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27 gennaio. I gay hanno buona memoria

Post per il Giorno della Memoria, ricorrenza internazionale in commemorazione delle vittime del fascismo e del nazionalsocialismo

ri-postato il 25 gennaio 2014
postato il 25 gennaio 2012

Andrea all'Holocaust Mahnmal

Mi ricordo che tra le tappe accessorie e irrinunciabili del mio viaggio a Berlino di tre anni fa inserii il Denkmal fur Homosexuelle NS Opfer, il Monumento commemorativo per le vittime omosessuali del nazismo inaugurato nel 2008, situato al limite orientale del parco Tiergarten. Mi aveva incuriosito la descrizione nella guida lonely planet e ricordo che, nonostante l’autore tentasse di descrivere come raggiungere il posto, è stato piuttosto difficile, soprattutto perché non avevo idea di come effettivamente il monumento apparisse, ma alla fine ce l’ho fatta. Mi è comparso davanti questo cubo di cemento sagomato alto quattro metri, che si erge solitario e obliquo come fosse precipitato dal cielo e nella forma riecheggia il più noto e vasto Holocaust Mahnmal dell’architetto Peter Eisenman al di là della strada. Se si guarda attraverso una finestrella del cubo si può assistere al video in bianco e nero che ripete all’infinito il tenero bacio tra due uomini.
L’idea che un bacio sia un monumento non me la scordo.

Voglio ricordare che il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, ricorrenza internazionale in commemorazione delle vittime del fascismo e del nazionalsocialismo.

Voglio ricordare che tra le vittime dell’Olocausto ci sono stati ebrei, rom, testimoni di Geova, malati di mente, portatori di handicap, dissidenti politici e omosessuali, che non sempre nelle occasioni ufficiali vengono ricordati, soprattutto in Italia…

Voglio ricordare che il tasso di mortalità tra i deportati gay fu di circa il 60%, secondo solo al tasso di mortalità degli internati di origine ebraica. Questo perché gli omosessuali soffrirono di un trattamento particolarmente crudele. Anche per loro si invocò la totale eliminazione. Migliaia vennero sterilizzati, castrati e spesso furono emarginati all’interno degli stessi campi di concentramento. Alcuni morirono a seguito delle bastonate di altri deportati, altri furono utilizzati come cavie in sedicenti esperimenti scientifici. Tragico ricordo quello del medico delle SS Carl Vaernet, che somministrò un preparato a base di ormoni agli omosessuali del campo di Buchenwald. L’80% non sopravvisse alla “cura”.
Lo scopo era quello di scoprire il modo di “guarire l’omosessualità” per la perfezione dei futuri bambini ariani. Non c’è bisogno di ricordare che l’omosessualità non è una malattia (secondo l’APA, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e tutti gli ordini degli psicologi del mondo, che la definiscono “una variante naturale del comportamento sessuale umano”). Non c’è bisogno di ricordarlo, vero? Ma forse qualche vescovo, politico, psichiatra medievale o vip per caso vuole prendere appunti.

Voglio ricordare il Paragrafo 175, a causa del quale centomila gay vennero arrestati, sessantamila condannati alla prigione e un numero imprecisato internati negli ospedali psichiatrici. Senza contare tutti quelli che non furono individuati e vissero nel nascondimento e nel terrore. Sul tema c’è un toccante documentario, Paragraph 175 (2000) di  Rob Epstein e Jeffrey Friedman (autori anche  di Lo schermo velato, imperdibile viaggio nel cinema gay) con la voce narrante di Rupert Everett.

Voglio ricordare che ancora oggi nel Catechismo della Chiesa Cattolica, paragrafo 2357, si legge:

Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni,  la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

Il Nastro Bianco, di Michael Haneke

E voglio ricordare anche che i futuri nazisti (li vediamo bambini nel bellissimo Il Nastro Bianco di Michael Haneke, Palma d’Oro a Cannes nel 2009, film che esplora le radici più intime del nazismo) erano cresciuti con un altro Catechismo, quello di Papa Pio X che nel 1910 classificava  il “peccato impuro contro natura” come secondo, per gravità, dopo l’omicidio volontario, e fra i peccati che  “gridano vendetta al cospetto di Dio”, perché lo dice lo Spirito Santo e perché la loro iniquità è così grave e manifesta che provoca Dio a punire con più severi castighi”. Sottigliezze poi che i nazisti per punire i gay cadessero nell’omicidio volontario…

Mi ricordo che Tiziano Ferro ama i fumetti, perciò gli ricordo la graphic novel intitolata In Italia sono tutti maschi (scritta da Luca de Santis e illustrata da Sara Colaone, Kappa Edizioni, Premio Micheluzzi 2009 come miglior fumetto) che ci ricorda come nel 1938 l’Italia fascista promulgasse le sue leggi razziali, in cui, a differenza di quelle tedesche, non erano menzionati esplicitamente gli omosessuali. “In Italia, infatti, erano tutti maschi, attivi, virili e poco inclini a tali debolezze”, queste furono le parole con cui Mussolini liquidò ufficialmente la questione.
Sappiamo invece che attraverso il Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza che dava alla Polizia il potere di eliminare dalla convivenza sociale chi avesse atteggiamenti “scandalosi”, fu attuata una fitta repressione.
Tra il 1938 e il 1942 circa 300 omosessuali italiani vennero sottoposti a pestaggi, trattati con l’olio di ricino, licenziati se impiegati presso un ente pubblico, e/o condannati al confino politico nelle colonie di Ustica, Favignana, Tremiti ecc.
All’entrata dell’Italia in guerra i confinati furono rimandati indietro, ma dovettero scontare in anni di ammonizione la pena loro inflitta. Pochi ex-confinati accettarono in seguito di parlare della repressione subita, ma la storia raccontata dal fumetto si ispira proprio alla figura di uno di questi pochi testimoni.

Voglio ricordare l’impeccabile film di Ettore Scola Una giornata particolare (1977): un ex annunciatore radiofonico omosessuale prossimo al confino (Marcello Mastroianni) incontra la vicina di casa (Sophia Loren) che ha un culto ingenuo del Duce. I due si conoscono mentre per tutto il film le voci alla radio commentano pomposamente la visita in Italia di Hitler, sottolineando la perdita della “voce” dell’ex annunciatore gay e facendo presagire la sua imminente scomparsa.

Voglio ricordare che nel 2002 il governo tedesco si è scusato ufficialmente con la comunità gay per le persecuzioni subite durante il periodo nazista.

Infine voglio ricordare le parole del Parlamento europeo:

Il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dove centinaia di migliaia di ebrei, zingari, omosessuali, polacchi e prigionieri di altre nazionalità sono stati uccisi, non è solo un’importante occasione per i cittadini europei di ricordare e condannare l’enorme orrore e la tragedia dell’Olocausto, ma anche per condannare il pericoloso risorgere dell’antisemitismo e per imparare ancora la grande lezione su quanto sia pericoloso sacrificare le persone su basi di razza, origine etnica, religione, politica ed orientamento sessuale.

Se anche voi avete voglia di ricordare qualcosa, scrivetelo qua sotto nei commenti.
E ricordiamocelo.

Monumento alle vittime gay del nazismo - Berlino

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22 commenti

  1. silvia says:

    “Different from the Others” pellicola del 1919 ideata e prodotta dal Dott. Magnus Hirschfeld e diretta dal regista Richard Oswald. Il Dottor Hirschfeld fu un pioniere delle lotte per i diritti delle persone omosessuali e tra i fondatori del movimento internazionale di liberazione omosessuale. Il film voleva dimostrare che l’amore omosessuale non è diverso da quello eterosessuale. Tutte le copie del film vennero distrutte.

    http://pennabiancasonnacchiosa.wordpress.com/2014/01/27/think-different/

  2. manlio converti says:

    Sul sito http://www.quotidianosanita.it ci sono fondamentali articoli sulla depatologizzazione in Italia dell’omosessualità….perchè per i medici e pee il Ssn siamo ancora ufficialmente malati, sappiatelo… Vi prego di fare circolare quegli articoli soprattutto ai medci lgbt, tra i quali al momento sembra solo io sia dichiarato e reclami diritti!

    Non dimentichiamo che in Italia ci sono ancora campi di internamento disumani: i campi rom, i CIE, che sono solo per migranti musulmani, i manicomi provati, gli ospedali psichiatrici giudiziari, ma anche strutture per le terapie di comversione

  3. Silvio says:

    Un altro film bellissimo.
    http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=13659

  4. roberto says:

    quante falsità sui cattolici! Volutamente dimenticate i tantissimi martiri, tra i pochi a contrastare i nazisti: semplici fedeli, vescovi e cardinali contro l’adesione al nazismo dei protestanti che erano zelanti nazisti convinti. Tutte le occasioni sono buone per additare colpe inesistenti ai cattolici . Basta con la cattolicofobia! e l’indifferenza dello sterminio degli omosessuali nei paesi musulmani ORA!!!!!! e la carcerazione per b lasfemia per i cristiani. (Ma il problema è che l’indifferenza per tanti di voi, in realtà è contetezza).

    1. E se qualcuno che conosco.... says:

      Caro Roberto, ti faccio notare che non si accusano le persone che, nonostante fossero cattoliche, erano sane di mente e contrastavano i nazisti. Si depreca la dottrina Cattolica che deve sparire. I nazisti erano convinti di agire secondo la volontà di dio, il dio inventato dai cattolici.
      Non si accusa il Cattolico che non è pazzo e accetta il suo fratello omosessuale, ma la dottrina Cattolica che cerca di plagiarlo e di farlo diventare omofobo dalla nascita.

      La religione ha il potere di convincere persone buone a fare cose cattive, e fa dire cose stupide a persone intelligenti. Tu hai appena detto una cosa stupida.

      1. Tony says:

        Roberto, non vedo nessuna falsità scritta in questo articolo. È tutto molto circostanziato e documentato, e non è certo la prima volta che escono fuori le responsabilità della dottrina e delle gerarchie ecclesiastiche nell’appoggiare dittatori sanguinari. Ovvio che non si punta da nessuna parte il dito contro ai “buoni” cattolici. Che sono buoni e hanno lottato contro il nazifascismo nonostante fossero cattolici. L’etica vera è sempre esterna ai dogmi e ai giochi di potere, anche perché questi giochi sono spesso al massacro.

        Ribellatevi, cattolici, se non siete d’accordo con la politica d’odio dei Papi e delle gerarchie. O lasciate la religione cattolica, sbattezzatevi, esistono altre confessioni cristiane meno violente e meno anacronistiche.

        Lo sappiamo tutti cos’ha detto il Papa anche recentemente, vero? Io non mi sono stupito delle sue parole di intolleranza e di odio, parole irresponsabili, parole di chi non ha (o non vuole avere) memoria.
        http://www.vogliosposaretizianoferro.it/questa-lettera-aperta-al-papa-e-un-pericolo-per-la-pace/

    2. Ermanno says:

      L’affermazione per cui i protestanti erano zelanti nazisti rivela un’ignoranza abissale della storia e un ragionare per luoghi comuni tipici delle sacrestie italiane più bigotte e provinciali. Contro la tua ignoranza e a beneficio di tutti i lettori del blog faccio un solo nome: Dietrich Bonhoeffer, pastore e teologo luterano e uno dei principali animatori della resistenza antinazista tedesca, messo a morte dal regime hitleriano per il suo coinvolgimento nell’operazione Valchiria.

  5. camilla says:

    Bella l’idea del bacio monumento.
    Magari i futuri nazisti non erano proprio cresciuti soltanto a Pio XII, nella Germania luterana! Solo che oggi i protestanti sono avanti anni luce rispetto ai riconoscimenti delle coppie gay.

    1. Giorgia says:

      Sicuramente la Germania era mista quanto a religione, ma non dimentichiamo che Hitler era stato educato nella fede cattolica (al pari del resto di molti capi nazisti, come Joseph Goebbels).

      Da: Guenter Levy, I nazisti e la Chiesa, Il Saggiatore

      ‘”Non c’e', dunque, troppo da meravigliarsi se i cattolici fossero portati a
      scusare le misure terroristiche, allora soprattutto dirette contro i loro
      nemici marxisti, comunisti e liberali. Quando la setta dei Testimoni di
      Geova fu soppressa in Baviera (il 13 aprile 1933), la Chiesa accettò persino
      il compito assegnatole dal Ministero dell’Educazione e del Culto di
      denunciare qualsiasi membro della setta che continuasse a praticare la
      religione proibita. Lo stato totalitario nascente non toccava i particolari
      interessi di gruppo del cattolicesimo; sotto queste circostanze non era
      difficile era per la Chiesa concludere la pace con esso””( p. 70).

      “Una lettera pastorale pubblicata dai vescovi cattolici tedeschi nel
      settembre 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, è illuminante.
      Essa dice in parte: “In quest’ora decisiva incoraggiamo ed esortiamo i nostri soldati cattolici, in obbedienza al Führer, a compiere il loro dovere e ad essere
      pronti a sacrificare tutto di se stessi. Esortiamo i fedeli a unirsi in una
      ardente preghiera affinché la Provvidenza divina conduca questa guerra ad
      una fine benedetta e assicuri la pace alla patria e al popolo.” (p. 327).

      1. Umberto says:

        A riguardo la lettera pastorale dei vescovi cattolici nel settembre 1939 è scritto: <>.
        I vescovi non hanno detto “alla vittoria” ma ad una fine benedetta e non era certamente quello che intendeva Hitler. Infatti sono stati ascoltati, hanno perso ed è ritornata la pace.

  6. Mattia says:

    Quel monumento non mi ha colpito particolarmente. Poi, tornando indietro, ho notato quella didascalia incisa sulla placca di metallo. In quel momento mi son venute le lacrime agli occhi. Leggevo e sentivo un nodo in gola.

    “A causa della sua storia, la Germania ha una responsabilità particolare nell’opporsi alla violazione dei diritti umani di uomini gay e lesbiche. In molte parti del mondo, le persone continuano ad essere perseguitate a causa della loro sessualità, l’amore omosessuale rimane illegale ed un bacio può essere pericoloso.
    Con questo memoriale, la Repubblica Federale della Germania intende onorare le vittime di persecuzione ed omicidio, per mantenere viva la memoria di questa ingiustizia e per creare un ultimo simbolo di opposizione all’odio, all’intolleranza e all’esclusione di uomini gay e lesbiche.”

    E sognavo che al posto di “Germania” ci fosse scritto “Italia”.

  7. Flavia Sayuri says:

    Ho le lacrime agli occhi, è davvero un post profondo…

  8. Xanthe39 says:

    Letto solo ora ma ho le lacrime agli occhi, davvero… post splendido e che ti entra dentro.

    Apprezzo particolarmente la menzione della graphic novel. Il film di Scola lo adoro, soprattutto la scena sul tetto, fra i panni stesi, quando Mastroianni dimostra il suo sconfinato talento “scaldandosi” con la Loren, che in quel solo momento probabilmente impara molte più cose sulla vita di quante non ne avesse apprese in decenni di oppressione maschilista…

  9. Riccardo says:

    Ti ringrazio…

  10. Giuliano says:

    Ho visto il monumento di Berlino l’anno scorso, in una fredda e ventosissima mattina di fine inverno, molto presto. Nessuno per le strade. Il bacio proiettato all’interno del cubo di cemento dava un’idea di oppressione e paura, ma insieme di speranza: anche in quel pesante grigio la bellezza, l’amore possono esistere. A alzare lo sguardo, accanto al monumento, si potevano vedere due cappelli a cilindro appesi a un ramo, oscillavano nel vento, in mezzo una grande “&”. Un’allusione mezzo scherzosa mezzo inquietante.

  11. Elisa says:

    Non sapevo dell’ esistenza di un “omocausto” a Roma in piazzale Ostiense.
    Grazie, bellissimo, significativo, toccante articolo.

  12. Francesco Eftapelagos says:

    ho letto il tuo articolo per trarre qualche ispirazione… voevo scrivere anch’io qualcosa a riguardo ma le parole mi si son bloccate “sulle dita”… ricordo di aver visto il film paragraph 175, una proiezione di due o tre anni fa all’arcigay della mia città (scrivo da Reggio Emilia) e quando uscii da li, avevo la pelle d’oca… ma voglio condividere un altro ricordo su un altro monumento…
    quest’estate sono andato in vacanza ad Amsterdam e vedendo la Westerkeerk, ed il monumento ad Anna Frank, ho poi trovato un gay info point e l’homomonument…
    è composto da tre triangoli che ne formano un atro più grande… e su quello che scende nel canale, ho avuto una strana sensazione… vidi il mio riflesso sull’acqua e non mi sono sentito solo… notai subito che uno dei triangoli era puntato alla casa di Anna Frank e facendo due più due, notai che che gli altri due triangoli puntavano a qualcosa… quello sul canale, puntava al Dam ed il monumento nazionale, l’altro (quello che rappresenta il futuro) puntava verso la sede dell’associazione gay-lesbica olandese (ma questo l’ho scoperto solo dopo aver preso un opuscolo sul monumento al gay info point…)…
    sarebbe bello poter avere a Roma un monumento cosi… non vado a Roma da ormai 7 anni e non conosco “quelle sagome piazzate all’ostiense” ma se un qualcosa di “accusatorio” (come un vertice, o un dito, o non so cosa) dovesse essere puntato verso un qualche luogo, certo dovrebbe puntare al vaticano!
    Scusami se son stato lungo nello scrivere… a presto!

  13. Roccia says:

    E com’è che questo blog esiste dal 2010 e non lo avevo mai sentito nominare? Complimenti per l’iniziativa. Da oggi hai un lettore in più.

    Riguardo al monumento, io adotterei la strategia della vedova di Sparta: visti i precedenti (leggi: il vespasiano a forma di giovannipaolosecondo davanti a Termini) non vorrei che il monumento lo facessero anche qua e fosse molto peggio di quello di Ostiense…

  14. valentina says:

    Come sempre bellissime parole!

    commovente!

  15. pyperita says:

    Ricordare è fondamentale per leggere e capire il presente. Ricordo Berlino come una città di profondi contrasti, in bilico tra il futuro e il dolore ancora presente, probabilmente mai cancellabile del tutto. Non ho buone speranze invece per il nostro Paese, che sembra al contrario voler rimuovere il passato e rileggere la propria storia con parole non vere. Penso alla tentata abolizione del 25 aprile, del 1° maggio, del 2 giugno, cioè di tutte le date simbolo che ciascuno, indipendentemente dalla parte politica, dovrebbe ricordare e onorare.
    Non penso che avremo mai il genere di monumenti di cui parli, perché se non c’è un riconoscimento per chi è qui e c’è adesso non ci sarà neppure riconoscimento per chi è stato.

  16. Danilo says:

    Vorrei ricordare che mentre Berlino e altri grandi capitali EUROPEE hanno fior fior di monumenti per ricordare l’omocausto, a Roma abbiamo solo (con tutto il rispetto) quelle quattro sagome di legnaccio, messe lì alla bell’e meglio a Piazzale Ostiense. Esiste già una raccolta di firme per la costruzione di un monumento vero e prorpio contro l’omofobia e l’omocausto, presentata già anni fa da Mauro Cioffari e che, ovviamente, dorme in Comune. Non sarebbe il caso di riparlarne? O anche per questo bisogna chieder permessi a Giuseppina e alle “Associazioni” coi sòrdi?

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