postato il 21 marzo 2011
Voci più o meno ufficiali dicono che il nuovo album di Tiziano Ferro uscirà entro la fine di quest’anno. È dal giorno del suo coming out che mi chiedo come sarà. Se avrà composto delle canzoni esplicite sull’argomento “amore uomo-uomo”. Qualcosa mi dice di no. Qualcosa mi dice che le sue canzoni almeno per quest’album resteranno un po’ sul vago. Ma in fin dei conti un po’ ci spero che finalmente possiamo avere una bella colonna sonora delle nostre storie d’amore ai primi posti in classifica, senza dover per forza cantare canzoni di donne, perché sembra che solo loro possano vendere cd parlando liberamente all’uomo che amano, o a quello da cui sono state lasciate, che ora odiano, a cui ancora pensano, che le tormenta eccetera (è anche da questo processo che tante donne sono diventate icone gay).
Siamo tutti diversi, siamo tutti uguali: Lotta e orgoglio
Devo dire che canzoni esplicitamente gay in Italia sono state scritte e, a prescindere dal successo più o meno grande (e alcune enormi cadute di tono), è stato ampiamente dimostrato che una poetica del genere può portare anche a ottime canzoni.
Ci sono quelle che, con orgoglio e contro il pregiudizio, parlano proprio di omosessualità. Una delle mie preferite è Siamo tutti omosessuali (2008) dei Radici nel cemento: “So’ frocio, embé, perché c’hai da ridi’”.
Su musica reggae, il testo è davvero tutto interessantissimo. È una canzone senza peli sulla lingua, parla di pregiudizi, di sensualità, è ironica e militante al tempo stesso proprio come piace a me… Sarebbe da riportare tutta ma forse è meglio che l’ascoltiate, qui vi metto solo le conclusioni a cui giunge dopo lunghi ragionamenti:
Siamo tutti omosessuali
Siamo tutti diversi siamo tutti uguali
Siamo tutti uguali anche nella diversità
E poi si può guarire anche dalla normalità!
Un’altra canzone straordinaria intitolata proprio Omosessualità è quella di Elio e le Storie Tese. Provocatoria al massimo come molti loro pezzi, su una musica davvero heavy metal. Gli Elio e le Storie Tese, gruppo sulla cresta dell’onda da decine di anni, si sono visti molto spesso liquidati come autori di canzoni demenziali e sciocche, ma non è mai così. Oltre a essere sul piano musicale di altissimo livello – Cesareo alla chitarre, Faso al basso (anche se in Omosessualità il basso lo suona Elio, perché Faso odia l’heavy metal e si è rifiutato di partecipare), Rocco Tanica alle tastiere, nonché il fu Feiez (RIP) che era un talentuoso polistrumentista – i loro testi nascondono nell’irriverenza veri e propri trattati di sociologia, psicologia, attualità. Anche per questo ho trovato giusto il premio del circolo Mario Mieli consegnato da Valdimir Luxuria per Omosessualità. Il testo sembra aver deciso di ripetere la frase Omosessualità, cosa ci vuoi fare talmente tante volte da farti entrare in testa che non ci si può, e non ci si deve, fare nulla.
Del resto la canzone (che qui potete vedere in una rara, delirante versione live inglese sottotitolata) fu scritta come reazione verso il Festival di Sanremo del 1996 quando, dopo molte polemiche, non fu permesso a Federico Salvatore di dire la parola “omosessualità” nella sua canzone Sulla porta, un pezzo struggente su un uomo che abbandona la mamma per andare con il proprio amato dopo aver passato parte della sua vita a reprimersi. La canzone è stata praticamente dimenticata ma, pur apprezzando il coraggio del cantante, non so se è un male. Era bella piena di luoghi comuni su una madre castrante e un padre inutile, su lui che da piccolo giocava con i trucchi… ma l’elemento più rilevante era l’interpretazione di Federico Salvatore che la cantava dall’inizio alla fine come se la madre gli stesse ancora stritolando i testicoli.
Ma su Sanremo ci torno, per affrontare lo scottante caso Tatangelo-Povia!
Per non farci mancare nessun genere musicale, dopo il reggae e l’heavy Metal, parliamo di musica dance: vi ricordo Sei Etero o Sei Gay di Gigi D’Agostino (“Tu fatti i cazzi tuoi che io mi faccio i cazzi miei”, il testo è tutto qui) o, sempre da party ma sicuramente con più testa, Gino e l’Alfetta di Daniele Silvestri, dove c’è uno che sta con Maria, ma Gino è tutta un’altra cosa e si chiede “Sono gay o non sono gay?”. Tanta confusione per questo poveretto ma la canzone è molto chiara e diretta, zittendo chiunque ha da ridire sull’argomento, tanto da essere diventata nel 2007 l’inno ufficiale del Gay Pride romano (durante il quale in parte è ambientato il video).
Ma che vuoi, sono gay fatti miei
che disturbo ne hai
quale enorme disagio ne trai
sono gay sono gay
sì sono gay
No non sono gay, ma vorrei
ma lo sai quanti geni ed eroi sono gay
non lo sai?
O non vuoi ricordare
preferisci pensare
che un gay sia una sorta di errore
una cosa immorale
o nel caso migliore
un giullare, un fenomeno da baraccone
e lo tollererai solo in quanto eccezione
e lo tollererai solo in televisione
lo chiamano gay
e tu pensi ricchione
Rimanendo sulla musica che non disdegna l’impegno e il buon ritmo non si può non citare Caparezza.
Nonostante sia il tipo a cui
“basta una birra in fermentazione e la tipa in fibrillazione per la nuova posizione. M’attizza la zizza piena, mi delizia la tizia oscena”,
è uno dei pochi rapper (se così lo si può definire) che pur amando la provocazione non attacca mai le minoranze con frasi razziste per far parlare di sé, anzi.
In La mia parte intollerante (il cui ritornello è interpretato non a caso da Gennaro Cosmo Parlato, famoso per le sue reinterpretazioni delle primedonne della canzone italiana anni Ottanta) dice:
Detesto il cliché dell’uomo che non deve chiedere mai,
dato che se non chiedi non sai, dato che adoro Warhol e Wilde, dato che se mi cerchi
mi troverai nel viavai di un gay pride, ma sappi che se mi provocherai sono guai
E anche:
Cari professori miei, io vorrei che in giro ci fossero meno bulli del cazzo e più gay
Per non parlare poi di Bonobo Power, che è una non-canzone ok, ma il suo testo è davvero illuminante:
Il bonobo è stato cacciato, sterminato, censurato, il bonobo è una pericolosa alternativa sociale, dimostra che in natura esiste l’omosessualità e che l’uomo è aggressivo perché sessualmente represso e soprattutto che l’unico vero modo per vivere in pace è giocare, mangiare ed accoppiarsi, alla faccia di religiosi, intellettuali e politici ben pensanti.
Tris d’autore
Passiamo ora ad un tris d’assi di canzoni cantautorali coraggiose e soprattutto belle.
Nel 2006 esce l’album L’arcangelo di Ivano Fossati. La traccia numero 2 si intitola Denny. Fossati ci ha abituato a canzoni imprescindibili sul concetto di amore. Due su tutte, Carte da decifrare (la versione live è da pelle d’oca) e La costruzione di un amore. Non parlano a uomini o a donne, parlano a tutti quelli che si chiedono cosa significhi l’indefinibile parola amore con le sue milioni di sfumature.
Con Denny però ci tocca direttamente.
Nessuno sa e nessuno
nemmeno capisce
Nessuno vede l’amore
nessuno lo intuisce
Io fra i tuoi occhi splendenti
ci sto perduto nel mezzo
Se accendessi un’altra luce
non la vedrei
Questa storia della luce, ragazzi, se qualcuno scrivesse a me una cosa del genere sarei suo per sempre. E che stia parlando di un uomo, lo dice chiaramente:
Certi giorni non so nemmeno
come pregare
Certe volte non so davvero
cosa aspettare
Certe notti sono sicuro
che sbaglio io
Toccami la mano e lo saprò
Non c’è giustizia né pace
qua intorno
Tutte le ore di un anno
e tutto il tempo del giorno
Io giù da un letto sicuro
mi butto alle sei
Un caffè d’acqua sottile
ti porto, Denny
Per giocare il secondo asso bisogna andare indietro negli anni, al 1984.
Fabio Concato ci riporta ai primi turbamenti sessuali con la sua Ti ricordo ancora.
Da adulto ricorda la sua prima storia d’amore con un ragazzino più dolce degli altri.
Concato con garbo proustiano spera che nulla sia cambiato e che quel suo caro amico, superate le difficoltà della vita, sia ancora oggi, anche se più maturo, quel ragazzo di allora.
E ti ricordo ancora
l’ingenuità la tua tenerezza disarmante
eri un omino ma dentro avevi un cuore grande
che batteva forte un po’ per me
E ti ricordo ancora
quando scoprirono che mi accarezzavi piano
e mi ricordo che ti tremavano le mani
ed un maestro antico che non capiva
Quelli di oggi capiscono?
Terza carta, tris d’assi!
Si tratta di Braccio di Ferro (1997) di Samuele Bersani.
Nonostante i suoi cervellotici (bellissimi) testi, non sempre decifrabili al cento per cento, qui è chiaro che c’è una storia d’amore tra il muscoloso marinaio Braccio di Ferro e l’orsone Bruto. A volte timidamente (lo sfiorarsi di una mano) a volte con più decisione, è chiaro che nessuno dei due ha bisogno di Olivia (anticipando l’idea di uno spot che fece scalpore negli Stati Uniti, questo).
Guarda che uragano, come fulmina,
come infiocina!
Lanciamo un S.O.S.
Bruto, aiuto, stai con me!
Stai con me sotto la coperta,
ho un’offerta
…
Guarda qua
sono innamorato e fumato
Ho una foto da scattare e voglio farla a te
Pirata Marinaio
sono carne e non un pezzo di cartone, ok?
Questo è il vero guaio.
Questa breve e confusionaria storia della canzone gay italiana continuerà nel prossimo post, dove vi parlerò delle “Belle velate” e di “Trans, lesbiche e tutto quello di cui non so niente”, mentre più in là vi accompagnerò in un viaggio nel peggio del peggio del peggio, e faremo un salto nel futuro…
Per leggere la seconda parte clicca qui
Per leggere la terza parte clicca qui
Per leggere l’ultima parte clicca qui
Per leggere la mia analisi delle canzoni di Tiziano Ferro clicca qui
Per leggere la mia recensione particolare di “L’amore è una cosa semplice”, il primo album di Tiziano Ferro dopo il coming out, clicca qui
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19 commenti
Tony says:
12 marzo 2012 a 00:47 (UTC 2 )
Complimenti per il blog… io non sono gay ma vorrei che questo mondo lo fosse un po’ di più
elisa says:
12 ottobre 2011 a 18:26 (UTC 2 )
ciao ma scusa mamma se son gay e possibile ke non riesco a trovare questa canzone su internet giusto un video su youtube di ragazzi ke la cantano.. chi mi può aiutare?? grazeee
Andrea Bordoni says:
13 ottobre 2011 a 08:58 (UTC 2 )
Niente Elisa, non si trova, neanche la versione cantata da Gennaro Cosmo Parlato. Se qualcuno ce l’ha la metta su youtube. Grazie!!!
MARCO says:
7 aprile 2011 a 16:31 (UTC 2 )
INTERESSANTE QUESTO PERCORSO,BREVE, DI STRADA NE DOBBIAMO ANCORA FARE MOLTA….
paolino says:
3 aprile 2011 a 22:07 (UTC 2 )
Billy More: New Millenium Girl…
hapax says:
2 aprile 2011 a 20:19 (UTC 2 )
un bel videoclip gay
http://www.youtube.com/watch?v=B_ruMZd1wCA
Trinity says:
2 aprile 2011 a 19:19 (UTC 2 )
aspetto con ansia le “belle velate”
eleonora says:
25 marzo 2011 a 14:46 (UTC 2 )
bravo molto interessante…aspetto il secondo post!!
gigolit says:
23 marzo 2011 a 10:54 (UTC 2 )
Non credo che Tiziano Ferro debba pubblicare canzoni d’amore gay, deve fare solo quello che si sentirà di fare. Ne tanto meno mi sento discriminato perchè non ho canzoni d’amore di un uomo verso un uomo perchè credo che questo sentimento trascenda dai sessi e una bella canzone rimane comunque una bella canzone. La prima che mi viene in mente è “La Cura” di Battiato, chi di noi non la dedicherebbe alla persona che ama? uomo o donna che essa sia!
Steve says:
23 marzo 2011 a 14:53 (UTC 2 )
La cosa più importante è che scriva e canti liberamente di quel che vorrà.
D’accordo con te, homo sum nihil humani … però sarò curioso di sentire, se vorrà, come potrebbe cantare l’amore tra due uomini…
primariegaye says:
23 marzo 2011 a 09:24 (UTC 2 )
Bello. Attendo le altre 999 puntate. Potrebbe diventare una completa (e collettiva) enciclopedia della canzone italiana gay…
Giorgio says:
22 marzo 2011 a 00:04 (UTC 2 )
Pierre dei Pooh era degli anni 70, e per quegli anni e da un gruppo che cantava storie d’amore per le ragazzine è stato un shock per tutti, da bravi ragazzi divvennero dei depravati.
daniele says:
21 marzo 2011 a 23:50 (UTC 2 )
di gennaro cosmo parlato vale sicuramente ricordare la fantastica “scusa mamma se son gay” che io qualche volta metto anche in ufficio a tutto volume.
Marcello says:
25 settembre 2011 a 21:37 (UTC 2 )
La canzone “scusa mamma se son gay” non è affatto di gennaro cosmo parlato. è di un gruppo bolognese degli anni ottanta che si chiamava Càbala Prinz. Regolarmente depositata alla siae. Dovere fare questa precisazione.
Ciao
carlorenzo says:
21 marzo 2011 a 20:22 (UTC 2 )
“Chillo e’ nu buono guaglione” di pino daniele e “Pierre” dei pooh sono da inserire nella lista delle canzoni gay
in ogni caso vi faccio i miei complimenti per la trasmissione ahah e chiederei di fare un pò di spazio per inserire solo elenco dei titoli ed interpreti (per una + facile lettura), poi le eventuali note e/o approfondimenti sulle canzoni tenerli a parte. sono troppo SKASSAKA…?
Steve says:
21 marzo 2011 a 20:53 (UTC 2 )
Carlo, contavo sulla tua scienza filologica in materia di canzone italiana!:)
Steve says:
21 marzo 2011 a 14:03 (UTC 2 )
BONOBO POWER!
e passa la paura!
Luca says:
21 marzo 2011 a 11:11 (UTC 2 )
Complimentoni Andrea!!!
)) Pensa un po’ il caso….ho pubblicato su facebook nel gruppo del quale facciamo parte denominato “CHIEDIAMO A FACEBOOK ANCHE PER L’ITALIA L’OPZIONE COPPIA DI FATTO” 2 delle canzoni che tu qui ha descritto con molta accuratezza…e sono: “Siamo tutti omosessuali” dei Radici nel cemento e “Bonobo power” di Caparezza!! Ho ascoltato anche quella di Elio e le storie tese “Omosessualità” e quella di Federico salvatore “Sulla porta”…canzoni che danno delle informazioni corrette e che hanno una spina dorsale forte…
))
Grazie ancora per i tuoi articoli Andrea…continua così…
Liuk
Matteo Marino says:
21 marzo 2011 a 02:46 (UTC 2 )
“Braccio di ferro” di Samuele Bersani è una canzone romanticissima, una delle mie preferite, anche perché legata a un bel ricordo. Era quasi finita l’epoca delle compilation su cassetta (messaggi d’amore fatti con rec, stop e play premuti stando davanti allo stereo a scegliere ed ascoltare pezzi per pomeriggi interi) ma a vent’anni io riuscii a viverne gli ultimi scampoli, e un ragazzo mi regalò una cassetta dove aveva scelto per me diverse canzoni d’amore più o meno esplicitamente gay, tra cui questa di Bersani che mi fece rimanere di stucco.