«

»

Breve e confusionaria storia della canzone gay italiana (parte III)

postato il 6 maggio 2011

Nella prima parte vi ho parlato di “Lotta e orgoglio” e vi ho presentato un “Tris d’autore”.
Nella seconda parte abbiamo scoperto “Le belle velate” e ho provato a parlarvi di “Trans, lesbiche e tutto quello di cui non so niente”.
In questo capitolo è la volta del peggio del peggio del peggio e di Renato Zero…
Reggetevi forte.


Il peggio del peggio del peggio

Prima di commentare con voi le rarità più incredibili di questo calderone del kitsch che vado a presentare, parliamo di due pezzi molto noti. Il primo è Il mio amico di Anna Tatangelo… (clicca sui titoli per vedere tutti i video), presentato a Sanremo 2008. Il brano è stato scritto da Gigi D’Alessio – e delle sue canzoni si può dire che a volte non sono malaccio, se non cantate con la sua voce fastidiosa e se si è bravi a far finta di non notare versi che fanno accapponare la pelle dalla retorica e dalla banalità (a tratti volgarità). Partiamo dal positivo: è bene infatti per il pubblico generalista sanremese sentire gridare frasi come:

 

"Il mio amico" di Anna Tatangelo (2008)

Dimmi che male c’è
Se ami un altro come te
L’amore non ha sesso
Il brivido è lo stesso

Ma il resto della canzone descrive un protagonista (reale, secondo la Tatangelo, si tratta del suo truccatore, o del suo parrucchiere, non ricordo) debole e sfigato. Ditemi voi se non è così: vuole amare come la Tatangelo e assomigliarle tanto, e infatti lascia segni di trucco sul cuscino. Si lascia accarezzare come un gatto, è stato mollato prima di subito dal suo ragazzo e come ciliegina sulla torta ha pure la morte che vive dentro sé. Non a caso sul Tv Sorrisi e Canzoni che presentava la canzone si leggeva: “Anna ha davvero un amico gay, si chiama Claudio e quando Anna gli ha fatto sentire il brano è scoppiato in lacrime”. Appunto.
Tutta l’intelligenza e la profondità del gay qui descritto sono poi riassunte nel verso:

Il mio amico mi confida le sue cose,
anche quelle che non sa

Davvero la Tatangelo riesce a comprendere la psicologia del suo parrucchiere meglio di quanto faccia lui con se stesso? Siamo messi male!
Alla fine, dopo averlo descritto come un ottuso animaletto d’appartamento a cui manca solo il cono bianco intorno al collo per non sbattere contro le porte, la cantante prende note alte e si incazza con tutti quelli che lo trattano male e lo giudicano inferiore.

C’è chi ti guarda con disprezzo
Perché ha il cuore di un pupazzo dentro sé
E a chi dice che non sei normale
Tu non piangere su quello che non sei
Lui non sa che pure tu sei uguale a noi
e che siamo figli dello stesso Dio

Oddio, non lo so se la casalinga di Vigevano o mia nonna abbiano capito la lezione (o la sintassi). Questo brano (anche se con un pizzico di malizia scandalosa per far parlare di sé, questo sì) penso sia stato scritto con tutte le buone intenzioni, ma alla fine ritengo che faccia molto più male che bene all’immagine degli omosessuali.
Non può non venirmi in mente Checco Zalone che con il pezzo Gli uomini sensuali sferra una bella mazzata a tutta la genuina ingenuità melodico-napoletana sull’argomento. Guardatevi il video, da non perdere!

 

Checco Zalone

Quanta cattiveria dentro questa società
Nei confronti di chi tiene un’altra sessuità
Quanta gente che vi ingiuria
Quanta gente che vi attacca
Solo perché non vi piace la patacca
Gli uomini sensuali
Sono gente tali e quali come noi
Noi normali



"Luca era gay" di Povia (2009)

Solo un anno dopo siamo costretti a rimpiangere la Tatangelo, perché a Sanremo si presenta Povia con Luca era gay (2009). Premetto che per me Povia sa essere poetico come un gruppo di piccioni che becchettano vomito di barbone a piazza San Marco. È un cacciatore di fama che pur di far parlare di sé spingerebbe la madre in carrozzella giù dalle scale dell’Ariston. Cosa tra l’altro a mio avviso meno grave di quello che ha fatto l’anno dopo, cioè presentare al Festival un’orrenda canzone sfruttando il caso di cronaca più chiacchierato dell’anno, quello di Eluana Englaro.
Ma veniamo a noi. Luca era gay parlerebbe di un ragazzo che vive la vita da gay mettendosi con un uomo più grande e poi scopre di aver “sbagliato”, supera tutti i traumi infantili, conosce una ragazza, si sposa, fa dei figli, e vive per sempre felice e contento. Luca dice:

Non sono andato da psicologi psichiatri preti o scienziati
sono andato nel mio passato, ho scavato e ho capito tante cose di me
mia madre mi ha voluto troppo bene, un bene diventato ossessione
piena delle sue convinzioni ed io non respiravo per le sue attenzioni
mio padre non prendeva decisioni ed io non ci riuscivo mai a parlare stava fuori
tutto il giorno per lavoro io avevo l’impressione che non fosse troppo vero

 

e la mia identità era sempre più confusa

 

 

Insopportabile il tono saccente e ammiccante di quando Povia canta:

Sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte
mi vergognavo e le cercavo di nascosto
c’era chi mi diceva “è naturale”
io studiavo Freud non la pensava uguale

Ecco forse invece doveva andare proprio da psicologi e psichiatri, anziché studiare da solo e male Freud. Magari doveva leggere e capire cosa dice la psicoanalisi dopo cent’anni di studi e progressi invece di fermarsi al primo capitolo – e per la precisione neanche Freud la pensava nel modo semplicistico di Povia. Ma l’ha mai letto davvero Freud? Ha mai sentito nominare “Lettera ad una madre americana”, scritta nel 1935 in risposta a una mamma che gli chiedeva se fosse possibile una sorta di “terapia riparativa” per il figlio? Tra le altre cose vi si legge: “L’omosessualità non è certo un vantaggio, ma non è nulla di vergognoso, non è un vizio né una degradazione e non può essere classificata come malattia”. Ma forse questa parte nel bignami consultato da Povia non c’era.

Allora, questo Luca era gay o no? La spiegazione è molto semplice, e non è certo quella banalità raccapricciante che il protagonista racconta a se stesso:

Cercavo negli uomini chi era mio padre
Andavo con gli uomini per non tradire mia madre

Questa canzone, benché dopo vi parlerò di altre vette sublimi, costituisce secondo me il peggio del peggio del peggio in assoluto, perché non si possono scrivere senza vergogna frasi così nel 2009, quando l’ignoranza rispetto a questi temi non può più essere giustificata. Insomma, gay o non gay? Il protagonista del brano è semplicemente bisessuale. È un uomo che vive con terrore e forti sensi di colpa i suoi naturali comportamenti gay. Dopo un’analisi psicologica fai da te trova nel suo passato quelle relazioni malsane con i genitori che gli confermano ciò che lui crede di aver capito di “come si diventa gay”, ovvero la famigerata teoria della madre possessiva e del padre assente, che per la psicologia moderna è totalmente falsa (leggetevi questo commento di Steve); tutto per spiegarsi e condannare la sua “inspiegabile” attrazione per gli uomini.
Insomma, pur riferendosi a una persona bisessuale, questo pezzo fa finta che la bisessualità non esista. Non parla della libertà di innamorarsi di uomini o donne mettendo le due possibilità sullo stesso livello, bensì tratta solo della paura di essere omosessuale (orientamento che deve avere per forza cause traumatiche, certo, come no) e della sana naturalità di andare con una donna.
Nella seconda ipotesi, ancora peggiore, Luca è e sarà un gay represso che ha deciso di conformarsi a una sessualità che gli altri, e lui compiacendoli, considerano più giusta. Secondo Povia (sono sue dichiarazioni testuali) l’omosessualità sarebbe sempre acquisita, dipende dalle persone che frequenti. Lui stesso è stato gay per sette mesi (risate dal pubblico), e ha fatto cambiare idea a due suoi amici che credevano di essere gay (risate dal pubblico) e ora sono sposati. Voci di corridoio mai confermate dicono che abbia tentato di convertire anche l’amico della Tatangelo, ma lui è scoppiato a piangere.

I danni causati da questa canzonetta sono tanti. Sebbene il cantante si sia affrettato ad aggiungere il verso Questa è la mia storia, solo la mia storia, nessuna malattia, nessuna guarigione (che dopo tutte le parole della canzone è come dire: “non sono io che sono omofobo, siete voi che siete froci”), la scelta del nome Luca ha fatto tornare alla ribalta quel Luca Tolve che dichiara di esser un ex gay guarito grazie alle teorie riparative di Joseph Nicolosi, cattolico integralista americano, le cui tesi sono state del tutto e duramente confutate da tutta la comunità scientifica mondiale, compresa quella italiana. In quest’omonimia, dichiarata casuale dall’ufficio stampa del cantante, ci vedo l’ennesimo calcolo e l’ennesima cattiva fede del mai abbastanza vituperato Povia.
Basta davvero con questo pezzo, mi limito solo ad augurare a Luca che un bel giorno l’amata moglie con cui sta ora gli confessi di essere stato in realtà un uomo ed essersi operato a Casablanca, così che per lui il cerchio si chiuda.

"L'elefante gay" all'Ambrogino d'Oro (1984)

"L'elefante gay" all'Ambrogino d'Oro (1984)

Ora facciamo un bel salto indietro, al 1984, quando una canzone rifiutata allo Zecchino d’Oro venne accettata dall’altra manifestazione canora per bambini, meno bacchettona, l’Ambrogino d’Oro. Il brano, scritto da Gianni Greco e interpretato dalla piccola Erika Mannelli, si intitolava L’elefante gay. Che un pezzo con un titolo del genere fosse in una manifestazione per bambini era già una vittoria. Ma a quale prezzo?
Sebbene abbia acquisito nel tempo uno status di culto, questa canzone è tanto educativa quanto una sberla in faccia e “Fila a dormire!”. Gli riconosco a malincuore un bel sound e soprattutto il primato di avere usato almeno 25 anni prima di Shakira il wacca wacca.

Wacca-di wacca-du
unghie e smalto rosso
wacca-di wacca-du
zanne di lamè

Wacca-di wacca-du
guarda com’è grosso
wacca-di wacca-du
sta arrivando


L’elefante gay non più lui ma lei
gli occhi dolci fa con ambiguità
il vizietto lui ce l’ha
con giudizio altrui ci fa
un gioiello per la sua
femminilità

L’elefante gay ora è tutto ok
la virilità l’ha attaccata al tram
con le orecchie lui ci fa
deltaplani e poi si dà
svolazzando a chi gli va
con avidità

L’elefante gay è una canzone dannosa perché confonde l’orientamento sessuale con il genere, creando confusione in tutti gli ascoltatori, figuriamoci nei bambini. Dicasi orientamento sessuale:  mi piace un uomo, mi piace una donna, o tutti e due. Genere: mi sento un uomo, mi sento una donna,  o sento/non sento giusti per me i ruoli che la società assegna al mio sesso biologico. Per la psicologia è ormai assodato che queste dimensioni della sessualità sono indipendenti. La canzone invece dà a intendere: se sei gay ti devi sentire anche donna. Anzi, sei gay perché ti senti una donna, e la virilità l’hai attaccata al tram (frase poi alquanto dispregiativa e maschilista: la femminilità sarebbe “mancanza” di qualcosa?).

In realtà si può essere, tra le tante combinazioni, omosessuali e “divine” o omosessuali e spaccalegna/pompieri/cowboy… sono previste e vanno benissimo entrambe le cose (e molte molte altre, in diverse gradazioni, come per esempio maschi con un ruolo di genere totalmente femminile e un orientamento sessuale verso le donne; avremmo cioè un transgender lesbica… vi gira la testa? Non pensavate mica che la sessualità umana potesse ridursi a due o massimo tre categorie, eh?).
Il difetto principale di tutta la produzione di canzoni a tematica omo del passato sta invece nel fatto che la parola gay indica solo il travestitismo ed una effeminatezza sempre smaccata e macchiettistica.
Connotare l’omosessualità esclusivamente in questo modo consente di distinguerla nettamente dall’eterosessualità, sottolineando solo le diversità e aumentando il pregiudizio. Un gay mascolino che si vive la sua storia d’amore con un uomo altrettanto maschile non viene descritto nelle canzoni. Perché? Perché all’omofobo non fa ridere? Al benpensante non fa tenerezza (come in Pierre dei Pooh, 1978)? O soprattutto perché non può essere immediatamente individuato? Voce interiore omofoba: “Se il gay è tale e quale a me, potrebbe esserlo anche mio figlio, il mio migliore amico, anch’io, che paura!”.
Tirando le somme, più che di un elefante gay il pezzo, nella sua confusione, parla forse di un elefante transgender (o travestito). Il tempo però a volte aggiusta le cose: la canzone ha assunto molto più senso, autoironia e un’adeguata contestualizzazione quando l’ha reinterpretata nel 2005 la pachidermica Platinette. Ascoltatela!


L’autore di L’elefante gay, l’etero Gianni Greco, non può essere comunque redento, perché la sua osservazione del mondo omosessuale non si è purtroppo fermata qui. Nello stesso anno produce un 45 giri che è pura monnezza. Da un lato c’era Tommi. Il ragazzo:

 

"Tommi" di Gianni Greco (1981)

Guarda il suo viso perfetto
E poi si mette il rossetto
Si tinge gli occhi, ritocca le ciglia,
Tommi che fai, ma cosa ti piglia?


Alla fine però, appena sulle scale di casa, gli si rompe un tacco e capisce che travestirsi da donna è sbagliato e si mette con la compagna di scuola che è sempre stata innamorata di lui. No, non sto delirando, è così, ascoltatela. Ma molto più agghiacciante è il lato B del 45 giri, dove se la prende con le lesbiche. Donna più donna:

Donna più donna ecco fatta la somma
Provi estasi nuove fino a sessantanove
Tu sei già matura
Per il contro natura
Non ti dico di no
Ma almeno fammi guardare un po’


Sempre di quel periodo abbiamo un’altra chicca d’orrore. In questo caso riuscire ad ascoltarla tutta, come ho fatto io, ci fa diventare parte di un’esperienza unica, traumatizzante e spaventosa al tempo stesso. Se l’ascoltate pure voi è come se fossimo scampati insieme a un disastro aereo, siamo fratelli, qualcosa ci lega per sempre. La canzone si intitola, senza fronzoli, Gay (1980) e loro sono Louis e Loran:

 

"Gay" di Louis e Loran (1980)

Tu sei donna come me
Tu non sai chi sono io
Sono gay sai perché?
La mia vera identità (sono gay sono gay)
L’ho nascosta sai perché (sono gay sono gay)
Sono gay sono gay
Non riesco a far l’amor con lei

A questo proposito, per essere brutalmente chiaro, devo sottolineare che i gay non sono degli impotenti, non sono tali per ripiego, perché “non riescono” a far l’amore con le donne. I gay sono gay perché gli piace il cazzo.

Clementina Gay

Davvero kitsch ma inoffensive Clementina gay e Le Figlie del Vento.
Esemplare la storia di Clem Sacco, promettente cantante che non trova un contratto discografico, finché alla fine degli anni Settanta lo ottiene vestendosi da donna e prendendo il nome di Clementina Gay. La sua Forse che sì, forse che no, non si sa ha quantomeno il merito di riportarci al sound dell’epoca.

"I carciofi son maturi se li mangi poco duri" di Le figlie del vento (1973)

Negli anni Settanta nasce e muore anche il gruppo chiamato Le Figlie Del Vento. Le loro canzoni hanno spesso testi nonsense di argomento alimentare, ma in realtà i loro cori e le loro armonie sono molto complesse e  ai testi hanno lavorato perfino con Roberto Vecchioni. In I carciofi son maturi se li mangi poco duri (1973), che parla di tutti i tipi di ortaggi, non possono mancare “I finocchi delicati puoi trovarli surgelati, ma chissà perché”.

Per finire questo capitolo ricordo la serie di eterosessuali-supereterosessuali che conquistano una donna e poi una volta a letto scoprono che non è poi così donna come sembrava. Alcuni si tirano indietro come Renato Zero nella però divertente Sbattiamoci (1978)

Non ci sbattiamo più
Non potevi dirmelo, anche tu…
Che ti chiami massimo,
E’ uno scherzo pessimo…
Vatti a fare sbattere più giù…

Fabio Concato, con A Dean Martin (1977), racconta una storia simile, ed è solo per questo che lo nomino qui, perché non meriterebbe di stare in questa categoria: la canzone ha decisamente più delle altre un’intelligente critica sociale prendendo di mira chi si sente superiore per la propria  razza e/o per le proprie preferenze sessuali.

 

"A Dean Martin" di Fabio Concato (1977)

Quanto pelo hai sul petto
ora che ti guardo meglio
sembri proprio un ometto.
Hai la barba, il collo grosso
ora ridi fino a pisciarti addosso.

Con tutti i negri perché proprio a me
che sono bianco e pulito come un giglio
amo le donne e le faccio impazzire
povero Martin, meglio ripartire

Tra quelli che vanno fino in fondo, anche se facendo mille storie e giustificandosi come possono con se stessi e con chi ascolta la loro canzone, c’è Califano in Avventura con un travestito (1979). Anche se lo considero un grande, devo dire che in questa canzone il Califfo è più cafone del solito.

Ma quano je ‘nfilai la mano sotto
co’ la violenza che c’ha solo ‘n matto
restai de ghiaccio, ‘n mezzo a quelle cosce
la mano mia acchiappò du’ cose mosce
mai viste così grosse ‘n vita mia
du’  palle come li mortacci sua

Sono sicuro che scavando scavando si possono trovare anche altre chicche (suggerimenti?)… Ma è ora di passare a un altro argomento. È ora del conto alla rovescia.

 

3, 2, 1… Zero

Chissà cosa succede nella testa di Renato Zero, me lo sono sempre chiesto. Io che sono cresciuto con le sue canzoni provocatorie, aggressive, depresse… Sì, è sempre stato un outsider. Non è certo stata solo una questione di look: chi lo conosce bene sa che le sue parole lo dimostrano ancora di più. Canzoni magari meno famose di altre come Sterili, La tua idea, Inventi, Un uomo da bruciare, Manichini, le ho ascoltate, ci ho pianto, le ho gridate centinaia di volte e ancora quando le ascolto hanno un’emozione da darmi e un segreto tra le parole da scoprire.

"Tu che sei mio fratello" (dall'album "Invenzioni", 1974)

Renato Zero è una contraddizione vivente, soprattutto per quanto riguarda l’omosessualità. Nella sua carriera ha negato e sottinteso di essere gay talmente tante volte che al momento ho perso qualsiasi interesse a saperlo. Sinceramente non me ne frega più niente. Ma certo se oggi vado a mettere tutti i pesi sulla bilancia, senza nulla togliere alla sua arte, bisogna ammettere che il suo esempio non ha contribuito a liberare l’Italia da pregiudizi e preconcetti. Probabilmente perché, come sono costretto a evincere da alcune sue canzoni e affermazioni, ha una forte omofobia interiorizzata, una non accettazione di sé, nel caso fosse gay, o un’omofobia goffa e tanta confusione sull’argomento nel caso fosse lo sciupafemmine che viene fuori dalle sue ultime dichiarazioni!
Ma veniamo alle canzoni. Partiamo dal 1974 con la bellissima Tu che sei mio fratello.

Tu che sei mio fratello,
La mia donna, il mio dio.
Tu che vivi in silenzio,
Non scordare il nome mio.
Sono qui, quando dormi,
Se hai paura di te,
Quando come un bambino, tremerai, sono qui

Sostituite “fratello” con “amico”, o “compagno di merenda”, o con quello che vi pare, il concetto è quello.
Segue nel 1978 la provocatoria e ritmata Triangolo a cui non si può dire nulla. Una canzone cult. Ma dalla quale Renato Zero esce come al solito inviolato grazie a un po’ di fumo negli occhi. Alla fine quali sono i suoi gusti? ‘Sti due maschietti si sono toccati o no?

Lui chi é? Come mai l’hai portato con te?
Il suo ruolo mi spieghi qual é?
Io volevo incontrarti da sola, semmai

ora spiegami dai, l’atteggiamento che dovrò adottare… wooooh!
mentre io rischierei di trovarmi al buio,
tra le braccia lui… mmm… non é il mio tipo!

Il triangolo no, non l’avevo considerato,
d’accordo ci proveró, la geometria non é un reato,
garantisci per lui, per questo amore un po’ articolato…
mentre io rischierei, ma il triangolo io lo rifarei….
perché no? Lo rifarei…


Nel 1980 l’ambiguità e il tra le righe vanno a farsi fottere per un momento e Zero canta Onda gay. Per la prima volta sembra voler gridare a tutti l’orgoglio di esserlo senza vergognarsi, senza nascondersi. Si scende in piazza. E l’Onda gay è un inno piuttosto ottimista, da Gay Pride! Anche se con qualche ingenuità.

 

"Onday gay" (dall'album "Tregua", 1980)

Scendo in piazza con te… Mi voglio sfogare
Via quel marchio che hai, grida chi sei


Il coraggio che ho io ti presto…  fai presto

Anni di forzata prigionia,
labirinti di speranza
E quel tatuaggio ormai va via
Se la libertà costa
Oggi, avrai il mondo in tasca
Gay… Chiunque tu sei,
se tu lo vorrai, ti chiamerò gay
Lo sai che tu puoi fidarti di me

Qui a parlare con me, non sei più solo…
Togli le sbarre alla tua cella
Ieri tu eri…il nulla


Se sei un netturbino o un dottore che fa?
Sei un parrucchiere o un ingegnere,
Non ha mestiere la libertà
Gay… Sull’onda sei
Questo è il giorno che puoi dire chi sei
La tua battaglia, tu l’hai vinta ormai


Nel 1991 pubblica “La coscienza di Zero” composto soprattutto da vecchi brani che non erano mai stati utilizzati. All’interno ci sono molti bei pezzi e spicca Al cinema, un gioiellino di ironia, dove il protagonista, stanco del caos romano, per distrarsi un po’ va al cinema… dove danno “Coscia lunga con la lingua a forbice”, a luci rosse è.

 

"Al cinema" (dall'album "La coscienza di Zero, 1991)

La luce che va giù sono un po’ eccitato
Scusi un gelato, Dio mio com’è salato
Si faccia un po’ più in là

Senta, ma che fa, tocca tocca tocca
È bollente il clima in questo cinema
Troppe mani vanno su e giù
Non capisco più qual è la gamba mia
Di chi sia quel braccio lì
Come avrò fatto a intrecciarmi così

Comunque anche qui alla fine non succede nulla, arriva la polizia e “lo salva”.
Quindici anni dopo l’Onda gay, senza la complicità degli allegri anni Ottanta, Zero sembra cantare in Un altro pianeta (1995) gli angoli bui in cui gli omosessuali vengono relegati a causa dei giudizi della gente, che continua a chiamarli “calcoli sbagliati” o “uomini mancati”.

 

"Un altro pianeta" (dall'album "Sulle tracce dell'imperfetto")

Noi nel giusto
e gli altri nel peccato tutti intorno
voleremo insieme
sarà una festa senza ritorno.
Per noi
siamo noi condannati
noi, calcoli sbagliati
noi relegati negli angoli bui
verrà un giorno perverso, sarà un giorno diverso
anche lui, per noi
siamo noi svergognati
noi, noi, uomini mancati
sarà un altro pianeta

Il problema è che Renato Zero stesso pare non esimersi da questi giudizi, anzi ci mette il carico da undici quando anni dopo racconta a “Domenica In” la storia imbarazzante di come si sia fatto passare per gay per evitare la leva. Sentiamo in che modo: “Pur di non fare il militare mi presentai vestito così… Questi me davano delle schicchere in quegli arcipelaghi per capire se ero… se sentivo come uomo, sentivo qualcosa, e io devo dire me so tenuto, ho urlato come Fantozzi dopo la visita, però lì ebbi un contegno talmente perfetto… Quindi ringrazio il colonnello che ebbe quei dubbi, e caro colonnello si tranquillizzi perché invece siamo di tutt’altra pasta”. Qui c’è tutto il peggio del peggio del peggio, compresa la falsa idea che un omosessuale non abbia sensibilità “lì”, come fosse impotente (anzi anestetizzato!) nelle parti basse. Questa degli uomini mancati, uomini a metà, è la cosa che mi fa dare più di matto. Ma come si fa a chiarire una volta per tutte che un gay è un uomo a tutti gli effetti, gli funziona tutto, e pure bene?
Mi domando allora come interpretare le parole di Un altro pianeta. Forse la spiegazione è molto semplice: il pezzo non l’ha scritto lui, ma la poetica e coscienziosa Mariella Nava.

 

Mariella Nava

Cancellando ombre
dietro false immagini o pretesti
né vittime, né eroi
non più risate dietro ai nostri gesti.

Noi, siamo noi gli esiliati
noi, gli angeli deviati
costretti ad amarci
vergognarci di noi
verrà un tempo infinito
sarà il tempo invertito che vuoi.
Noi, ma vuoi che esistiamo noi?
Sarà un altro pianeta
o un universo più in là
dove conta già esistere
senza disprezzo o pietà

Nonostante si speri in un pianeta senza disprezzo e pietà, questi sembrano invece essere i poli tra cui oscillano le dichiarazioni imbarazzanti di Renato Zero ogniqualvolta gli fanno domande in merito all’omosessualità. Smettete di fargliele, per favore! O sentiremo altre frasi imbarazzanti tipo “Sono fatto di tutt’altra pasta” (disprezzo) e “Gli omosessuali sono un po’ come i bambini Down” (pietà), quest’ultima detta prima del concerto di Natale in Vaticano nel 2005 (sì, forse parte del rincoglionimento gli deriva da questa sbandata mistica e mariana; del resto, sempre secondo lui, “il profilattico può essere in sé maligno”… vi ricorda qualcuno?).
Nel 2003 il discorso continua con Naturalmente strano (che comunque penso sia una bella canzone) e soprattutto con L’altra sponda. Il concetto stesso del modo di dire “l’altra sponda” non mi piace proprio… a me sembra molto di più che “siamo tutti sulla stessa barca”. Questo testo potrebbe essere letto in modo ironico e risultare quindi fortemente critico verso l’omofobia:

 

"L'altra sponda" (dall'album "Cattura", 2003)

L’altra sponda
non passarci mai
Stanne fuori
fidati di noi!!
Una landa
dove tutto irreale è
Non c’è luce non c’è pace
Affonda
ogni dignità
l’altra sponda
uomini a metà e Dio… che fa…

Ma queste parole, cantate da Renato Zero, sembrano non riuscire a caricarsi di sarcasmo, e la vergogna e il desiderio di nascondersi suonano fortemente reali.

Un sussulto e passi
all’altra sponda
Terra d’incerti eroi
Che vergogna
Se ti salvi tu è perché gli mentirai…
L’altra sponda..
una macchia che non va via
Un sospetto e sei…
dell’altra sponda

Renato Zero è stato un grande cantautore e performer, ma ha anche coscientemente sfruttato, sul palco e nei testi delle sue canzoni, la sua ambiguità sessuale, senza mai prendere davvero posizione in maniera positiva nei confronti dell’omosessualità. Non dimenticatelo, eh.

Nel prossimo capitolo continua questa Breve e confusionaria storia della canzone gay italiana con: gli altri cantanti che prima di Tiziano Ferro han fatto coming out (o che non c’era bisogno lo facessero), e il nostro futuro…

Gli altri capitoli:

Breve e confusionaria storia della canzone italiana (parte I)
Breve e confusionaria storia della canzone italiana (parte II)
Breve e confusionaria storia della canzone italiana (gran finale)
Breve e confusionaria storia della canzone gay italiana – Bonus track A 

Per leggere la mia analisi delle canzoni di Tiziano Ferro clicca qui

Per leggere la mia recensione particolare di “L’amore è una cosa semplice”, il primo album di Tiziano Ferro dopo il coming out, clicca qui

Se questo post ti è piaciuto leggi anche:

35 commenti

  1. Buffon(a) says:

    Riguardo la “serie di eterosessuali-supereterosessuali che conquistano una donna e poi una volta a letto scoprono che non è poi così donna come sembrava” faccio notare questa canzone popolare triestina, che fa anche ridere se la si prende con filosofia:

    http://www.youtube.com/watch?v=XqPRJJllq_0

    il testo parziale (un po’ difficile per chi non mastica il dialetto):

    MARISA

    la conobi una sera,
    in un bar de Bariera,
    le gambe a rochel,
    de bassa statura,
    un poca de panza
    e pien de pitura
    Però la gaveva
    piantà sul davanti,
    do’ robe ve digo
    do’ zuche giganti

    Ma che tetone
    che gaveva Marisa
    sbregava i botoni
    de quela camisa
    do’ robe ve digo de fare paura
    sicuro gaveva la nona misura

    “La bevi un bicer?!”
    Mi ghe fazo finoto…
    “Va ben” disi ela,
    “bevemose un godo”
    Do’ trape, una bira,
    sei uischi, tre amari,
    e sete campari…
    El conto xe alto
    quatordisi e sete
    ma valeva la pena
    per quel per de tete

    Ma che tetone
    che gaveva Marisa
    sbregava i botoni
    de quela camisa
    do’ robe ve digo de fare paura
    sicuro gaveva la nona misura

    Vado a casa con ela,
    son tuto un sudor,
    la taca a spoiarse,
    son pieno de ardor.
    Però senza calze,
    che gambe pelose
    che muscoli ai brazi,
    che mani callose…

    Pò’ svola paruca,
    le tete xe finte
    ghe pica un do’ robe
    che par un do’ s’cinche!

    Ma che coioni
    che gaveva Marisa
    do’ bale de tenis
    picava ala sbrisa.
    Do’ robe ve digo de fare paura
    ‘na longa gaveva de nona misura!

  2. Alice says:

    Il link di Onda Gay non è più corretto.
    Uno giusto è questo:
    http://www.youtube.com/watch?v=2FgxApZrPGs

  3. mirandolina says:

    http://www.youtube.com/watch?v=gg_8o_AlZts

    Segnalo “Paolo” del Banco del Mutuo Soccorso :)

    Che fai al parco la domenica
    lo sguardo dolce e ridente
    vestito d’angelo assassino
    e poi quel trucco invadente.

    E’ difficile da noi in periferia
    qui la gente non capisce e fa la spia,
    più discreta, più eccitante è la città,
    puoi fare una pazzia.

    Paolo Paolo Pa, Paolo maledetto
    ma perché non l’hai, perché non l’hai detto.
    Paolo Paolo Pa, Paolo maledetto
    ma perché non l’hai, perché non l’hai detto mai.
    Paolo Paolo Pa, Paolo maledetto
    ma perché non l’hai, perché non l’hai detto mai.

    Passo veloce, cuore in fretta
    quando attraversi il cortile
    qualcuno forse già sospetta
    il tuo sorriso d’aprile.

    E gli amici poco sanno dove vai
    cosa fai tua madre in fondo che ne sa
    che dirai, dirai che hai visto un brutto film,
    qualcosa inventerai.

    Ma stasera io t’ho visto e tu sei tu.
    T’ho seguito, forse un caso o chi lo sa.
    Vorrei dirti senti Paolo se ti va
    facciamo la pazzia.

  4. matteo says:

    Questo blog è MAGNIFICO. Grazie di esistere !!!!

  5. Georgia says:

    Ciao, vi volevo segnalare questa bellissima ballata pugliese, a cui segue un link con i tentativi di traduzione!

    http://www.youtube.com/watch?v=t6xVw3e-X2o&feature=player_embedded

    http://posturanismo.wordpress.com/2008/07/18/folk-pugliese/

  6. Claudia says:

    GRAZIE, veramente grazie per quello che hai detto sulla canzone della Tatangelo. Perché ogni volta che esprimevo dubbi sopra questa canzone quasi passavo per un mostro!
    A me è sembrata fin da subito banalotta e troppo semplicistica. Spero ci fossero comunque reali buone intenzioni dietro. Ad ogni modo non riesco a farmela piacere e la trovo “triste”. : /

    Ricordo quanto fu discussa la canzone di Povia ma non essendo molto interessata non la ascoltai nemmeno. Ora che leggo il testo capisco lo scalpore di tutti. E’ veramente uno SCHIFO.
    La sua canzone sulla Englaro ammetto che mi colpì perché, ammetto la mia grande ingenuità, non mi è passato neanche per l’anticamera del cervello che si potesse fare una canzone su un argomento così delicato solo per raccogliere fama e consensi. Sono un’idiota, lo so. : /

    “mi limito solo ad augurare a Luca che un bel giorno l’amata moglie con cui sta ora gli confessi di essere stato in realtà un uomo ed essersi operato a Casablanca, così che per lui il cerchio si chiuda.”

    So che non ho speranze ma voglio comunque dichiarare il mio amore impossibile per te! :D

    …L’elefante gay mi ha seriamente traumatizzata, quasi come rivedere da grande gli elefanti rosa di Dumbo!!! Questa si che è roba diseducativa e traumatizzante!!
    Ok, ho commesso l’errore di ascoltarla. Proprio in questo periodo che soffro di insonnia, non dovevo D:
    Soprattutto per le altre canzoni che ha fatto, l’autore dovrebbe essere preso a sberle!

    Voce interiore omofoba: “Se il gay è tale e quale a me, potrebbe esserlo anche mio figlio, il mio migliore amico, anch’io, che paura!”.

    Ora è tutto chiaro! Grazie per avermi svelato il mistero della fissazione degli omofobi e non che il gay è solo l’effeminato con fazzolettini di trine.

    Sono curiosa di leggere il prossimo post sull’argomento. :)

  7. lollo says:

    Andrè con questo post mi hai costretto ad ascoltare con attenzione la canzone di povia, mannaggia a te :) giungendo alla conclusione che se non avesse fatto questa canzone della sua “maturità artistica” dopo aver disquisito di piccioni e affini nessuno ne avrebbe sentito la mancanza. Risulta irritante con la sua spocchia e saccenza priva di cultura, indipendentemente dall’orientamento sessuale.
    se luca può cambiare, tutto il mondo può cambiaree, adrianaaa!!

  8. Luca says:

    Grazie mille Andrea per questo bellissimo articolo, divertente ma anche argomentato, come tuo solito.

    Grazie perché le tue battute e le tue analisi hanno finalmente sanato (lasciami usare un’esagerazione! Ma meritata :-) ) le ferite che avevano aperto in me la canzone della Tatangelo e quella di Povia.
    Non puoi immaginare cosa ho dovuto fare per convincere mia madre che no, non avevo la morte dentro me e no, non potevo e non volevo “diventare” etero come il Luca della canzone! L’omonimia non mi aiutava! :-)
    E il fatto che il mio compagno fosse un uomo più grande (io vent’anni, lui 35) non migliorava di certo la percezione di mia madre della canzone! Compagno che tuttora amo, tra parantesi, riamato, senza sensi di colpa.

    Un bacio e in bocca al lupo con Tiziano! :-) Però poi non smetti di scrivere, eh?

  9. Pisellino says:

    Andrea favoloso. Mi sto sentendo male dalle risate. Ho ascoltato anche Louis e Loran con Gay che non conoscevo e ora veramente siamo fratelli di un incidente aereo, anzi con tutti quelli che l’ascolteranno dovremmo tornare tutti sull’Isola! ;-) (scusa la citazione)
    Unica pecca del post alcuni commenti logorroici, ma un po’ di dono della sintesi no, eh? :-)

  10. Voglio Sposare Ricky Martin says:

    Ho ascoltato tutta la canzone di Louis e Loran.

    Mannaggia a te, Andrea, ho ancora i brividi.

    Adesso siamo fratelli.

    :-D

    P.S. L’incontro tra Povia e l’amico della Tatangelo è geniale. Sto ancora ridendo. Anzi piangendo. Dalle risate!

  11. J.D. says:

    Bellissimo post! Con battute esilaranti e analisi lucide dell’omofobia che si annida, anche inconsciamente, nel nostro paese.
    Sono d’accordo su tutto.

    Non conoscevoo la parodia di Checco Zalone e l’ho trovata esilarante. Mi sarebbe piaciuto che, durante l’esibizione della tatangelo, qualcuno reagisse come nel video salendo sul palco dell’Ariston!

  12. daniela says:

    Vorrei replicare a Stefano Ventura ma, dal momento che non mi ha degnato d’attenzione né qui né su fb, mi limito a un intervento più generale, toccando peraltro punti da voi già affrontati.

    Dunque, ho riletto l’articolo. Continuo a non condividere certi commenti circa l’arte di Zero; peraltro, occorrerebbe menzionare molti altri brani del suo ricco canzoniere, ma dovremmo dedicare un post solo a lui (e se lo meriterebbe pure… malgrado tutto!).

    Passiamo, invece, al resto, segnatamente alla “performance” tatalessica. All’epoca redassi una critica impietosa sia del dimenticabile pezzo, sia dei suoi improvvisati sostenitori, su un sito ora purtroppo defunto. Valentina la conosce già, ma gli altri no, quindi ne consiglio vivamente la lettura: http://www.azur.altervista.org/modules.php?name=News&file=article&sid=3820 Invero, si noterà come, alla fine, io ancora difendessi lo Zerone nazionale da attacchi che SEMBRAVANO ingiusti (e in parte lo erano). Adesso, ovviamente, non lo farei, ma le mie considerazioni riguardo al modo in cui l’artista affrontava il tema le ritengo ancora pienamente valide, e divergono in modo piuttosto spiccato da quelle di Andrea. Diciamo che le controbilanciano. Ma sono utili, a mio avviso, anche per comprendere meglio ciò che mi accingo a dire.

    Leggo che i mass-media ci propongono, anzi, c’impongono, modelli di vita rigidamente eterosessuali. Mi permetto di dissentire.

    Ciò era senz’altro vero negli anni ’70; anni in cui, non a caso, l’unico a portare avanti determinati argomenti era… il solito che non voglio più nominare (o quasi :) ) e che, però, veniva osteggiato in tutti i modi e noi, suoi primi e sparuti seguaci, con lui. A quei tempi, anche solo il SOSPETTO – non la certezza – di omosessualità bastava a troncare una carriera; cosa accaduta, del resto, molti anni prima a Umberto Bindi – che di Renato era amicissimo: insieme scrissero un brano spettacolare, “E’ tutto qua” -. Adesso è molto diverso: nello showbiz sembra diventato un must. Di omosessuali veri o presunti in tv se ne vedono parecchi: affollano le trasmissioni domenicali e/o pomeridiane, talk show & affini. Spesso li si mette in competizione col prete retrogrado, grasso e salottiero, o con l’invasato di “Militia Christi” la cui associazione conterà non più di cento iscritti ma che viene mostrato come il rappresentante dei “cattolici” in genere. Ciliegina sul bigné l’intervento dei Giovanardi, (Ga)Binetti o, se si vuole un po’ di suspence, lo Sgarbi sbraitante “Culattoni raccomandati!!!!…”. Quando scoppiò il caso Marrazzo, abbiamo visto una passerella di prostitute transessuali a tutte le ore del giorno e della notte, e le D’Urso del momento ammiccavano con aria complice e materna che, in fondo, “siamo tutti un po’ trans”.

    Alcune settimane fa Marina Ripa di Meana ci ha informati, e davvero se ne sentiva la mancanza, di aver avuto “un rapporto lesbico”. Siccome ho la veneranda età di 46 sonati, ricordo bene che nel ’79, quand’era nota solo per farsi sbattere da doviziosi signori di salotti eleganti (o circa), ella susurrava con voce flautata: “Con una donna, io? Se l’ho fatto, solo da sbronza”. Credo dicesse la verità perché il “rapporto lesbico” dichiarato trent’anni dopo consisteva in questo: “Avevo otto anni e m’ero innamorata della mia balia”. Ah, ecco.

    Più o meno nello stesso periodo ecco spuntare Pierfrancesco Favino, il popolare e sanguigno (e macho) interprete di tanti film italiani di successo. Gay, lui? Con moglie e figli a carico? Sì, la tentazione l’ebbe, perché “a quindici anni avevo strane idee”. Spettacolare. Strane idee. A quindici anni. Caso rarissimo, non trovate?

    L’elenco di questo stupidario potrebbe continuare all’infinito, ma mi fermo. Vi ho accennato, con disgusto, proprio per dimostrare non tanto l’inconsistenza di tali finti “coming out” delle mie pianelle da parte di personaggi indubbiamente eterosessuali, ma per confutare la tesi secondo cui “l’immagine imposta dai mezzi di comunicazione di massa” sarebbe strettamente “normalizzatrice”. Non è affatto vero e ho dovuto constatare, dispiaciuta, che buona parte dell’associazionismo o, meglio, dell’imprenditoria gay ha dato un grande rilievo a “notizie” come quelle succitate e un forte input a personaggi francamente squallidi.

    Il messaggio che oggi giunge dalla tv non è eteronormativo, bensì falsamente libertario; in realtà, solo e bassamente consumistico. A seconda delle richieste del mercato, il consumatore è invitato a essere etero, gay, trans, bisex, anche pedofilo all’occorrenza, anche zoofilo (suscitò scalpore, mesi fa, una pubblicità mi pare francese, che rappresentava due modelli in atteggiamento chiaramente intimo, uno dei quali aveva la testa di un leone; marchi molto noti presentano poi fanciulli/e in pose e abiti ammiccanti e inequivocabili). Nella società “liquida” (Z. Baumann) tutto si tiene, o meglio, tutto si scioglie; e, come l’acqua, tutto è amorfo. I corpi si dilatano, si disfanno. Maschere mutevoli, specchi che si rimandano all’infinito. Pasolini – non per nulla dimenticato e/o ignorato anche da molti gay – l’aveva già preconizzato trent’anni fa e oggi ne avrebbe orrore.

    Mi si obietterà: beh, ma almeno se ne parla. Controreplica: dipende da “come” se ne parla. Se il modello di omosessuale veicolato dalla telecrazia consumistica è Platinette o Cecchi Paone, mi domando cosa i gay avrebbero da guadagnarci. Qualcuno ha scritto, più sopra, che Renato Zero ha danneggiato la comunità omosex e ha ragione, ADESSO è sicuramente così. Ma i signori appena menzionati, invece? Secondo voi rendono un buon servizio alla “causa”? A mio modestissimo parere, no davvero. Anche perché, guarda il caso, mentre il mondo catodico ci ammannisce un’esplosione di accoppiamenti etero-lesbo-gay-trans e vip idioti sciorinano deliziose chicche di vuoto pneumatico, la società si è fatta più dura, barbara, ottusa e intollerante che vent’anni fa; gli omosessuali “comuni” vengono maltrattati, pestati e purtroppo anche uccisi, lo sgoverno attuale si fa vanto della propria omofobia da caserma, ben supportato dal Grande Inquisitore, il Vaticano.

    Che fare, allora? Lottare contro la mercificazione dei corpi, dei sentimenti, del sesso. Lasciar perdere le maschere, anche quelle che fingono di stare dalla nostra parte, tornare ad amarci, a esser fieri di noi stessi. A non cercare più portavoci.

    Pasolini – torno a lui – in “Petrolio” aveva descritto puntualmente questo mondo amebico e crudele, in cui il suo stesso protagonista mutava corpo, sesso, spirito. Le aspirazioni del ’68 furono cooptate dalle multinazionali dello sballo che trasformarono l’utopia ribelle dei giovani nello slogan da cocacola e, cosa assai peggiore, nella droga. Finché non si spezza il “patto d’acciaio” Potere-Tv-Economia-Clero continueremo a comportarci da pecore impazzite, pronte magari a sbranarci le une con le altre, mentre chi comanda si frega le mani alla faccia nostra.

    Mi sono abbandonata a qualche volo pindarico, lo so. Dalle canzonette alla critica del post-capitalismo il passo… beh, il passo può pure essere breve. ;) Non si tratta di contrapporre al Povia del Family Day ventisette caricature di Malgioglio, ma di dimostrare, con dignità e fermezza, la propria unicità di PERSONE.

    1. Milady says:

      Ma “falsamente libertario” non è decisamente simile a “eteronormativo”?
      E’ un “guardateli, questi qui, sono come noi, oh, sono come noi!” detto da signore pie mostrando bambini sull’orlo di morire di fame nelle periferie del Terzo Mondo, calciando via gli intelettuali, medici e ingegnieri dello stesso paese, mentre si asciugano gli occhi con aria commossa: “Non sono come noi, poverini, dobbiamo aiutarli!”( senza spiegare perchè ci siano finiti così, quei bambini, tra l’altro). E’ solo la fiera del politically correct e dell’ipocrisia.

    2. Andrea Bordoni says:

      Cara Daniela il tuo discorso parte tutto dal fatto che non ti è piaciuta l’affermazione di Stefano: “i mass-media ci propongono, anzi, c’impongono, modelli di vita rigidamente eterosessuali”, dissenti da questo.
      Ma poi la descrizione che fai dell’omosessuale che c’è in tv lo vedi da te che invece conferma l’affermazione di Stefano. Far vedere il mondo omosessuale solo come curioso, baracconesco, ridicolo, incontrollato, pagliaccesco, debole, sciocco, risibile, svenevole (tranne che in rarissimi casi), è ancora proporre il modello eterosessuale come l’unico sensato.

    3. Steve says:

      Cado dal pero e spero di non farmi male, sentendo Daniela lamentarsi del fatto che non la avrei degnata di attenzione. Che vuoi dire? personalmente non sono un esperto di canzoni e storia della musica, quindi non mi metto a discettare di qualcosa che non so. Quando avremmo avuto uno scambio su questo?
      Inoltro credo che su fb non abbiamo ancora fatto amicizia :) . Deve essere un altro caso di fuoco amico, cui vado spesso soggetto: qualcuno se la prende con me per cose dette da altri: deve essere il mio karma.

      Vengo alle tue considerazioni.
      Io mi ispiro sempre ad un antico adagio della Scolastica Medievale: contra factum non valet argumentum. i fatti hanno sempre un valore logico superiore ai ragionamenti.
      Fatto: In tv non vengono proposti modelli accettabili di omosessuali. O di trans. O di bsx
      Fatto: i film glbt come ad esempio Brokeback Moontain vengono proiettati ad orari serotini e mutilati delle scene per cui rappresentano una vera novità cinematografica.
      Fatto: non esiste alcun programma in cui non siano proposti tette e culi femminili come oggetto esclusivo di desiderio – modello cui uniformarsi (maschietti/femminucce rispettivamente)
      Fatto: in Italia la minoranza glbtq è oppressa e senza alcun diritto
      Fatto: il potere non fa che ripetere, nei momenti forti – elezioni, crisi interne, scandaletti a base di zoccole – che noi gay e lesbiche ci possiamo attaccare al mezzo di trasporto/diletto preferito: mai neanche un diritto civile!

      Da questa esposizione senza ulteriore aggiunta di logica si deduce che, con buona pace di Bauman, qui in Italia
      1. essere maschi è meglio che essere femmine
      2. se sei femmina devi essere desiderabile per un maschio
      3. se sei gay non sei maschio, quindi sei femmina
      4. se sei maschio e fai la femmina, sei nel migliore dei casi una macchietta da additare, nel peggiore uno da censurare.

      qui in Italia vale la libertà del maschio dominante, che pretende di scopare con chiunque, dovunque, quando e come gli pare.

      Questa è “eteronormatività”. o no?

      1. daniela says:

        Vabbè, rispondo solo a Stefano, visto che l’ho chiamato in causa, tanto includo anche Andrea. Non mi sto confondendo proprio con nessuno, mi rivolgevo a te perché fosti tu, su Arcietero, a postare il link e io ti risposi lì; credendoti l’autore dell’articolo scrissi l’identico messaggio anche su questo blog ma, non ottenendo cenni da parte tua, pensavo mi avessi ignorata. Se non è così, meglio.

        Quanto al resto, d’accordo, stiamo sostanzialmente dicendo le stesse cose. In effetti il gay “normale” fa paura, quello borderline rassicura tutti. Ma, se tu hai ragione, Baumann non ha torto, anzi, direi che la società “liquida” è l’altro volto di quella repressiva. Insomma, tu scrivi “A non è non A”, io preferisco “A non è B”, non sono equivalenti ma complementari. Scusa il groviglio ma sono reduce da una giornata scolastica pesantissima, sia perché è lunedì, sia perché maggio è un mese infernale per noi insegnanti, sia perché alcune mie studentesse hanno impastocchiato male un approfondimento su Federico II, sul quale credevano di essere ferratissime. Se la sono cavata molto meglio altri, a proposito di San Francesco. Succede.

  13. Valentina89 says:

    Articolo interessante che , come ho detto altrove, si presta a molteplici osservazioni. Vado per ordine. Credo difficilmente che il brano “Il mio amico” interpretato dalla Tatangelo e firmato D’Alessio sia stato scritto con tutte le buone intenzioni. Tutt’al più dovremmo contestualizzare l’aggettivo “buone” inserendolo in una sfera molto opportunista. Lo scopo del brano è evidentemente e ovviamente quello di conquistarsi una determinata fetta di pubblico enfatizzando una capacità empatica difficilmente credibile e attendibile. Diciamo che la forzata intenzione iniziale di compiacere a tutti i costi è degenerata, semmai ce ne fosse stato bisogno, in una canzonetta fastidiosamente compassionevole. Il livello poetico purtroppo è quello che è, come d’altra parte, il grado di apprendimento dell’euforico uditorio. Bada bene, non parlo di visione riduzionista (che in un brano di musica leggera può anche esser giustificato), ma di una mancanza di poetica di fondo come di un’intrinseca furberia. Riguardo Checco Zalone non mi esprimo perché non capisco effettivamente se i suoi “versi” siano colorati di un’ignoranza involontaria o rappresentino una polemica sarcastica contro quella stessa ignoranza. Nel dubbio, preferisco glissare. Ecco, ora è il turno di Povia. Siamo tutti consapevoli della sua abilità nel cavalcare l’onda del momento in maniera anche cinica, se si vuole. Coglie l’occasione per far parlare di sé, altrimenti non avrebbe sbocchi, a quanto pare. Tuttavia, e in questo momento mi riferisco solo ed esclusivamente ai pezzi, senza addentrarmi nelle sue dichiarazioni, non è un incapace assoluto, anche dal punto di vista artistico (intendo). Tralasciando il caso Eluana, la cui canzone dedicatale mi piace (lo dico molto sinceramente) al di là se fosse o meno opportuno scriverci un pezzo, e sottolineando che tutto sommato qualunque accadimento, pur drammatico che sia, possa essere usato come fonte di ispirazione anche per brani indirizzati a una più vasta generalità di individui, mi concentro su “Luca era gay”. Ho la vaga sensazione che per alcuni, magari non per te, Andrea, ma questo emerse dalla polemica mediatica contingente (cercata e voluta dallo stesso cantautore), se si fosse parlato di “Luca era etero” annegando nel forte senso di repressione che assediava il soggetto in questione con conseguente accettazione ( o accoglienza) dei suoi impulsi omosessuali con relativa gaiezza incorporata, pochi avrebbero obiettato. Al limite lo si sarebbe accusato “semplicemente” di piaggeria. E’ scattata invece l’accusa di omofobia derivata da ignoranza cronica riduzionista. Osservazione che posso anche condividere, soprattutto se si considera l’atteggiamento odioso e saccente del cantante che non mi è per niente simpatico, ma con i dovuti approfondimenti. Quella postilla accomodante aggiunta a fine pezzo io l’avrei evitata. Certo che è una storia, mica deve essere un messaggio universale. L’accenno a Freud non presenta errori considerevoli. Analizzando la frase estrapolata dalla lettera del 1935, il neuro-psicanalista pur considerando l’omosessualità “nulla di vergognoso, né vizio, né degradazione, né malattia” aggiunge “non è certo un vantaggio”. Espressamente non dice “non è certo naturale”. Anzi, legare gli aggettivi “vantaggioso” e “naturale” è quanto meno ardito. Non sempre la naturalità è vantaggiosa, oserei dire “quasi mai”. Viene allora da pensare che Freud pensasse a un eventuale svantaggio legato al pregiudizio della società che avrebbe etichettato gli omosessuali come soggetti “devianti”. Oppure, come seconda opzione, allo svantaggio derivato dalla mancata procreazione. O ancora all’ipotetico disagio provato dal soggetto interessato nel suo percorso di “accoglienza” della propria diversità. Ora, cosa volesse davvero dire il Povia con quel “naturale” è deducibile dalle interviste in cui emerge una certa visione dell’omosessualità intesa come devianza a cui “riparare”, ma se, e sottolineo “se”, la ricerca di talune risposte in casi specifici risulta essere figlia di alcuni traumi o mancanze o sovrapposizioni di figure o complessi edipici vari, o di timore dell’altro sesso, o di un’inconfessata pigrizia insita nel rapportarsi con un individuo sessualmente e psicologicamente diverso (cosa che la psicologia moderna può anche superare, ma lo logica no), allora qualche quesito sorge spontaneo. Queste mie ultime considerazioni non sono assolute, ma cercano di tener conto della totalità delle esperienze che mai dovrebbero essere “campionate” unilateralmente. Capisco bene il fastidio provocato dallo stereotipo che spesso tali canzoni contengono, ma quel fastidio non dovrebbe degenerare nello stereotipo contrario. Mi spiego meglio. Tu stai analizzando come la tematica viene affrontata nella musica italiana, non nella discografia di un solo artista (tranne che per Renato e fai bene perché si presta). E nel suo insieme le varie prospettive (di tale tematica) vengono toccate. C’è l’amico problematico di Anna, il presunto gay represso e complessato di Povia, il compagno di classe Pierre con gli occhi bassi che attende solo qualcuno gli manifesti il suo rispetto, c’è il protagonista della zeriana “Sbattiamoci” e poi c’è lo stereotipo nominalistico del gay=gaio. Più generalizzazione di così si muore. Un po’ come Barbara De Rossi che “argomentando” (si fa per dire) intorno al lato positivo nel convivere con un ragazzo più giovane di vent’anni dice “sto con uno giovane perché i giovani sorridono e ridono, mentre gli adulti s’intristiscono”. Ah, beh, allora chiamiamo i giovani “happy young people”. It’s ok! Vedi, se lei avesse parlato del “suo giovane” io non avrei eccepito, ma la signora parla “dei giovani” e sbaglia, eccome se sbaglia. I giovani non sono “le persone che ridono e sorridono”, come gli omosessuali non sono tutti gai, come gli etero non sono gai (perdonate il sillogismo). Come nessuna persona è gaia. Una volta è incazzata, un’altra demoralizzata, un’altra complessata, un’altra volta è euforica. Ogni tanto apprezza la sua diversità riconducendola ad una particolare originalità, in altri momenti vorrebbe tanto chiudersi in se stessa perché non si sente compresa. Questa “gaiezza” piace tanto però, chissà come mai.
    Passiamo al Renatino nazionale. Tralasciamo le dichiarazioni più o meno recenti, perché per ogni ambito (non solo intorno alla sessualità) da lui affrontato non si sa se piangere, ridere, incazzarsi di brutto o accarezzargli la chioma corvina coma a dire “vabbè dai, non è colpa tua, prima o poi ti riprenderai da questo rincoglionimento cronico” (contraddizione in termini, perché dai fenomeni cronici difficilmente ci si riprende). Credo sia meglio parlare di brani, perché se dovessimo attenerci alle interviste attuali, Zero sarebbe (S)FINITO. Oh, la tua dissertazione con relative citazioni, aggiunge qualche indizio ad una mia ipotesi non troppo recondita legata ad una carriera interamente recitata che si svela oggi in tutta la sua banalità. Sempre ipotesi resta, sia chiaro, non avendolo vissuto negli anni della presunta genuinità, posso parlare solo con lo scettico senno di poi, che potrebbe essere più fuorviante dell’amorevole senno di allora, legato comunque questo a una realtà più tangibile. Fatto sta che qualche caduta di stile in certi pezzi ce l’ha avuta anche lui, come le ingenuità riscontrate persino nell’ostentata “Onda Gay” (forse per questo scrive su commissione per la coppia Sora-Napoli, qualcosa in comune ce l’avranno pure) o come una certa semplicioneria troppo ironica, o meglio, umoristica, insita in pezzi come “La fregata” o “Sbattiamoci”. Eppure quel “troppo” non si avvertiva. Non si avvertiva perché la complessità della sua discografia rispondeva discretamente…no, lo sto riducendo… rispondeva ottimamente. Era, è , poliprospettica (mi si passi il termine). Se da un lato c’è umorismo, dall’altro c’è la profondità, la “normalità del diverso”, il messaggio universale del “Naturalmente strano” (“il figlio naturale del controsenso, che vuoi che sia, se è con il mio cervello che ancora penso, se quello che ho dentro nessuno me lo porterà via” e più precisamente “d’essere uomo io mi vergogno è la verità, almeno ‘strano’ sta diventando una qualità”), l’infinita-finitudine del “Cielo” dove non bastano gli spermatozoi per essere uomini o ancora “Santa Giovanna”, “ancestrale vittima del proibito e del tabù…sgualdrina, lesbica o figlia di Maria…quell’etichetta, non c’è via di mezzo, è pettegolezzo o mania”. Più specifica e accorta è la Nava, impeccabilmente sensibile con “Un altro pianeta” la cui rabbia non poteva essere indossata meglio da altri che non fossero Renato Zero. ”. Si potrebbe proseguire ma poco si può obiettare intorno al fatto che il messaggio zeriano ha ospitato tutti, davvero tutti, nessuno escluso. Anzi più che ospitato, ha attratto come forza centripeta ineluttabile, rappresentando uno sdoganamento universale, messianico, misericordioso, talmente misericordioso da sembrare finto. Ma anche no. “Finto” sarebbe stato se fosse stato facile da percorrere e semplice da ottenere. Invece non lo è stato affatto, non lo è affatto. Il tutto comporta un certo impegno, una certa difficoltà, non per questo svincolati dalla “felicità”. Quella stessa felicità che nel brano “Sospetto” doveva essere tutelata a tutti i costi. Com’era? “Sospetto di chi sarà invidioso così di questa nostra felicità”…e più su “Sospetto un’ombra che va anche se lo so già, quell’ombra sinistra è la mia, sospetto di me”. Eh…l’amara legge del contrappasso si è concretizzata…:-(

    Un salutone, Valentina Milesi

    1. Steve says:

      Valentina, se non ho frainteso alcuni punti del tuo commento, ti sembra che, visto che esistono gay sfigati, perché non possiamo farci una canzone sopra? e inoltre, se la canzone di Povia fosse stata al contrario – da etero a gay – saremmo stati tutti felici e contenti…
      Credo che, quando si comunica qualcosa, sia necessario tenere conto del contesto: se il marito di Lorena Bobbit, stanco delle di lei angherie, le avesse tagliato una tetta, io avrei sicuramente pensato alla violenza maschile e maschilista. Perché? perchè in questo momento i rapporti di forza sono evidenti: i maschi comandano le femmine subiscono.
      Allo stesso modo, se un etero si “scopre” gay è un atto di liberazione, poiché TUTTA la società lo incoraggia al contrario. Basta accendere la TV e guardare quante storie omo possiamo vedere: io vedo solo culi, tette, calciatori, modelle, sesso esplicito tra etero.
      Quindi andare a cantare una canzone come quella ORA è un atto di provocazione omofoba. Non c’è par condicio che tenga, perché la condizione non è pari. Passare da una maggioranza a una minoranza è un cammino difficile, mentre la pressione per aderire alla maggioranza è SEMPRE alta.

      da ultimo, a da profano musicale, non credo che Povia abbia talento, altrimenti non si sarebbe ridotto a cavalcare il sensazionalismo con canzoncine lamentose e puerili. e’ solo uno che ha avuto il gran culo di infilare un successo all’inizio della sua carriera, con un motivetto scemetto nazional popolare (i bambini fanno ohhh … ohh che palle!) che è piaciuto a tutti perché parlava di pupi. e che poi non è riuscito più a dire niente altro…

      1. Valentina89 says:

        Ciao Steve. Sì, tutto andrebbe sempre contestualizzato nell’atmosfera socio-politica contingente. Non per questo è necessario polarizzare determinati aspetti di un fenomeno mettendone a tacere altri, fosse anche per sposare la giusta causa, o per venire incontro alla minoranza vessata. Come ho detto precedentemente se lo stereotipo sta nell’omosessuale depresso, lo stesso vale anche per l’omosessuale gaio, ossia GAY. Il significato che l’opportunista e tendenzioso Povia dà a quella canzone strumentale è inequivocabilmente omofobo e le sue dichiarazioni parlano autonomamente. Questo non implica inevitabilmente che quella specifica esperienza non esista o sia frutto di “repressione” assoluta. Così facciamo il gioco di chi ama etichettare. Non so se riesco a spiegarmi. Il discorso che fai tu intorno alla pressione più o meno alta di uniformarsi alla maggioranza e contrariamente del difficile cammino verso la minoranza non è così lapidario. Il (talvolta ingannevole) desiderio individuale di distinguersi non è mica così basso. E’un aspetto sul quale rifletterei. Il fatto che la condizione non sia pari (ed effettivamente lo è) non dovrebbe rendere gli oppressi dimentichi del principio egualitario spingendoli ad abbracciare una qualsivoglia dittatura. Preciso. Nel momento in cui, seppur in tale ostile contesto, assolutizzo il concetto di “liberazione”, esercito una dittatura uguale e contraria. Un po’ come la contraddizione marxista, che intende ribellarsi all’oppressore capitalista attraverso la provvisoria dittatura del proletariato. Una lotta insomma. Come me canti, te sono. Questo è il principio? Nessuno capirà mai così, nella battaglia delle assolutizzazioni, si tenderà a scegliere la versione di comodo, senza sapere e raggiungere la verità completa che caratterizza l’esperienza di una persona. Anche oggi la donna è il sesso “debole”. Non per questo io apprezzo esclusivamente “Donna” di Mia Martini e demolisco “Bella stronza” o “Bella senz’anima” rispettivamente di Masini e Cocciante. Preferisco riconoscere che si parla di ogni tipo di Donna, non solo di quella violentata e profonda, ma anche della subdola stronza. Altro paio di maniche è apprezzare maggiormente una più completa “Santa Giovanna” (con un brano solo è riuscito a cogliere il completo e complicato mistero del gentil sesso). Hai comunque ragione a dire che in tv si vedono principalmente certe cose a discapito di altre. Il problema però non è solo l’assolutizzazione del mondo etero, ma anche e soprattutto l’immagine riduttiva “testimoniata” da certi rappresentanti gai, talmente gai da risultare finti o in cerca di notorietà. Vedi Cecchi Paone e affini. Ho altresì scritto che una certa polemica mediatica ai tempi del “Luca era gay” sembrava preferire il percorso opposto. Non credo tutti gli omosessuali (e non) condividessero tale visione, ma nel momento in cui mi dici che comunque sarebbe vista come una liberazione in questa società TUTTA oppressiva, ti rispondo “e va bene la contestualizzazione ma non assolutizziamo dissimulando”. Altrimenti davvero rischiamo di trattare determinate realtà con i guanti bianchi se non con pietà compassionevole, o con spirito rivoluzionario. Ultimo accenno al talento di Povia. Non mi sognerei mai di definirlo un talentuoso, ho detto con una litote che “non è un incapace totale”, ma ho sottolineato io stessa che ha bisogno di cavalcare l’onda. Alcuni brani mi piacciono, non impazzisco. Poi, de gustibus. Non sono intenzionata a difenderlo perché non reggo il personaggio, figurati, ma la tanto vituperata “I bambini fanno oh”, esageratamente inflazionata, brutta o bella che sia, non parla di pupetti. E non è dedicata a loro. E’ semmai rivolta a quegli adulti che hanno perso la capacità di meravigliarsi, che hanno sradicato l’infanzia dalla propria personalità, che hanno dimenticato la semplicità e la schiettezza di un rapporto.

        1. Matteo Marino says:

          L’esperienza descritta da Povia nella sua canzone non esiste. L’imperfetto “era gay” è un errore. Uno non smette di essere gay. Tutt’al più si reprime, oppure è semplicemente bisessuale. Che un bisessuale si innamori di una donna ci sta tutto. Ma che 1) non sappia di essere bisessuale, 2) che creda di aver smesso di essere gay, e 3) che saluti la sua “conversione” con tutto questo giubilo (finalmente ho smesso di essere frocio!) neanche gli avessero detto “E’ benigno” e 4) che rinneghi le sue storie gay passate, colpevolizzandosi… è molto grave. L’ignoranza e i danni provocati da un testo come quello di Povia non hanno scusanti.

          1. Valentina89 says:

            Rispondo qui, ma in verità rispondo a tutti. Sì, stavolta sarò sintetica, perché ciò che dovevo dire l’ho detto ma appuro che l’idea di fondo è rimasta la stessa, e soprattutto si tralscia di argomentare certi passaggi. In un determinato commento sembrava che qualcuno potesse quasi inorridire all’idea di preferire il percorso inverso della canzone di Povia, poi invece siccome “parliamo di oppressi è ovvio che in tal caso la “conversione”sarebbe vista come una liberazione”. Il senso è questo, insomma. Elencare dei fatti (come Steve fa) di cui siamo più o meno consapevoli tutti evidenziando solo ed esclusivamente l’imposizione eteronormativa e non il danno assai più grave cagionato dai rappresentanti della “categoria” (si fa per capirci) conferma ulteriormente l’intenzione di creare un’improduttiva dialettica fra ipocrisie opposte. Io rifiuterei persino l’epiteto “gay”. Ai più sta bene, Amen. L’individualità di un’esperienza va a farsi largamente benedire in nome di una non veridicità, non possibilità. L’esperienza del Luca sembra essere altamente improbabile (come mi dice Matteo Marino) ; come se poi Luca fosse tutti. Siccome la psicologia moderna non la contempla, deve per forza essere una falsità. Guai se succede qualcosa non previsto dal manuale. Ma tanto mi si continuerebbe a rispondere che in nome della “liberazione” dobbiamo dissimulare e dire che mai e poi mai un Pierre abbasserebbe gli occhi di fronte all’ex compagno di classe, che sono tutti orgogliosi, soddisfatti e “pride”. Vabbè, ripeto, scontro fra etichette in nome di uno scopo più alto.
            Milady si chiede se le espressioni estrapolate dalla condivisibile dissertazione di Daniela,”eteronormativo” e “falsamente libertario”, non siano decisamente simili. No, non lo sono. Per niente. Quel “falsamente libertario” abbraccia TUTTI gli orientamenti venduti e proposti per appagare un bisogno consumistico, non “libero”. Non abbiamo una proposta falsamente libertaria solo dal mondo etero, ma anche dal mondo omosex. Ed è più grave, molto più grave, perché si tende a imitare ciò che si contesta.
            Ultimo accenno all’utente Pisellino. Son consapevole della lunghezza dei commenti ma lo scopo è analizzare ogni aspetto del post, anche i passi che non ho condiviso. Ovvio che se fossi intervenuta solo per fare un bell’applauso d’approvazione, mi sarebbe bastato uno smile. Ma solitamente cerco di argomentare. Saluti!

            1. Andrea Bordoni says:

              Grazie Valentina per essere stata più breve. Sì, siamo tutti d’accordo. Esitono tutte le esperienze. E tutte hanno diritto di essere raccontate. Quella di Pierre infatti nessuno dice che sia una cosa possibile probabile eccetera. Lì si dice solo che ci dispiace che si descrivano solo gay che si vergognano di sè e la controparte non è mai raccontata. per Luca invece non c’è giustificazione perchè per reprimere e punire la sua omosessualità o bisessualità, vuole creare degli assunti universali sbagliati.

  14. Alessandro says:

    Grazie a questo post, ho scoperto 2 cose meravigliose.
    Gianni Greco e il suo Donna più Donna (bellissimo, da ascoltare piu’ e piu’ volte), e il fatto che chi è Gay ha il pisello insensibile.
    :-O

    no comment.
    A.

  15. Maurizio says:

    Avevo criticato tanto la Tatangelo, forse perchè non conoscevo le altre “perle”. La canzone di Anna sembra poesia se paragonata alle altre, ed ho detto tutto…

  16. daniela says:

    Bravo Stefano! In verità, io sono (stata?) per quasi 35 anni una grande fan di Renato, ovviamente conosco molto bene – a differenza, ahimé, dei gay organizzati che di recente l’avevano attaccato, sbagliando strategia, e glielo dissi più volte – conosco molto bene il suo percorso artistico e in parte anche umano. Su qualcosa della tua analisi non concordo, com’è normale che sia, in altri aspetti la trovo un po’ lacunosa, ma anche questo è normale, non era tua intenzione fare uno Zerotrattato. Scusami, ma la zerofollia ancora mi prende, come vedi… ;) Voglio dire che le sue ultime dichiarazioni, purtroppo – va riconosciuto – frutto di un lavorio durato circa cinque anni e iniziato con “l’altra pasta” (per cui pure, ai tempi, lo difesi credendolo in buona fede e frainteso), mi hanno profondamente ferita. Mai l’avrei immaginato capace di tanto. Da eterosessuale, ho provato dolore per i miei amici gay, ridotti al rango di “trasgressione”.
    Mi dispiace. Renato Zero è stato il primo ad affrontare certi argomenti in periodi in cui non “faceva figo” e questo gli va pur ascritto, però nemmeno questa considerazione, alla luce di quanto avvenuto di recente, contribuisce ad attenuare ai miei occhi la gravità di quelle affermazioni. Anzi, forse proprio perché l’ho reputato così importante, considero quelle parole ancor più infelici. Mi dispiace davvero, perché Renato Zero ha avuto una potenza sovversiva mai più eguagliata da nessun altro in seguito, Ferro compreso, che vabbè, s’è dichiarato, se per lui era importante ha avuto coraggio, è un bravo artista, sensibile, ma sinceramente (parere personalissimo e opinabilissimo) non trovo nei suoi brani la forza e la dirompenza di quelli dell’antico Zero. Mi permetto di segnalarti un mio pezzo, uno dei migliori tra quelli che ho scritto su di lui, composto all’epoca del “Dono”, album che segnò la svolta in quella direzione conservatrice che non ha sostanzialmente più abbandonato quindi già poco agiografico, a parte che non lo sono mai di natura: http://www.mentecritica.net/renato-zero-dove-va-lalchimista-dellamore/media-mente-critica/suoni-musica/daniela-tuscano/473/ Avevo anche intervistato Pasquale Quaranta, un tempo anche lui suo fan… :( Puoi attingere al testo se vuoi, se hai bisogno di altro materiale posso fornirtelo; al di là di tutto sarebbe interessante fare un incontro su gay e canzoni, serio e al tempo stesso divertente. Ci pensiamo? Buona giornata.

    1. Andrea Bordoni says:

      La penso come te, Daniela. Ti ringrazio per aver linkato il tuo pezzo, l’ho letto con molto interesse.
      Spero che traspaia dal mio post l’amore che ho provato e provo ahimé ancora per l’artista Renato Zero. Infatti se noti c’è molta meno critica sarcastica verso di lui. Ciò non cancella però le sue affermazione e l’oggettività del discorso su cosa ha fatto e cosa no per l’orgoglio omosessuale in Italia.
      Da quando è iniziata la sua fase in bianco e nero, oltre a regalarci ancora belle canzoni, ha cominciato anche a ferire con le sue parole molte persone che lo amavano. Quelle anime orfane , come dici tu ne tuo articolo, per le quali Renato è stato per molto tempo amico, “fratello, amante ma anche padre e madre”.

      1. daniela says:

        Oh, sì! A proposito: scusami se ti ho chiamato Stefano, ma il ragazzo che ha linkato il post su fb porta questo nome e pensavo fossi tu. Tranquillo, si capisce che lo ami e/o lo hai amato, anzi, diciamo che con lui sei andato di fioretto (io, sui suoi forum, sono stata rispettosa nella forma, ma assai più dura di te nella sostanza). Su una cosa sola fondamentalmente non concordo: non credo cioè che Renato non abbia mai “preso davvero posizione in maniera positiva nei confronti dell’omosessualità”. Credo anzi sia il contrario, lo conferma proprio la cocente delusione provata in seguito da quelle “anime in bianco e nero” (ma non solo: la maggior parte di noi attuali scontenti è eterosessuale). Le sue canzoni “gay” – chiamiamole così – hanno avuto un forte impatto proprio perché non idealizzavano una condizione, ma ne mostravano i lati anche oscuri e limitati, se vuoi, sempre però nell’ottica d’una dimensione umana a tutto tondo, e insegnandoci che TUTTI siamo “imperfetti”, non casualmente il titolo di un suo album. Ma tutti siamo anche meravigliosi, se vogliamo. Ecco, così io ho vissuto Renato. Chiaramente si tratta di una mia idea. Comunque ho fatto leggere il tuo post ad alcuni amici zerofolli “ragionevoli” che l’hanno molto gradito, penso interverranno anch’essi per dire la loro. A presto! :)

        P.S.: Se vuoi venirmi a visitare sul blog (anche se adesso mi sa che mi trasferisco, la piattaforma non mi “regge” più), sarai gradito ospite. Esiste pure una rubrica intitolata “Renato Zero”, non scrivo molto su di lui, ma, quando accade, di solito mi riesce bene… Ciao

  17. Steve says:

    ABOUT POVIA.

    Su una cosa non mi ero mai soffermato: il protagonista della storia NON DECIDE MAI NIENTE DA SOLO! non si capisce perché sta con un uomo più grande che però lo ha sedotto, cerca risposte in Freud,

    poi ad una festa fra tanta gente ho conosciuto lei che non c’entrava niente lei mi
    ascoltava lei mi spogliava lei mi capiva ricordo solo che il giorno dopo mi
    mancava

    LUI non la desidera: è lei a desideralo, a muoversi, a spogliarlo, a capirlo …
    LUI non fa mai una benemerita CIPPA DI CAZZO! è un povero apatico completamente dipendente da quello che ha intorno, non desidera niente, si appoggia al desiderio altrui.

    Abbiamo di fronte il candidato tipico per una terapia riparativa, una persona così incapace di autonomia personale da desiderare solo quello che tutti gli altri intorno a lui desiderano. Ovvero desidera assolutamente di essere uguale agli altri.

    1. luca says:

      grande steve in ogni tua considerazione!!!!

      1. Steve says:

        Grazie! ho un fan! :D wow! ;)

  18. valentina says:

    Scusate, quale matrimonio del secolo? :)

  19. Milady says:

    Volevo essere sopravvivere anch’io all’incidente aereo, ma dopo aver letto di Tommi, mi sono resa conto che c’era troppo WTF e non avrei retto.

    Su Povia non mi esprimo, l’unica cosa positiva di quel Sanremo sono stati Benigni e Rai Dire Sanremo – per l’appunto. Ricordo solo che “Perfetti” di Agliardi fu scartata.
    C’è da dire però che lo stereotipo del “donna mancata” è durissimo da morire un po’ dappertutto anche adesso: forse, forse, forse si salva solo la letteratura, ma perchè è un campo enorme e qualche bravo scrittore sopravvive ancora.

  20. Emi says:

    Ma si, in fondo cosa importa se Renato è etero o gay apprezzo la sua poesia e la sua musica e poi ormai è in menopausa!! eh eh

  21. Fabio says:

    Caro Andrea, come al solito i tuoi post mi aiutano ad arrivare in fondo alla giornata col mio buonumore intatto! Grazie!
    Aprendo per un attimo il capitolo Povia…. non so se hai avuto il piacere di assistere ad un faccia a faccia in TV tra lui e Franco Grillini dopo la sua vergognosa canzonetta sanremese… Grillini lo demolì dopo che lui affermò che “le coppie gay non meritano uguali diritti rispetto alle coppe etero, perchè non possono procreare, e lo Stato concede alle coppie di sposarsi perchè è come un contratto per fare figli e creare nuova forza lavoro”. Dopo queste affermazioni mi sono chiesto come mai Povia non fosse candidato nelle liste del PDL, dato che il livello di tali affermazioni era simile se non peggiore delle dichiarazioni di Berlusconi, secondo il quale “meglio andare con le minorenni che essere gay”.
    In effetti, dato che come cantante non solo non vale un cazzo (esce fuori una volta ogni tanto a Sanremo grazie al suo amico Bonolis e poi torna nella fogna da dove è venuto) ma è pure fastidioso, lo si potrebbe proporre a Silvio come candidato… che so, potrebbe fare il vice della Carfagna alle pari opportunità?

    1. valentina says:

      Mi piace questo post! :)

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato!

Puoi usare i seguenti tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.

Puoi aggiungere un'immagine al tuo commento!