a natale e a pasqua, e sempre da solo. Io da ragazzina pensavo che avesse chissà quale passato oscuro, invece solo anni dopo ho capito che era gay.
Eva says:
26 novembre 2012 a 10:51 (UTC 2 )
Mi sono ritrovata qui, aprendo il link di un’amica. Sono emozionata da quello che ho letto, sono emozionata da come scrivi, riesci a metterci dentro tutto: sentimento, patos e tanta ironia ( ^_^) Ti ruberò una frase, che nonostante io non sia gay, l’ho trovata così vera e personale che non potrò fare a meno di riusarla, magari proprio con i miei figli. “ma alcuni genitori hanno una dote innata a non collegare le centinaia di prove che portano a una scoperta che non vogliono fare”. Grazie infinite. Stai bene e sii felice. Ps: La foto della scarpa piena di sassolini, vale 10 !!!!