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E tu, come l’hai detto ai tuoi?

postato il 19 gennaio 2011
Sono l’unica persona al mondo ad aver fatto coming out con la propria madre per ben tre volte? Credo proprio di sì. La prima risale a quando avevo cinque anni e, come forse saprete fin dal primo post, ha a che fare con Cappuccetto Rosso. È giunto il momento di scendere nei dettagli. Quando avevo cinque anni mia madre ha rischiato un ricovero al manicomio di Santa Maria della Pietà, a due passi da casa, perché aveva un figlio che voleva ascoltare ventiquattro ore su ventiquattro la favola di Cappuccetto Rosso. Volevo ascoltarla mentre facevo il bagnetto, mentre facevamo la spesa, volevo ascoltarla quando mia madre parlava al telefono con le amiche, volevo ascoltarla quando andavo a letto e quando mi svegliavo; e mia madre mi assecondava pur di non sentirmi lamentare. Poi un giorno successe quello che successe e non volle raccontarmela mai più.

Quel giorno come sempre mia madre, rispondendo all’instancabile richiesta del suo figlioletto, aveva raccontato con dovizia di particolari della mamma che aveva preparato un cestino per la nonna, di Cappuccetto Rosso nel bosco, dell’incontrato con il Lupo, dei suoi modi seducenti. A quel punto io: «Mamma, ma Cappuccetto Rosso è un bambino come me?». Mia madre, con un grosso punto interrogativo sulla faccia: «Ma no, Andrea, Cappuccetto Rosso è una femminuccia, l’hai sentita mille volte questa storia, non l’avevi capito?». Andrea: «E allora perché si chiama Cappuccetto Rosso, con tutte “O”? Secondo me è un maschio». La povera mamma fa finta di nulla e va avanti. Quando arriva al punto in cui Cappuccetto Rosso e il Lupo travestito da nonna sono a letto, torno all’attacco. «Il piccolo Cappuccetto Rosso lo sa che quello è il Lupo, vero? Allora perché ci va a letto uguale?» Mamma, innervosita: «No che non lo sa, pensa che sia la nonna!». Io mi guardo la mia raccontastorie come se fosse la persona più ingenua del mondo e poi dico: «Sì sì». Mamma, infastidita: «Ora basta, è tardi, è ora di andare a nanna, sai già come finisce, arriva il cacciatore, e vissero tutti felici e contenti». Io: «Ok» mi piazzo ben bene sotto le coperte. Mia madre mi dà un bacetto sulla fronte, spegne la luce e fa per uscire dalla stanza. Io la blocco: «Mamma?». Lei, già sulla porta, si volta con un sorriso tirato e un po’ timoroso: «Sì?». Purtroppo mia madre descriveva nei minimi particolari la mamma, la nonna, il bosco, il lupo, perfino il cestino del pranzo, ma il mio personaggio preferito, quello che più accendeva la mia immaginazione, era relegato alle ultime parole, e a lui era sempre riservata una frettolosa descrizione. Dovevo sapere. «Mamma, ti volevo chiedere una cosa: ma ha più muscoli il Lupo o il Cacciatore?». Mamma: «D-o-r-m-i-!».

Hai fatto anche tu coming out o qualcuno ti ha detto di essere gay? Racconta com’è andata!

Mi sono svegliato quindici anni dopo con l’idea di fare finalmente a mia madre il discorso che mi terrorizzava molto più del lupo cattivo da piccolo e che preparavo e arricchivo di sfumature ormai da molto tempo. Avevo provato e riprovato nella mia mente tantissime varianti. Tutte però, prima di arrivare al punto, avevano una premessa indorapillola seguita da discorsi vaghi e vagamente adulatori sul fatto che era la migliore mamma del mondo, faceva il miglior sugo del mondo ecc. I discorsi che avevo pianificato partivano tutti da Adamo ed Eva e non erano più brevi della Bibbia. Uno cominciava col ricordarle l’episodio di Cappuccetto Rosso, ma qualcosa dentro di me mi diceva che non era saggio. Pensai pure di usare un metodo geniale visto in un film: «Mamma, papà, ho un cancro al cervello». I genitori, disperati: «Oh no, non è possibile». «No scherzo, sono solo gay.» Ma non lo usai, qualcosa mi diceva che il mio essere “schiavo della battuta” mi sarebbe potuto tornare più utile in altre circostanze!
Quella mattina, dopo un’ora di training autogeno e con le mani sudate che stringevano un cappuccino con la schiuma preparato amorevolmente da mia madre medesima, le dissi, sorprendendo prima di tutto me stesso: «Mamma, sono bisessuale».
Così, secco. Non lo so perché. Dove erano andati a finire quei coming out lunghi ed elaborati (e soprattutto interamente veri) che avevo pianificato? Forse d’istinto credetti che la miglior indorapillola fosse quella di farle credere che sì, mi piacevano gli uomini, ma mica perché non mi piacevano le donne…
Mia madre rimase immobile qualche secondo. Poi scoppiò a piangere. Voleva parlare, ma le lacrime glielo impedivano. E ogni volta che mia madre piange comincio a piangere anch’io, su questo sono molto italiano. Ci sfogammo un po’. Poi tentai di tranquillizzarla. Finalmente riuscì a parlare. Non sapevo cosa mi avrebbe detto. Disse che mi voleva bene e che se io le dicevo che essere così non era sbagliato lei si fidava di me e le andava bene, perché ero intelligente, perché avevo studiato, ero giudizioso e non le avevo dato mai delusioni. Allora le dissi: «Se è così allora non piangere. Perché piangi?». Lei: «Piango perché penso che però gli altri non ti accetteranno e sarai infelice». Questo mi gelò, perché in quel periodo un po’ la pensavo così anch’io, ma il mio orgoglio venne in mio soccorso subito: «Mamma, se sei fiero di te, se impari ad amarti, gli altri non possono renderti infelice per quello che sei. Se vuoi essere infelice lo sarai perché sei gay, perché hai un neo in faccia, perché sei grasso, troppo magro o per qualsiasi altro sciocco motivo». Fece sì con la testa, l’avevo convinta, si era resa conto che ero forte, e un po’ avevo convinto anche me. Il tempo mi avrebbe dato ragione.

Questa è tutta la storia del secondo coming out a mia madre. Beh, quasi tutta. Quello che non ho mai detto a nessuno, e che ora vi confesso, è che la frase originaria che mi è uscita dalla bocca di sua propria spontanea volontà non era esattamente «Mamma, sono bisessuale». Nello scriverla, prima, ho fatto, per dirla alla Word Microsoft, un po’ di “controllo ortografico e grammaticale”. A essere completamente onesti, dissi, preda di un lapsus a dir poco freudiano: «Mamma, sono bisexuale». Con la X. Non lo so che mi ha detto il cervello.

Il terzo coming out, fatto qualche anno più tardi, tecnicamente non è stato un vero e proprio coming out, piuttosto una rettifica.
«Mamma, io sono gay», le ho detto finalmente. E lei, senza smettere di spazzare: «È sempre una parola straniera, ma almeno è più facile da dire che bisexuale»…


Sappiamo tutti come Tiziano Ferro ha detto al mondo di essere gay. Chissà come gliel’avrà detto a sua madre…

E tu, come l’hai detto ai tuoi?
E se sei etero, come te l’hanno detto i tuoi amici?
Oppure, se sei un genitore, come te l’ha detto tuo figlio o tua figlia e come hai reagito?
Racconta com’è andata nei commenti! La tua esperienza può aiutare chi ancora deve trovare il coraggio di uscire alla scoperto.
E poi comunque sfogarsi fa bene!

Infine, se sei un genitore, ti segnaliamo questa importante associazione, l’AGEDO (grazie di cuore per il vostro impegno!). Cos’é? Non può essere detto meglio che con le loro parole:

Vogliamo essere di aiuto e sostegno a quei genitori che hanno saputo dell’omosessualità della propria figlia o figlio e ne soffrono perché per loro è difficile comprendere e accettare. Pensiamo di poter condividere il loro disagio offrendoci come interlocutori per un dialogo su una situazione che noi abbiamo vissuto e superato.

L’A.GE.D.O. è costituita da genitori, parenti e amici di uomini e donne omosessuali, bisessuali e transessuali che si impegnano per l’affermazione dei loro diritti civili e per l’affermazione del diritto alla identità personale.

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79 commenti

  1. Grace says:

    Sono la sorella (poco presente perchè non vivo nella stessa città) di un ragazzo che due giorni fa ha fatto coming out in famiglia in maniera alquanto strana.
    Dentro di me ho sempre pensato che potesse essere gay, ma ogni volta che provavo a parlarne con lui e a cercare di farlo aprire con me, lui mi mandava allegramente a quel paese. Sono antropologa e sono sempre stata la ribelle della famiglia, io molto più di lui e non avrei avuto nessun tipo di difficoltà ad ascoltarlo, a parlarne. Invece lui non l’ha fatto e adesso mi evita, sono due giorni che non riesco a sentirlo al telefono. Non mi risponde nè alle chiamate, nè ai messaggi, nè su Facebook.
    L’ultimo messaggio che ho ricevuto da lui faceva più o meno così: “Mamma e papà pensano che io sia gay. Lo pensi anche tu, non è vero?”, che più che un’affermazione di liberazione mi sembra un volersi proclamare vittima di una situazione non vera. Io gli ho risposto che se penso qualcosa ne parlo con lui in prima persona e senza usare mezzucci come gli sms. Dopo di che…silenzio…
    Domenica si cresima e io scenderò a casa per la festa. Non vorrei che lui avesse usato il coming out come uno schermo, in questo modo tutti sanno quello che hanno sempre pensato e lui non ha più problemi, anche se non è vero.
    So che è un ragionamento contorto, ma non so più che pensare….

    1. Andrea Bordoni says:

      Ciao Grace, spero di aver capito la situazione e provo a risponderti.
      In pratica tuo fratello non ha fatto un vero coming out, non ha mai detto di esserlo, ha detto solo una frase involuta su cosa pensavi tu e i vostri genitori senza confermare.
      Questo potrebbe significare che ha il desiderio di dirlo, sente che è giusto e sarebbe buono per andare avanti con la sua vita, ma non si sente ancora pronto. Perché ha ragionato troppo sulle conseguenze ed è bloccato dai molti altri motivi che ci spingono a tenerci nascosti. Ma non ci si rende conto che quando lo si dice (parlo per esperienza personale e per le testimonianze raccolte qui), quando finalmente si è sinceri con se stessi e con gli altri, la sensazione di liberazione e di verità supera qualsiasi conseguenza.
      Tu mi sembri una persona molto coscienziosa e aperta e hai il desiderio di aiutarlo. Ebbene il tuo ruolo ideale sarebbe fargli capire, senza pressioni, che sei dalla sua parte. Che sia gay o che non lo sia, che lo voglia dire o che non lo voglia dire… fagli capire che lo sosterrai in ogni caso.
      Un abbraccio.

  2. Filippo says:

    Un tempo fa, se così posso dire, mi sono accettato come gay, dopo aver passato i primi 20/22 anni a non definirmi in alcun modo.
    Al tempo internet non esisteva, era il 1990 e mi sono formato una cultura propriamente gay con una rivista di cultura omosessuale del tempo, Babilonia.
    Ho compreso cose che sentivo da una vita ma che non riuscivo ad inquadrare, mi sono documentato, ho letto tutto quello che riuscivo a leggere con una fame di sapere inimmaginabile.
    Poi pian piano, grazie anche ad una vissuta ma brevissima esperienza universitaria (interrotta poco dopo) e alla libertà che potevo godere in tali frangenti, ho ritenuto fosse arrivato il momento del mio coming out in famiglia.
    Ritenevo a quel tempo che la cosa si fosse forse svolta in maniera dolce ed automatica (ovviamente sbagliavo) forte del fatto che i miei genitori erano sempre stati un’ottima famiglia.
    Mi ricordo che ho pensato: dicono che mi amano, mi ameranno di più se sarò sincero.
    Ricordo anche che organizzai l’incontro, dissi a mamma e papà che quella (famosa) sera avrei dovuto parlar loro, e quella sera ci riunimmo in camera loro, seduti in fondo al letto, io in centro loro ai lati (ho sempre avuto la passione per l’organizzazione).
    Papà di nascita, cultura e vissuto siciliano (Palermo), mamma di Modena.
    Presi fiato e …. lo dissi, così come si potrebbe dire, sai ho preso 7 a scuola :P
    Ovviamente due reazioni contrapposte.
    Mamma ammutulita e pensierosa, papà scosso e costernato, tale che poi ad un certo punto sbottò con una frase che non ricordo esattamente ma del tipo “se lo prendevo o no” – al chè mia madre proferì parola a mio padre, con un “Piero, taci”!
    Per mio padre è stato sempre duro accettarlo, per lui gli omosessuali erano di 2 tipi: o ragazzi di strada, quindi marchettari od effeminati – ed io non ero nè l’uno nè l’altro. Per lui pertanto io uscivo dalle sue convinzioni e classificazioni e non è mai riuscito ad inquadrarmi. Per mia madre c’è sempre stata maggiore considerazione.
    Papà poi è passato ad una fase di rigetto, ad una di lotta, ed infine non riuscendo in nessun suo intento ad una lunga fase di indifferenza – come se non gli avessi mai detto nulla – durata direi per 3/4 anni, fino alla sua dipartita da questa valle di lacrime ..
    A quel punto, ho pensato dopo i dolori che mi avesse finalmente compreso :) e sono sicurissimo che lo abbia fatto :)
    Per mamma è stato tutto più semplice, in un certo senso – mi è stata vicina passo a passo, ha incontrato tutti i miei fidanzati, mi ha supportato nei miei momenti di sconforto, ma senza intervenire in prima persona, solo attendendo il momento in cui io mi rapportavo a lei di mia iniziativa, mi ha sostenuto – pur evidentemente in lacrime – anche quando abbiamo appreso (peraltro nell’anno della morte di papà) la mia sieropositività e mi disse queste parole: coraggio, supereremo anche questa prova!
    Le stiamo superando, in salute sto benone, convivo con il mio compagno a Bologna, problemi ce ne sono ma di altra natura, ora anche lavorativi , speriamo in bene :)
    Filippo

  3. Ba says:

    Quando mi sono dichiarato, a 20 anni, l’ho fatto prima di tutto per egoismo: sapevo che nessuno mi avrebbe cacciato di casa, e non tolleravo proprio nascondere un aspetto tanto importante della mia personalità: lo vedevo come un compromesso ipocrita, e in quanto tale mi stava stretto; dovevo liberarmene indipendentemente dall’impatto che questo avrebbe avuto sui miei genitori. Non sono mai stato un uomo di tatto, quindi la mia dichiarazione è stata brusca e sono apparso molto risoluto, quasi ostinato – tipo “videvodireunacosasonogaysisonosicurosonogay”. I miei hanno versato qualche lacrima, mi hanno chiesto se ero mai stato con un uomo (e non ci ero mai stato), hanno suggerito che non è possibile prendere simili decisioni prima di aver fatto delle esperienze, che forse era una fase e che se mi sentivo confuso avrei potuto vedere uno psicologo. Io però ero proprio convinto del mio orientamento (ovvio, no?!), quindi ho spiegato che stavo benissimo e per un po’ non ne abbiamo più parlato.

    Dopo cinque anni, in casa facciamo più liberamente accenni al mio orientamento sessuale. Ho scoperto anche che i miei genitori, passata la fase di terrore per l’orribile futuro di discriminazione, malattia e solitudine che davano per scontato per un gay, hanno sviluppato una certa sensibilità per l’argomento, si informano, stanno attenti alle notizie che passano i giornali e che circolano in rete. Insomma, sono proprio bravi, e tutto senza il mio aiuto! Il vero problema sono io, che non riesco a comunicare con loro: mio padre l’anno scorso ha espresso qualche dubbio sull’opportunità di concedere adozioni alle coppie gay. Io mi sono incazzato, so che aveva torto, ma non sono riuscito a ribattere in modo efficace, finendo con l’essere classificato come il “solito attivista rompicoglioni, che pensa che la realtà debba ruotare in torno ai gay”. Poi le parole giuste (che tra l’altro ricalcano grossomodo quelle espresse anche su questo blog) mi vengono in mente in ritardo. Mi ricostruisco in testa la discussione, e immagino di controbattere con le parole giuste, coi tempi giusti, ma è solo frustrante: la realtà è che non so comunicare, e finisco con il sembrare un fondamentalista gay, diciamo un gayatollah (o, se preferite per par condicio, un cardiAnale).

    Oggi in tv hanno trasmesso i funerali di Lucio Dalla. Per movimentare la situazione a tavola ho pensato bene di raccontare quello che ha scritto Busi sul suo blog a questo proposito (chiedo scusa se linkare altri blog non rientra nel galateo informatico, cmq se vi interessa http://www.altriabusi.it/2012/03/03/su-lucio-dalla-e-sugli-scomparsi-ad-arte-gia-in-vita/), nel quale, come sempre bastian contrario e protagonista (non richiesto), l’autore cerca di ridimensionare il treno collettivo che si è sollevato per la scomparsa del cantante. Busi spesso finisce imprigionato dal suo ego straripante e dalla sua aggressività verbale, ma tutto sommato credo che nel suo piccolo e paradossale universo sia da considerare una voce critica molto salutare, che finisce per centrare sempre i tabù della società italiana (intendo quella parte di società che ha diritto di voto nel nostro paese); infatti la reazione che scatena non è mai “quel poveretto”, bensì “come si permette”… Insomma io ancora una volta mi son sentito rimproverare di pippamentalismo da mio fratello e di omocentrismo da mio padre, sortendo per l’ennesima volta l’inevitabile EFFETTO BUSI che detesto di me.

    Sono andato fuori tema, ma è per chiedervi un consiglio: se sono tanto fortunato da avere una famiglia comprensiva e tollerante, faccio bene a cercare di spingere sempre più in là i loro limiti? O devo ammettere di essere un ragazzo viziato, che cerca irrispettosamente un conflitto quando dovrebbe solo ringraziare per la fortuna che ha avuto? A conti fatti, per ora il coming out mi è servito per avere la coscienza a posto (non mento a nessuno), ma non credo abbia significativamente migliorato il rapporto coi miei, che pure mi vogliono davvero bene.

    1. Andrea Bordoni says:

      Che dire Ba, coi genitori per un motivo o per un altro ci si scontra/litiga/sfida sempre. L’importante credo sia che tu riesca a dargli anche amore e riconoscenza. Che loro alla fine la possano pensare come te: ci contrastiamo ma ci vogliamo davvero bene!

      1. Ba says:

        Sagge parole come sempre. Magari ragionandoci a freddo vedrò le cose in un’altra prospettiva… Approfitto della tua risposta per farti i complimenti per il lavoro che fai con i tuoi amici: da qualche giorno seguo questo blog ma ho già bevuto tutti i post! A presto.

  4. Federica says:

    Sì, anche per me la prassi. Lo confessai a quella che allora era la mia compagna di classe più vicina e per la quale avevo sviluppato una cottarella transitoria, ma che è stata mia amica durante i miei 15, 16 anni. Allora ero confusa io stessa rispetto ai miei stessi sentimenti; non sapevo che quello che provavo quando qualcuna mi piaceva, era il possibile inizio di un sentimento. Pensavo, al contrario, di non essere in grado di far decollare l’attrazione provata verso i ragazzi: ora so spiegarmi, soltanto perché dirigevo la ricerca verso gli oggetti sbagliati; come ignorando i batticuori che mi suscitavano periodicamente alcune coetanee. Il primo passo, ma in realtà l’unico vero problema che affrontai allora, fu capire cosa fosse una lesbica; volevo fare chiarezza. Avevo l’idea sbagliata che una lesbica dovesse necessariamente avere modi maschili, e accettare di esserlo sarebbe significato per me dover comunicare al mondo il mio essere meno donna. Questo mi faceva vergognare. Poi informandomi (non avevo ancora internet ma attraverso libri o articoli su delle riviste cercai di capirne di più) seppi che mi stavo sbagliando di grosso, e così seppi che cosa c’era. Sono lesbica! Non ci pensavo neanche lontanamente allora di fare coming out con i miei genitori. Anzi vivevo nella paura che lo scoprissero o lo sospettassero…”supponevo” che non l’avrebbero accettato, mai. Mi sembrava la cosa più importante di tutte nascondere questo segreto, finchè non mi innamorai per la prima volta, e i primi struggimenti tipici dell’adolescenza come qualcuno saprà, possono lasciare l’impressione di soffocare, di voler morire! Fu così che i miei genitori lo scoprirono (beh glielo lasciai scoprire). Piangevo e non si sapeva il perchè, non volevo dirlo; finchè mio padre non mi prese da parte, con l’aria più comprensiva del mondo e mi chiese che cosa avessi. “Sono innamorata, e il problema è che LEI non vuole stare con me!” Che devo dire, l’impatto fu morbido, si vedeva che questi genitori non sapessero che pesci pigliare, e si rivolsero ad un bravo psicoterapeuta che fortunatamente in meno di due sedute capì che il “problema” non era la mia confusione quanto la loro paura. Volle tenere tutta la famiglia in osservazione, ma loro decisero che non ne avevamo bisogno. Purtroppo questo era un chiaro segnale che avevano intenzione di insabbiare tutto. Non se n’è più parlato infatti. Finchè mia sorella, 5 anni più piccola di me, non si scopre bisessuale; aveva 20 anni lei, 25 io. Curiosamente la “battaglia” in famiglia è lei ad averla fatta; parlando senza vergogna, a volte persino senza quel tatto che lei…chiama omertà. Adesso i nostri genitori sono ben al corrente della situazione delle loro figlie; non si tratta di vera e propria accettazione, io so che in fondo siamo già accettate – amate così come siamo..però, sembra ancora adesso impossibile che loro capiscano che quella che ci attende non è una vita triste e solitaria, ai margini della “normalità”, scartate dalla società. Per loro il rammarico sta nell’immaginare un futuro peggiore, possibilità inferiori rispetto agli eterosessuali di avere una famiglia, degli affetti, dei figli, la felicità. E trattano l’idea che possiamo innamorarci di una donna, alla stregua di un capriccio, e questo per me è molto doloroso. Non so se fingano o se pensino davvero si tratti di una cosa inesistente, non vogliono neanche sentirne parlare altrimenti dicono frasi di scherno che possono fare molto male. Io ho molta paura del futuro e ho anche molta paura (il riflesso di quello che i miei genitori pensano?!) di non riuscire ad ottenere un giorno un nucleo familiare MIO, sano, felice, pieno d’amore, e mi sento debole quando non vedo attorno a me tanti esempi di omosessuali che ce l’hanno fatta. D’altro canto, a chi non spaventa un po’, il futuro?

  5. Mad in Inghilterra says:

    In cucina, appena terminata l’ennesima chiaccherata al telefono con la proprietaria del didietro piu’ bello al mondo, mi butto: “Mamma, mi sa che lei mi piace proprio tanto…”
    Vaca boia non e’ una sorpresa, non le faccio male, non la spavento, niente. Lei mi guarda seria e capisco che si e’ gia’ preparata il commento: “le persone come te,” mi fa, “devono imparare ad accettarsi e lasciare stare le altre persone.” Fortuna che non eravamo sedute comode per la chiaccherata, cosi’ me la son filata. Prima dalla cucina,poi anche da casa con un biglietto d’aereo di sola andata (ma per altri motivi, quella sua freddezza e’ stata solo l’ultima spinta e ringrazio Dio ogni giorno che sia arrivata a convincermi del tutto!).
    Va bene cosi’. In un paesino di 500 abitanti altrimenti che scandalo.
    Va bene, magari e’ stata la sorella in clausura a suggerire la risposta a mia madre.
    Va bene che mi ricordo il parroco, ancora in cucina, io ad origliare in salotto, a dire a mamma di lasciarmi vivere la mia vita, anche se non l’ha convinta.
    Va anche bene che tanto l’amata proprietaria del sopracitato capolavoro di sedere ha deciso di volere anello, marito e figlio (poi ha buttato fuori di casa lo sposo, magari lei si’ che avrebbe dovuto lasciare stare le persone sbagliate…).
    Qualche annetto in Irlanda e che belle persone ho incontrato. Poi di nuovo l’amore, stavolta, per un uomo (nessuno e’ perfetto), la cosa che mi disturba di piu’ e’ che ha gli occhi azzurri, sempre invidiati gli occhi azzurri… mai ammirati prima. E mica avevo in programma un inglese. Siamo assieme da 14 anni anche se all’inizio era un po’ troppo geloso delle amiche, adesso l’ha capito che per inclinazione non tradisco. Non siamo sposati e per mia madre e’ ancora un’offesa, non puo’ piu’ dare la colpa alla malattia? perversione? stavolta sono proprio io a scegliere di ignorare l’istituzione del matrimonio (lo so, scherzo col fuoco.).
    La cosa piu’ bizzarra: ho i capelli cortissimi e vuol dire che col mio amato non possiamo piu’ camminare per strada mano nella mano, pare che insetto stecchino che sono assomiglio troppo a un maschio, se ci teniamo stretti volano gli insulti dagli imbecilli e noi rischiamo di perdere la pazienza all’ennesimo “faggggotttts!” Per non parlare di quella volta che il suo capoturno ci ha visto per strada scambiare un bacino prima di andare a lavorare… sto parlando di una vita nella parte sud di Londra prima, sulla Manica adesso. Oh yes.
    Intanto la vita continua, dopo diversi anni a girovagare il mondo campando da uno zaino, lavoro con persone con grave handicap fisico e mentale (le occhiate che si subiscono loro per strada… hanno un coraggio che mi commuove). Dopo anni d’assenza recentemente son tornata al paesello, dapprima con gran gioia di mia madre, ma la novita’ e’ durata poco. Ma va bene anche cosi’.
    Lei adesso sta per imboccare il sentiero della demenza senile, sospetto che fino alla fine si ricordera’ di non sopportarmi anche se non esattamente il perche’. Ma anche quello va bene per me, perche’ un po’ d’impegno nella nostra relazione so di avercelo messo e non ho rimpianti. Certe volte le cose vanno per il verso giusto, certe volte sembra tutto sbagliato e invece mi ritrovo stupita di cos’e’ cambiato, in meglio.
    Eppoi c’e’ quella collega bionda… noooo, sto scherzando, sono monogama.
    Sono anche fuori di testa di gratitudine a questa mia vita e in esilio volontario(quanto mi mancano le Alpi!). Mettermi al mondo: mia mamma non lo ammette, ma quello e’ stato il suo capolavoro. Abbraccioni a tutti!!! Mad.

  6. Besto says:

    Ore 00:30.. inizia l’ennesima diatriba con mio padre.. lo urta il fatto che io non abbia con lui e con mi madre un rapporto decente..
    .. si lamenta del fatto che se non sono al lavoro sono fuori, se non sono fuori sono in camera, al pc o leggo…
    .. si lamenta del fatto che a tavola faccio scena muta e che non appena le portate sono esaurite io mi defilo in camera..
    .. si lamenta del fatto che quando esco non dico mai dove mi reco, ma vado sempre sul vago..

    .. START…

    Il litigio sembra prendere una piega alquanto strana.. non si basa più sul fatto che io sia assente, ma sul fatto che io non abbia mai una ragazza, inizia a insinuare che io possa frequentare gente poco racomandabile.. -” e spero per te che la sera tu vada a mignotte anzichè a mignottI”-
    Questa frase urta il mio sistema nervoso.. e scaturisce in me una reazione a dir poco vulcanica.. inizio a urlare a cosa allude.. e dove vuole arrivare.. lui risponde con frasi ad effetto pronte a ribattere le mie..è una guerra ad armi pari, da una parte un guerriero che cerca di carpire un temibile segreto mentre dall ‘altro colui che cerca di difenderlo anche se con la voglia di non renderlo più tale…
    Mamma sta dietro, seduta al tavolo segue preoccupata la lite, anche lei vorrebbe finalmente avere delle risposte, vorrebbe conoscere quale temibile mistero aleggia sul suo secondogenito..
    Papà sembra avere la meglio, tra un urlo e un altro riesce a intersecare una frase che non ha bisogno di spiegazioni nè di risposte, quella la si leggeva sul mio volto -” ma sei gay?”- ..
    Il mio sguardo si abbassa striscia sul pavimento alla ricerca degli occhi di mamma, lei in quel momento ha la testa china e le mani sulla testa, i capelli scombinati non lasciano intravedere i sui occhi, quelli che sempre mi hanno confortato, quelli in cui io trovavo rifugio dopo i castighi inflittomi, dopo gli schiaffoni di papà…..sono solo.
    Dalla mia bocca esce la risposta.. -SI- ciò che vedo sembra un film in prima visione.. di cui io però sono il protagonista.. dopo questa il viso di mio padre non è quello di un vincitore e nemmeno quello di uno sconfitto.. assume un viso bonario i suoi occhi si addolciscono, finchè non mi dice -andiamo di là a parlare-, forse nemmeno mamma con la testa tra le sue mani pensava a una reazione tranquilla e certamente nemmeno io, avrei immaginato solo lo sfacelio familiare..

    Passiamo dalla tempesta alla quiete.. i toni smorzati rendono quasi meno imbarazzante la conversazione, che scorre, come scorrono le domande, i dubbi che mamma e papà stanno esprimendo.

    Anniuscono ad alcune risposte, storpiano il naso ad altre mentre ad altre forse non danno nemmeno peso, ora mamma ha sempre la sua aria dolce, il suo viso pronto a farmi tornare il sorriso, anche se, con un pò di tristezza mi dice -avrei immaginato una vita differente-..

    Io vedo gli occhi inumidirsi.. ma lei mi conforta dicendomi che va tutto bene.. ha solo paura per cosa le gente possa pensare.
    Nel frattempo papà fuma troppe sigarette ma ascolta compiaciuto forse stupito dalla determinazione e dalla sicurezza con cui io riesco a parlare ed a spiegare cosa consiste l’essere omosessuale..
    Hanno paura per me, per la mia vita.. un lato di loro che non conoscevo mi è balzato agli occhi.. mamma mi prende tra le braccia e mi dà un bacio, papà spegne la sigaretta nel posacenere che gli portai da New york..
    Scorro i minuti in un turbine di curiosità, sino all arrivo del primogenito..
    Apre la porta e nota un quadretto poco tranquillo sà che qualcosa è successo, mio padre con aria spiritosa lo guarda e dice – e tu? sei gay pure tu?-…
    Oramai la tesione che regnava inizialmente è smorzata dal sarcasmo, forse dovuto al nervoso.
    Ora la famiglia è al completo, almeno non dovrò dare spiagazioni a ciascun familiare. si è fatto tardi e dopo aver fumato e aver passato magari qualche minuto di silenzio, arriva il momento di andare a dormire e di lasciare tutto ciò alle spalle. Ci dirigiamo a letto ma stavolta dandoci il bacio della buona notte, bacio che non ricevevo da quando avevo 15 anni..

    Sto nel letto, sveglio, rifletto sento che è cambiato realmente qualcosa che la mia vita familiare da un’ora ha assunto una nuova forma… sento le voci dei miei provenire dalla camera, stanno parlando si stanno facendo forza…
    I miei occhi sono stanchi e pesanti, al contario il mio stato d’animo oramai potrebbe volare cona farfalla, chiudo gli occhi, sento dei passi qualcuno sta venendo verso la mia camerafaccio finta di dormire…
    Continuo a tenere gli occhi chiusi.. e sento una mano che accarezza la mia testa lucida e senza capelli… hanno deciso.. mi vogliono ancora bene!

    accaduto alcuni anni fà.. ma lo ricordo sempre con piacere

    1. Andrea Bordoni says:

      Grazie della testimonianza, toccante!
      Quanti anni avevi?

      1. Besto says:

        allora se non ricordo male avrò avuto 22/23 anni massimo…
        che nottata…
        grazie a te per lo spazio. :D

    2. valentina says:

      Bellissimo post! Bellissima testimonianza!

      Scrittura degna di un romanzo! :)

  7. Daniela F. says:

    Dunque… ho esitato molto prima di decidermi a postare il presente, principalmente perché nell’ultimo mese ho già scritto una sfilza di commenti, anche piuttosto lunghi. Mi sento già troppo onnipresente. Il problema di questo blog è che un sacco di post mi invogliano a commentare: sono ben scritti, interessanti, umanamente di spessore e sento spesso molta affinità con ciò che leggo. Poi magari è solo una mia delirante impressione, ma insomma… questo è quanto!

    Comunque ecco il mio racconto – il coming out di un mio carissimo amico, evento durante il quale ho avuto un ruolo abbastanza di rilievo. Nel 1998 (parlo di 13 anni fa – la miseriaccia!), James, quello che per tutti gli anni dell’università è stato il mio migliore amico, ha scelto di dirlo ai suoi proprio mentre ero ospite da loro. Gli serviva un supporto morale, un “cuscinetto”, un elemento esterno alla famiglia come dissimulatore di tensione. Ovvio che tutto ciò lui stesso non lo aveva previsto, ma evidentemente l’energia che ho introdotto nella sua famiglia ha catalizzato nel concreto ciò che da mesi lui si era apprestato a fare.

    James aveva genitori gentilissimi, ma particolari – un pò nevrotici e frustrati (si sono infatti separati pochi anni dopo). James stesso è inglese (mi sono laureata in Gran Bretagna); le mie amiche lo chiamavano “beautiful James”, rimpiangendo molto che non fosse etero. Una testa piena di boccoli castano-dorati ad incorniciare un viso dai tratti armoniosi, sia raffinati che sensuali (sarebbe piaciuto molto ad Oscar Wilde!), un’aria da cherubino, da inglese bello. Ha grandi occhi azzurri, sia angelici che da diavoletto, e appunto piace molto anche alle donne. Qualche mese prima lui aveva già fatto il coming out (of the closet) con la sorella maggiore, per fortuna solidale da subito. Ora si sentiva già il rullo dei tuoni distanti, mentre si avvicinava il momento del coming out con il resto della famiglia… Era la fine dell’estate del 1998. Io mi ero lasciata da poco con il ragazzo che per tre anni avevo avuto all’università, che a posteriori scoprii essere sempre stato sulle palle a James (e aveva avuto ragione!). Fui invitata a restare per una settimana a casa dei genitori del mio amico, che all’epoca vivevano in una bella casa a Harrogate (Yorkshire). James era anche uno straordinario giardiniere e botanico (attualmente infatti fa il “garden designer” – tipo arredatore di giardini – a San Francisco); lui mi aveva invitata lì anche per farmi vedere le sue stupende creazioni botaniche nel giardino dei suoi (parlo di un genio, un ragazzo che a 8 anni aveva una serra tutta sua in cui coltivava piante tropicali!). In apparenza era tutto regolare e tranquillo, i genitori del mio amico, che già mi conoscevano, erano più che mai affettuosi e ospitali con me. Ma il rullo di quei dannati tuoni sempre meno distanti si faceva più insistente ad ogni giorno che passava.

    Il primo segnale evidente che stesse per scoppiare la bufera lo percepimmo due sere prima del vero e proprio coming out. James ed io ci trovavamo in quella che era stata la sua camera da letto quando ancora viveva coi suoi, a guardare Friends in videocassetta. Come spesso accadeva, ci eravamo accasciati uno sull’altra sul letto, in atteggiamenti estremamente affettuosi. Suscitavamo il lato più coccolone uno nell’altra, ci toccavamo spesso, ci abbracciavamo come polipi, scambiandoci anche bacetti sulle labbra. Capitava, quando ad esempio ci eravamo trovati accampati da amici a corto di letti, di dormire assieme su minuscoli giacigli improvvisati, abbracciati come bimbi col proprio peluche preferito. Ma a un attento osservatore era chiaro che non vi fosse traccia di erotismo in quelle effusioni. Dirò di più: a James per scherzo capitava anche di darmi una palpatina alle tette, ridendo, ironico, ma anche affettuoso, come a dire a degli ipotetici “rivali” etero: “Guardate cosa posso permettermi di fare io!” (come inglese era piuttosto sanguigno, e aveva aspettative alte dai ragazzi che si proponevano di provarci con me, come a valutare se fossero alla mia altezza). Ma per chi sapeva correttamente interpretare i nostri atteggiamenti affettuosi, cogliendone l’assenza totale di erotismo, era chiaro che vi fosse qualcosa di… “particolare” fra noi. Effusioni così “spinte” fra due eterosessuali di sesso opposto, anche se davvero solo amici, non potrebbero mai esistere. Fra un uomo e una donna etero si intrometterebbe la chimica, che a sua volta smuoverebbe certe reazioni “meccaniche”, impedendo dinamiche come le mie con James, che erano appunto “spinte” ma totalmente prive di erotismo!

    Mentre eravamo dunque “appiovrati” in questo modo sul letto a guardare Friends, improvvisamente, e senza bussare entra suo padre, che mi pare stesse cercando qualcosa. Come saette ma cercando il più possibile di sembrare naturali, James ed io ci siamo ricomposti un minimo, ma ormai il papà ci aveva già visti in quell’atteggiamento di coccolonite indecorosa. Noi percepimmo che lui aveva percepito qualcosa, e che questa cosa percepita non era quella più scontata. Se lo fosse stata, cioè se il papà di James avesse sospettato che suo figlio ed io trascorressimo i nostri momenti privati a scopare come ricci, ci avrebbe trasmesso, in fondo, serenità – quel compiacimento paterno nel sapere il figlio sessualmente attivo con una donna. Al contrario, il papà di James ci trasmetteva una tensione un pò nevrotica e inquieta. Quando uscì dalla stanza, senza scambiare una parola ma capendoci al volo, James ed io sentimmo che l’atmosfera era completamente cambiata, come se fosse arrivato… un segnale. Dal destino. Ormai il mio amico era in ballo – il suo coming out si avvicinava inesorabilmente, non aveva più scelta: doveva accadere entro 2 o 3 giorni, forse meno.

    La sera seguente i genitori di James mi invitarono a un ristorante indiano che loro reputavano ottimo. Questo dopo una giornata trascorsa da parte mia a dissimulare mentre loro, marito, moglie e figlio, battibeccavano a sangue fra loro (“James, sposta più a destra il barattolo dello zucchero, sennò cade dal tavolo”; “Mamma, smettila di puntualizzare su ogni cosa che faccio!”; “Ecco guarda, quando estrai il filtro del the dalla tazza, gocci su tutto il piano!”; E ancora, peggio mi sento: “Povera Daniela, penserà che siamo una famiglia di nevrotici… vero cara? In realtà non siamo sempre così, haha!”… ecc). Quella sera a cena, mentre ci studiavamo sul menù i vari piatti di tandoori, tikka masala, korma, ecc da ordinare, notavo con disagio che tutti erano persino TROPPO gentili con me. Era come se, energeticamente parlando, i presenti mi stessero scaricando addosso qualcosa: chi la propria tensione, chi un interrogativo, chi la frustrazione di non capire, e di sapere che probabilmente io sapevo qualcosa che volevano sapere. Anche James era teso, ma resisteva eroicamente alla tentazione di mettersi a ridere istericamente, o di strappare a brandelli il naan (focaccia indiana) e lanciarla in ogni angolo del ristorante. I genitori, fingendosi anche loro disinvolti, non smettevano un attimo di parlare, saltando da un argomento all’altro, senza smettere mai di studiarci: la nostra dinamica uno con l’altra, il linguaggio non verbale che correva fra noi, gli sguardi che ci scambiavamo, ecc. Ricordo che quasi a fine pasto, il papà di James lanciò la sua sfida: “Daniela è una splendida ragazza, James. Bella, intelligente, italiana (erano inglesi esterofili, quindi italiano = ottimo!), poi andate così d’accordo… Ad esempio, cosa avrebbe una come lei che non va…?” Non ricordo esattamente cosa rispose James, ma so che il concetto riguardasse il fatto che io fossi un’amica, e che in sostanza sarebbe stato innaturale cercare di cambiare il nostro rapporto in qualcos’altro. Annuii, rafforzando ciò che aveva detto il mio amico, desiderando ardentemente di essere inghiottita dalla falda di Sant’Andrea – anche se ci trovavamo nello Yorkshire e non in California. Ma faceva lo stesso…

    Non ricordo tutti i dettagli, perché in fondo sono intercorsi 13 anni, ma il coming out vero e proprio avvenne la sera dopo la cena al ristorante indiano, pasto che ricordo essere fra uno dei più strani della mia vita, e non perché non apprezzi o non mi sia familiare il cibo indiano. La bomba vera e propria non esplose quella sera, però. Accadde appunto 24 ore più tardi, quando avevamo appena cenato a casa (ricordo che la mamma di James, ottima cuoca, aveva ascoltato rapita alcuni miei consigli sulla preparazione di vari piatti italiani). Con immensa considerazione per me, prima di fare la sua grande confessione James attese che io lasciassi la stanza dove avevamo appena mangiato per recarmi in camera da letto. Più tardi mi disse che scelse quel momento perché voleva che (giustamente) il coming out riguardasse soltanto lui e i suoi, sebbene il fatto che io fossi sotto lo stesso tetto lo avesse aiutato enormemente. Non so quindi le esatte parole che usò, ma circa un’ora dopo il grande evento, si unì a me in camera da letto e mi annunciò che ERA FATTA. La mamma era dove l’aveva lasciata, in lacrime, derelitta, il papà girava per casa come un’anima in pena, fingendo ancora di cercare oggetti, borbottando fra se e se: “Io… io… me l’ero sentito… me l’ero sentito! Io lo sapevo, lo sapevo!” Sfinito ma sollevato, James mi sorrideva, grato, affettuoso, ma anche un pò malinconico. Era davvero provato. Se lo ero io (e lo ero!), non posso nemmeno immaginare come si sentisse lui!

    L’ultimo giorno come ospite in quella casa lo trascorsi a rassicurare i genitori (soprattutto la mamma) di James, a testimoniare (in quanto amica del cuore del figlio) che lui era un ragazzo eccezionale, sereno, equilibrato, forte, con un brillante avvenire di fronte a se, che nessun genitore avrebbe avuto motivo di provare ansie o paranoie di alcun tipo per lui. Che in sostanza il suo essere omosessuale non lo rendeva propenso ad avere una vita più difficile o infelice, anzi. Di lì a poco James parlò ai suoi di Ryan, il ragazzo americano al quale un anno più tardi si sarebbe unito oltreoceano, lasciandosi definitivamente la Gran Bretagna alle spalle (tra l’altro quei due sono ancora insieme, a differenza dei genitori di James, come dicevo prima…).

    Da allora abbiamo parlato spesso di quei giorni, analizzandone i dettagli, ridendo su particolari che all’epoca ci avevano divertiti ben poco. La mamma di James aveva inizialmente preso un pò male la rivelazione del figlio – in apparenza peggio del papà, che aveva reagito in modo più pacato e smaliziato (ci teneva molto a comunicare che lui in fondo lo aveva capito da tempo). Col tempo, però, James mi ha raccontato che nei fatti la mamma lo ha sempre sostenuto di più nelle sue scelte, anche quelle che riguardavano proprio la sua omosessualità. Intanto il padre ha rivelato più che altro di aver voluto mostrare la facciata del papà moderno e tollerante, politicamente corretto, mostrandosi poi nei fatti poco partecipe alla vita di James. Dal mio canto, mi sono sempre sentita molto onorata di essere stata scelta per condividere un momento tanto importante della vita di un amico tanto importante e stimato. E’ per questo che oggi la storia ve la racconto anche con un certo orgoglio! Perdonate la logorrea estrema, però… ho finito!

    1. valentina says:

      Bellissima testimonianza! Grazie :)

    2. Matteo Marino says:

      Daniela, grazie per questa emozionante testimonianza.
      I tuoi commenti sono sempre i benvenuti ed è bello averti tra i nostri lettori!

      1. Xanthe39 says:

        Troppa grazia, Valentina e Matteo! :-D (almeno credo che Valentina si riferisse a me!). Devo dire che fa piacere leggere tutte queste belle testimonianze, tutte sotto un unico tetto virtuale… se James capisse un poco la nostra lingua, gli segnalerei senza ombra di dubbio questo blog (magari lo faccio lo stesso, e lui si diletta con google translator… anche se vengono fuori certe esilaranti e surreali ciofeche di traduzioni…).

        A proposito, xanthe39 sono io (finora Daniela F.), ma non ho capito se da ora in poi i miei post saranno firmato così, o resteranno di Daniela F… ora posto e lo scopro.

    3. Maurizio says:

      Che bella testimonianza!! Ahahah mi sono emozionato! E poi, hai mai pensato di scrivere qualcosa? Sembri molto portata, sul serio!! ;)

  8. Fernando says:

    Ho salvato E tu, come l’hai detto ai tuoi? | Voglio Sposare Tiziano Ferro tra i preferiti!

    1. Andrea Bordoni says:

      :-)

  9. Keldor says:

    Salve a tutti… Era da un po’ che non intervenivo qui nei commenti, più o meno dal primo post se non ricordo male… Uhm… Si parla di coming out! Il mio si può dire che è ancora in corso d’opera, anche se i miei amici, la più grande delle mie due sorelle (la più piccola al momento è davvero troppo piccola :P ) e un mio caro cugino già sanno, ma spero di allargare presto a tutti i familiari e conoscenti…
    Detto questo vi racconto un po’ di cose. Nel 2002 ero tornato giù in Calabria per un po’ di vacanze dall’università a Roma. Era sera ed ero al pc di famiglia da qualche ora ormai. Verso l’ora di cena i miei genitori entrano in camera mia chiudendosi la porta alle spalle e iniziano a farmi uno dei loro discorsetti (o almeno io così pensavo…)
    -Mentre eri a Roma abbiamo controllato la cronologia di Internet Explorer ed abbiamo trovato delle foto un po’ monotematiche, poi nella tua cartella in documenti trovando lo stesso tipo di foto, poi abbiamo cercato nei tuoi cassetti e anche lì c’erano dei floppy con queste foto… Sei così? È roba tua? Dobbiamo portarti dallo psicologo?!
    La tensione crescente nel loro discorso e la totale mancanza di rispetto verso la mia privacy (e probabilmente la mia inesperienza nel coprire le mie tracce virtuali :P ) mi fecero impietrire davanti allo schermo, non riuscì a dire nulla. Dopo un po’ la piccola di casa li chiamò entrambi in cucina e il tutto cadde nel dimenticatoio per più di un anno. I rapporti con i miei ne risentirono, quasi non ci parlavo più. Con mio padre però avevo preso a corrispondere via e-mail commentando vari articoli da siti di vari giornali, a volte articoli riguardanti pestaggi o episodi di discriminazioni…
    Era passato un annetto ormai, mi ero stufato di questo clima in casa. Oltretutto avendo lasciato Roma e l’università a casa dovevo passarci parecchio tempo in attesa del servizio civile. Avevo pensato quindi fosse arrivato il momento di uscire allo scoperto, ma non sapevo come fare. Facendo zapping in un pomeriggio d’estate mi sono imbattuto in una trasmissione televisiva del canale satellitare GAY.tv (che credo adesso non trasmetta più o le cui sorti al momento mi sono del tutto ignote…) dal titolo “SELF HELP”. Ospite della puntata era Rita De Santis dell’AGEDO. Non facendomi vedere da nessuno in casa, presi il cordless e mi chiusi in camera per chiamare e tentare di parlare con lei in diretta. Incredibilmente mi risposero e passarono in diretta la mia chiamata. Raccontai la mia vicenda esprimendo il mio timore, vista la reazione che i miei avevano avuto in precedenza, che mi cacciassero di casa, visto che ero ancora senza lavoro ed economicamente non indipendente… La signora De Santis mi rassicurò e mi consigliò di aspettare un annetto per arrivare ad un chiarimento con i miei. C’era quindi da aspettare ancora, ma sarei riuscito a star zitto per un anno intero?! Decisamente no!
    Passarono alcuni mesi quando decisi che era venuto il momento di finire con questo teatrino. Fu così che mi misi al pc e scrissi l’email che riporto qui di seguito indirizzandola a mio padre.

    Caro papà

    Sono il tuo caro figlioletto. Da tanto tempo non ti scrivo via pc. Chissà perché mi viene più facile parlarti così che di persona e a voce… Ho paura delle tue reazioni per quanto sto per dirti. Un annetto fa sentivo il bisogno di parlare con te e la mamma di una cosa, ma alcuni amici mi hanno consigliato di aspettare. Adesso sono stanco di nascondermi dietro ad un dito.
    Ricorderai sicuramente l’episodio di quelle foto trovate sul pc, di quando avete perquisito camera mia (senza curarvi della mia privacy, ma vabbè, m’è sembrato di capire che non è che ve ne freghi molto della privacy altrui…), di quella sera che tu e la mamma mi avete chiesto se era roba mia o meno ed io non ho risposto impietrito da una tale mancanza di rispetto nei miei confronti…
    A distanza di due anni mi sembra ora di rispondere alle tre domande che mi avete fatto in quell’occasione.

    1) È roba tua? —> Sì
    2) Sei così? —> SÍ, SONO OMOSESSUALE E ALLORA?
    3) Ti dobbiamo portare dallo psicologo? —> Se non riuscite ad accettare il fatto che sono normale e omosessuale al tempo stesso dallo psicologo dovreste andarci voi…

    Ecco… Spero di essere stato chiaro. Io vorrei avere un dialogo sereno con te e la mamma. Poter dire che vado dai miei cari amici omosessuali come me invece di inventarmi feste di compleanno inesistenti, serate a casa di compagni di liceo che non vedo/sento da dopo gli esami di maturità… So che i miei modi bruschi e irruenti spesso non sono facili da gestire, ma l’essere sereno almeno in casa, il poter parlare liberamente di quel che penso e provo, credo gioverebbe a rasserenarmi e non di poco. Sono come un riccio spinoso molto chiuso e raggomitolato su se stesso; se pungo non lo faccio per far male, ma perché son fatto così. Sono come un riccio che utilizza i propri aculei non per ferire ma per propria natura… Una natura di difesa, una natura che mi appartiene per quello che sono…Vostro Figlio!! Un figlio da amare proprio perché vi ama, un figlio da difendere proprio come nei nove mesi di gestazione. Un embrione cresciuto ma ancora piccolo e indifeso, contro una società che limita i nostri sogni e che ci priva della possibilità di essere noi stessi. Vi Voglio Bene…e spero anche voi! Non badate a ciò che ci distingue ma a ciò che ci accomuna.

    Spero che vada tutto a posto.

    Bacioni.

    Tuo figlio.

    Questa e-mail però sembrava non dare alcun esito… Né mio padre né mia madre entrarono mai in argomento… Un paio di giorni dopo iniziai ad entrare nell’account di posta di mio padre per controllare se il mio messaggio era stato letto, ma ancora risultava tra i nuovi messaggi. Continuai per un paio di mesi, ma niente, la mia lettera rimaneva nel limbo così come la mia rivelazione. Dal momento che mio padre non dava segni di vita pensai fosse il caso di dirlo a mia madre.
    Un sabato mattina che la cara mamma era a casa dal lavoro la invitai a sedersi sul mio letto perché volevo parlarle. Una volta in camera mia le dissi più o meno le stesse cose che scrissi a mio padre nell’e-mail. Appena finito di parlare iniziò a piangere e quando gliene chiesi il motivo mi disse che era dispiaciuta perché non avrebbe mai potuto vedere i miei figli. Ora… Io vengo da una famiglia allargata molto numerosa dove i bambini non sono mai mancati, anzi, ho cugine estremamente prolifiche che di bambini ne hanno sfornati uno all’anno a turno per undici anni; quindi ho sempre detto, non facendone mistero, che di miei non ne avrei mai voluti. Dopo di che aggiunse che forse era il caso di andare da uno psicologo, ma io le risposi che stavo benissimo così, ma che se per lei o mio padre era un problema magari avrebbero dovuto andarci loro. Poi le chiesi se mio padre le avesse parlato di una mia e-mail, anche se vista la sua reazione sorpresa avrei anche potuto farne a meno… :P Mia madre rispose che non ne sapeva niente e mi chiese se doveva farne parola con mio padre. –Meglio aspettare che parli lui dopo aver letto quel che gli ho scritto – risposi… Arriviamo così a giugno 2004, elezioni per il rinnovo del parlamento europeo. Avevo chiesto un passaggio a mio padre per andare a votare. Parcheggiata la macchina poco distante dal seggio, mentre eravamo per strada papà mi fa: – Ah, ho letto la tua e-mail… – Mi ghiacciai per la sorpresa in mezzo alla strada…
    - E cosa ne pensi? – chiesi.
    - Penso che una cosa del genere è difficile stabilirla in così breve tempo, hai 22 anni, è ancora presto per certe cose… Poi forse dovresti fare esperienze diverse…-
    - A dire il vero qualche esperienza l’ho avuta – dissi mentendo spudoratamente…! – ma proprio non fa per me…
    Da allora i miei genitori mi sono sempre stati molto vicini, ho presentato loro alcuni dei miei (ex) ragazzi e spesso mi hanno consigliato, supportato e sopportato quando avevo dei problemi sentimentali. Nonostante tutto, ogni tanto mia madre se ne usciva (oddio, forse lo fa ancora ora che ci penso… :P ) dicendo: – Ma quella tua amica delle medie? Vi sentite ancora?- Credo che in cuor suo ancora non si sia rassegnata…
    Quando invece ho fatto coming out con il mio caro cugino che vive in Veneto e con la più grande delle mie sorelle devo dire che è stato bello nella sua normalità. Entrambi hanno detto che per loro non cambia nulla, mi volevano bene prima e continueranno a volermene come sempre.
    Mi ritengo molto fortunato. Avevo tanta paura di farmi avanti e invece… Magari l’avessi fatto prima…
    Adesso vi saluto scusandomi per la pesante logorrea… :P
    BYE!
    Keldor.

    1. Matteo Marino says:

      Grazie per aver condiviso questa storia con noi!
      Bellissima.
      Un grosso abbraccio!

  10. Gigio says:

    ‎- Pronto?
    - Ciao papà
    - Ehi, che combini?
    - Che combino?
    - Sì che stai facendo adesso?
    - Mi preparo per andare di sopra?
    - Chi c’è con te?
    - Sherri
    - Ti posso dire una cosa?
    - Cosa?
    - Posso dirti una cosa?
    - Mi vorrai bene e basta?
    - Sì
    - Voglio dire, mi vorrai bene finché io…
    - Non ti preoccupare
    - Papà, sono gay
    - Sei gay?
    - Lo sono sempre stato, l’ho sempre saputo. E so che non ci siamo visti per un anno e non so quando riuscirò a vederti di nuovo e non volevo farlo al telefono, volevo parlarti di persona ma non volevo che lo scoprissi in qualche altro modo.
    -Ok
    - Mi vuoi ancora bene?
    - Ti voglio bene, figliolo. Sì ti voglio bene.
    - Stai bene papà?
    - Questo non cambia il nostro rapporto. Mi senti?
    - Sì.
    - Non cambia il nostro rapporto.
    - Sei il primo a cui lo dico. Non l’ho detto a mamma o alle ragazze
    - Ok
    - Vuoi dirlo tu a mamma per me (sorride)
    (ride) Non credo proprio
    - Pensi che lei lo debba sapere?
    - Penso che sarà uno shock. Io è da un po’ che avevo dei sospetti.
    - Bè, allora tutto alla grande… Cosa?
    - Be’, direi di sì…
    - Sì lo so. Non è la prima volta che ci penso. Lo so
    - Ti voglio bene, sempre. Ok?
    - Sì.
    - Ti voglio ancora bene e te ne vorrò sempre, qualsiasi cosa succeda. Bene
    - Sì signore
    - Sei mio figlio e io sono molto orgoglioso di te, ok?
    - Sì signore.
    - E ti vorrò sempre bene.
    - Grazie, grazie papà. Non ero sicuro di quel che avresti detto.

    “Papà, sono gay”: video del coming out di un soldato

  11. Manlio Converti says:

    Dopo essermi torturato tutta un’adolescenza pensando di dover essere almeno bisessuale per avere una famiglia, più che per amare le donne di cui non apprezzavo molto di più dei seni, ma senza alcun prurito genitale; dopo avere pensato anche alla carriera da prete, visto che, appunto, il celibato mi sarebbe riuscito benissimo; dopo aver temuto di diventare come le drag e le trans della “cage aux folles”, mentre eiaculavo solo con i film di rambo e van damme; mi sono arreso a confessarmi ed a praticare l’arte dell’omosessualità dopo avere casualmente scoperto l’Arcigay a Napoli, tra i vicoli bui vicino all’Università, durante uno dei famosi we del maggio ai monumenti.
    Il cambiamento di stile di vita fu radicale: iniziai a frequentare tutti i sabato sera la discoteca al Parco Virgiliano, che era allora l’unica disponibilità settimanale offerta.

    Ogni domenica puntuale mia madre mi svegliava tra le otto e le nove, uccidendomi la salute ed approfittando della mia sonnolenza per chiedermi ogni volta di confessare!

    Ti stai drogando!
    Stai spacciando!
    TI stai ubriacando!
    Stai andando con le prostitute!
    E’ colpa di quella ragazza della finlandia!
    Stai andando a rubare!

    Ogni volta il terzo grado colpiva uno solo di questi argomenti per almeno un’ora…

    Dovete sapere che sono astemio, che odio perfino fumare ed ancor più i fumatori, che all’epoca già lavoravo e guadagnavo bene e che quella ragazza finlandese era stata molto utile a me solo per capire che c’erano molti più gay al mondo di quante siano le drag e le trans dei film italiani, ma soprattutto che lei mi aveva presentato, ahimè solo pochi giorni prima che partisse, uno splendido nuotatore greco…

    Alla fine, credo la settima volta che mia madre mi risvegliava dal sonno ristoratore post.discoteca, glielo dico in modo brutale:

    “NO mamma non sono un ladro nè uno spacciatore, non sono un etilista nè un drogato, ma soprattutto non vado con le donne: sono GAY !!”

    Per un sacco di tempo, che include anche l’avere trovato me ed un ragazzo scopare in casa mentre loro dovevano stare a teatro, lei mi odiò democraticamente solo scrivendomi messaggi pletorici come fossero temi della terza media, mentre la vita scorreva per il resto nello stesso identico modo di prima, senza nessun intoppo.

    Dopo che andai via di casa (lavoravo appunto e guadagnavo abbastanza), si è riconciliata con sè stessa, da sola, e si è auto.giustificata pensando che se avessi ingannato una donna per restare fedele alle aspettative sociali sarebbe stato peggio (sarebbe stato impossibile, provai a spiegarle!).

    La sua auto.giustifica includeva dei parametri: non devi dirlo a tuo padre, non devi dirlo a nonna, non devi dirlo a tua sorella!

    A mia sorella l’avevo già detto da mesi, a mia nonna pochi giorni prima perché lei candidamente aveva capito tutto e mi aveva chiesto:

    “Manlio ma sei un uomo?”

    al che le avevo risposto, semplicemente:

    “Dipende da cosa intendi per uomo, devi sapere che…”,

    A mio padre non avrei, invece, detto neppure di avere una ragazza, per cui lui restò davvero all’oscuro di tutto fino al 2000 quando approfittai del world gay pride per spiegarglielo serenamente.

    Lui la prese meglio: pensò solo che potevo morire di AIDS e che il mondo mi avrebbe impedito di lavorare (cosa che già facevo regolarmente, intendo sia il lavoro che usare i preservativi!).

    Mia madre e mia sorella sono poi venuti ad alcuni convegni in cui io parlavo di omosessualità ad un pubblico eterosessuale, mentre mio padre nel suo piccolo si arrabbiava ad ogni esternazione di Ruini e Ratzinger.

    Proprio lui mi ha regalato in fin di vita, uno splendido pulloverino ed una camicia entrambi rosa confetto, che non avrei MAI osato prendere io, a significare, parole sue, che io potevo esprimere me stesso come volevo perché lui mi avrebbe sempre sostenuto!

    La cosa assurda, cui nè loro nè io avevamo pensato, è che a Napoli sarebbero stati gli omosessuali a respingermi perché io vivevo, anche grazie al sostegno della mia famiglia, una vita perfettamente libera dai pregiudizi e dai nascondimenti, diventando, nel mio piccolo, un alfiere dei diritti gay e della necessità del coming out come strumento individuale e collettivo di liberazione dall’oppressione omofoba della società.

    Nessun eterosessuale si è mai permesso di ferirmi senza che altri eterosessuali mi difendessero facendolo recedere da ogni intenzione omofoba, molti omosessuali invece praticano contro di me l’”ostracismo” perché hanno paura di dirlo alle loro famiglie e di farsi vedere in strada con me, per non dire nemmeno a sè stessi: SONO GAY e MI PIACE ESSERLO !

    Oggi ringrazio i miei genitori per il loro sostegno e vorrei che tutti capissero che è normale una fase di disorientamento iniziale, dato che la società non prepara i genitori alla possibilità che i figli siano gay. Dopo qualche mese, sempre, prevale il buon senso e soprattutto l’amore filiale, anche nelle famiglie dove l’ideologia politica e culturale è, verso terzi, apparentemente più crititca!!

    Insomma abbiate fiducia in vostra madre ed in vostro padre: non traditeli negando loro di sapete chi siete e chi amate veramente !!

    Consigli utili: ditelo durante le feste familiari (Auguri, sono gay!) oppure presentatevi direttamente con il vostro compagno (Eccovi il mio fidanzato!). Non dite invece mai di essere gay se prima… se prima non avete fatto sesso… !

    AUGURI ai FIGLI GAY !!
    Manlio Converti
    http://www.manliok.blogspot.com

    1. valentina says:

      Troppo bello questo post, grazie per aver condiviso!

      alla fine avevo letto “auguri e figli gay!”

      :) ))

    2. Saro says:

      grazie per la bella storia..
      anch’io avevo letto auguri e figli gay.. ahah

  12. Eric says:

    Io ho capito di essere gay appena prima dei 20 anni. In realtà i segnali che avrebbero potuto farmelo capire c’erano proprio tutti dai 14 anni circa ma, in un modo che non so spiegarmi, era solo il mio inconscio ad esserne consapevole e io vivevo tranquillamente convinto di essere etero. Nemmeno quando mi rendevo conto di essere attratto da un ragazzo mi veniva il sospetto. Intorno ai 18 anni invece i sospetti hanno iniziato a venirmi però sono rimasti tali nonostante ormai (lo dico col senno di poi) avrebbe dovuto essere tutto chiaro. Nel giugno del 2010, quasi ventenne, un giorno, improvvisamente, ci pensai su e mi dissi “Sei bisessuale.” Ero praticamente esaltato, sentivo che una parte di me era emersa e che la cosa mi stava facendo bene. Non so, forse il mio inconscio ha messo in atto un meccanismo di ‘salvaguardia’ che, nonostante io non fossi consapevole della mia sessualità, mi aveva indotto nei mesi precedenti ad interessarmi a quel ‘mondo’.

    Visto che frequentavo la sezione dedicata di un famoso sito, decisi di fare là il primo coming out, il giorno stesso. Anche se virtuale per me è stato importante. Lo dissi molto tranquillamente, confortato dall’ambiente ovviamente favorevole e dall’anonimato.

    Intanto iniziai a sentire cosa si provava a saperlo. Passavo le notti, coricato nel buio totale, a farmi storie mentali su come sarebbe stato innamorarmi di un ragazzo. Non so se ci sono altri che hanno provato qualcosa del genere ma erano sensazioni bellissime, perchè per la prima volta sentivo il bisogno di amore mentre prima vivevo nel disinteresse più assoluto. Prima pensavo ai miei coetanei che stavano a disperarsi per un bacio sfuggente o uno sguardo e mi sembravano dei pazzi, dopo mi dicevo “Wow, mi sento pazzo anche io adesso”. In poco tempo mi fu chiaro che cosa mi piaceva e feci una specie di secondo coming out interiore, capendo di non essere bi ma gay. Arrivato a quel punto, nella mia mente nacque questa idea di dirlo alla mia famiglia. Era passato nemmeno un mese da quando lo avevo capito, mi dicevo che era troppo presto ma sentivo dentro di me questo bisogno. Avevo prolungato così tanto le sofferenze privandomi della cose più belle, che non volevo più aspettare, non volevo più avere limiti.

    Così, esattamente un anno fa, il 1 luglio 2010, dopo due o tre giorni di riflessione, mi decisi. Andai nel giardino, mi sedetti accanto a mia nonna, le dissi che sentivo il bisogno di farle sapere una cosa importante e lo dissi, senza troppi giri di parole. Lei capì ma pensava che stessi scherzando. Col tempo ha capito che non era così ma anche se pensa che dovrei trovarmi una bella ragazza e sposarmi, la sua unica preoccupazione vera è che mangi quello che prepara. Finito con la nonna, andati in casa e trovai mia mamma in cucina. Le dissi di stare seduta, che le dovevo dire una cosa molto importante su di me. Mi sedetti, ricordo che mi tremavano le mani e la voce. “Devo dirti questa cosa che sento di dire perchè è giusto nei vostri confronti e perchè non voglio avere questo segreto. Forse un po’ tu e papà lo avevate già pensato: mi piacciono i ragazzi”. Ci avevo visto giusto, l’idea gli era venuta in mente. Mi disse che il suo amore nei miei confronti sarebbe stato lo stesso e, molto sinceramente (cosa che apprezzai) mi disse anche che sperava che quel giorno non sarebbe mai arrivato: la paura della discriminazione, la preoccupazione per i ‘nipotini’.

    A mio padre lo dissi circa una settimana dopo, durante una lite con mia madre sull’università. Io e lei stavamo entrando in cucina, dove c’era papà, e lei furiosa disse “Allora visto che per te non conto niente, dilla tu a papà quella cosa. Cavatela da solo!”. Anche io ero arrabbiatissimo. “Va bene!” dissi con tono di sfida. Guardai mio papà negli occhi e gli dissi seccamente “Mi piacciono anche i maschi”. Evidentemente un po’ intimorito lo ero, visto che con lui mi feci passare per bisex. “E che problema c’è?” fu la rua risposta, con somma delusione di mamma (ovviamente in modo ironico). Riparai in pochi giorni alla piccola bugia.

    Alla fine sembra tutto andato benissimo ma in realtà in loro c’erano comunque molti pregiudizi e disinformazione. “Vedrai che è solo una fase.” “Prova ad uscire con una ragazza bisessuale così fate le cose a tre ma almeno c’è una donna” e la più brutta detta da mio padre “Capisco il sesso ma non dirmi che tra due uomini ci può essere amore”. Tutte cose sulle quali ho dovuto lavorare col tempo ma gli effetti si son visti. Mio papà è venuto con me al Torino Pride, ora entrambi mi sostengono e capiscono completamente.

    La prima volta che lo dissi a una persona non della famiglia è stata circa due mesi dopo, quando mi rivelai ad una collega di università bisessuale. Da là è iniziata una serie: l’ho detto prima a uno poi all’altro fino a farlo sapere a tutto il gruppetto. Tra reazioni assolutamente indifferenti e qualcuna molto stupita, in linea di massima è andata benissimo. A tutti gli altri non sto a dirlo, sono conoscenti. Io vivo normalmente, parlo normalmente, mi comporto normalmente: se qualcuno capisce, capisce… altrimenti no. Devo dire che nonostante i problemi che possono nascere da un coming out a me è andata alla grande. E’ stato un percorso relativamente breve, durato solo un anno nel suo culmine, che però mi ha trasformato radicalmente. So più cose di me, ho guadagnato sicurezza ed indipendenza, la timidezza è diminuita, il giudizio della gente in qualsiasi ambito mi importa di meno, sto meglio con il mio corpo e con la mia mente, ho capito che cosa significa ‘colpo di fulmine’ e ho capito cosa significa amore. Tutte cose che un anno fa, per me, erano pura fantascienza. Una rivoluzione insomma. Il periodo del coming out interiore, quel giugno del 2010, è stato bellissimo.

    1. valentina says:

      Grazie Eric! :) di cuore!

      1. Eric says:

        Di niente, è un piacere condividere i sentimenti di questa esperienza :)

    2. Saro says:

      bellissima storia Eric..spero che prima o poi tutti abbiamo il coraggio di dirlo al mondo..per far capire la “normalità” della cosa.. :D

  13. Silvia says:

    Due su tutti.
    Primo:
    Ad una mia amica nonché collega di redazione (a quell’epoca, era il ’99 o il 2000, non ricordo). Non è che gliel’ho detto. Lei si stava per sposare e io le ho detto che la invidiavo perché aveva un fidanzato meraviglioso.
    Lei ha risposto: “Guarda, che non cambia molto se al posto di una ‘o’ metti una ‘a’”
    Io sono cadura dalle nuvole: “Come? Come hai fatto…”
    “Leggi Virginia Woolf, Forster, Jeanette Winterson e Oscar Wilde…” e mi ha fatto conoscere David Leavitt :)
    Secondo:
    A mio nipote sedicenne. Due anni fa.
    “Marco, ti devo dire una cosa. E’ delicata, non so se ti farà piacere, ma devo farlo. Sono lesbica”
    Lui mi guarda, sorride e mi dice: “Lo so già”
    “…” Sono attonita. “Perché non me lo hai detto prima, allora?”
    “Aspettavo che tu fossi pronta” :D

  14. Dario says:

    Salve a tutti, sono un ragazzo di vent’anni,circa un’anno e mezzo fà con chi prima chi dopo ho fatto caming out con tutti i miei amici e mio fratello,non ho avuto alcun tipo di problema a parte le consuete domande dettate dalla curiosità di chi non si è mai trovato a parlare con qualcuno di diverso da se.Mio fratello tutt’ora non realizza a pieno la mia identità, secondo lui è una mia fase “perchè io sono un’artista”e quindi secondo il suo elementare stereotipo sono una sorta di dandy,pronto a provare qualsiasi genere di piacere mhà?comunque mi ha detto che in qualsiasi caso io sarò sempre il suo fratellino ed abbiamo pianto insieme abbracciandoci.Insomma da un’anno e mezzo a questa parte, vivo la sessualità con serenità e senza tanti problemi,sono me stesso lo sono sempre stato.Il punto è che non l’ho ancora detto ai miei genitori! anche se nell’argomento siamo entrati innumerevoli volte,sono conscio del fatto che se l’aspettano,anche perchè da poco ho trovato lavoro come barman in un locale gay e lo sanno,il punto è che non trovo il modo adatto.Sinceramente alzarmi in piedi al tavolino e dire :”mamma babbo sono gay!”non piace anzi mi fà schifo perchè vorrei fosse una cosa naturale,non sò come spiegarmi vorrei abbattere sin dall’inizio le barriere create dagli stereotipi,e dichiarandomi in quel modo mi appare quasi come un ammisione di colpevolezza!!(non sò se ho espresso bene il concetto non che io sia colpevole di qualcosa) mio fratello e mia sorella non hanno avuto la necessità di ammetere la loro eterosessualità,vorrei fosse qualcosa di spontaneo di naturale per farli entrare sin dall’inizio nell’ottica che è natura e basta,poi mi spaventa un pò l’idea di come la possano prendere,perchè so già che se non capiranno e faranno finta di nulla stando zitti non lo acceterei, come posso fare? grazie

    1. Andrea Bordoni says:

      Ciao Dario, grazie per la testimonianza. Non c’è un vero e proprio consiglio da dare perché per ognuno di noi è diverso e solo noi possiamo veramente sapere quand’è il momento di fare coming out. Purtroppo hai ragione, alzarsi in piedi e dire “sono gay” è sempre una forzatura perché in una società ideale non ce ne sarebbe bisogno, sarebbe sufficiente semplicemente essere se stessi. Invece oggi siamo ancora costretti a farlo per poter dimostrare alle persone a cui volgiamo bene che siamo orgogliosi e felici di quello che siamo nonostante parte della società remi contro. Non è la nostra generazione che godrà di questa possibilità ma le cose cambieranno, perché stanno già cambiando.
      Nel frattempo uno sforzo e anche un po’ di comprensione nei confronti di genitori non preparati credo sia giusto. Lì per lì può essere molto pesante ma poi le cose con il tempo si aggiustano. Se proprio un genitore non riesce ad accettare la cosa può sparare delle stronzate pazzesche, anche molto offensive per un figlio (ma presto si pentiranno di averle dette, noi siamo in grado di vedere oltre, spesso loro in quel momento no) o si smette subito di parlarne, in questo caso gli si può lasciare un periodo per digerire la cosa, ma una volta che lo sanno comincia comunque un loro percorso di comprensione. E saranno più pronti magari quando gli presenti un bravo ragazzo per la cena di Natale :-)
      Qualsiasi decisione prenderai sarà quella giusta. A volte mettere se stessi davanti agli altri non è egoismo ma semplicemente volersi bene. In bocca al lupo.

      1. Dario says:

        Grazie per l’ascolto ed il sostegno,mi auguro che il giorno nel quale possa finalmente sentirmi libero e felice fin in fondo all’anima arrivi velocemente.Complimenti per il blog che hai creato ben costruito e sopratutto costruttivo,avrei voluto confrontarmici qualche anno fà quando ancora ero nell’abisso delle insicurezze e paure.Un caro saluto

  15. L. says:

    Ero seduta su un divano con un mio amico, ci conoscevamo da poco ma avevamo già legato. Stavamo parlando di sesso e di relazioni, tutte le domande erano poste a me quindi mi ero un po’ stufata e gli chiesi “E tu?hai la morosa?..O il moroso? Non che mi interessi, è uguale”. E’ una a cosa a cui non ci penso molto, lo chiedo quasi sempre. Per me l’omosessualità è la cosa più normale del mondo. Lui mi disse “Sì”, tirò fuori il cellulare e mi fece vedere la foto di un ragazzo “Il mio ragazzo” mi disse. In genere se chiedo alle mie amiche se hanno la ragazza si mettono a ridere, quindi non era la reazione che mi aspettavo. Gli dissi “ah si ok mi prendi in giro perchè ti ho chiesto se hai il moroso” e la sua risposta fu “No. Sono gay.”. Parlammo un po’ di cose che non ricordo ma ero molto felice che dopo poco tempo che ci conoscevamo volesse condividere questo suo “segreto” (perchè anche se ha fatto coming out con sua madre non lo ha detto a tutti) con me. Mi ha raccontato come pochi mesi prima lo avesse detto alla madre e di come lei gli avesse detto “Lo so”. L’unica pecca è che speravo di aver trovato un amico maschio etero intelligente e aperto all’omosessualità con cui parlare di ragazze..

    Un altro mio amico invece ha fatto coming out quando aveva 14 ann. Lo invidio perchè lui, a 14 anni, ha capito. Io ho 18 anni e da quando mi posso ricordare mi sono sempre piaciute sia ragazze che ragazzi. Ma non ho mai pensato di andare a dire alla mia famiglia “Hey, sono bisessuale”. Forse perchè oltre ad aver baciato qualche ragazzo, con le ragazze non mi è mai successo niente anche se mi piacciono. Forse perchè non l’ho capito ancora. Sono lesbica? Sono etero? Sono bisessuale? Spero di capirlo presto.

    1. Maurizio says:

      Beh dovresti avere qualche esperienza, non credi? Anche dal bacio, intendo! Se baci una ragazza e provi attrazione sei lesbica, se ti succede anche coi ragazzi sei bisessuale xD

  16. ste says:

    Premetto che ho poca voce in capitolo perchè non sono gay e non ho mai vissuto questo tipo di esperienza in prima persona.
    Secondo me un figlio è spesso portato a sopravvalutare i propri genitori soprattutto quando non è mai capitato che questi deludessero le aspettative.
    Non trovo giusto però che si debba dare loro del tempo per accettare una cosa che NON deve essere accettata! Non hanno avuto bisogno di tempo per accettare il colore dei capelli e non dovrebbero aver bisogno di tempo per accettare tutto il resto.
    Va bene la società, va benè la cultura, va bene la tradizione, va bene la voglia di avere nipotini,va bene tutto ma …ma anche no! Se c’è un momento per pensare a se stessi e questo e non si tratta certo di egoismo.
    Non si puo’ forzare il pensiero di qualcuno (purtroppo) ma addirittura dare loro del tempo…?
    So che per chi non ha vissuto questi stati d’animo è tutto più facile e non vorrei risultare presuntuoso. Scrivo un po’ per sfogo un po’ per capire visto che non riesco neanche a spiegare quello che penso…però “storgo il naso” quando sento parlare di: aiutare i genitori, dare più tempo, mettersi nei loro panni ecc…
    E del tempo necessario al figlio per digerire la reazione del genitore chi si preoccupa? Lui si che ne avrebbe diritto!
    Un figlio/a passa l’infanzia (e non solo) preoccupandosi dei propri genitori e della loro probabile reazione(come reagiranno? mi vorranno sempre bene? saranno sempre orgogliosi di me?…) un calvario che a mala pena riesco ad immaginare.
    Una volta compiuto uno dei passi più difficili (spinto ancora una volta dal rispetto e amore per chi lo ha cresciuto) dovrebbe pure preoccuparsi di dare loro il tempo necessario?
    Nei panni del genitore potrei anche capire ma… ancora a pensare al genitore?

    Rancore e rabbia non sono una bella cosa ma sono un sacrosanto diritto in situazioni come queste.
    Che se lo prendano da soli il tempo di cui hanno bisogno!

    Spero di non aver ferito o offeso nessuno.
    Ciao!

    1. C. says:

      Ste, tu hai ragione e ti ringrazio, anzi, per aver espresso un punto di vista ‘diverso’ e certamente valido. Anche io passo momenti di profonda rabbia e rancore per mia madre, alla quale non ho mai detto: “avrei voluto una madre diversa” perché non l’ho nemmeno mai pensato. Ai figli non è consentito avere aspettative sui genitori, questo purtroppo è un dato di fatto e, giusto o ingiusto che sia, sono i genitori a metterci al mondo sperando che saremo in un certo modo – nonché impegnandosi per la nostra buona ‘riuscita’.
      Provare rabbia per i genitori può essere anche salutare, anche perché nel mio caso mi è servito per non odiare troppo me stessa!
      Però a un certo punto, se il rapporto lo vuoi ricucire, non c’è molto da fare, se non accettarli con i propri limiti e lavorare insieme per non perdersi…
      Io mia madre non la voglio perdere, non la voglio mandare a quel paese e non parlarci più. Allora, che mi rimane da fare?
      Detto ciò, è vero che dovremmo anche pensare a noi stessi e non giustificare troppo chi non ci ‘accetta’ perché sennò diventa anche quello un meccanismo pericoloso.

      1. ste says:

        Giusto…proprio quello che pensavo.
        Spesso non ci sono alternative perché l’abbandono di un genitore provoca sicuramente troppo dolore.
        Era un discorso in generale… va bene pensare ai genitori ma se c’è un momento in cui è giusto pensare a se stessi è quello di cui stiamo parlando.
        Non è il tuo caso ovviamente perchè hai fatto la scelta che reputavi più opportuna e quindi è sicuramente la migliore.
        Era solo un augurio per chi ci è passatto e per chi ci passerà per dire che il genitore merita sicuramente uno sforzo maggiore ma il limite è la dignità propria che non deve essere calpestata da nessuno soprattutto dal padre o dalla madre.

        Un saluto.

        1. C. says:

          Hai ragione, è bene tenere presente la propria dignità, sempre, come priorità insindacabile :-)

          C.

    2. Milady says:

      Non trovo giusto però che si debba dare loro del tempo per accettare una cosa che NON deve essere accettata! Non hanno avuto bisogno di tempo per accettare il colore dei capelli e non dovrebbero aver bisogno di tempo per accettare tutto il resto.

      ” I figli all’inizio amano i genitori, ma poi li giudicano; raramente, forse mai, li perdonano.”
      [O. Wilde]

      Adesso, forse io sono un caso particolare , ma a me sembra normale, e umano, che alcuni genitori abbiano bisogno di tempo per accettare l’omosessualità/bisessualità/transessualità dei figli. Personalmente i miei genitori avrebbero bisogno di tempo per accettare anche l’abbandono dell’Università, e non perchè io non farei quello che si aspettano, ma perchè io non farei quella che secondo loro è una delle uniche scelte per assicurarmi un futuro felice e stabile.
      Anche se scegliessi di non imparare l’inglese si scatenerebbe una lite, perché l’inglese è la lingua del futuro e mi garantirebbe un buon lavoro, mio padre mi riterrebbe un’idiota a non volerne approfittare!
      Certo, ci sono anche le barriere morali/religiose/culturale/labellalavaalfosso, ma credo che spesso le male reazioni dei genitori siano legate sopratutto al fatto che temono che la vita del figlio/figlia sia rovinata, perchè hanno un’idea precisa di come debba essere una vita non rovinata. Poi è chiaro che una volta scelto il coming-out, si sceglie di essere sé stessi ed essere felici in barba al mondo, e questo rasserena parecchi genitori. Però non credo si debba lasciarli soli, sopratutto se sono molto chiusi e quindi non sono capaci di contattare – o scoprire – l’esistenza dell’AGEPO o associazioni simili.

    3. Fabio says:

      Capisco quello che intendi, e in parte lo trovo condivisibile, ma solo in parte.
      Non stiamo parlando di situazioni ideali ma di vita reale. Non siamo tutti uguali, e non tutti abbiamo lo stesso backgroud culturale o sociale. C’è chi cresce costruendosi una mentalità aperta, chi cresce in un mondo ottuso, o superficiale, o semplicemente c’è chi non si è mai posto il problema e quando il problema glielo si mette sotto il naso, è costretto a porselo. Se anche per un ragazzo o una ragazza non è sempre immediato arrivare ad accettare di essere gay (anzi, spesso è un processo che dura anni), non si può certo pretendere che lo sia per gli altri.
      Poi chiaramente dipende dai contesti e dalle persone. Quando non si viene capiti o accettati, c’è chi scappa di casa, c’è chi si lascia affossare, c’è chi tenta di stabilire un dialogo, c’è chi se ne frega. Io personalmente sono stato abbastanza fortunato. Ho creato un piccolo caso in famiglia quando mi sono dichiarato, per il quale ho anche sofferto, ma volevo troppo bene alla mia famiglia per tagliare i ponti, e soprattutto ero troppo sicuro che fosse solo questione di tempo prima che chi non riusciva ad accettare appieno la mia sessualità, riuscisse a farlo. Ho cercato il dialogo quando serviva parlarne, ho fatto finta di niente quando serviva far finta di niente, e pian piano le cose si sono sistemate da sole. E ora la mia famiglia è più unita di prima.
      Insomma, credo che se è vero che un genitore debba essere in grado di accettare i figli per quello che sono, è anche vero il contrario. Abbiamo tutti dei limiti. L’essere gay e l’aver dovuto affrontare il problema di ammetterlo a noi stessi e agli altri non ci rende automaticamente migliori. Se vogliamo che gli altri ci accettino per quello che siamo, dobbiamo anche aiutarli a farlo.
      Poi va da sè, c’è anche chi non ci arriva e non ci arriverà mai, purtroppo.

  17. C. says:

    Io l’ho detto un anno fa. Il giorno del compleanno di mia madre, nonché la festa della mamma. Scelta del cavolo, direte voi… ma davvero non ce la facevo più. Ho passato notti a piangere e anche il rapporto con la mia allora ragazza si stava logorando. Io e mia madre abbiamo sempre avuto un rapporto molto stretto, che ero convinta sarebbe continuato… anche perché la mia è una di quelle famiglie superficialmente aperte e progressiste, di sinistra, che formalmente si è sempre schierata a favore dei diritti gay.

    Invece purtroppo mia madre è rimasta schiantata dalla notizia. Ha reagito molto freddamente; niente pianti, niente abbracci, solo un: “ah, okay, e hai la ragazza?” Le ho detto che era M., che lei conosceva, e ho visto disgusto nei suoi occhi. Mi ha detto di non capire come potessi essere attratta da una donna, e che se lo avesse saputo prima si sarebbe comportata diversamente con me, perché essendo io femmina lei si era permessa una certa intimità che con un figlio maschio non avrebbe avuto.
    Era un ragionamento folle, che mi ha lasciata atterrita. Non si può spiegare l’amore, quindi sono stata zitta, sperando che col tempo le cose migliorassero.

    Da quel giorno purtroppo il rapporto con mia madre non è più lo stesso. Lei non vuole sapere nulla della mia vita, e me l’ha detto con franchezza. Sa chi è la mia ragazza perché viviamo insieme, e la cosa paradossale è che le è anche molto simpatica, quindi ogni tanto ci troviamo a cena o facciamo una passeggiata tutte insieme. Lei ci considera amiche, e non manca occasione per ripetermi che da me si aspettava qualcosa di diverso, che sognava un genero e dei nipotini, e che ho scelto la via più facile perché ho paura degli uomini.

    Mia madre non crede all’amore che io provo per la mia ragazza, svaluta i miei sentimenti, e questo è quello che mi ha spezzato il cuore. E’ stato un percorso molto difficile, superare l’invisibilità a cui lei mi relega e vivermi la mia vita autonomamente. Soprattutto perché prima eravamo così legate.

    Ma non ho perso le speranze che le cose possano cambiare. Mia madre è una donna molto intelligente, e mi vuole bene.
    in fondo non è tantissimo che lo sa.

    Mio padre invece se ne frega altamente. Lui vive in un altro paese e mi manda qualche regalo o mi telefona ogni tanto ma ha la sua vita. Dice che sono lesbica perché mia madre è stata ‘troppo dominante’. Mia madre invece dice che è perché non ho avuto un buon modello maschile. Ah!

    1. Matteo Marino says:

      Grazie per la tua testimonianza preziosa.

      “Mia madre è una donna molto intelligente, e mi vuole bene.
      in fondo non è tantissimo che lo sa. ”

      La chiave è qui, secondo me e la mia personale esperienza. Ci vuole un po’ di tempo e molta pazienza. All’inizio anche i genitori più aperti possono faticare a vedere i figli per come sono realmente, e reagiscono tenendo “il broncio”, come i bambini. Dobbiamo essere più adulti noi di loro in questi frangenti. Lasciarli crescere e aiutarli quel tanto che possiamo e ce lo permettono. La tua scelta di vivere il tuo amore alla luce del sole io credo che sarà col tempo ripagata.

      Un abbraccio forte,
      Matteo

      1. Carlo says:

        condivido, Matteo! in fondo anche i genitori stessi fanno il loro bel coming out, anche loro si devono “abituare” e “accettare”. E se sappiamo com’é difficile per noi stessi, possiamo immaginare come sia difficile per loro :)

        Diamogli semplicemente tempo

  18. Dario says:

    Era il 17 giugno del ’99 (e chi se lo scorda!).

    Il mio percorso di coming out iniziò nel febbraio dello stesso anno, quando dopo una lunga malattia persi il ragazzo che amavo, questo evento, insieme allo studio di Pirandello con le sue maschere, provocò in me una repulsione per quello che stavo vivendo, all’epoca ero fidanzato con una ragazza già da tre anni, ero il figlio modello, bravo a scuola, aiutavo in casa, ero attivissimo in parrocchia… insomma il classico ragazzo che tutti vorrebbero come genero e come figlio.

    Ma la verità è che agivo così perchè mi sentivo in colpa, montavo l’impalcatura della perfezione perchè non volevo che si vedessero le crepe, sapevo che prima o poi la bomba sarebbe esplosa.

    Così lasciai la mia ragazza, dapprima mi confidai con un caro amico e con mio enorme stupore lui mi disse “anche io lo sono” ero felice, avevo la certezza di non essere l’unico (sensazione che fino a quel momento mi aveva tormentato), poi preso da non so quale euforia contattai un ragazzo conosciuto un anno addietro, iniziammo a scambiarci sms e da lì, anche grazie ad una buona dose di incoscienza, gli dissi: “tu mi piaci” e lui rispose semplicemente con un “come sapevi che anche io sono gay?”, non potete immaginare come mi sentissi, due coming out e due riscontri positivi, avevo un ragazzo, un amico col quale poter parlare di tutto senza dover mentire, toccavo il cielo con le dita…

    Ma classico e puntuale come in tutti i melodrammi arriva il colpo di scena, la mia ex ragazza iniziò a mangiare la foglia, quando durante le lezioni chiamavo mia madre per dirle che sarei rincasato in serata perchè a scuola c’era un corso pomeridiano di preparazione agli esami di maturità, cosa verissima, il problema è che io non lo frequentavo e un uomo misterioso veniva a prendermi, così spinta dalla curiosità e, aggiungerei giustamente, anche un pizzico di rabbia, confidò i suoi dubbi ai miei amici, dai quali mi ero allontanato perchè sapevo che non avrebbero capito.

    Da lì inizio la fase discendente della parabola, telefonate con minaccie poco velate, riferimenti a malattia, lavaggi di cervello e chi più ne ha più ne metta, e la notizia che si allargava a macchia d’olio “turbando” la normale vita di un piccolo paesino del sud sicilia. In preda al panico chiesi al mio ragazzo di darmi un pò di tempo per sistemare le cose, ma a lui venne la felice idea di mettersi col mio amico, ero stato doppiamente tradito e ferito ed ero di nuovo solo.

    Lo ricordo come fosse ieri, cercavo di studiare ma l’unica cosa che riuscivo a fare era piangere sul libro, mia madre (donna amorevole e fin troppo premurosa) era venuta a chiedermi se volessi del succo o del caffè e trovandomi in quello stato mi disse “stai tranquillo che gli esami andranno bene” risposi con “non è per gli esami, è meglio che tu non sappia”.

    Le mie parole, come era prevedibile (e forse le dissi perchè non volevo più mentire), incuriosirono mia madre che in appena trenta secondi riuscì a farmi una serie interminabile di domande cercando di capire.
    La stoppai dicendo “sono gay”, lei fece per uscire dalla mia camera ma tornò sui suoi passi e iniziò a parlarmi di fase transitoria, di andare in cura da uno psicologo, di esser stato traviato da quel ragazzo più grande che aveva visto di sfuggita in mia compagnia. Iniziò così una sorta di tragedia familiare, il paese è piccolo, la gente cosa dirà. Ma come ogni scoop ha vita breve soppiantato facilmente da un altro scandalo nel giro di qualche settimana.

    Ora a distanza di 12 anni da quel giorno mi rendo conto di quanto sia stato fortunato, le tensioni con gli anni si sono allentate sempre più fino a scomparire del tutto e ormai è diventato un aspetto della mia vita col quale i miei si rapportano bene

  19. Carlo says:

    Il Coming Out é un lungo processo che inizia nello stesso momento in cui ammetti a te stesso di essere gay, e cominci ad accettarti di essere cosí come sei. I passi successivi portano all’aprirsi prima con l’amica/o fidata/o, poi con il parente preferito, e magari con la collega che sembra piú aperta. Tutti quanti, se intervistati in generale sull’argomento, si dichiarano tolleranti e aperti, peró quando poi li tocchi dal vivo e li poni improvvisamente davanti ad una situazione reale, nella quale tu confessi :”IO sono gay”, allora quell’omosessualitá non concreta, quel concetto astratto all’improvviso prende un volto e un nome. E tutti rimangono – diciamocelo chiaramente – prima di tutto sorpresi. Poi si riprendono e piano piano si abituano alla situazione nuova :)

    Il culmine del Coming Out é la confessione con i genitori, ed é qui che entrano in ballo i sentimenti ed é qui che ci sentiamo tutti piú vulnerabili. Io lo dissi ai miei giá da adulto, quando abitavo giá all’estero. Ero in visita per le vacanze di Natale, e pochi giorni prima di ripartire presi il coraggio a quattro mani (che sudata che feci!) e glielo confessai. E mi sembrava di aver fatto bungee-jumping, all’improvviso apri la bocca e vomiti quelle parole che non ti puoi piú tener dentro. Poi resti a guardare la reazione. Mia madre mi disse solamente “ma sei sicuro? sei cosí alto…” e ancora non so cosa abbia mai voluto dire. Poi si alzó e si chiuse per qualche oretta in bagno. Suppongo che abbia pianto. Mio padre rimase al tavolino, non disse niente. Io neanche. Poi mi alzai e lasciai il campo di battaglia. Ritornai poi a sera tarda quando giá erano a letto.
    Mia madre non ne ha piú riparlato, e a me andava bene anche cosí. Mio padre, nel giorno in cui poi ripartivo, mi disse “sei adulto, se questa é la tua strada e se tu sei felice cosí, mi sta bene. Dai un po’ di tempo alla mamma, lo sai com’é fatta”. E mi mise in mano i soliti soldini che mi dava sempre quando ripartivo. Che pianti che mi sono fatto poi in viaggio.
    Adesso i miei genitori non ci sono piú, mio padre é morto pochi mesi fa, era rimasto vedovo e solo per otto anni, ed avevo l’impressione che dopo la morte della mia mamma accettasse ancora meglio il figlio gay. Gli ho presentato il mio fidanzato, volevo che lo conoscesse. Un paio di volte siamo andati anche a cena fuori insieme. Tutte le volte che gli telefonavo (una volta alla settimana) lui mi chiedeva di lui e come stava. Era il suo modo per farmi capire che era tutto a posto. E adesso che non c’é piú, mi manca molto. Quanti pianti.

    1. Andrea Bordoni says:

      Grazie davvero Carlo.
      Mi hai fatto piangere, mannaggia a te, io che sono un uomo duro!

      1. valentina says:

        idem @_____@

    2. 21 grammi says:

      Hai fatto piangere anche me. :°
      Un abbracco. :*

  20. Manuel says:

    Ripensandoci,
    credo di non ricordarmi quali tra le mie miliardi di amiche del liceo
    sia stata la prescelta,
    la prima a ricevere la notizia bomba della mia omosessualitá.
    Forse Flavia.
    Perché, non sapendo quale scegliere,
    ricordo che in pochi giorni la faccenda aveva assunto un effetto dilagante:
    quelle parole “Sono gay!”, uscite di bocca la prima volta,
    non riuscivano piú a fermarsi.
    Iniziando con Flavia, ero io, che passavo parola a tutti aggiungendo:
    “Sono gay!…..ma se hai dei problemi chiedi pure a Flaviuccia,
    gliel´ho giá detto… :-)
    Avevo tolto il tappo al mare. Ero felice.
    A 19 anni. Avevo amiche e amici. Ed ero me stesso.
    Ma mi mancava qualcosa da fare. Dirlo a Mia madre.

    Dal primo coming-out con Flavia era giá passato un anno e mezzo.
    Ero giá pronto ad andarmene di casa
    per lavoro ed avevo deciso che quello era il momento di essere chiari.
    Non stavo scappando. Volevo partire per il mondo,
    ma partire con il passo giusto e lasciare meno vuoti e sospensioni possibili.
    In fondo avevo scelto di vivere, ma non avevo scelto la mia sessualitá.
    Io dovevo partire onestamente, come la persona che sapevo di essere.
    Cosí feci sedere mia madre sul divano. E glielo dissi.
    Non era necessario per lei. Lo sapeva giá.
    “Ecco perché le tue amiche si fanno sempre pettinare da te… :-) ” disse.

    Ma era indispensabile per me.
    La persona che ti mette al mondo ha il diritto di sapere chi sei,
    per la forza di averti portato dentro per 9 mesi.
    Questo é il tuo bisogno di dirglielo, la tua necessitá verso lei.
    La forza della nascita stringe un legame,
    che non si puó nascondere né cambiare.
    E quel legame legge tutti i segnali, una madre sa chi é suo figlio.
    Mia madre lo sapeva.
    Credo che quello che non sapeva era quello che mi aspettava.
    Aveva paura per il mio futuro. Ma come per tutte le madri!.
    E il suo vivere materno voleva continuare a proteggermi in ogni caso.
    La paura a volte si rivela anche in aspetti d’odio, mi dispiace,
    ma io ero stato fortunato.

    Cominciai a girare per il mondo.
    Con mia madre si parlava per telefono. Tornavo poco a casa.
    La libertá e la scoperta e la conoscenza che avevo davanti erano troppo attraenti.
    E mi facevano stare bene. Ero felice.
    “Mamma siediti, é dura, ma sono troppo felice di quello che sto vivendo.
    La vita é dura per tutti!” dissi.
    “Era ora! Finalmente posso smettere di preoccuparmi” mi disse.

    Qualche tempo dopo riuscii a dirlo anche a mio fratello.
    La scelta migliore che abbia mai potuto fare.
    Posso dire che sono riuscito a capire cosa sia il vero rispetto,
    il rispetto puro, l´accoglienza senza nessuna riserva,
    da come mio fratello mi abbia saputo riassumere in un solo secondo.
    “Tu sei mio fratello, altro da dire non c´é”.

    Credo sia giusto avere “paura” di noi.
    Per affrontarci, affrontare il timore, capirlo e vincerlo.
    E´ giusto che chi ci ama abbia paura per noi.
    Perché é il loro modo di augurarci di essere felici.
    - Manuel-

    1. valentina says:

      Non ti conosco e neanche so che faccia hai!
      So solo che mentre leggevo il tuo post sono scoppiata a piangere! E sto piangendo ancora adesso come una dannata!

      “Credo sia giusto avere “paura” di noi.
      Per affrontarci, affrontare il timore, capirlo e vincerlo.
      E´ giusto che chi ci ama abbia paura per noi.
      Perché é il loro modo di augurarci di essere felici”

      Aldilà dell’argomento trattato, queste tue parole abbracciano ogni cosa, ogni paura.
      Paura della malattia, di come si è nati, di girarsi un attimo e non esserci più. Paura di perdere tempo, di non riuscire a fare tutto in una vita sola!
      E sentirsi talmente piccoli di fronte a questa paura da sparire!
      E poi c’è questa frase:

      “Mamma siediti, é dura, ma sono troppo felice di quello che sto vivendo”

      Che riassume per intero la mia vita, quello che è stato e che mi trascino dietro. La forza, volere, potere, sperare e crederci fino a quando non accadono cose come quella accaduta oggi!
      Che ti alza anche se hai le ginocchia sbucciate e ti fa un male cane, che ti fa paura ma è quello che volevi, che ti tira per i capelli e ti fa capire che andrà tutto bene!

      Grazie Manuel e grazie ad Andrea per questo angolo meraviglioso!

      :)

      1. Manuel says:

        Grazie a te Valentina. E´ una gioia.
        Scrivendo, Pensavo ad una figlia che non avró,
        (per altri progetti, non perché non si possa o debba), una adolescente che ricercando la sua identitá in internet, capitasse a leggere di una vita. Della vita. Soltanto della vita.
        E che gioia puó portare la vita nella libertá e nella ricerca.
        Noi Non scegliamo la sessualitá. Ma noi siamo la nostra sessualitá.
        Per la nostra pace e per la pace del mondo che ci vuole bene per come siamo, il rivelare questo aspetto: é per noi un atto di amore profondo,
        e per il mondo liberare la paura del dubbio, il dubbio che tutto sará difficile. La vitá é difficile, ma in quell´istante tutti percepiranno che noi abbiamo raggiunto un traguardo.
        Rivelarci al mondo é stupire nella conoscenza che abbiamo di noi stessi.
        Dall´affetto Vero del mondo noi avremo forza, ma questo affetto sará ancora piú forte se noi troveremo l´amore vero per noi.
        Perché quello che abbiamo dagli altri, é solo l´amore che trasmettiamo e mostriamo noi.
        Credo che il discorso valga per ogni sessualitá. :-)
        La vita é vita. Amare é amare. E un giorno saremmo tutti la stessa luce, aria, terra. :-)

        1. Emi says:

          Sì una lacrimuccia pure io, ma ho l’aggravante di essere in piena sindrome premestruale e piango pure per la pubblicità della Barilla con la voce di Mina!
          Scherzo, complimenti!
          Il tuo commento mi ha fatto riflettere perchè proprio ieri mia madre, per la prima volta mi ha parlato di quando mio fratello, un po’ di anni fa, gli ha detto che è gay e della ua paura che non sia mai felice pienamente.
          Le ho detto che tutti siamo “diversi” e che se la gente ti vuole emarginare può farlo per tanti motivi ma soprattutto ho cercato di spiegarle che se chi ti ama ti accetta per quel che sei, sarai tanto forte da affrontare tutta la malvagità del mondo e per riuscire ad amare ed essere amato.
          Cavoli essere mamma è davvero difficile!!!

  21. Elena Don't molla says:

    Io l’ho detto a mio padre non molto tempo fa.
    Ero distrutta per una delusione amorosa, di quelle che ti lasciano in lacrime, stavamo camminando, e lui mi fece: – Come va a scuola? -
    E io: – Bene, ma sai com’è: gente che viene, gente che se ne va, è la vita. -
    - Hai litigato con Peppe * il mio miglior amico, nda * ? -
    - Nah, papà, niente… -
    - Allora hai una… Simpatia… Particolare per un… tuo amico? -
    Come al solito, si espresse in quel suo modo tutto particolare, che io ho denominato ‘a cazzo di cane’.
    - Mettiamola così. Sono… Innamorata di una mia amica, papà. -
    Ora gli faccio venire un infarto, pensai.
    - Amica? -
    - Amica.- Confermai.
    Tre secondi, la sua espressione mutò rapidamente da shockata a perplessa, diventando poi tranquilla.
    Abbiamo parlato per un sacco di tempo, io che raccontavo della mia ‘persona speciale’ e lui che mi parlava delle sue esperienze, dicendomi quando mi vuol bene,che sono normale e non c’è assolutamente nulla di sbagliato.
    Poi, alla fine, mi guardò seriamente, coprendomi la mano con la sua: – Solo una cosa ti chiedo, anzi, ti ordino come padre: non dirlo in giro. -
    La gente è cattiva, dicevano i suoi occhi, e io annuii con la testa.

    E’ passato, quanto? Un mese, due?
    Ho sedici anni, e da quando ho scoperto di essere lesbica ho sentito la voglia di vivere tornare a scorrermi nelle vene, più forte che mai, mi sono sentita leggera e liberata da un peso enorme.
    Ne parlo con chi voglio, se voglio, quando voglio, senza problemi; mia zia mi ha detto ‘è un periodo, non preoccuparti’, come se ci stessi male. A chi come lei mi ripete che è solo una cosa adolescenziale, io sorrido e rispondo che mi va bene così. Può durare dieci anni, un giorno o una vita intera, a chi importa? Io sto bene così.

    1. Andrea Bordoni says:

      Bella testimonianza Elena. Grazie di cuore. Magari fossi stato io un sedicenne così forte e consapevole. Un bacio.

  22. Lorenza says:

    Sono 20 anni che faccio coming out in famiglia, con gli amici, sul lavoro…
    Non si finisce mai di conoscere nuove persone con le quali farlo, ma è sempre + facile: ho imparato a dichiararmi subito, alla prima occasione.

    Lo stress da coming out ce lo facciamo venire in tutto il tempo in cui stiamo a pensarci prima: come glielo dirò, cosa dirà, che faccia farà, quale sarà il momento giusto, come la prenderà? Poi, bastano quei 10 secondi in cui dici “sono lesbica”, “no, non sono sposata. convivo. con la mia compagna” o “vado a casa che mia moglie mi aspetta” a farti sentire serena e leggera.

    Nonostante l’esperienza, però, siamo state tanto a tormentarci nell’ultima settimana: un NUOVO genere di coming out ci aspettava!

    Così negli ultimi giorni io e la mia compagna abbiamo fatto il giro dei rispettivi suoceri, col cuore in gola per la paura che non avrebbero capito.
    . . .
    Secondo voi, com’è andata quando gli abbiamo detto:
    “MAMMA, PAPA’, TRA QUALCHE MESE DIVENTERETE NONNI!”

    ?
    :-)

    1. Andrea Bordoni says:

      Auguriiiiiiiiiiiiiiiiii :-)

  23. Elia says:

    Io ho iniziato a fare coming-out all’età di ventisette anni. Soprattutto ho fatto coming-out a me stesso che ho sempre saputo di essere gay ma non l’avevo mai accettato, non l’avevo mai visto un bene… pian piano ho iniziato a dirlo agli amici, compagni di classe (facevo le scuole serali) al lavoro e infine ai miei genitori… ecco, io non sono italiano e vivo in Italia da dieci anni… l’ho dovuto dire a mia madre al telefono quando lei ha insistito sul fatto che dovevo sposarmi… papà non lo sa, e non perché ho paura di ferirlo o ho paura che non mi accetti, ma semplicemente perché ho avuto e ho ancora con lui un rapporto talmente formale che mi sembrava fuori luogo condividere con lui cotante confidenze… mia sorella lo sa e da allora non mi parla e precisamente da un anno e mezzo… mia madre non accetta questo fatto ma è molto rispettosa della mia vita… so che si vergogna di me o meglio, ha paura di quello che penserebbe la gente, di me ma soprattutto di lei e di mio padre se venissero a saperlo e infatti mi dice sempre: “In Italia fa’ quello che vuoi ma quando torni a casa non dirlo a nessuno e non uscire in compagnia di persone “sospettose”… forse è anche per questo che sono tre anni che non vado al mio paese, in compenso mia mamma viene a trovarmi… devo dire che, oltre alla mia famiglia, tutti, TUTTI hanno preso la notizia con naturalezza e disinvoltura… infondo, che ti vuole bene ti vuole bene per la persona che sei, tutta la persona che sei, e non sarà un dettaglio che lo farà cambiare idea. Ho sempre trovato il coming-out una cosa molto importante nella nostra società, quasi come una missione: non basta sbattere in faccia la nostra omosessualità al pride, ma bisogna che questo orgoglio vada distribuito nella nostra quotidianità… io ho un compagno ora; vivo con lui una vita normalissima di copia, camminiamo per strada mano nella mano e infatti, non mi presento mai: Ciao sono Elia e sono gay :D
    non so che sto scrivendo ma volevo condividere con voi la mia esperienza
    un bacio a tutti :*

    1. Andrea Bordoni says:

      Grazie Elia,
      testimonianza importante.
      Sono sicuro che molti di noi possono imparare dalle tue parole. Grazie davvero.

  24. Luciano says:

    C’era una volta una famiglia. Serena, felice, tranquilla, due pargoli più che intelligenti, una bella coppia di genitori. Uno dei due ragazzi giocava con qualunque cosa: mollette, tubi, buste per la spesa. L’altro leggeva da quando aveva meno di tre anni e, a 9, parlava di Aristotele. Aveva 8 anni quando toccò il primo coetaneo, ma era una cosa spontanea e non se ne fece mai un problema. Né alle scuole medie, né al liceo. Continuava a fare la sua vita in maniera totalmente libera, senza mai aver sentito il bisogno di “chiarire” il suo status con il mondo circostante poiché non c’era status alcuno da porre in chiaro. Poi arrivò l’università, e le situazioni continuavano imperterrite, come se essere frocio fosse, per chi mi stava intorno, la cosa più normale e non un virus, come dovunque si sentiva. Finché non capì che i suoi genitori non avevano mai sospettato di nulla! Mai! Neppure quando appese la foto di Taricone seminudo all’anta dell’armadio! “Vorrà imitarne la forma fisica!”, avrà pensato sua madre. Boh…Ad ogni modo, arrivò quel giorno, quello in cui la spontaneità delle azioni si scontra con la necessità delle comprensioni. E, dopo aver conosciuto quello che anche per lui era ancora un amico, suo padre inizio un breve quiz (alla cui fine, però, non ci fu alcun “ALLEGRIAAAAA!”).
    Padre: “Io non penso che non ti piacciano le donne!”
    Luciano: “No.”
    Padre:” <> non ti piacciono o <> ti piacciono?”
    Luciano: “NO: mi piacciono ma non per farci quello che intendi te.”
    Madre: “Dove ho sbagliato?”
    Luciano:”Forse nell’usare MOGANO RAMATO come tinta, mamma?”
    Padre:” Forse è una fase, quel ragazzo (Giovanni, il ragazzo di Lucinao di allora (ndr) ) t’ha fatto il lavaggio del cervello”
    Luciano: “Papà: se c’è uno che manipola la gente, quello sono io!”
    Padre: “Passerà. E’ un momento, sei confuso”
    Luciano: ” -_-’ “.

    TEN YEARS LATER

    Padre:”Perché non dici a Davide (l’ex di Luciano, con cui però è ancora in ottimerrimi rapporti. ndr) se viene a cena qua a Natale?”
    Madre: “Sì, dai! Digli di venire. Lo chiamo io e glielo chiedo?”
    Luciano:”Ma’, dopo 4 anni che Davide è stato qui giorno e notte, ancora non hai capito come è fatto? Odia ‘ste feste comandate!”
    Madre:”Vabbè, tu diglielo comunque!”
    Fratello:”Davide viene quest’anno? Gli ho fatto un regalo che tanto poi darà a te!”

    La stessa famiglia che dieci anni prima non sapeva nemmeno pronunciare la parola FROCIO (forse perché al termine sono solitamente associate figure mediatiche quali solange e Malgioglio), adesso vive una realtà diversa, più piena di quella precedente, più consapevole.
    La felicità, certo, non è una costante nell’equazione dell’esistenza. La costante, però, possiamo essere noi.

    Luciano

  25. Max says:

    Niente Coming Out vero e proprio, ma se a quasi 40 anni, vedi che tua madre non ti fa domande sul fatto che non hai una ragazza, pur essendo carino, simpatico e nemmeno stupido forse l’ha capita che sono gay, anche perchè a 22 anni mi ha trovato una rivista porno gay in camera :-)

  26. Andrea says:

    Io l’ho detto a 20 anni, prima di iniziare l’università, perché continuare a mentirgli su cosa facevo la sera quando uscivo mi stava piano piano strappando l’anima: non se lo meritavano.
    Allora un giorno gliel’ho detto. Penso di aver scelto la maniera peggiore in assoluto: sono andato in cucina dove loro stavano chiaccherando e guardando la tele e sono stato lì, zitto, per una buona mezz’ora. Rimuginavo su come poter iniziare il discorso e a un certo punto ho preso il telecomando e ho spento la tele e ho annunciato: “Devo parlarvi” e con un po’ di fatica e voce tremante ho detto testualmente “Sono attratto da persone del mio stesso sesso”. Non volevo dire le parole “gay” o “omosessuale”. Un po’ perché non volevo subito offrirgli un’etichetta da darmi e un po’ perché ne avevo una paura folle.

    Mia mamma è scoppiata a piangere e anche lei mi ha detto di aver paura per il mio futuro e che ne voleva uno migliore per me. Io però le ho spiegato che il figlio che avevano il giorno prima era uguale a quello che avevano davanti in quel momento e che il mio futuro lo avrei deciso soltato io e nessun altro.
    Mio padre invece, completamente in controllo di se stesso, mi ha fatto un discorso del tipo “non puoi sapere che non ti piacciono le donne se non hai mai provato” e per quanto possa sembrare assurdo il discorso, un po’ sono d’accordo. Io dico di essere gay, ma tendo a non escludere mai nulla nella mia vita. Se la natura mi farà innamorare di una donna io seguirò il sentimento e proverò ad amarla.

    In ogni caso, da quel giorno i nostri rapporti non sono cambiati in nessun modo. Purtroppo la ritengo una cosa negativa, poiché l’argomento della mia omosessualità non è mai più uscito se non rare volte. Sfortunatamente in famiglia non siamo molto espansivi, non lo siamo mai stati e questo ha complicato le cose, ma credo di capire che a mia madre ora importi solo che io sia felice e che realizzi i miei sogni e mio padre… non so è abbastanza impenetrabile, ma di sicuro non mi vuole male.

    Mi scuso se ho scritto da cani, ma l’ho fatto di getto =)
    Comunque bell’articolo, complimenti,
    sei un genio =D

  27. lorimiriam says:

    Io sono etero e ho sempre dovuto far finta di essere senza sesso con mia madre. Non male vero? Cari gay e lesbiche credete di averli solo voi i problemi? No li ho pure io, a 5 anni mi piaceva un bambino che vedevo in tv e lo dissi, mia madre disse che la tv mi aveva STREGATO, poi il vicino di casa, mia madre: ma te l’ha detto lui? No piace a me, allora non va’ bene fa lei. poi un altro e non andava bene, mi aveva ipnotizzato, alla fine ho smesso di dirlo e piu’ mi piacevano e piu’ dicevo che eran brutti. Non male vero? Come storia pietosa…

  28. Martin says:

    Vari amici non mi hanno detto niente, nel senso che avevano già fatto coming out e quindi era una cosa risaputa.

    Il mio compagno di stanza all’università, dopo aver finto varie conquiste femminili, tutte poco credibili, un giorno mi ha detto:”Ti devo dire una cosa, sono gay”. Io l’ho guardato e gli ho detto ridendo:”Ma va? non me n’ero accorto!”. Ci siamo messi a ridere e da qual punto in poi facevamo le cene in 4, io e la mia fidanzata dell’epoca e lui e il suo fidanzato dell’epoca.

  29. Francesca.Marceca says:

    Sono una delle mamma Agedo, è precisamente la presidente della sezione Agedo Palermo.
    Mio figlio mi ha detto: amo Jim Morrison ( cantante dei DOORS). Non sospettavo nulla, ma non so perchè ho capito subito cosa volesse dirmi e ho risposto:
    ” Anche io amo Jim Morrison e così siamo in due”.
    Mamma felice di figlio omosessuale.
    Felice non perchè sia gay ma perchè è un ragazzo in gamba!
    Mamma felice di due figli etero, non perchè siano etero ma perchè ragazzi in gamba!!!!

    1. Andrea Bordoni says:

      Grazie per questa testimonianza Francesca. Per me è importantissima.
      I tuoi figli, etero e gay, sono in gamba, credo io, anche perché hanno una madre così.

    2. Elia says:

      Complimenti! Beato tuo figlio! Avessi anch’io una mamma così :)

    3. simona says:

      in poche parole dici tutto..
      grandissima!!!!

  30. Flavio says:

    Io non l’ho detto, non l’ho detto forse anche un po’ per paura (di chissà cosa poi), ma soprattutto non l’ho detto perché sono convinto che questo sia un aspetto privato della mia vita…per esempio: un etero non va in giro a dire:”piacere, sono Marco e sono etero”…quindi perché dovrei dirlo io!!! l’unica cosa che detesto è il non poter vivere la mia sessualità anche con gli amici…anche se per me ormai se ne sono accorti tutti ma per “educazione” si fa finta di niente!!!
    comunque evviva quel bel pezzo di marcoantonio del cacciatore e un bacio a tutti: dichiarati e non.

    1. Emi says:

      Un etero non va da mamma a dirle che è tale ma magari gli dice che a scuola c’è una persona che gli piace e poi quando cresce gli presenta il suo compagno e/o compagna, un etero non va da un amico a dirglielo ma magari fa commenti liberamente su l’altro sesso, insomma l’orientamento sessuale è un aspetto privato della vita che trapela in ogni atteggiamento.
      Per cui se devi trattenerti dal farlo capire o se non vuoi/o non riesci a dirlo alle persone a cui vuoi bene, forse, non ti sentirai mai del tutto libero. Naturalmente è un opinione personale e, capisco, di più facile esternazione per una donna etero.

      1. Emi says:

        Ahh dimenticavo a volte mi sono trovata in comitive tali da dover specificare: “ciao piacere, sono Emi e sono etero”

      2. Andrea Bordoni says:

        Grande Emi, non si poteva dire meglio.

    2. Due says:

      Certo, un etero non ha bisogno di andare in giro a dire che è etero: il mondo intero lo da per scontato. Purtroppo, a noi ci tocca.E come dice Emi, la sessualitá è privata, ma ha una resonanza importante nella nostra quotidianitá sociale. Saluti a tutti!

  31. Alessandro says:

    Bisexuale è STUPENDO!
    Ha un non so che di esotico..
    quasi meglio di bisexy… eh eh eh
    Ciao!
    :-D

  32. Matteo says:

    “Sappiamo tutti come Tiziano Ferro ha detto al mondo di essere gay. Chissà come gliel’avrà detto a sua madre…”

    Sui diari di Tiziano Ferro (“Trent’anni e una chiacchierata con papà”, Kowalski editore), trovo questa pagina che ha tutta l’aria di riferirsi al coming out… giudicate voi (ecco alcuni stralci, da pagg. 133-134)):

    8 marzo 2004, lunedì, 11:06
    Dopo tanti anni ho parlato con mamma, di tutto.
    Dei miei dubbi, delle mie lacerazioni, degli inganni, dei dolri, di quello che so e che sto scoprendo di me.
    Non riuscivo più a sostenere la parte del figlio sereno, anestetizzato dal successo e dalla fama, che si fa bastare la superficie delle cose, che non va a fondo e si accontenta del fantasma della realtà.
    La mia realtà io non la capisco, e dentro ho ancora un avversario. Non potevo perdere l’occasione di avere mia madre al mio fianco in questa lotta contro l’infelicità.
    Le cose non dette sono le peggiori nemiche degli uomini che si amano e d’ora in poi vorrei continuare a fare così… del mio meglio.
    Vorrei essere nella testa di mamma adesso, ma, oltre a essere decisamente impossibile, forse non è neanche necessario.
    (…) Io non voglio più vergognarmi, sono stanco di sentirmi sbagliato. Non riesco più a vedermi come un “errore” e spero, da oggi, di potere almeno cominciare a provarci. Anche con l’aiuto di mia madre.

  33. Emi says:

    A me mio fratello lo ha detto che eravamo già grandi, in realtà lo sapevo pure non sapendolo.
    Cosa è cambiato?
    Probebilmente ho perso la possibilità di avere una cognata che attenterà avidamente ai gioielli di famiglia (ad averceli!) e ho guadagnato, chissà!, un cognato ricco e famoso che potrà darmi ottimi consigli sulla dieta da seguire per non arrivare a 101 Kg.
    I love you, little brother

  34. Marco P says:

    Well, over the years I’ve had quite a few friends who have “different sexual interest” than mine…
    I was never actually “told the truth” by any of them and I never actually asked any questions in regards to it.
    In some cases the orientation was obvious for me to see…in some other cases I found out indirectly…but in each and every case it was never really an issue.
    It was never something that “needed” to be addressed.
    We are all different and thank fuck* for that.

    (*Being agnostic, I don’t feel comfortable using the word god…)

  35. Marco says:

    Ho 21 anni e ho avuto il coraggio di dirlo ai miei a Natale. Un discorsetto semplice e veloce, a cui sono seguite lacrime e due settimane di domande a cui pazientemente rispondevo e ora va (quasi) tutto alla grande. I miei sono stati fantastici.
    Ma la primissima reazione è stata: “Oh no! Come Renato Zero!” E io, pronto: “No! Renato Zero non ha mai detto di essere gay, anzi! Ha detto che ora è innamorato di una donna! Piuttosto… come Tiziano Ferro, ecco”.
    I loro loro volti si sono distesi, e poi è stato tutto più facile. Duro, ma più facile. Grazie Tiziano!

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